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Full text of "Annali d'Italia dal 1750"

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ANNALI 

D' ITALIA 

DAL 1750 
COMPILATI 

D A 

A. COPPI 

TOMO FU. 

DAL 1820 AL 1829 



LUCCA 

TIPOGRAFIA DI OIOSBPPK GIUSTI 
1843 



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^.-^ -. ■■■■ » '•*- -«r ■ 'i ^ ^i * '! ■ ■»■ ■ 



18 2 



SOMMARIO 



òpirito pabbUea ia Europa' ^, 

A'poZcotone in hpagna 

— — — in Portogallo 

Spirito puòUico in MtaUa 

Cenno »ulie Setu 

Spirito pubblico nel Hegno delle Due Sicilie al di 

quk del Faro i 

Aumento de' Carbonari 

Cenno mi Calderari ^ 

Fermento in Napoli per la rittoluùone di Spagna 

Concetto del Coiremo non eseguito 

Guglielmo Pepe scelto a eapo dei ritndtoti — Suoi 

disegni . , . , \ 

Principio della risoluzione in Nola — Marcia a 

Monteforie 

^Disposiiioni del Cotferno 

Spedizione del Carascosa i 

Operazioni e rappresentanze- di Nunziante . . 

Progressi dei soUcvati 

Diserzioni da Napoli -^ Guglielmo Pepe Comau' 

dante dei Costituzionali "-^ Proclamazione. . 
Ferdinando l promette una Costituzione^ cambia il 

ministoro e rimette V amministrazione del Regno 

al Principe Ereditario ^ • i 

FermaOo in Napoli 

Consiglio di Notabili • . 

Promulgazione della Costituzione di Spagna . 

Sunto della medesima * . . 

Pretensioni di Pepe 



4 

2 

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3 

4 
5 

6 
7 
9 
9 
40 

U 

12 
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A4 
45 
f6 

f7 



i8 
49 
20 
24 
22 
23 



Ingrtiio dei Montrfortim in Napoli . . . . | 

Giunta prout^isoria 

Disenuane del Reggimento Farnese .... 

Diminuziime di dazj — Indulti 

Sioompenee ai Moutefortini — Diuentiom/ra Pe 
pe e Caratooia 

Ampliazione ed influenza dei Carbonari, . 

Aumento dell' e$eroUo — Stabilimento dei Legio- 
nari . 

Conyocatione del Parlamento 

Apertura — > Discorso del Re 

Pepe depone il comando in capo dell' etercito . 

Spirito pubblioo della Sicilia . . . . 

yoti dei PaUrmiUoù per Im itidipemUnsta — M€t^ 
neggi per ottenerla . . . . 

Principi di tumulto 

Promulgazione della Costituùane di Sfi^gna — No^ 
mina d' una Giamia 

IfasUosi occupano Ufortmxa di PaUrma ed ar- 
mano il popolaccio 

Aumento del tumulto •— SaeAeggi .... 

Eccidio del Principe di Cattolica .... 

JMirim al Governo — Inutili e pericolose disposi- 
zumi del Luogotenente Generale 

Disposutioai della Thippa 

Combattimento — Scof^tia del presidio . . . 

Anarchia di Palermo 

Giunta promsoria di Goffcmo 

Ltdulto ai ribaldi 

Eccidio del Principe di Ad — PerùùU del Car- 
dinale Arcìpcscotto Gropina . 

Arrivo del Principe di Fillafranca -« Bi ini eli- 
sione a Presidente della Giunta .... 

Armamenti del Governo provvisorio — Rietaéili' 

matto della calma . . . . ^. • , . 
Tentativi tic* Palermitani per unire alla loro 
la Sicilia 



24 
25 
26 
27 

28 
29 

30 
34 
32 
33 
34 

35-38 
39-40 

44 

^ 42 
43 
44 

45 

46-47 
48 
49 
SO 
51 

52 

53 

54 

55 



Sonamesàtme di GirgenU §, 

Saccheggio di Caltanittetta 

inutili spediiioni PtJiermtumm contro Tra^nù 
Siracusa • . 

^fediMtoni a Cefalà e a Santo Stefano . . . 

Preparativi di epadisiani contro Messina e Catania 

inutili tentatiui del Governo Napolitano per ricon- 
durre pacificamente i Palenmtani afV ordine 

I}eputa%ione Palermitana a Napoli — Inutili ne* 
goaiati 

Angustie di Paiermo 

SpeéUxione Napolitano contro Palermo sotto gii or' 
dini di Florestano Pepe 

Marcia del Colonnello Co^ sopra CakaniseeUa 

Negoziati fra la Giunta Palermitana ed il Co" 
mandante Napolitano 

Ingresso dei Napolitani a Termini — Combatti'' 
mento nasale presso Scianto 

Contfcnxione di Termini per V ingreseo dei Napo- 
litani in Palermo 

SoUetfttzione ilei popolaccio Palermitano . . 

Combattimento contro la truppa NapoUtana 

Nuova anarMa di Palermo 

Mmeggi del Principe di Paterno 

Conveneione dei cimpse di ottobre per r occupa^ 
wUme di Palermo 

ingresso dei NapoUtsmi in Palermo . . . 

Perdite nei oon^attimenti 

Ditposiàoni del Comandante Fiorettano Pepe 

Il Parlamento di Napoli amndla la 

di Palermo .... * 

Rapporto della Giunta provvisoria al Parlamento 
^ -^ del Ministro di Giustinià , 
r— — — ^ — deWhuomo . 
— ^ — » — deUe Fbumaa 
.. .» ^. _ —. della Marina 
— . *- — -« — deHa Guerra , 



56 
57 

00 
64-62 

63 

64-66 

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76 
77 
78 
79-80 

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82 
83 

84 

85 
96 
87 
88 

89-90 
94 
92 



CorreUuioni eoli' AuitriM~ r . . , . . 

Confereìute di Troppau 

Diehiaraticne Austriaea, Pruuiana e Rus$a 

— — — lìiglese 

— • — — Francese 

Squadre della FraÉeia e deU* IngMUara attanU 

Napoli 

Inutili Untativi per modificare la CoMtitMmane , 

Invito a Ferdinando I di recarti a Lubiana 

Diseustioni del Parlamento mUa parunza del Re 

jieeuta e rinunzia dei Ministri 

Nomina del nuovo ministero . . . ^ . . 

Ferdinando I si reca a Lubiana 

Atti del Parlamento — CoKilusiovie politica del 

- Reg90 delle due Sicilie - 

Sconcerti delle finanze — - Alienazione di rendita 
consolidata 

Fermento in Italia 

Rivoluzioni di Benevento e di Ponteeorvo . . 

Maneggi de* Settarj nello Stato Pontificio . 

Disposizione del Governo Pontificio sulV esecuzione 
delle sentenze straniere 

Fuga di Tiberio Pacca Governatore di Roma . 

Espulsione $dei Gesuiti dalla Rustia .... 

Dichiarazione del Governo Lombarda»P^eneto con- 
tro i Carbonari 

Maneggi e condanne di Carbonari in quel Regno 

Codice nuovo promulgato in Parma .... 

Progetti di nuovo codice in Piemonte 

Convenzioni del Re di Sardegna colla Prussia per 
V abolizione dell* albinaggio, eolia Francia per 
la reciproca consegna dei disertori .... 

Divisione del Monte Napoleone 

Morte di Elisa Bonaparte Baeiocehi . . . 

di Giorgio III Re d' Inghilterra . . 

Uccisione del Duca di Berrjr 



93194 
95 
96 

97-98 
99 

400 

iOi'Hyi 

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404-406 
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414 
442 
443 
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445 
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420 
424 



422 
423-425 
426 
427 
428 



18 9 



X Sovrani che nel mille ottocento e quattordici 
aTevano scacciato ITapoIeone dalla Francia, gode* 
▼ano difessa fosse ritornata sotto Tantica sua Dina- 
stia. Lusmgandosi che fosse in tal modo terminata 
la rivoluzione, la quale per lo spazio dì ventìcinque 
anni aveva sconvolto gran parte dell' Europa, li- 
mitaronsi a prendere alcune precauzioni per im- 
pedire che- i Francesi potessero altra volta inva- 
dere gli Stati vicini (i). Neil' anno seguente Na- 
poleone mostrossi nuovamente a quella Nazione 
con novecento uomini, in venti giorni ne trasse a 
se r esercito e vi risalì sul Trono. I Collegati in 
pochi mesi lo scacciarono altra volta (z). Risguar- 
dando però quella intrapresa più Napoleonica che 
mifitare, strinsero maggiormente i loro vincoli, a 
fine d' impedire altri simili attentati per parte di 
quel Gondottìero e degli altri individui di sua &- 
■ miglia, e per assodare i Borboni sul trono di Fran- 
cia (3). Nel mille ottocento e dieiotto giudicarono 
di aver ottenuto lo scopo prefisso, ritirarono le 
loro truppe, che sino allora avevano lasciate in 



(O 4814 §. 8. 24-79. 

(2) 4845 g. 4-43. 

(3) 4845 §. 74-77: 



8 ANNALI d' ITALIA 

Francia, e dichiaramoo ,, di oonsìderare un tale 
99 atto come il perfezionamento delP opera della 
» pace^ ed il compimento del sistema politico de* 
"if stinato ad assicurarne la solidità (i) w. Napo^ 
leooe peto nella sua veleganotte dicera » non e»- 
» sere caduto per la lega formati^ contro di Imi, 
91 lise per av^r coatcarìato Io spirilo del secolo* 
9» Tale spirito- a cui aulk polena resiatere, avrdi* 
9» be rovesciato IqUi gli antidìi GrOTenu d^Eu- 
99 ropa cbe non piegassero la loro polttiea ai H'- 
99 sogni del tempo (a) ». Questo spirito propen* 
deva albi libertà; e tale propensioiie scoAcertò ia 
vari luoghi i calooU della diplonaazia. 

%. £ qui converrà premettere ed osservare, 
che la Spagna Aveva acquistate moka gloria nel- 
r ultitta guenai contro la Francia; ma intanto ave- 
va la Sfarina distrotta, le coionio quasi tuàte sol* 
l«f atonia finanze rovinate^ una pasrte propensa alla 
libertà ed in contrasto coir altra eostante nelle 
iatitunoai antiche. Quindi lagnanze contro il Re 
per r abolizione della Costituzione del milk ot- 
tocento e dodici (5)^ congiure dei meno riflessi* 
vi: e qmeste esaendo scoperte^ punkione de^rei, 
diresti di sospetti; e da tutto ciò esacerbaaioni 
di Partii agita^oni continue e materia di 'nuove 

0) ^^8 §. 4-2. 

(2) Disoono del Minutro Grey alU Camera de' Pari d' In- 
ghilterra, nel dì 6 Giugno 4834. 

(3) V. 1842 §. 34 — i9ii §. 23. 



Ì8&0 - 9 

rìfolunooi (i). Intanto fra talL seoncorti il GrQf«r«- 
Do ayeya ragunato nelP Andalazia un cacrato per 
ìspedirlo in America» Ma i^ra nlcitm nfiaidi ri- 
flettendo alle dmottanze delk patria ed alle for« 
se^ di e«i poftervao diaponre, cosfiJrarono per ri« 
▼eltarlo e rislafaffire con quelle ami il Grò? emo 
€OstiluBÌonale. Difittli, nella notte precedente al pri» 
mò èl gennqo, vari milifari, fra cpiab Qùoga 
e Bieg& LoogtiieneDti GoIoBnelli, ri sollevaj^oiio 
presio Cadice con tee liattaglioat e pobblicarono 
il riatabiUfflento della GostiCorione. Ra|;niìairoiio al* 
tri congiurati ed dd^ro truppe aufficienli a con- 
trarre la forza del Goterno nella Spagna Jlleri* 
dionate. Sul àa& di febbrajo aeoppiarono altre 
riroluuonì militari neUa parte settentrionale» Po- 
co dopo ri manifestarono princip) di turbolenze 
ndla stessa Capitale, ed in fine nel di tette di 
marzo Ferdinando YII si ride costretto dalle cir- 
costanze a pubblicare che 9» attesa la Tolontà gè* 
» nerale del popolo^ aTera risoluto di giurare h 
» Costituzione (Mromnlgata dalle Corti Straordì- 
M narìe del mille ottocento e dodici ». Questa fu 
difatfti ristabilita (a). 

3. La riTolusione Ubecale di Spagna ne foce 
scoppiare altra simile in PorlogaUo. Quivi nel me^ 
se di agosto formossi eziandio una congiura mi- 

(t) Aanaaire htst. 1848. lotrodhie. pag. 36-47 et diap. VI. -^ 
4849 chap. V. 

(2) Aimiiairt hiit. 4820^ pari. II. cbap. VI-VIIL 



IO ANHALl D^ ITALIA 



Ikare, e nel novembre fu adottata la Goatitazto-* 
ne Spagnuola (i). 

4. In Italia la riyolnsione ateva naturalmente 
rìnTigorìto le antiche idee di libertà, d^ indipen- 
denza e di unione nazionale. Napoleone aveva fon- 
dato in Lombardia il Regno Italico col disegno 
di estenderlo di poi a tutta la Nazione (2). L^ Au- 
stria, sforzandosi nel mille ottocento e nove di ab- 
batteirlo, procurò di sollevare gV Italiani colla lu- 
singa 9» d^uoa Costituzione fondata sulla natura 
» e sulla vera politica che rendesse il suolo ita- 
n liano inaccessibile a qualunque forza stranie- 
» ra (3) » Gioacchino combattendo nel mille ot- 
tocento e quindici contro gli Austriaci, promise 
» r unione e V indipendenza delP Italia, un go- 
» verno scelto dal popolo^ ed una Costituzione 
» degna del secolo (4)''- Tali disegni svanirono, 
ma rimasero in molti (specialmente nei militari Na- 
poleonici e ndl giovani) impresse le idee e le lu- 
singhe di eseguirli a qualunque occasione propìzia. 
La gran maggioranza però della popolazione ubbi- 
diva tranquillamente ai rispettivi Governi, e questi 
erano generalmente sotto P influenza delP Austria la 
quale^ secondo il sbtema stabilito nel Congresso 
di Vienna, rimase preponderante in Italia. 

(0 !▼>» dup. IX. 

(2) 4805 §. 1-44. ^ 484 4 S' 3* 

(3) 4809 §. 5-7. 

(4) 4845 S. 44. 



isao 11 

5. Maitre poi vi era non dasse che attendeTa 
circostaDxe fatoreToli al ristabìlimeDto dello splen- 
dore nasioiiale, eraTene un'altra che siadopraya 
occultamente per sollecitarle. Colla inyasione Fran- 
cese erasi dilatata in Italia la setta dei Liberi Mu- 
ratori che a^e va una propensione democratica (i). 
Essa perdette col tempo la sua consideraaione, ma 
poi si riuT^OTÌ rinnoTandosi un'altra setta deno- 
minata degli Adelfi. ATOta questa il suo centro, 
( detto gran firmamento ) ih Frauda, e nel mille 
ottocento e sedici si diffuse molto nelP Italia set» 
tentrionale. Rei mille ottocento e diciotto essa pre- 
se la denominazione di Società de' Sublimi Maestri 
perfetti. Si annunziò che avesse per iscopo la di- 
struzioner della Religione, di tutte le Monarchie, 
l'ucasione de' Sovrani ed una Repubblica popo- 
lare. Intanto la setta de' Carbonari cresceva nel- 
l' Italia Meridionale^ e comunicandosi eziandio alla 
Settentrionale, gli stessi individui erano talvolta 
Carbonari e Sublimi Maestri perfetti (z). 

6. In tali circostanze generali dell^ Italia, nel 
Regno ddk Due Sicilie Ferdinando I. coi con- 



0) ^754 S- 3. 

(2) Ragguaglio officiale nella gasietta prìvilegiaU di Milano 
dei 22 Gennajo 4824. 

— Decisione del Tribunale SU torio, residente in Rnbiera, 
degli H Ottobre 4822. 

— Editto del Duca di Modena del 4. Mano 4824. 

— Memorie particolari. 



i9 AUNALI I» ITAUA 

dgli dei due s«oì princifiali minktri, MedÌGi e Tom- 
oMii^dal nulle oltoecnto e quindici in poi ayere 
adottato prineìpj moderati ed atti ad unire tutte 
le parti ebe per lo ionansi aveTano jBtìso i suoi 
popoli Ilei domìn) al di qua dal Faro, le inanze 
erano floridisrinie. ImperciocGhè) sebbene per ri» 
cupevire e riordinare il Regno n fossero spesi 
strsordinarianente Tenti milioni e seicento mila 
datati, ciò non ostante, dal mille ottocento e quìn- 
dici al mille ottocento e diciannofe, si erano dimi- 
nuiti i dazj di due milioni seicento e no?antatre 
mOa ducati; e ▼' era il progetto di iare ulteriori 
diminuzioni specialmente suUa tassa fondiaria (i). 
L^aboliitone deMiritti feudali e delie serritù sui 
fondi, e la dÌTÌ8Ìone di molti terreni dialisi eccle- 
siastici o demaniali^ avevano prodotto miglioramen- 
to neir agricoltura, aumento di commodi della vita 
e della letteratura ndle profincie. Ciò nondimeno 
eranvi molti malcontenti. Il Clero e la Nobiltà era- 
no disgustati per non aver ricuperato quanto ave- 
vano perduto nella rivoluzione. U esercito compo- 
sto di antichi soldati ritornati da Sicilia e di qudfi 
che avevano militato con Gioacchino, non era sin- 
xeramente unito. Imperciocché i primi (internamen- 
te prediletti della Corte) vantando la loro fedeltà, 
consideravano gli altri quai rivoltosi* I secondi cre- 



(0 ^Sg>o politico BulU popolntooe del ' Regno delle Dne 
Sicilie/ part. II. S- V— VI. 



1820 i3 

deodosi più prodi dtfpiezstf^iio ||li ittftiehi cpiasi 
inbelli. Tatti poi ermo malcontenti di Ifugwt) Qè^ 
pitaao Generale, almiiero e Beoondo la couiime 
opiniotte eccesaiTaaiente econotto. MoU cittadini 
lagnaYftnai che i pubblici pesi fossero ancora troppo 
gravi. La possanza dei più ìnfloenti nunistri inri- 
taya natoralmente ^'infididsi e faceta nascere in 
molti il desiderio, die il potete sovrano fesse tem^ 
pento dalla legge. Da tutto ciò prosperità e traiH 
qoHlita senxa garamia^ e prograsso dello spirilo 
pubblico verso la liberta. 

7. Questa propensione era in ispecial modo 
accresciuta ed aeeelerata dafla Società de* Carbo- 
nari. II Governo udì mitte ottocento e sedaci Tave^ 
va proibìla (i), ma poi la disprezsQ, calcolando 
forse cbe tali unioni^ fervide sul principio, col tem- 
po languiscono ed in tee cadono da se stesse. 
Intanto però la Società cresceva j e a dilatarla servì 
opportunamente Io. stabilimento delle milizie pro- 
vinciali ordinate nd mflle ottocento e diciassette (a). 
Fu calcolato cbe sul principio di quesl* anno, al 
di cjuà del Faro, i Carbonari ascendessero a cima 
duecento mila. Eranvi ira essi molti Caporali, Sar- 
genti ed Uffiaali, tra quali alcuni Capitani, ma non 



(0 Collesione delle Leggi del Regno delle Dae Sicilie^ 4846, 
440. 

W «17 S. a. 

— Memorie pertìeolari. 



l4 ANNAiU d' ITAUA 

T^ era alcup Colonnello o Generale. La Socielà si 
oómanicò eziandìo alla Sicilia, ma pooo si estese. 

8. Eravi bensì fira partigiani del potere asso- 
lato un* altra Setta opposta e denominata dei Gal- 
derari. Questa^ come si racconta^ fu istituita in Si«- 
cilia dai Napolitani che cola tì erano rifuggiti nel 
mille ottocento e sa * e quindi fu trasferita nei do- 
minj al di qua del Faro, allorquando questi ri- 
tornarono in potere del Re Ferdinando. Si cre- 
deva essere la medesima promossa dal Principe 
di Canosa, caldo e strepitoso nemico delle noyiti 
politiche^ e per i^lcnni mesi Ministro di Polizia nel 
mille ottocento e sedici. Essa però non potè mai 
pareggiare, non che opprimere, la sua atTersaria* 
Anzi il debole contrasto servi a promuoTerla (i). 

9. Tale nel Regno delle Due Sicilie era lo 
spirito pubblico, allorquando scoppiò la rivoluzio- 
ne in Ispagna. Questo avvenimento accrebbe na- 
turalmente le speranze de* Carbonari e de* Libe- 
rali; e nelle provincie di Capitanata, di Calabria 
e di Salerno il fermento crebbe a tal s^no^che 
alcuni incauti o fanatici tentarono eziandio di sol- 
levarsi apertamente. I loro sforzi furono vanì^ ed 
alcuni rei o sospetti furono arrestati. 

10. Del resto, il Governo comprendendo es- 
sere in pericolo la tranquillità pubblica, pensò a 

(0 QiDOM — Piftert di MonUgna, pag. 43-44. GolUtta — 
Storia del Reame di Napoli, lib. Vili. §• XXII e XLIX. 



1890 ]5 

Tarj rimedj ed in fine stafaifi di rìdorre la Cu^ 
celleria (i) ad ona specie di Parlamento. Aumen- 
tarae per tal^ effetto i Membri da dodici a ses- 
santa; questi fossero nominati per la metà dal fie 
e per P altra metà dai Consigli ProTinciali; divisi 
b due Camere discutessero pubblicamente, ed il 
loro TOto fosse necessario in ogni atto legislativa (a). 
Ha tale concetto non fu di poi messo in eseca* 
zione, credendon per aTTentura non imminente 
il pericolo. 

» Intanto i Carbonari si adopravano per otte- 
nere il loro intento; cercarono un Capo che di- 
rigesse le loro operazioni, ed avrebbero deside- 
rato di avere il Luogotenente Generale Carascosa; 
ma non lo trovarono disposto ad accettare. Al- 
lora si rivolsero ( nel giorno trenta di maggio ) 
a Guglielmo Pepe, similmente Luogotenente Ge- 
nerale e Comandante la Divisione territoriale che 
comprendeva le provincie di Avellino e di Fog- 
gia. Questi prese tempo a deliberare; ma poi ve- 
dendo Parresto di vari Liberali *divisò di ragunare 
sul principio di luglio dieci mila uomini delle sue 
truppe di linea e di militi, ed in tale atto rainac- 
cievole spedire Deputati al Re per indurlo a pro- 
mulgare una Costituzione. Sul fine di giugno egli 
recossi in Napoli per dirigere più comodamente 

(1) V. iSi6^. n. 

(2) Colletta — Storia del Reame di Napoli, lib. 8. §. UH, 



l6 ANIMAI»! d'iTAUA 

il Mo disegno^ ma .ifiteoto b nTokoioM fo prio- 
cipisU da akrL 

la* KeUa notte seguente al fNrirao di luglio 
(aattro a & Tebaldo che i CaAooari profaoamente 
dicono loro Protettore ) Menidiini, Sacerdote di 
Vola, umahò una bandiera rosta, oziorra e nera, 
« pciesentossi con Tenti Settarj armati ( di cinque- 
oenfo che specava di averne ) avanti il quartiere, 
in coi era coli alloggiato li Reggimento di Bor- 
bone GaTalleria. Allora Morelli e Siltati Sotto- 
lenenti cbc seco lui erano d* accordo, montarono 
a cavallo con cento e Tentiseite uomini fra bassi 
uffiaiali loro con^)lici e soldati forse ignari dello 
scopone marciarono a Heicogliano. Furono quivi 
rs^gìunti nello stesso giorno da altri compagni, e 
ndla sera i sollevati erano circa trecento e cin- 
quanta. De CoociKìs, TÌc<^ possidente, Tenente Co- 
lonnello e Capo dello Stato Maggiore in Avelli- 
no, adito tale movimento, titidiò alquanto sul par- 
tito, a cui dovesse appigliarsi, ma poi invitato dai 
sollevati ad ajotatli brigò e girò nei circonvicini 
paesi per accrescerne il numero^ nel di tre li fe- 
ce entrare in quella citta princq>ale della provin- 
cia, vi uni il picciolo presidio, e prese il comando 
di tutte quelle forze. Egli diede le opportune dis- 
posisiom per munirsi militarmente nelle vionanee 
e specialmente a Monteforte sulla strada condu- 
cente a Napoli. Nel di quattro arrivarono colà 
molti Militi o Gaibonari, per la maggior parte 



1820 17 

inoranti contadioi, ed ^iéÈk calcdiaroDo ebe in 
tal giorno i moltosi raguan n^endefisero a circa 
quindici mili. Nel di tre erasi smiiltiieDte solletata 
in Foggia nna ponione d^ on reggimento di ca- 
vallerìa detto del Be, inTOcando una costìtasmie. 
i3. Allorquando nei due dì luglio giunse in 
Hapoli la notkìa degli avtenioienti di Nola, il Be 
era sol' mare presso Capri air incontro del Prin- 
cipe Ereditario che in tal giorno ritomaTa colla 
fiimiglia dalla Sidlia* In assenaa del Somno, Nu- 
gent Capitano Generale' ragunò presso di se i 
principali Generali per sentire il loro parere in 
tali minaccieTOli cireostaoie. Interteunero a quel- 
radunanza Garascosa, Farddla, d^Ambrosio, AscoK 
e Fìlangeri; e si stabili, salra V approTazione del 
Be, di spedire in Ateilìno il Generale Guglielmo 
Pepe, aftnchè procurasse di sedare la rÌToIuzione 
colla forza, ed anche più colla sua influenza. Fer- 
dinando però, infoimato di tutto prima d^ arri- 
vare a terra, non approvò la risoluzione dei Ge- 
nerali, giudicando essere per Io meno dubbia 
la fedeltà dì Pepe, malcontento da molto tem- 
po^ Sospettò air istante che la rivoluzione princi- 
piata fosse simile a quella di Spagna: e dubilò 
alquanto, se dovesse ritornare in terra, o rimanere 
sol mare per esser più sicuro e per conseguenza 
libero nelle sue determinazioni. In fine si arrese 
alle insinuazioiii dì coloro che non credevano ad 
una congiura molto estesa, e nello stesso giorno 
T. VII. a 



l8 AlfNAU d' ITAUA 

sbarcò. Volle 'Egli ^ si aprisse una cprrìspon- 
denza coi ribelli per Tentare di ridarli alP osse- 
quia senza le armi. Quindi nella seguente notte 
spedi Garascosa a Nola con pieni poteri, per proT- 
Tedere agV mteressi dello Stato. Simili poteri in- 
Tiò nel tempo stesso al Generale Nunziante che 
comandata le Divisioni territoriali nelle provincie 
di Salerno e delle Calabrie, ed a Campana Ma- 
resciallo di Campo che comandata le truppe stan- 
ziate nella stessa provincia di Salerno. 

i4' B Carascosa nella mattina dei tre di lu- 
glio recossi a Nola, mi^ solo e senza truppe^ quindi 
dovette limitare le suq operarioni ad insinuare 
con buone parole e colla sua influenza la fedeltà 
e la calma. Nella notte seguente fu raggiunto dal 
Generale Roccaromana con seicento e quaranta- 
nove uomini, e nel giorno quattro fii rafforzato 
da altri trecento. Con tali forze prese posizione a 
Cimitile ed al Ponte della Schiava, ma non giu- 
dicò d^ attaccare i rivoltosi^ i quali ascendevano a 
diverse miglìaja. Quindi si appigliò ai negoaùati 
e gli sembrò d^aver ridotte le cose al punto, che 
somministrando ai principali faziosi ottomila du- 
cati e passaporti per recarsi io paese straniero, 
tutti gU altri rivoltosi si sarebbero dispersi Par- 
tecipò questo disegno alla Corte nel giorno quat-. 
tro di luglio. Avrebbe potuto ricevere risposta in 
poche ore, ma non V ebbe che nella notte se- 
guente ai cinque di luglio. Ricevette eziandio (dalle 



1820 19 

ore doe pomeridiane del giorno cinque alla mat- 
tina del sei) poderosi rinforzi di tmppe. Ma il 
totto troppo tardi. 

1 5. Imperciocché il Genéhile Nunziante, men- 
tre colle truppe del Campana ai tre ed ai quat- 
tro di luglio aTeva battuto alcum piccoli distac- 
camenti dei soUeTatì verso Soloira, Montoro e San- 
Severino, erasi accorto che la rivoluzione era di 
già pervenuta a tal punto di non potersi più fre^ 
nare. Quindi nello stesso giorno quattro di luglio 
da Mercato di Sanseverino scrisse apertamente al 
He I che » se vi era chi temesse di far giungere 
» ai piedi ' del Trono la verità in tutta la sua 
3f purezza, non era egli quel desso ^ si degnasse 
9» ascoltarla dal più umile e dal più fedele de^ suoi 
» sudditi; non trattarsi di combattere pochi uo- 
f» mini malamente raccozzati, senza piano e, come 
n in tante altre occasioni, diretti solo da private 
» passioni e da malnati interessi; le intere popola- 
n zioni domandare una costituzione e sperarla dal 
9> senno, dal cuore e dall'accorgimento suo; in tale 
s» stato di cose il combattere essere lo stesso che 
» accrescerne la forza; e quandi anche fortuna gli 
9 sorridesse, qual bene tornerebbe al Re dallo 
« spargimento del sangue de' suoi popoli? Spedire 
99 Campana con una porzione delle truppe in Sa- 
M letnO) e col rimanente dirigersi in Nocera, onde 
99 conservare le comunicazioni con Salerno^'dau- 
9» dogli il tempo di dare una Carta alla nazione, 



aò AIINAU D ITALIA 

9» h quale conipoiiésse in pace gli spiriti e cor^ 
n resse prontamente iimaitti al voto um? ergale 
» del popolo, il quale iaceva per ogni dorè ri- 
n suonare il grido di — Tiva il Re e la 0>8tì- 
n tosione •>- Ogm indugio aarebbe innesto »• 

* i6. Rè questo Generale si era punto ingan-* 
nato sui progressi della riToluuone^ anzi questi 
pretennero gli slessi suoi calcoli Imperciocdiè, 
meiitr* egli aveva sotto i suoi ordini poche trup* 
pe e mal fide, De Gonciliis aveva già in Avellmo 
tanti militi, da potergli spedire contro Ibrze suffi- 
cienti per minacciarlo alla deatra ed anche alle 
spalle verso Salerno. Quindi nel dì cinque di lu- 
glio egli si ritirò sulla destra del Samo. Ma n^ 
partire da Rooera perdette un reggimento di ca- 
valleria ( Principe ) il quale disertò, tranne il Co- 
lonnello con alcuni ufficiali, ed avviossi a Monte- 
forte. Nello stesso giorno i rivoltosi eh' erano par- 
titi da Avdliao occuparono Salerno, e da. questi 
due luoghi intemippero le comunicaxioni fra Na- 
poli e tutte le provincie meridionali. 

1 7. Intanto il Generale Guglielmo Pepe ch'era 
stato bformato in Napoli della sua commessione 
contro i rivoltosi e della successiva rivocaxione 
della medesima, conobbe il perìcolo della sua si- 
tuazione. D'altronde vedendo la rivoluzione molto 
avanzata, nella notte seguente ai cinque dì luglio 
fece disertare ( colPopera di Napolitano Maresciallo 
di campo ) una porzione di tre reggimenti che 



1800 21 

vi erano dì presìdio, e marciò eoo <|iieUe troppe 
a Monleforte e ad A^ellhio. Dopo <pukhe lìCu^ 
baaione del De CoocìIhì^ fu ocdà rieonofeiuto ìb 
GMoandanle Generale dell' eeercito coatiCunoiiale. 
Egli alloni pubUicò uaa proclamaaìoiie che ìm so- 
alanza conteneva » Seeoli d» barbarie, di serrag* 
f» gìo e di arviBnieiito. aTeianor imiaerso «ella aoì- 
w seria k Boatra beDa patria; bm V eatoaisaio di 
» coi sono tutti i cnort agitati per avere uoa co- 
9 atìtosioiie, d aoBODaia gii^ che ci nettìuno a 
n Bf elio delie pia colte naaioni di Eoropa. Noi 
ff enramo poreri, non ostante che abtlassìnM>il più 
» beato suol» ddla terra; aavaano poco atanaati 
» DcDa cniltà, non ostante che i migliori ing^;m 
9 iiasoessero tra noi; averamo poca ripotaaiooe 
» mtEtaffe, non ostante che fossimo aaimat» di co- 
9 raggio e £ ardire. Bla queste oontradiaiocii erano 
» bcA fidili a spiegarsi Gli errori del Governo 
9 non potendosi snisachenve, eravamo neOa guer- 
9» ra comandati da esteri, mercenarj; Famminislra- 
n rione intema, manomessa dalle più vii» passioni, 
9 era garantita da tenebre impenetrabili. Tutti 
9 questi mali sono fugati dal governo costitmio- 
9 naie. Lo slancio unaniase della naaìone non ha 
9 pio misura; Tarmata ogni giorno pie s^ ìngros^ 
1» n, i soccocfi delle provincie limitrofe sorpas- 
9 nno la richiesta e P aspettativa. Chiamatf dai 
9 nostri concittidini ad assumere, il comando del- 
9 P esercito nazkmale ho giuralo, ed hanno essi 



21 ANNAtl D ITALIA 

99 giurato, di assicurare alla patria, comuDe madre, 
n una oostitttziane, o di morire. Io dichiaro che 
9» mi dimetterò da questo comando, appena che 
99 sicuri s»remo di essere esauditi i voti comuni 9». 
18. Nella stessa notte, in cui era disertata una 
parte del presidio, della Capitale, giunse al So- 
prano la notizia della rìToluzione di Salerno. Inol- 
tre cinque Carbonari, fra^ quali il Ficolella^si pre- 
sentarono al palazzo reale, ed annunziandosi quali 
Deputati della Setta, deir esercito e del popolo, 
chiesero di parlare al Re 99 per manifestargli il 
99 voto uniTersale di avere prontamente una co- 
99 . stituzione » Soggiunsero 99 i loro compagni at- 
99 tendere la risposta per provvedere ai casi pro- 
99 prj 99 II Re fece ad essi rispondere dal Duca 
di Ascoli ( Gran Cacciatore, Governatore di Na- 
poli e suocero del Ficolella ) che fra due ore 
avrebbe promulgata la desiderata costituzione. Dì 
fatti, nella mattina seguente, dei sei luglio, pubblicò 
che 99 essendosi manifestato il voto generale della 
9» nazione del Regno delle Due Sicilie di volere un 
99 governo costituzionale, dì piena sua volontà vi 
99 acconsentiva e prometteva di pubblicarne le basi 
99 nel corso di otto giorni^ sino alla pubblicazione 
99 della costituzione, le leggi veglianti fossero in 
99 vigore. Soddis&tto in questo modo al voto pub- 
99 bly;o, ordinare che le truppe ritornassero ai loro 
99 corpi, ed ogni altro alle sue > occupazioni 99. Ri- 
tirossi poscia dalPamministrazione del regno e ne 



X' 



1820 23 

dichiarò Sicario Generale il Principe Ereditario, 
serrendosi degli stessi termini che a^e^a adope- 
rato nel mille ottocento e dodici (i)« Forono quin- 
di nominati a Ministri Ricciardi alla giustizia, Gam- 
pochiaro agli affiiri stranieri, Znrlo all' intemo, Ma- 
cedonio alle finanze e Carascosa alla goerra. La 
marina fu conferita a Ruggiero Settimo siciliano. 
Ma questi essendo in Palermo ( doTe rimase ), fu 
poscia affidata la direzione * di quel ministero a 
De Thomasis. 

19. Tali dhposizioni però non furono suffi- 
cienti a contentare i riToltosi e loro aderenti, ed 
a ridurli alP ubbidienza del go^emo. Pepe non 
disciolse punto le truppe ragunate a Monteforte^ 
anzi a luì passarono altri trecento uomini che di-^ 
sertarono da Garascosa, mentre questi in esecu- 
zione degli ordini soTraùì ritornava m Napoli. 
Quìtì i Carbonari, sin allora ignoti alla moltitu- 
dine, mostrandosi apertamente, stabilirono un cen- 
tro di unione e di direzione presso la piazza della 
Cariti, e corsero tripudiami le strade. Alcuni si 
recarono ad impadronirsi dei bastimenti da guerra, 
sospettando che il Re meditasse di . allontanarsi 
dalla Capitale e adoprarsì, da luogo sicuro, contro 
la rivoluzione. Da tutto ciò venne un' agitazione 
universale^ e la città avendo poche truppe e mal 
fide, si temette di cadere neU' anarchia. 

(f) 1842 S- 26. 



^4 ANNAU »' ITALIA 

20. Io tali circQstanie si cluainaroAo a Gdrte 
i Luogoteoeiìti^ GrenefaU GoUeftta, Filangieri, Pi- 
gnatelli Sbr<»i^oli ed altri cagguardevoli personaggi 
per sentire i loro consigli^ ed affindiè adoperassero 
la loro influensa per mantenere la pidJilica tran- 
quillità. Nella mattina poi del sette di loglio, il 
Principe Yictfio Generale raganò un Consiglio 
straordinario, al quale chiamò Gallo, Campochiaro, 
Zurlo^ Winspear, Delfico Garascosa, GirdKto e Gas* 
sero^ e partecipò a loro — il Re essere pronto 
» a dare una costituzione — Mentre si discuteva 
sol modo, si seppe che i fasiosi carbonari ave- 
vano pubblicato sulla piazsa della Garità la co- 
stituzione di Spagna. Quindi si vide che i Settarj 
avevano invasa la Reggia ed erano penetrati sino 
alla porta della camera del Gonsiglio, invocando 
quella stessa costituzione. 

%i. Allora il Vicario Grenerale pubblicò im- 
meifiataniente » la costituzione del Regno ddle 
n Due Sicilie essere la stessa adottata nel Regno 
» delle Spagne nell'anno mille ottocento e do- 
» dici, e sanzionata dal Re Cattolico nel marzo 
» di quest'anno, salve le modificazioni che la Rap- 
» presentanza Nazionale, costituzionalmente convo- 
» cata, credesse di proporgli, per adattarla alle 
« circostanze particolari del Regno ». I oziosi però 
non si contentarono di tm atto pubblicato dal Vi- 
cario Generale, ma vollero che quello procedesse 
dallo stesso Sovrano. E Ferdinando I nello stesso 



1820 aS 

gionio pubblicò » confermare quétTatto e prò» 
» mettere r osserranza ddla costiluiione sotto la 
« fede e parola di Re, rìserbaodoai di giimrla 
n nelle ddbite forme; ratificare inoltre da allora 
9 tutti gli atti posteriori cbe da suo figlio si sareb* 
» bero fatti per T esecuzione della costituzione ». 
22. Questa poi in sostanza conteneira, » la na- 
99 zione esser libera ed indipendente, e non es» 
» sere il patrimonio d^akuna ^miglia o persona^ 
99 la soyranita risiedere essenzialmente presso la 
1» nazione, e perciò a questa appartenere il diritto 
f> esclttsifo di stabilire le sue le^ fondamentali) 
9» la religione della nazione essere, e sarebbe stata 
» perpetuamente, la cattolica apostolica romana, 
99 unica tera; la nazione proteggerla con leggi 
n savie e giuste, e prcùbire P esercizio di qual* 
99 siTOglia altra religione; il gotemo essere una 
99 monarchia moderata, ereditaria; la potestà dt far 
99 le leggi risiedere neOe , Corti coi Re; spettare 
99 al Re di farle eseguire, ed ai tribunali fissati 
99 dalla legge T applicarle alle cause citili e crì- 
99 minali; le Corti essere la unione di tutti ì De- 
99 pntati rappresentanti la nazione e nominati dai 
n cittadini solla base della popolazione; ti tùeie 
n un Deputato ogni settanta mila anime; per la 
99 nomina ti fossaro giunte elettorali di parroci 
n chie, di partito ( ossia circondario ) e di prò* 
99 tmcia; per tal' effetto tutti i cittadini di eia- 
99 scuna parrocchia ragunarsi nella prima dome- 



^6 ANNALI d' ITAUA 

99 Dica di ottobre deiranno precedente a quella 
99 della cooTOcazione deRe Corti^ e nominare an 
9» Elettore parrocchiale per ogni duecento capi 
n di fiimiglia ; gli Elettori parrocchiaH adunarsi 
99 nella prima domenica di novembre nel Capo- 
99 luogo d^ogni partito, e nominare i Deputati prò- 
99 vinciali sulla base di uno ogni tre di loro; questi 
99 poi nella prima domenica di dicembre si unis- 
99 sero nel Capo-luogo di ogni profincia per eleg- 
n gere i Deputati Me Corti, colla proporzione di 
99 di uno ogni settanta mila abitanti ; le Corti ra- 
9» gunarsi in ogni anno nel giorno primo di mar- 
99 so; le loro sessioni durare tre mesi consecutivi, 
19 esser pubbliche e, solo in que^casi in cui fosse 
9» necessaria la segretezza, potersi tenere a porte 
99 chiuseci Deputati rinnuovarsi nella loro totalità 
99 ogni due anni; spettare alle Corti il proporre 
99 le leggi, approvare i trattati di alleanza offen- 
99 aiva^ di sussidj e di commercio; fissare, a prò- 
99. posta del Re, le forze di terra e di mare; sta- 
99 bilire le spese pubbliche e le contribuzioni; ogni 
99 Deputato avere la lacoltà di proporre una leg- 
99 gè, ed il Re avere il diritto di sanzionarla; pe- 
99 raltro negata due volte la sanzione, se per la 
99 terza volta nelle Corti del seguente anno si 
9» approvasse lo stesso progetto ^i legge^ bastare 
99 questo terzo atto, affinchè la legge si avesse 
99 come approvata dal Re; duranti le vacanze delle 
9» Corti, vi fosse per le medesime una Deputa- 



1820 27 

9 sioDe permanente che invigilasse airosserranza 
» del^ coslìtozione^ in* caso di bisogno n conTO» 
» cassero Corti straordinarie composte degli stessi 
9 Deputatigli Re esser sacro ed infiolabSe nella 
99 sua- persona e non essere soggetto a respon- 
» sabilità^ non poter però impedire la celebra- 
» zióne delle Corti, né scioglierle o sospenderle 
f> nei tempi stabiliti dalla costituzione^ non pò- 
9» ter cedere alcuna parte del territorio, né potere 
» uscire dal r^o senza il permesso delle Cor- 
9» ti; gli ordini del Re dover essere sottoscrìtti 
» dal Ministro del dicastero a cui appartenessero, 
» ed i Hbistrì essere responsabili alle Corti di qua- 
» lonqoe ordine autorizzato da loro contro la co- 
9» stitozione; esservi un Consiglio di Stato^ com- 
» posto di quaranta Individui^ fra' quali quattro 
» Ecclesiastici; i Membri del jnedesimo nominarsi 
» dal Be sopra trìplice nota proposta dalle Cor- 
» U^ il Re doverlo cousuhare in tutti gli affari del 
» governo e specialmente per dare o negare la 
» sanzione alle leggi, dicliiarare la guerra, o (are 
99 trattati; le Corti ed il Re non poter mai eser- 
99 citare le funzioni giudiziali, chiamare a se le 
1» cause pendenti, e "far riaprire i giudizj termi- 
I» nati; non si frcesse mai uso di tortura; essere 
99 tutti liberi di stampare e pubblicare le loro 
M idee politiche senz' anteriore licenza, ma sotto 
9 le limitazioni e responsabilità da stabilirsi dal- 
9» la legge ". 



28 ANNAU ù' ITAUA 

^a. PtthbBcali ttli atti di comSMtmàmu^ il Go- 
Terno adopirosai per ridnne ad cwcqmo i .rìro)- 
tati armatL Per tai^efifetlo nel gioraa sette di lu- 
glio ioTÌò P^DìiteUi SlroDgoli io ÀTelliiio, e Ck>l- 
letta a Salerno ad aBUunsiare Paccettanone della 
costitozioDe di Spagna, qoal pegno di pace e di 
concordia. Ma intanto nello atcaso giorno Pepe 
aTeva mandato al Prìncipe Vicario Gienerale una / 
memoria, neUa ^urie, oltre la caatitaEÌ0Qe di Spa- 
gna, chaedeva imperìosamcale » di conserrar» i) 
n comando deU'esereìto sino alla convocazione del 
9 Parlamento^ la consona delle ferteiae della Ga^ 
n pitale ed una Giunta proTTiscm che iuTigilatse 
» alta causa pubblica, i' meadMÌ della qoide fos- 
» nero per la quarta parte da esso nominati n. 
Tati petisiooi da cln avcTa tanta 'feraa in attoo 
erano quasi comandi. Quin£ il Prìncipe nello stesso 
giorno rispóse, » desiderare vifamente di mettere 
m a profitto i di lui serrigj e cons^lj^ la maggior 
» parte degli articoli proposti netta sua memorìa, 
» esser di già stati preveduti dal Be-, desiderare 
9» alcune modificaiioni suggerite dal pubbGco in- 
9 teresse e dagli stessi prmcipj costituzionali; per- 
99 ciò inriai^li Benerentani e Ifaaaii Commessavi 
» di sua fiducia e muniti di pieni poteri per coo- 
9» chiudere seco lui PaiEure ». Ma i negoziati fu* 
rono quasi inutili, ed i Com mema r} altro non po- 
terono ottenere se non che il Castel noofo di 



1820 09 

Ibpoli, eh* è coMigtto al palioa del Re, eoDti- 
Oliasse ad estere presiriiaiio idalla Guardia Reale. 

%^ Concertale io tal ^oisa le cose, Pep^ i^el 
giorno DOTO di loglio eotrò trioofalmeote b Na- 
poli eoo circa settanila soldati di lioea ed allrì e 
taoAi Garbooari precedati dal Menichini. Passa- 
rono eisi per le strade principali, fio gli applausi 
uDceri di chi si rallegrafa, e maggiori di chi te- 
meta. La steisa Famiglia Reale, ( toltone il Re ) 
asiiaiette a tale marcia^ si ornò delia coccarda Iri^ 
colore ed applaudi alla costitasiooe. Pepe, Napo- 
Ikano, De Gonciliis, Mordli e Meoichini entraro- 
no nella Reggiane fiirono onoreTolmente riceTo- 
ti dal ¥icano Grenerale e dal Re. Con tanta mol- 
titudine annata non accadde nella Capitale alcun 
grate sconcerto (i). 

itS. Frattanto nel dì note di loglio il Prioci- 

' pe Yicario Generale secondo le istanze di Pepe 

decretò » essere creata una Giunta prottisoria di 

» cpindici parsone innanzi alla quale unitamente 

(1) Cùììenìùoù delle leggi del Regno delle Doe Sicilie, 4820. 
Seneme II. N. 1-8. 

G>ocliiasioni del pobLlico Ministero e Decisione della Corte 
Speciale dì Kapoli contro ì riyoltost di Mooteforte e di Avellino. 

Pepe — Belazione degli arfenimentl politici e militari che 
Jwno avnto laogo in Napoli nel 4820 e 4824. . 

Caratcosa — Memoiret htst. sor la rivolution de Naples. 

Gamboa — Storia della rivolntione di Napoli. 

Colletta — Storia del Reame di Napoli^ lib. IX cap. 4. 

Memorie particolari. 



So ANNALI d' ITALIA 

» a tutti 1 Prìncipi della Famiglia Reale ayrefa^- 
ff be prestato il gioracnento alla nuova costitu- 
n aipne della monarchia. Questo giuramento sa- 
9» rebbe dipoi ripetuto innanzi al Parlamento Na- 
si sionale dopo la sua legittima convocazione. La 
» stessa Griunta sarebbe stata da lui consultata per 
9» tutte le disposizioni del governo, insino allo 
» stabilimento del Parlamento Nazionale ». Fu- 
rono tra membri di questo Consesso Melchiorre 
Delfico, fl Tenente Generale Florestano Pepe (fra- 
tello di Guglielmo ) Davide Winspear, il Duca di 
Gallo, ed il Golonello Russo (i). Il Re stesso pre- 
stò di poi (ai tredici di luglio) avanti questa Giun- 
ta il giuramento alla costituzione unitamente al 
Principe Ereditario^ ed agli altri Individui della 
sua Famiglia. 

26. Mentre il Re giurava la costituzione, al- 
tri cercavano di distruggerla. Alcuni feziosi su- 
bornarono varj soldati del reggimento di fiinteria 
denominato Farnese che era stranzìato in Napo- 
li, tentando d' indurli a dar principio ad un^ al- 
tra rivoluzione militare per ristabilire V antico sta- 
to di cose. U Governo accortosi di qualche fer- 
mento in quel reggimento gli ordinò di andare 
a Gaeta; Ma allora circa trecento soldati si am- 
mulinarono, e nel giorno tredici di luglio diser- 



(0 Collezione delle leggi del Regno delle Doe Sicilie 4820. 
.Semestre 11. num. 9. e iO, 



1820 3i 

taroDO eoo armi e bagaglie, dirìgendosi terso Som- 
ma. Accorsero immediatamente diversi Ui&ziali per 
ridarli al doTere. Il Generale d^ Ambrosio ne lece 
arrestare alcuni nella stessa Capitale. Il Generale 
Filangieri antico loro Ispettore li raggiunse al pros- 
simo Villaggio di S. Giovanni a Teduccio^ e l' in- 
dusse a ritornare a Napoli* Ma giunti presso il 
ponte della Maddalena si ammutinarono nuova- 
mente. Era però troppo tardi. Di già altre truppe 
r avevano circondati Menichini che era alloggiato 
co' suoi Carbonari in una vicina caserma usci an- 
ch''esso colle armi. Si fece fuoco, e vi furono molti 
feriti da ambedue le parti. Caddero morti un Uf- 
fiziale rimasto fedele, e dieciassette disertori, tutti 
gli altri fuggitivi furono &ttì prigioni. Un Consi- 
glio militare li condannò poi a morte; ma il Vi- 
cario Generale mitigò la pena, commutandola in 
quella di farri (i). 

27. Del resto il nuovo Governo secondando 
la rivoluzione, diminuì della metà il prezzo del 
sale per contentare la moltitudine (a). Liberò dal- 
le carceri tutti coloro che erano stati arrestati per 
cause politiche o di sette (3). Decretò ( ai ven- 
totto di luglio ) » essere abolita V azione penale 



(1) Memorie |>arUcolari. 

(2) Collesiooe delle leggi del Regno delle Due Sicilie iSlO. 
num. 41. 

(3) Memorie parlicolari. 



3a ANNAU d' ITAUA 

» , contro tatti i prefenoti di retti correEÌoiiaili, o 
n di polìsia commessi sino a quel giorno. Centra 
n i tnederidii rimanere soltanto alle parti offese 
n il diritto di sperimentare in giudizio civile Pasio- 
if ne pei danni, ed interessi ». Ma ciò non fu suf- 
ficiente a contentare molti Carbonari che are- 
Tano a?uto parte nella lirolusione^ ed erano 
rei di più gravi delitti. Insistettero essi per un 
indulto più ampio, e colla loro influenza otten- 
nero che il Groverno (agli otto di agosto) pub- 
blicasse n essendosi saputo che la fona del roto 
» unanime della politica rigenerazione sia stata 
n cosi energica, che fecendo tacere tutte le Yen- 
» dette particolari, abbia fatto Fraiemizzare gli 
" offensori e gli offesi, per modo che sono con- 
« corso senza alcun disordine alla proclamazione 
» del regime costituzionale^ e volendo sempre 
M più confermare lo spirito di armonia^ e di con- 
n cordia'tra i popoli, si era riconosciuta Futilità 
» di ampliare V abolizione delle azioni contenuta 
» nella legge dei ventottoydi luglio. Decretare per- 
» tanto essere abolite le azioni penali per tutti i 
91 misfiitti commessi nei Dominj al di qua del Faro 
» prima dei sette di luglio, e ciò per tutti coloro 
» che non tro?avansi nelle forze dei tribunali» 
» Eccettuarsi soltanto il parricidio, il veneficio, 
n la calunnia, e la falsa testimonianza nelle cause 
y> capitali, P omicidio per causa di furto, o di 
» abuso di persona, e P aggressione sulle pubbli- 



1820 33 

9 che strade » Cori godettero V inpumta moki 
rei di delitti gravisnmi (i). 
i 28. Gli agenti di uoa rifduzione riosdla do** 
fe^ansi naturalmente ricompensare. Di fatti Gu-* 
glielmo Pepe, qual capo principale chiese per co- 
loro ohe erano marciati a Monteforte duecento 
promoaioni, e sette mila insegne deir ordine mi- 
litar» di. San Giorgio. LitsingaTasi per a??entara 
die ad una. sua richiesta non ri fosse opposisio- 
ne, essendo tale la «sua considerarione che entrava 
a suo arbitrio nello stesso consiglio dei Ministri. 
Ma il Carascosa Ministro della guerra credeva im- 
possibile, e per lo meno inconveniente il soddis- 
fare a tali e tante richieste. Quindi disgusti fra 
quei due principali Generali. Furpoo nondimeno* 
concessi molti favori a quei rivoltosi. Da princi- 
po tutti li ricusarono, dichiarandosi abbastanza ri- 
compensati del felice successo della intrapresa. Do- 
po qualche tempo alcuni li accettarono, altri per- 
sìstettero nel nobile rifiuto. Intanto da questi prem} 
straordinarj a quei Uffixiali, malcontento negli altri, 
ed alcuni congiurarono eziandio per abbattere il 
Capitano Generale Pepe che consideravano qual 
prepotente. Il Carascosa fece indirettamente sva- 
nire quella trama. I Soldati del Reggimento fior- 

(f) CoUesioae delle leggi àel Regno delle due Sicilie 4820. 
Dum. 481. 483. 

Decisione della Gran Corte Speciale di Napoli nella causa 
contro i Rivoltosi di Monteforte pag. 58. 

T. Yn. 3 



34 ANNAU d' ITALIA 

bone di ca?aUeria che erano stati i primi a di- 
sertare formarono un corpo separato che ebbe iì 
titolo di Squadrone Sacro (i). 

29. I Carbonari ampliarono talmente la loro 
Società che tì ascrìssero tutti i militari, e quasi 
tutti i cittadini Anche le femmine yì erano am- 
messe, ed erano denominate Giardiniere. Nella so- 
la Capitale vi erano novantacinque adunanze, (dette 
Tendite)ed una di esse avoTa ventotto mila soc).- 
La maggior parte degli uomini onesti si lasciaro- 
no ascrivere (e talvolta erano ascritti senza previo 
avviso) per non essere molestati dai turbolenti. 
E mentre desideravano forse un Governo costi- 
tuzionale, deploravano che questo si fosse stabilito 
da una setta poc^ anzi proscrìtta. I più audaci mo- 
stra vansi talvolta in pubblico armatile pretendevano * 
di coadiuvare il Groverno, e forse di dirìgerlo. In- 
tanto molte volte lo incomodavano. Era certa- 
mente cosa molto pericolosa ilDa Società tanto 
numerosa, armata, e trionfante: ma avendo e^sa fira 
i suoi principi I^^n'^of^ della virtù, non ne derivarono 
tanti sconcerti, quanti «e ne potevano temere (2). 

(1) Atti ()cl Governo nel Giornale Costitas. num. 9. 25. 150. 
Decisione delU Gran' Corte Speciale di Napoli nella causa 

dei Rivoltosi di Monteforte pag. 56*63. 
Carascosa. Memoires pag. 438. 

(2) Carascosa. Memoires pag. 428-434. 

Decisione della Corte speciale di Napoli nella causa dei Ri* 
volcosi di Monteforte pag. 62. 
Memorie particolari. 



1820 35 

3o« La prudenza esìgeva di preparare tutti i 
meni possibili di difesa. Garascosa propoaeva di 
rìchiaoiare sotto le armi trenta mila congedati. 
Ma Guglielmo Pepe brama?a che F esercito fosse 
di cento n^ila ttomiqj^ e si aumentasse la massa 
dei cittadini armati^ ed il suo parere prefalse (i). 
Quindi il Governo ordinò ( ai tre di settembre ) 
n essere richiamati alle armi per un servìzio straor- 
n dìnario dì sei mesi coloro che avevano servito 
» dopo il mille ottocento e sei, e non avevano 
n oltrepassati i quarant'anni {%). In ogni provincia 
n oltre i Militi vi fosse una Legione composta 
» d'Individui dall' età di anni ventuno ai qua- 
» ranta sempre pronti ad unirsi alP esercito. Si 
M ordinassero inoltre i più Anziani in Compagnie 
» di Urbani. In tal guisa i Legionarj concorressero 
» aUe difese dello Stato, i Militi della provincia, 
» e gli Urbani della Citta o della Terra »• I Conge- 
dati ritornarono in grun numero alle armi, e V eser- 
cito ascese in poco tempo a cinquantadue mila 
uomini (3). 

3i. Del resto il Principe Vicario Generatesi 
ventidue di luglio decretò — * Si convocasse il 
9» parlamento nazionale, e l'apertura delle sessioni 
9» avesse luogo nel dì primo di ottobre. La pò- 



(1) Carascou. Memoires pag. 462-166. 

(2) Coiicsione delle Leggi nuni.99 e 40^. 

(3) GoUetU. Storia ec. Lib. IX, Gap. II, §. XY. 



36 ANNAU a' ITALIA 

n polauone del regno essendo di sei milioni set- 
9» tecento e trenta quattro, i Deputali fossero no- 
n Tantotto (i) 9. In tale occasione egli pubblicò 
agli Elettori -- AiraTTicinarai di un^ epoca nuova 
9f per ? oi, il mio cuore prova quella sollecitudine 
» che attende un bene, e pure teme le difficolti 
» le quali possono contrariarlo. Hi compiaccio a 
« sperare che penetrati dalle importanti fiinnoni 
» delle quali i vostri deputati saranno' incaricati, 
M voi porrete mente alla scelta delle persone dalle 
9» quali dipenderà la Altura ed etema sorte della 
9t nasipne. Ascoltate la mia voce come quella del- 
9t r amico, più che del Vicario Generale del mio 
M Augusto Padre. Rivolgete le vostre mire ^li 
n uomini probi, incorruttibili, virtuosi, distinti per 
» un vero, e puro amore di patria. Elevatevi al 
» dì sopra di ogni passione, e di ogni personale 
s» interesse. Gli uomini, e gli interessi personali 
n passano, ma le nazioni sono eteme. Che Pavve- 
» nire sia avanti agli vostri occhi più che il pre* 
n sente! Quanto a me dichiaro che non ho altro 
» interesse che il vostro (a) ». Furono di iatU eletti 
alcuni uomini probi e sav), ma fra essi non pochi 
fiiriosi e smoderati. 

3a. Nello stabilito giorno primo di ottobre it 
Re stesso circondalo da tutta la sua famiglia si 



0) CoUeiìoiie dtiU Leggi ecnum. 22. 
(2) Ifi, iiuai.24. 



1820 37 

portò solenDemeote ad aprire il Parlaroento. Bis- 
noTÒ il giaramenlo alla coslitmioiie, e poi proDun- 
siò un discorso che in sostanza conteneva.*» Go- 
n mincio dal rendere grazie a Dio che ha coronato 
n la mia Tecchìezza, circondandomi dei lumi dei 
n mid amatissimi Sudditi In toì considero la na- 
vi zione come una famiglia, della quale potrò co-: 
9» noscere i bisogni, e soddisfare i toU. Yoi mi 
9» presterete d'^ora innanzi la rostra mano nel- 
s» r adempimento del mio sacro dovere: ed io rac- 
n cogliendo dalla vostra propria voce i voti della 
n nazione, sarò liberato dall* incertezza di doverli 
n interpretare. Per conseguire F oggetto delle no- 
n stare comuni cure, io debbo richiamare la vostra 
» attenzione alle importanti operazioni che vi sono 
)f commesse, e alle difficoltà che dobbiamo' supe- 
9» rare* Yoi siete in primo luogo incaricati della 
» importante opera della modificazione da farsi 
' ff alla costituzione spagnuola, onde adattarla al 
9» nostro bisogno. Molte delle nostre instituzioni 
9» sono compatibili con qualsivoglia ordine poli- 
9i tico. Tali sono hr divisione del nostro terri- 
9i * torio, il sistema di pubblica amministrazione, ed 
9» il nostro 9rdine giu4Ì2Ìsrio. Io sono sicuro che 
9f il Parlamento valuterà sopra tutto il bene di 
99 evitare quanto più sarà possibile i cangiamenti 
9» neir ordine interno, ed in tutto ciò che fu gè* 
99 neralmente sanzionalo dalla esperienza. Yi rac- 
9f comando prindpalmtate V assicurare V ordine 



38 ANNALI d' ITALIA 

pubbKco, senza del quale ogni sistema politicò 
• e citile resterebbe senza effetto. Yoi saprete- dar 
vigore al governo, la forza del quale si con- 
fonde con quella delle leggi, quando il suo an- 
damento è da queste diretto. Custodite gelosa- 
mente le garanzie individuali dei cittadini, ma 
sottoponete le volontà particolari alla generale, 
e rivestite Tautorità che la rappresenta di tutti 
i mezzi necessari a farle rispettare. L^ inviolabile 
attaccamento che la nazione ha dimostrato alla 
nostra Santa Cattolica Religione, mi rende si- 
curo che il Parlamento ne custodirà la purità, 
e conserverà <:on ciò il più bel pregio della co- 
stituzione. Ho ordinato a tutti i miei Segretarj, . 
e Ministri di Stato dì presentarvi un rapporto 
dello stato di ciascun ramo. Lq stesso deside- 
rio ^r quanto riguarda le sue operazioni ho 
manifestato alla Giunta provvisoria di Governo. 
Lo stato delle nostre rdazioni coIP Estero è 
delicato^ ma presenta difficoltà a superare le 
quali può forse essere bastevole la moderazione 
unita ad un contegno nobile, e fermo. La ne- 
cessità di questo -contegno vi persuaderà altresì 
de^ sacrifizi che la nazione deve /are nel ramo 
delle finanze. Yoi troverete preparate tutte le 
•altre istituzioni dalle quali dipende P intema 
prosperità del regno. Io ho conservato dopo 
il mille ottocento e quindici tutte quelle che 
r esperienza^ ed il voto nazionale indicavano 



1820 39 

j» ' come necessarie, ed utili. Quanto agli affari ec- 
n clesiastìci V ultimo concordato ha fi^o sparire 
» tutte le antiche controTersie con la Corte di 
» Roma. Io sono persuaso che in tutte le future 
s» transazioni il Parlamento si bxk sempre gui- 
» dare dal rispetto dovuto alla Santa Sede, e dalla 
9» .necessità di stringere sempre più le relazioni 
n di amicizia che debbono esservi fra due Stati 
9> vicini, ed insieme legati per un comune inte- 
» resse. Deputati, niun momento nella storia della 
» Monarchia è stato più importante di questo. 
9» L^ Europa tutta ha gli occhi sopra di noi. L^On- 
» nipotente che regge il destino di tutti i popoli 
» ci ha messo jylla posizione di acquistarci con 
n la moderazione, e con la saviezza la stima di 
99 tutte le nazioni. È ndle nostre mani.il conso- 
9» lidare le nostre istituzioni^ ed il renderle sta- 
9» bili, durevoli, e tali che producano le nostre pror 
99 sperità. Quanto a me non farò che secondare il 
99 voto de' miei popoli. Io desidero portare con 
99 me alla tomba la vostra riconoscenza e meri- 
A tare il solo elogio di arere sempre Toluto la 
99 vostra felicità 99. Gli applausi unÌTersali che se- 
guirono a questo discorso, che sembrava sincero, 
ne attestarono il comune gradimento. 

33. Il Generale Guglielmo Pepe si accostò 
quindi al Trono^ e disse »t i suoi voti essere adem- 
99 piti. Fedele alla sua promessa, ed ai precetti 
99 costituzionali, deporre ai piedi del Re ed in 



4o ANNALI b' ITALIA 

ff presoiza dé^ rappresentanti della nazione il co- 
9> mando jn capo -dell' esercito, che il solo attac*» 
» camento alla sua patria, ed ai veri interessi dtd 
3» Sovrano gli avevano fiitto accettare. Felice nella 
99 tranquillità, sarebbe sempre stato il primo ad ese- 
n gnire gli ordini dd Re, ed a spargere il suo 
9> sangue per la difesa della costituzione, e dd 
99 Trono, qualunque fosse stato il grado in cui 
99 fosse piaciuto al Sovrano di collocarlo ». Il Re 
accettò di buon ^rado tal rinuncia. Ritiratosi quindi 
nuovamente dagli affari, lasciò che il Principe Ere* 
ditario continuasse ad amministrare il Regno (i). 
Cosi es^uissi la rivoluzione nei Dominj al di qua 
del Faro qua» senza spar^ra«nto di sangue^ ma 
ben altrimenti accadde in Sicilia. 

34. 1 .Siciliani pd solito odio tra confinanti de- 
testavano genialmente i Napolitani; e ravvei:sione 
era vie piò cresciuta dopo che Ferdinando aveva 
loro tolto il titolo di regno particolare, la •costi-* 
tuzione del mille ottocento e dodici, e P ammini- 
strazione separata; e vi aveva introdotto il reclu- 
tamento, il registro, e la carta bollata. Devesi perft 
avvertire «the il sistema di legislazione e di am« 
ministrazione, con cui si erano stabiliti tribunali 
ed intendenze in sette provincie, {nacque alla mag- 



(4) Atti del Governo inseriti nel Giornale Gvstìtutionale del 
Regno delle due Sicilie 4820, num. 74. 
Archives Diplomattqnes. Voi. I, p»g. 49-84. 



issa 4i 

gior parie degK abitanti delF Isola (i) e fa gene- 
rahnente applaudito .dalle persone illuminate. Ma 
dispiacqae specialmente a Palermo che per lo in- 
nann avera non solo la direaìoiie snperiore, ma 
la stessa amministrasione dei principali affari del- 
risola. In qaesta citta poi i Patrìz) mentr' erano 
arversi^al Governo -per la perdita & una costi- 
iasione la quale dava loro il diritto di sedere in 
una Camera di Pari, erano anche angustiati dalla 
certa scienza che doveva puMilicarsi una legge fen- 
dale e demaniale, secondo la quale derogandosi a 
transazioni, a sentenze, ed alla prescrizione imme^ 
morabile, una parte de^ beni stabili che possedè- 
.vano sarebbe passata ai Comuni, ed agli Abitanti 
de' fendi die dianzi avevano. I Forensi che in Pa- 
lermo erano molti e potenti, avevano generalmente 
in avTersione le nuove leggi, le quali toglievano 
a loro la maggior parte del lucro, e ddl' influen- 
ze. Il Tolgo era rimasto fisso nell'antico e cieco 
odio contro i Napolitani. 

. 35. In tali disposizioni degG animi ai primi ed 
incerti annunzi della rivoluzione costituzionale in 
Ifapoli, subito ed nniversale fu il voto de' Paler- 
mitani di avere un Parlamento siciliano^ separato 
ed indipendente dal napolitano. Lo stesso,* inter- 
pretando i desiderj dei lóro concittadini, manife- 
starono nel Consiglio del Vicario Generale i Prin- 

0) V. 1818 S- *4. — « <»<9 S' 5. ' 



^a ANNALI d' ITALIA 

cipi di Cassero e dì Yillafcanea, che trovavansi io 
Ifapoli. Frattanto in Palermo mentre avevansi sol- 
tanto notizie confuse ^della riToluzione di Napoli, 
incoroinciossì tranquillamente la solennità di Santa 
Rosalia che colla denominatone di Festino e con 
grandissimo' cfarso si celebra in ogni anno dagli • 
undici ai quindici di luglio. Finalmaite nella sera 
dei quattordici una barca proTeniente da Napoli 
recò g]r atti coi quali il Re aveva accettato la 
costituzione di Spagna^ ed alcune Noti&cadoni 
che promettevano una diminuzione di dazj. Arri- 
varono colla stessa barca alcuni Siciliani colla coc- 
carda costituzionale, ed eravi fra essi il Marchese 
Poggio Gregorio noto a tutta la città per nasci-, 
ta, per impieghi, e per prìncipi costituzionali ma- 
nifestati nel mille ottocento e dodici Alcuni Ma- 
gnati avidi di notizie circondarono immediata^- 
mente questo loro conoscente, e da' suoi discorsi 
infiammaronsi reciprocamente di entusiasmo per 
la costituzione, e la rappresentanza nazionale se- 
parata e indipendente da qudla di Napoli Essi 
unironsi poi subito in diversi croccbj per delibe- 
rare a quali mezzi dovevano appligliarsi per ot- 
tenere la desiderata indipendenza, e subito for« 
maronsi due parti. I Principi di Aci, e di Cat- 
tolica, i Duchi di Sperlinga, e di Yillarosa ed 
altri fra primarj Patrizi ( ragunatisi in casa del 
Prìncipe di S. Cataldo ) bramavano la costitu- 
zione del mille ottocento e dodici. Il Marchese 



1820 43 

Ruddusa, Requesens Colonello in ritiro, il Omte 
Aceto (Domini in Palermo notissimi) e la mag* 
gior parte dei Forensi preferÌTano quella di Spa- 
gna. Frattanto alcuni de' pia faziosi mcomìnciarono 
a mettersi la cocearda tricolore^ ed essendoci in 
quella aera pomposo passeggio per la strajda prill* 
cipale illumtnata e piena di popolo, in poche ore 
quasi tutti presero quella divisa. Ma ben tosto yi 
fu chi a?TÌsò essere necessario un s^no per di- 
mostrare che oltre la costituùone, si desiderava 
la indipendenza. Ver taF efietto si adottò un na- 
stro giaUo. 

• 36. Era allora Luc^otenente ( cioè Grovema- 
tore ) Generale di Sicilia Diego Naselli palermita- 
no, personaggio di un ingegno mediocre nelle cir- 
costanze ordinarie, inetto neUe straordinarie e cla- 
morose. Quindi punto non si scosse al principio 
di ribellione indicato dal nastro giallo, e non prese 
alcuna precauzione per prevenire gK ulteriori^ ed 
imminenti disordini. 

37. Frattanto i Faziosi agivano; « sebbene non 
fossero fra loro d'accordo sulla costituzione da 
stabilirsi, né ayessero formato alcun concerto de- 
terminato, nondimeno per uniformità dì sentimen- 
ti tutti convennero: » doversi sollevare ed armare 
9» il popolo, indurre colla loro influenza il Luo- 
9» |[otenente Generale a non opporvisi, trarre la 
9» truppa ad unirsi coi cittadini, o pure a ritirarsi 
" nelle Fortezze, ed in tale atto minaccievole chie- 



.44 ANNALI d' ITALIA 

n dare ai Sovrano T iodipeDdensa siciliana. i». I 
fiiutori della costìtuzione del mille ottocento e 
dodici essendo per la maggior parte fra principali 
possidenti molto consaliavano, e poco agivano; 
frattanto gli altri per la mediocrità della fòrtona 
pia audiMÙ si aTTansavano nelle loro operasioni. 
Presto unironsi ad essi i falliti, coloro cb^ erano 
prosami ad esserlo, ed alcuni perdutissimi che 
frequentavano ona Sodetà di Nobili detta volgar* 
mente la Galera. Eranvi tra essi alcuni Carbonaii, 
e questi tosto cercarono di trarre al partito della 
indipendenza siciliana i loro socj che erano fra 
soldati del presidio. Con ciò conseguivano il dop* 
pio scopo di fortificare la loro parte, ed indebo* 
lire la troppa. 

38. Da ciò ne Tenne che nella mattina dei 
quindici . di lu^o il Luogot^i^nte Generale es- 
sendo intervenuto con pompa alla Messa che in 
quel giorno sacro alla Patrona Santa Rosalia ce- 
lebrossi solennemente nella Metropolitana, molti, ptr 
la maggior parte prezzolati dai Faziosi gli si af- 
follarono attorno, e per le stradej e nella stessa 
Chiesa gridarono altamente » viva la Costituzio- 
ne ». Yi fo anche chi gridò parecchie volte » Tiva 
la truppa m. Nella sera suole il popolo passeggiare 
sino ad ora tarda per le strade illuminate^ per ve- 
dere una processione, la quale sì protrae sino alla 
mattina seguente. Fonnaronsi in tale occasione 
gruppi di centinaia di persone, le quali pass^gia- 



1880 4^ 

vftDo gridando:» Tira l' iodipendeiiia^ e talvolta 
yi fti anche chi gridò: n Tira la liberti, yiva Ro- 
bespierre 9. Uno fra questi groppi condotto da 
un certo Trìgona Carbonaro ed UfliEiale nella 
goardia slanciata in Palermo era per la maggior 
parte composto di soldati, e Soito-Uffisiali insi» 
gniti di divise carbonare, e tripadianti con paler- 
mitani appartenenti alla stessa Società. 

39. Il Generale Ghorch, che era Comandante 
delle armi, sapendo di essere odiato da^Seltarj 
per la sua commisnone di Lecce (i) comprese 
che la sua autorità poterà essere dispreuata, quin- 
di credette essere prudenza il dissimulare momen- 
taneamente quel disordine militare, e passeggiare 
a piedi per dimostrare che anch^ egli partecipava 
alla allegrezza del popolo j ma fu tosto circon- 
dato da una turba di tumultuanti^ e costretto a 
Inggire dalla città ( recossi poco dopo a Kapoli ), 
la di lui abitazione fu da quei forsennati devastata, 
ed il mobile ne fu incendiato. 

40. Incominciato in tal guisa il disprezzo del 
pubblico potere, fii cosa fiicile ai Faziosi fl diri- 
gere i sollevati contro tutte le instttuzicmi recenti 
che il volgo odiava coom provenienti dai Napo- 
litani Pertanto nella mattina dei sedici di luglio 
diressero turbe di faziosi agli officj della carta 
bolhita, del v^gìstro, delle ipoteche, del catasto, e 

0) 4847. 



46 ANNALI d' ITALIA 

deir Intendeosa, ed li tutto fa incendiato. Furono 
estandio distrutti gli stemioi reali, e si rialaò l'an- 
tica insegna palermitana consistente in un' Acpi- 
la a due teste. 

4i. Tale era lo stato di Palermo, allorcpando 
nella mattina dei sedici di luglio il Luogotenente 
Grenerale fece pubblicare il decreto reale sulla 
accettazione della costituzione spagnuola. Trala- 
sciò per altro di far conoscere gli altri atti che 
promettetano una diminuzione di dazj/Ad imi- 
tazione poi di quanto erasi fiitto io Napoli stabilì 
una Giunta di personaggi notabili^ e nominò mem- 
bri della medesima il Prìncipe di Tillafeinca ( seb- 
bene assente in Napoli ), Ruggiero Settimo, Grat- 
tano Bonanno, Palermo Religioso Teatino, il Mar^ 
chese Raddusa, il Golonelld Requesens, e Giu*v^ 
seppe Tortorìci. 

4a. Il Gt^vemcr però non avera più la forza 
di agire regolarmente, e Naselli era in preda ai Fa- 
ziosi, fra quali annoTerataosi akufii Semim deQa 
.stessa Giunta. Lo consigliarono questi » a conlen- 
M tare in tutto la volontà del popolo, e primìera- 
" mente a permettergli che avesse nelle Fortezze 
n della Capitale un numero di cittadini eguali a 
n quello dei soldati che le presiedevano ». Ot- 
tenuto un tale permesso il Conte Aceto (co) con- 
siglio del Principe di Aci il quale forse aveva 
mire occulte e particolari^ e si lusingava di potere 
armare, e dominare il popolo ) recossi immediata- 



mente con una turi>a di popolaccio alP ingresso del 
Castello a Mare, e partecipò al Generale la Grua 
(Palermitano) che n cqmapdava P ordine del Loo* 
gotenente Generale. Quel Comandante non si sa 
po' qoal inotiTO cedette a tale inusitata inlima- 
none, e permise Centrata ai sediziosi. Questi invece 
di entrare in .poco numero quanti erano i soldati 
di presidio (eran^i pochi Yeterani con alcune re- 
clute siciKane ) Vi penetrarono a migUaja, e si im- 
padronirono di quattordici mila fucili con una 
proporzionata quantità di mnniùoni. Essi entrarono 
quindi senza ostacolo in altri due Forti minori che 
sono sulla riva del mare, e dopo alcune leggiere 
difficolta, che facilmente superarono, ebbero anche 
in loro potere quello che circonda ilPakzzo Reale. 
43. Tanta pld>aglia armata spa?entò tutti i 
buoni, e forse gli autori stessi di tale inconsiderato 
armamento. Del resto il Naselli raccomandò ad al- 
cum Patrizj di dividersi i Quartieri della città, ed 
adoprare la loro influenza per knpedire i disor- 
dini. Chiamò aziandio i Consoli dei mestieri (in Pa- 
lermo gli artieri erano ancora uniti in collegi, 
come lo erano anticamente nelle altre città d^ Ita- 
lia, ed ognuno di essi era presieduto da un Capo 
detto Console) e raccomandò a loro di tenere a 
fireno i propri compagni. Formaronsi allora Squa- 
dre armate di ciascun mestiere, le quali avendo 
alla testa un Patrìzio ed un Console, gridavano che 
si osservasse il buon ordine. Ma invece lo scom* 



48 ANNAU d' ITALIA 

piglio crescerà. Sul meno giorno ana UiiImi di per- 
datissimi condotta dal Prìacipe di Monte Maggiore 
recossi sensa opposkione alla casa dei pobUici 
giuochi, la saccheggiò, e ne incendiò il mobile. Sulla 
§eta altra simile turba fece lo stesso- nella casa 
del Marchese Ferrari Ministro delle Finanse, e 
uomo danaroso. L^ ArcÌTescof o dtrdinale Gra- 
TÌna recossi .a piedi e colla Croce per impedire 
qoest^ nltiino sacco nel suo principio. Ma la sua 
▼ooe non (u intesa e dovette ritirarsi non sensa 
pericolo gra?Ì8sima 

44* n Principe di Cattolica nello stesso giorno 
•hiese ed eU>e dal Luogotenente Generale la fa- 
coltà di ordinare una guardia civica^ Ma i fiiutori 
della costituzióne spagnuola considerarono un tale 
atto come contrario ai loro disegni. Sparsero nel 
popolaccio £ffidenza contro il promotore del me- 
desimo, pochi arruoUaronsi a quella guardia, ed il 
Cattolica sulla sera dovette fuggire dalla citta. 
Egli cercò Panbarco sopra un bastimento regio 
che era nel porto^ e non avendolo potuto ottenere 
tentò di nasc<nidersi (nella seguente mattina) net 
prossimo boi^o delV Albergheria^ ma scoperto dal 
sollevato popolaccio di quel luogo fii creduto so* 
spetto, e trucidato. 

45. Intanto nella sera dei sedici di luglio il 
Luogotenente Generale ragunò presso dì se la 
Giunta provvisoria, e ne interpellò il parere pm* 
rimediare agli^ attuali disordini. Allora Raddusa e 



1820 49 

Beqonei» esposeror » il popolo desiderare ¥va^ 
» (fipeiideBza^ ed tMBaf e la òiHrta boHàCa^ il regi- 
» strofe tutte le altre nuore ialiftucìcHii introdotte 
» dai Mìnistrì Napolitani; quindi roaioo mezzo dì 
» rimediare al male era di abolire tutte qfueste 
99 novità, e promulgarne k soppressione in tutta 
f» Pisola per impedire ebe i disordini accaduti in 
»» 'Palermo si rinnuovassero in altri luoghi ». Tale 
rappresentanza era appoggiata da una torba di 
popolaccio, la quale ciieondaTa V abitazione ed 
Duogotenente Generale, e gridando « fWa l'indi- 
pendenza 9f minacciata saccheggio ed'inceodio. Il 
Naselli ar?ertl: » le sue facoltà non estenderai a 
» promulgare leggi, ma limitarsi a poter rappresene 
n tare al Sovrano i bisogni, ed i d^iderj delie po^ 
n polazioni >». Allora quegli individm xfae dirigOTra* 
no la Giunta compilarono immediatatàente un.indi- 
rizzo al Principe Vicario Generate in cui esponeTast 
n essere voto generale dellfl Sicilia di avere la co« 
» stituzione di Spagna, ma un^ amministrazione se*- 
» parata, e indipendente da quella di Napoli; lusio- 
n garsi i Siciliani di ottenere quanto chiedevano». 
Il Luogotenente Generale sottoscrisse tale rappre- 
sentanza, e promise di spedirla immediatamente 'a 
Napoli. Sotto specie poi di ovviare agli sconcerti per 
rìsola adottò il mezzo più proprio a suscitarli, col- 
lo scrìvere dovunque ff di secondare in tutto la vo^ 
» lontà del popolo » Dispose che » girassero per la 
» città pattuglie composte di onesti cittadini, i quali 
T. VII. 4 



5o ANNAU b' ITAUA 

9» diretti dai Consoli, da GaTalieri ed occorrendo 
9» anche da Sacerdoti, togUeas^ro le armi a coloro 
» che aoMTano soltanto il disordine^ se i G>n8oli 
9» lo credevano opportuno unissero alle pattuglie 
n nna metà di soldati 9« ^ ma tutte queste disposi* 
noni ocano di già inutili. 

46. Imperciocché dalla mattina i^ popolaccio 
aveva incominciato ad insullare i militaci, ed al- 
cuni anche erano stati uccìsi. Tutti gli atti di 
quella giornata indicavano un mnovimento verso 
V anarchia» Quindi sulla sera il Karesciallo di Canb- , 
pò O Paris { a cui era rimasto il comando dopo 
la fuga del Churoh ) e Pastore Comandante della 
Divisone si presentarono al Luogotenente Gene- 
rale circondato dai membri della Giunta, e gli espo- 
sero » la truppa credere compromesso il proprio 
9t decoro se tardasse più óltre a reprìmere i di- 
« sordini popolari; n H Nanelli approvò la mili- 
tare proposta, ed immediatamente si stabili che 
il presidio ( consistente in circa due mila uomini, 
fra quali quattrocento di cavalleria, e duecento e 
quaranta artiglieri ) si schierasse suHa piazza del 
palaxso reale e sulla prossima di Santa Teresa per 
agire secondo le circostanze. Cosi si fece nella stessa 
notte. Frattanto i cittadini che nel precedente gior- 
no erano entrati nelle Fortezze per presidiarle colla 
truppa, giunta la notte se n^ erano andati a dor- 
mire alle loro case. Ma i Comandanti militari non 
approfittarono pienamente di tali circostanze. Essi 



ISSO 5i 

lioiitaroiisi a munire il cattivo Forte che circeoda 
il pabsso reale, e irasciiraroDO cpieili che sono 
sulle spiagge del mare. 

47* L'aspetto della troppa scUerata ia batta* 
taglia Don atterri paoto i soUevati. Anzi essi la 
oidestarono tutta la notte eoUe schioppettate^ e ìb 
minacciaffODo anche con alcuni cannoni che a? e- 
Tano preso neir araencrie. Gonosaiotasi allora la 
necessiti di combattere, i Comandanti militÉfi di- 
seosaero due disegni. Opinavano alcuni » easore 
n d^ettosa la poaisione del pirfaaso reale situato 
s» fira la città ed t sobborghi. Doversi piuttosto 
9 attraversare U città stessa in tre colonne, pren-n 
I» dere posizione presso il porto, dove sì avrebbe 
n il nemico da un lato solo^monire le prossime 
9 Fortexxe del Molo, del Castello a Mare, e ddla 
n Saniti, e qubdi occorrendo ritirarsi lungo la 
9 spiaggia verso Termini e Messina n. ÀI contrario 
credettero altri n doversi colà rimanere, dirigere 
n distaccamenti nella città per tentare jdi rista^ 
» bilirvi la calma, e se occorresse ritirarsi per 
» Monreale a Trapani s». £ questo fu il parere 
che prevalse. 

48. Difatti nella mattina d^ diciassette di lu- 
glio furono spediti diversi distaccamenti per al- 
lontanare dal palazzo reale il popolaccio armato. 
Tutti ottennero qualche vantaggio. Uno che era 
composto di due Compagnie di un Battaglione 
Estero .comandato dal Maggiore Francia ( Gala- 



5l ANNALI d' ITALIA 

bi%se) discese per la strada principale ohe è spa- 
noaa ed in linea retta, ne scacciò i mascalsooi che 
la occupavano, tolse a loro atconi cannoni che vi 
avevano trasferito, e sebbene infestato da motti che 
appiattati tra le case gfi sparavano achioppettate 
ai fianchi ed alle spalle, attraversò P intera città, e 
farmossi tranquillamente presso il mare. Dopo qnaU 
ohe tempo però tutti quei distaccamenti secondo 
le istrmtoni ricevute, ( ed alcuni anòhe costretti 
dalla form) retrocedettero ai loro Corpi. I solle* 
vati presero un tale miiovimento per una sconfitta, 
diVeilneip vie piò audaci è ritornarono più fiiri* 
bondi aHeotf»e. Occuparono quasi seùaa resistenza 
le trascurate FortefUKe esistenti sulk spiaggia del 
iMve. Aprirono le carceri le galere, e co^ aer- 
erebbero il loro numero di eirca duemila e cin- 
quecento scellerati. Non avevano Gapo^non ordi- 
namento alcuno, ma Suppliva ad ogni cosa l'odio 
comune che tutti avevano contro i ICapoEtaoi. Di- 
stinguevasi soltanto per P audacia e più per F abito 
un cerio Gioacchino Yaglica Frate Francescano 
del terz^OPdine, e questi servì talvolta di condot- 
tiere a coloro che gli erano vicini. Essi occuparono 
gli edifizj che circondano la piazza reale, e con 
un fuoco continuo^ molestarono talmente la Fan- 
teria nella medesima schierata, cb§ dopo alcune 
ore di combattimento, in fine alle tre pomeridiane 
la indussero a ritirarsi nel Forte del Palazzo. Que- 
sta ritirata però non si fece colla dovuta regola* 



1820 53 

rìtà, ed iaconÙDciò in lai j^uba un disordìoe ohe 
presto fu portato al colmo dello scoraggìameoto^ 
e dai maneggi della Carboneria. Da ciò ne s^gw 
che dopo breve dimora in quel Forte la truppa 
non ascoltando più il comando ne usci, e si. sbandò 
m var) drappelli cbe presero diverse direzioni. La 
Ga?aUeria segni T^esempio della Fanteria. Intanto 
i contadini delle campagne^ e dei paesi proséimi 
a Palenno si erano parimenti sollevati ad ìmì\fi^ 
lione della città ; quindi i Militari iurono tutti arr 
restali (in quel giorno^e nei seguenti) maltrattati, 
^gatì, e condotti alle pubbliche carceri di; Palermo 
fra gli schiamazù e gli schemi ddP inmltante e 
tripudiante volgo. Perirono in quel gioìmo circa 
trenta militari, e quattrocento circa. furono feriti 
Fra cittadini caddero cinquanta tre morti, e ne 
iurono feriti sessanta sei. 

49- Il Luogotenente Generale HaselIi intesa la 
sconfitta della truppa imbarcossi nella stessa sera 
der diciassette di luglio alla volta dì Napoli, tutti i 
pubblici Impiegati cessarono *dair esercivo dm loro 
uflis], e Palenno rimase pienamente ndl^ anarchìa. , 
n popolaccio saccheggiò il palazzo reale, le ahi* 
tazioni degli Uffiziali, e le caserme dei soldati 
I conladini dei vicini paesi corsero armati ad ac*> 
crescere lo scompiglio della città. Una moltitudine 
confusa di cittadmi, di contadmi, di galeotti e di 
carcerati scappati scorreva le strade esultante ed 
armata, e<i insultante la religione e la società collo 



54 ANNALI ù ITALIA 

schiamazzare «» viva Santa Rosalia » buon^ordine 99. 
Tutti gli onesti cittadini si chiusero e si fortifica-' 
rono nelle proprie case; ma ciò non impediva che 
i mascalzoni (detti volgarmente da un certo loro 
abito bonaché) coìie minacele estorcessero * a loro 
danaro. Talvolta penetravano eziandio nelle stesse 
abitazioni, e col pretesto di provvedersi di armi, 
o di cercare soldati nascosti rubavano quanto tro- 
vavano. Fra quei furibondi s^alavansi i conia- 
tori, che in Palermo erano molti, uniti di abitazio- 
ne, facinorosi, disprezzanti delle l^gi anche in tem- 
pi tranquilli, e perciò formidabili nei torbidi. 

5o. In tale anarchia i soli che conservassero 
qualche influenza sopra altri erano i Consoli del- 
le arti. Quindi moki di essi come capi della mag- 
gior parte del popolo armato, nella mattina dei 
dieciotto di loglio si presentarono al Principe £ 
Torrebruna che «a pretore ( cosi chiamano in 
Palermo il capo del corpo municipale ) e lo in- 
vitarono ad assumere il totale governo ddla città. 
Questi li condusse dal Gardmale Arcivescovo Grra- 
vina, e seco lui si concertò una Giunta provvisoria. 
Si elessero a membri della medesima Tistesso Car- 
dinale ( Presidente ) i Principi di Paterno, di Ca- 
stel nuovo, di Trabia, di Pantellaria, e di Pandol- 
fina^ il Duca di Monteleone, il Marchese Raddusa, 
il Conte di San Marco, e Ruggiero Settimo. Si 
aggiunsero dieci Avvocati col titolo di Collabo- 
ratori, e st nominò Cancelliere Gaetano Bonanno. 



1820 55 

Ragonalasi la GrninUftnel giorno diecioovei cooob* 
be subito la necessità di ammettere alle sue ses* 
si«ai i Consoli delle acti, ed in modo che tutte le 
risolomioni si prendessero col loro consenso. Con 
«pesta misura però mentre Tincolossi internamene 
te con ignoranti artieri, non acquistò Ama suffi- 
ciente per fiorsi ubbidire, quandi continuò per va- 
ij gionu r anarchia. 

Si. Bel dì tenti luglio una turba di carcera- 
ti, e di galeotti scappati circondò il palazso arci- 
vescovile in cui si ragunava la Giunta, e con 
aspetto minaccievole chiese V indulto dei propr) 
delitti. Le circostanse non permettevano di deli- 
berare sulle fiicoltè, e sui risiiltamenti di un tale 
atto. D Cardinale Presidente affacciatosi ad una 
fenestra incominciò a tranquillarli assolvendoli con 
atti di benedizione vescovile^ e quindi la Giunta 
pubblicò che » per le imperiose circostanse in 
» cui si trovava, e per assicurare la comune sal- 
n vessa, si era determinata di accordare un pie- 
9 no indulto non solo a quelli che erano usciti 
» dalle carceri, e dalle galere, ma generalmente 
n a tutti quelli che trovavansi attaccati di colpe^ 
» che qualmente lo meritavano ». Procurò poi 
la Giunta di rimandare alle loro case coloro che 
fra questi ribaldi erano forestieri. 

Sa. In quello scompiglio della città molti na- 
politani ed anche^ alcuni personaggi Palermitani 
che temevano maggiormente il fiirore del popo- 



^^ 



56 . ANNALI d' ITALIA 

lacdo eransi rifugiti nel ^^lasio arcWescof ile . 
Fra questi vi fu il PrÌDcipe di Àci odiato dal 
volgo per il rigore con cui aveva esercitati al- 
euni afficj iDODicìpali, e sospetto ai Faziosi che 
tentasse di rìstabtiive T autorità regia. Incomincia- 
rono questi suoi nemici a declamare » essere tra* 
9» ditone dellfi patria, ed aver fatto inchiodare molti 
9 cannoni che erano in potere del popolo »• Egli 
dimostrò 6cilmente alla Giunta la sua innocenza ^ 
ma non potè distruggere P avversione del popo«* 
laccio, il quale continuava perciò a minacciarlo ia 
quello stesso asilo. Per non esporle pertanto il 
palazzo arcivescovile ad un assalto ne usci la- sera 
dei ventitre di luglio per essere condotto sotto 
la scorta di alcuni conciatori alle carceri, dove 
sperava di avere altro momentaneo rifugio. Ma 
per istrada «m ribaldo (che sembra essere stato 
un mandatario degli stessi suoi condottieri fra quali 
vi era un suo debitore ) gli sparò una schioppet- 
tata e r uccise. Il cadavere fu mutilatole fira Tor- 
rore dei buoni, e gli scherni dei malvagi fu stra- 
scinato tutta la seguente notte per la città, ed in 
fine abbruciato. La di lui abitazione fu saccheg- 
giata. Nella stessa notte fu similmente trucidato, 
per toglierli impunemente il danaro, un certo San- 
ciò uomo dovizioso. Incominciato in tal guisa lo 
spargimento di sangue ed il saccheggio i ribaldi di* 
segiìavano altre vittime al proprio furore, e fra que- 
ste lo stesso Cardinale Gravina creduto felsamenle 



. 57 

proprietario di nolto oco lasciatogli dd^fir^alk» 
Ammiraglio morlo ìd Itptgaa.(i)é Un meco ae* 
adente distesse gli. animi di ({nei fiiribondi* 

53. ÀUd ^onfeace del giomo. iieiili«|imttra di 
luglioL gìmse nel porto il Prìmaipet di Yittifranca 
cbe da qualche tempo, fo—iacoennai, era in «Ha* 
poli. Era questi generalmente ramato eome splen-» 
dido ed attaccatìssimo alle cose patrie. Aecorse 
una mohitadine ad ineontrario^ e fra le giolite 
acdamarioni lo condusse- qnasi trion&lmente al 
palano areiveacovile. Quivi fu subito aeclamalò 
Membro della Giuntq, e poi sul desiderio manU 
festato dal Cardinale Grafina di ritiroMi' daUa pre« 
sìdenza della medesima^ egli ne fu nello stesso 
giorno eletto Presidente. Tattodò attrasse» un^ at* 
tensione particolare del popolaccio anelante aHa 
rapina^ lo distolse dai concepiti disegni, e rinco-^ 
tòf buoni. ' 

54. Intanto la Giunta aTeya nominalo Goosan- 
danle Generale delle armi il G>lonneilo Beque- 
sens, e questi incominciò ad ordinare tre reggi- 
menti di fanteria^ uno di ca? allena, ed un altro di 
artiglieria. Essi non furono mai compiuti ( sebbe- 
ne tì si arruollassero poscia gran parte dei sol- 
dati fiitti prigionieri), ciò nondimeno somministra* 
rono qpalehe forza per^ imporre alta moltitudine. 
Sul principio poi di agosto si stabili una Guar* 

0) V. <805 §. 25. 



58 ANNAU B^ ITALIA 

dia proTVttorìff di sieoNna intonia^ e vi si ascria* 
s«ro tutti gli onesti cittadini* Si proeurò di rìor- 
dinare alquanto P amminiatraaione, ed i tribunali. 
E con tutte cpieste disposizioni ai riusci di tenere 
per qualche tempo in freno c<doro che ai|da«* 
▼ano soltanto alla rapina. Gli Ufisiali che erano 
stati arrestati fiirono messi in libertà con alcune 
precausionL 

SS. La riToluaùope scoppiata in Palenno noe 
si era da principio estesa che ai paesi più pros* 
simL Sb gli autori, e fautori della medesima nulla 
lasciarono d^ intatto per amptarlfr. a tutta P laok. 
Primieramente la Giunta nel di yentisei di lu- 
glio spedi circolari a tutte le. città ( ed alle prin- 
cipali inviò anche Deputati) annunziando loro il 
aeguìto cangiamento, ed invitandole i> a soste- 
I» nere colla dovuta fermessa P iodipendenaa na- 
if rionale sotto la costiturione spagnuola, ed a 
» concorrere a^suoi sferri. Deponessero pertanto 
V le antiche rivalità, e mentre la patria comune 
» era in pericolo, si riunissero sotto unico sten- 
9 dardo, ed unite raddoppiassero le loro forse ed 
9» i loro mezri. Spedissero subito Rappresentanti 
» in Palermo per unirsi alla Giunta stessa «.Al- 
cune città, e molte terre cedettero di latti alP in- 
fluenza di Palermo, ma le capitali delle altre sri 
Provincie rigettarono tali suggestioni. Impercioc- 
ché nel sistema di governo in cui Palermo ave- 
va deteriorato, esse avevano migliorato la loro con- 



ISSO 59 

dBÌooe, e perciò erano bteressate a mantenere gli 
ordini emtenti. D Principe di Belmonte rhe era 
stato inaiato dai Palermitani a M essìna, ed il Duca 
&k Spertinga mandato a Catania non furono ri- 
cerati, ansi furono arrestati, e mandati a Gaeta. 
Allora i Faaioti si accinsero ad ottenere il loro 
intento- colla fi^sa, dirigendo nel mese di agosto, 
binde armate che diiama? ano guerriglie^ per sot- 
tomettere tutta risola. 

S6.I7na di queste bande si diresse alla Tolta 
di Girgenti, città di quattordici mila abitanti, ses- 
ia fiirtificanoni, e senaa presidio. Al primo annun- 
ao della marcia quei cittadini furono spaventati 
dal timore idei saccheggio, e perciò ìncKnarono gè* 
neralmente a cedere alla forza delle circostanze. 
Come suole accadere in tempi torlndi i ribaldi 
fiirono i più audaci, e nella mattina dei noTe di 
agosto una turha di mascalaoni, fira quali segna- 
latan un certo Giosuè laico cappuccino, corse 
armata per la città, e promulgò 1' indipendenza 
siciliana, ossia V unione alla causa di Palermo. 
& Marchese Palermo Intendente dB quella prò* 
vincia fii arrestato, e da Frate Giosuè condotto 
nella capitale. 

57. Contro -Galtanisseita i Palermitani diressero 
il Principe di San Cataldo celebre in quelle vici- 
nanze come possessore di una terra confinante^ 
dalla quale aveva appunto un tal titolo. Glraggiun* 



6o ANNAU d' ITALIA 

sero far) altri Faziosi, e fra questi Michele e Ho- 
dngo Palmieri, ed Orlando antico Gapìlaiìo d.^ ar- 
tiglieria. San Cataldo nel giorno ondici di agosto 
uni da diversi paesi u\ quella ^ua terra cinque o 
sei mila Aialscalaooì avidi di rapinale ne collocò 
una porzione sul Ticino oMmte detto Babaurra che 
s^ iniMiza verso Caltaniglsetta. Questa citta di circa 
quindi» mila abitanti era sansa mura, e non aveva 
che una debole compagnia di fiinteria. Si accinse' 
nondimeno a difendersi colla forsa della propria 
popolazione. Presto però ne nacijue una confiunone 
prossima all' anarchia, e gli impiegati del govèrno 
rita'raronsi colla trupph versò Messina. ITel giorno 
dodici mentre le turbe degli assalitóri saccheggia- 
vano il territorio, yi fu qualche colloquio per unae- 
comodamenlo. Ma nel tempo stesso un ballerino 
piemontese ( un carto Stecco ) che si trovava in 
Galtanissetta si mise 'alla testa di circa seicento 
audaci, marciò al posto di inonte Babaurra, lo prese 
e minacciò di assaltare la stessa terra di San Cas- 
taldo. Non aveva però forze eguali al suo ardire; 
e la sua banda fii battuta, e dispersa dalT artiglie- 
ria delP Orlando. Le bande del San Cataldo al- 
Pannuncio dell^attacco del monte Babaurra si riu« 
nirono, assaltarono Galtanissetta, la presero, e la 
saoch^gìarono. Gli assalitori annunziarono di ave- 
re pordnto sessanta uomini, e di averne uccisi cir- 
ca trecento. 



isao 6i 

58. Sfiedifiono aimSpiieBte i PaleanitaDi aita 
bftttda ocMÉro, Trapani oklft fiMrlificata* Era ^mi 
composta di akune /€^tirai)t di raalicalsoDi -con* 
dotti da un cerio Barone di Maria ddla, tarradi 
MooteTago. LoaingaTasi oostui di poter trarne alb 
soa parte tolti i paesi Ticini alla Forteaza^ e pene- 
trarti dentro 4x>irajuto degli abitanti. Giunto però 
sotto la medesiona si i^onobbedek^K», poiché ti pre~ 
sidio contenne qnelli che £ra i Trapanesi sembra- 
f ano inclinati alla riroita, e fece anche qnalebe 
sortita per raapingerlo. Egli non trovò neppure 
nei cirqonticini paesi qi|el &vore che si attendef a. 
Da ciò ne Tenne che i sani seguaci col prelesto 
di sottometterq nemici tentarono di saccheggiare 
Marsala, Monte di Trapani, ed akrì prossimi luo« 
ghi^ ma trovarono doTunque resistensa^ alooni ri- 
masero mortile gli^altri si dispersero. 

5g. Altra banda fu diretta per sottomettere la 
YaUe di Roto, e specialmeole Siracusa. Era essa si- 
milmente composta di alcune centinaja di ribaldi, 
ed era condotta da un certo Abela siracusano. 
Costui sin dalla sua prima gioventù erasi appli- 
cato alle società segrete ed alle cospirazioni, ed 
appunto per tal motivo era carcerato in Napoli 
allorquando nel mese di luglio scoppiò la rivolu* 
sione. Uscitone recossi in Palermo, comparve pub^ 
pKcamente ornato delle divise cari>onare, e volle 
che tali insegne portassero manifestamente anche 
quei faziosi che avevano il titolo di Uffiziali nella 



6a ANNAtl b' vsaua 

MM banda. I suoi aeguaei però inoominciarona per 
▼aij motivi a eonteodere fra loro {Hridn di par- 
tire da Palermo» Yenoero q^in^ apertamente alle 
ami dopo due giorni di marcia^ e ne rimaselo 
diversi morti e feriti, filtri retrocedettero verso 
Palermo, dorè furono arrestati, ed in parte foèi- 
latL Finaln^nte ai dieci di settèmbre egli perven- 
ne a Licata. Ma quei abitanti presero le armi, ucci- 
sero ottantuno di quei masnadieri, ne arrestarono 
alcuni i( fra quali PAbela ) e dispersero gli altri. 

. 60. Parti finalmente da Palermo altra spedi- 
sione eontro GeCédiL Era questa città tranquilla, e 
sommessa^ ma sedeva m essa Sergio Vescovo da* 
naroso, e non molto venerato dal popolo; e per- 
ciò nacque il desiderio 'ad alcuni Faùosi palermi- 
tani di estrargU una parte delP oro accumulato. 
Capo di essi fu un certo Battaglia già Console 
dei carbonari, e potente fra suoi. Sparsa la voc» 
cbe il Sergio agitava quella città, il Battaglia più 
di proprio moto che per ordine della Giunta vi 
si recò con una masnada di ribaldi, vi entrò^ sensa 
ostacolo, ne arrestò il Vescovo, e non lo rilasciò 
che dopo di avergli estorto undici mila once. Er- 
rante Frate Francescano ascritto a quella banda 
non avendo potuto partecipare al bottino, come 
anelava, se ne distaccò, e con alcuni seguaci re- 
cossi a sfogare la sua rapina e libidine nella vi- 
cina terra di Santo Stefano. Uà quivi gli abi- 
tanti lo trucidarono con alcuni de^ suoi, ed i re- 



18&0 6% 

stanti finrono dìstriilli da «kca banda pàlermilaDa 
meno ìndécìle. 

61. Era ({ne8t^ultillla gocfìglia eomaaidate da 
Bafiieie Paknierì il <|iiale da Ge&là marciava T«rso 
•Masaina* Giunto nella metà di a^tor a Miatretta 
attese a raceogliere altri armi^i^ed intanto spedi 
un certo Basan con novanta nomini verso Bront 
te. Arrivato questi a Ceserò vi fa accolto trancpul* 
lamente, ma poco dopo fot assalito improvviaameiite 
dagli abitanti, i quali trucidarono cinquabta £ quei 
masnadieri^ 19 misero in fi;^a gli altri. 

6a. Sul princi{Mo poi di settembre i Palermi- 
tani spedirono il Principe di San Cataldo, ed Or* 
landò nella Yalle di Noto, colla istmaione di rae^ 
cogliere circa due mUa nomini, e poi marciare 
contro Catania città doviaio$a, tranquilla, e* senza 
mora. Altre forse diresse nuovamente contro Tra- 
pani. Ma ormai dovevano desistere dalle offese, e 
pensare alla difesa. 

63. E quivi converrà narrare che il Principe 
Vicario Generale del Regno alla prima notisia della 
rivoluzione di Palermo pubblicò una proclama- 
zione a£kttuosa p^ tentare di richiamare air or- 
dine i traviati. Confermò la Giunta stabilita dal 
naselli, e nominò Luogotenente Generale di Sici- 
lia Ruggiero Settimo. Nel tempo stesso poi spedì 
a Palermo una Flottiglia coir istruzione al Co- 
mandante della medesima di offrire rimbarco ai 
Napolitanr che desiderassero ritornare alla Patria, 



64 iUHNALl d' ITALIA 

ed ai Siciliani che colessero recarsi a Napoli: Ma 
tutte queste disposizioni furono inutili. ifiDperckM> 
die la Flottiglia givnta nella rada di Palermo nel 
di Tenticinqiie di lugKo accrebbe colla sua presenaa 
il tumulto itiTece di sedarlo. Non potè comuni- 
care liberamente colla città^ e dopo breve ed insi«^ 
gnificante' colkMpiio «con una Deputatone della 
Gìmita Palermitana se ne ritornò in Napoli. Alloca 
il' Principe Vicario Grenerale con decreto dei Ten- 
tin<|¥e àMo stesso mese di loglio nominò Luo- 
gotenente Generale in Sicilia il Principe della Sca- 
letta^ che era già Gorernatore di Messina (il Na- 
selli fu destituito da tatti gli onori) e questi prese 
le opportune provvidenze per impedire il più che 
fosse possibile i progressi delia rivoluzione neirisola. 
- 64* Mentre pòi il Governo di Napoli prende- 
va quelle provvidenze che credeva* opportune nei 
primi giorni della rivoluzione de' Palermitani, que- 
sti neir ebrietà della vittoria riportata sul presi- 
dio credevansi di già costituiti in popolo indi- 
pendente. Deliberarono pertanto ( ai ventitre di 
luglio ) di spedire una Deputazione in Napoli 
per stabilire diffinitivamente le cose loro. Fu que- 
sta composta di otto membri fra quaK il Prìnei- 
pe di Pantellaria, ed il Conte di San Marco fra 
principali della città, ed i Consoli de' pescatori^ e 
dei calzolai. La Giunta diede loro V istruzione 
» di trattare per avere V indipendenza totale dal 
» Regno di Napoli con un Re particolare della 



1820 65 

» stessa Dbaslia. Se tanto non fosse stato possi- 
n bile di concertare, si procurasse almeno, di a^e- 
» re r amministrazione separata come P aTevano 
K avnta p(plma del mille ottocento e sedici, colla 
s residenza in Palermo di an Principe della Rea» 
9 le Famiglia ». 

65. Giunti i Deputati presso Napoli ai due 
di agosto^ il governo incaricò Davide Winspear 
9> d^ interrogarli, e di respingerli se mostravansi 
» nemici o stravaganti, ed all^ opposto riceverli se 
n erano sommessi » risposero che » penetrati dai 
« più vivi sentimenti di rispetto e' di obbedienza 
•• per il Re, quali suoi sudditi, recavansi ad esporre 
» al Principe^ Vicario Generale non solo la verità 
« dei latti occorsi^ ma ancora la situazione in cui 
n si trovava . allora qneUa Capitale, e gli ardenti 
» voti di tutta la popolazione ». Avuta tale di- 
chiarazione il Grovemo li mandò in una casa di 
campagna alle falde del colle di Posilipo, dove fu- 
rono alloggiati decentemente, ma custoditi in modo 
che non potessero comunicare con alcuno. 

66. Nel seguente giorno tre di agosto i Mini- 
stri Campochiaco e Zurlo recarono a sentire le 
loro domande ed avendo intese le proposizioni 
risposero » non potersi dal Governo riconoscere , 
n la Deputazione se non nella qualità di sudditi 
»• che si dirigevano al proprio Sovrano e non già 
» in qualità di rappresentanti di una Potenza spe- 
» ditia trattare con un^ altra. Il popolo di Palermo 

T.VIL 5 



66 AKHAU h* ITALIA 

poi atere male procedalo nel reclamare la io- 
dipendenza colle armi aHa mano,fiicendo pri- 
gioniera la truppa costituendo un Govemo proY- 
yisorio pubblicando 'manifesti propendenti al- 
r anarchia e procurando di trarre a se il rima- 
nente deir Isola. Ciò non ostante il Principe Vi- 
cario Generale facendo uso della sua dolcezza 
lungi di correre a misure estreme, avere offerto 
il perdono generale qualora si ritornasse alP or- 
dine. Per quanto pero fossero manifeste le di 
lui disposizioni dolci, e clementi, essere incom- 
patibile colla sua dignità lo ascoltare le domande 
dei palermitani prima che fossero rientrati nel- 
Pordine. Quindi si ristabilissero i magistrati, ogni 
autorità momentanea si togliesse, fuori di quella 
che dal Governo si slimasse di far. rimanere pel 
bene comune. Si obbedisse alla leggi come pri«* 
ma, e tutto avesse luogo come per lo passato. 
Si rimettessero gli stemmi, del Re in tutti gli 
ordini, e si eseguissero esattamente gli antichi 
titolari e forinole. I Napolitani che volessero par- 
tire ne avessero la libertà. La truppa si liberasse 
e s* imbarcasse. In quanto poi alP indipendenza 
della Sicilia dal regno di Napoli non sapersi 
ancora gli ordini del Principe Yicario Grenerale^ 
ma se pure il medesimo volesse aderire a tale 
proposta, ciò non sarebbe nelle sue facoltà, aven- 
do le Potenze Gollegate stabilito nel trattato di 
Vienna la integrità dei due Regni senza che ciò 



1820 67 

v fosse stato richiesto dal He Ferdinando. I prìn- 
y> cip]-" generalmente adottati delle grandi masse 
» averlo indotto a questa mbur^, come si era fatto 
n pei Paesi Bassi e per Genova. Del resto la co- 
» stituzione di Spagna vietare lo smembramento 
*t del regno ed inoltre aversi documenti per di- 
>9 mostrare che il voto della maggior parte dei Sici- 
» liani era quello di essere dipendenti da Napoli ». 
67. Il Deputato Console dei Pescatori (Tor- 
torici) portò questa risposta in Palermo, e la me- 
desima nel giorno otto di agosto fii Ietta pubbli- 
camente nella Giunta circondata da una follai di 
ascoltanti Essa fu generalmente male accolta per- 
chè non anàloga alle fatte domande. Un giovane 
de' più fanatici esclamò » indipendenza o morte » 
gli astanti ripeterono lo stesso, e poco dopo tutti 
i cittadini, alla coccarda tricolore ed al nastro giallo 
che di già portavano, dovettero aggiungerne un al- 
tro in cui era impresso coir indicato motto il te- 
schio della morte. La Giunta poi incaricò la De- 
putazione di far osservare ai Ministri napolitani 
n I Palermitani avanzare petizioni al proprio So- 
9» vrano nella stessa mfaniera con cui Tarmata na- 
99 politana gli aveva domandata ed ottenuta la 
« costituzione. L'armata poi avendo fatta una ri- 
9» voIuzione,.e spogliato il re della sovranità, questa 
9i dover ritornare a chi apparteneva, e perciò la na- 
9> zione siciliana intendeva di avere riacquistato là 
» sua esistenza politica, e la sua sovranità. Questa 



68 . ANNALI b' ITAUA 

spettarle per diritto delle genti, per aterla rì- 
Tendicata [dalle mani degli Angioini nel mille 
duecento e ottanta due, quindi costantemente 
conservatale finalmente confermata colla costi- 
tuzione del mille ottocento e dodici. I Paler- 
mitani per mera difesa ayer combattuto contro 
la truppa, averla fatta prigioniera, ed aver cer- 
cato di unire alla loro causa tutta la Sicilia. Es- 
sere pronti ad imbarcare i Napolitani prigionie- 
ri, ma il ritorno dover essere reciproco, e perciò 
potessero ritornare in patria i Siciliani che erano 
nel regno di Napoli. Il popolo essere disposto 
ad ubbidire alle leggi, ma essere impossibile che 
si ristabilissero le Intendenze, il registro, la carta 
bollata, e tutte le altre recenti Istituzioni, con- 
trarie allo spirito nazionale, e odiate dal popojo. 
La unione poi della Sicilia al regno di NapoIi^ 
non derivare dalle disposizioni del Congresso 
di Yienna^ ma da un maneggio posteriore fatto 
eseguire dal re per distruggere la costituzione 
di Sicilia. Essere una mera petizione dì princi- 
pio il dire che la costituzione di Spagna si op- 
ponesse alla divisione dei due regni, poiché que- 
sto appunto era il soggetto della conlesa. Essere 
poi incontrastabile che tutti i Siciliani desidera-* 
vano la indipendenza, e doversi soltanto attri- 
buire alla tirannia degli Impiegati, se tutti non 
potevano manifestare tal voto ». 



1820 69 

68. Ritornato il Deputato palermitano a Na- 
poli con tali repliche, il Principe Yicario Ge- 
nerale intesa la Giunta, ed il consiglio de^ Mi- 
nistri, nel dì trentuno di agosto spedi il Generale 
Parisi, Davide Winspear, ed il Colonnello Russo 
a partecipare (a Toce) agP inviati Palermitani » la 
» indipendenza dì Sicilia allorché si sarebbe con 
» indirizzo chiesta al Re dalla Città di Palermo, 
» e da tanti altri Comuni quanti addimostrassero 
n il voto dalla maggior parte dei Siciliani, sarebbe 
» con reale decreto costantemente accordata. Si 
» darebbe similmente un*amnbtia. Col vocabolo 
» d^ indipendenza intendersi che la Sicilia avesse 
» un parlamento particolare, e godesse di tutti i 
s» rìsultamenti che derivavano dalla costituzione 
» spagnuola, che la nazione siciliana era per ab- 
9 braccìare. Tale indipendenza però avesse le se* 
9» guenti limitazioni: il Re capo del regno di Ka- 
V poli^ lo fosse egualmente di quello di Sicilia. Fos- 
9 sero comuni la lista civile, il corpo diploma- 
ai tieo, r esercito, e la flotta, f^a Sicilia sommini- 
9f strasse la sua porzione delle spese generali^ ed 
s» il contingente di uomini per V esercito. Il Re 
9 provvedesse alla sua rappresentanza in Sicilia. 
9 Palermo rientrasse nelP ordine, e per tale effetto 
9 ristabilisse gli stemmi regi, intitolasse gli atti a 
9 nome del Re, disponesse una guardia civica, ed 
9 ubbidisse alle leggi. S^ imbarcasse la truppa car- 
si cerata. Intanto una Spedizione militare sarebbe 



yO ANNAU D ITALU 

M partita per la Sicilia^ i Palermitani si dirigessei'o 
9 al Comandante della medesima per quanto oc» 
M corresse ». Intese tali proposizioni quattro Depu- 
tati ritornarono a Palermo, e là Giunta nel di un- 
dici di setlembre le manifestò al Pubblico^ sog- 
giungendo che » trattandosi di decidere del de- 
n stino deir intiera nazione siciliana, fiiceva d'uopo t 
n della massima maturità nel calcolare la conye- 
n nienza di. tali progetti. Avrebbe messo ogni stu- 
SI dio per preseptare sollecitamente al trono i sen- 
9» timenti che maggiormente convenÌTano alla fe- 
9 licita della Sicilia ». 

69. Yarj poi erano i motivi che avevano in- 
dotto la Giunta palermitana ad un tuono così mo- 
derato. Primieramente continuando sempre ad es- 
sere inceppata dall'influenza dei Consoli delle arti 
e del popolaccio armato, non aveva mai potuto 
acquistare T autorità necessaria per agire libera- 
mente. E da questa debolezza del Governo ne .de- 
rivavano naturalmente omicidi, forti, estorsioni, ed 
impunità della maggior parte derelitti. Allorquando 
nel mese di luglio era scoppiata la rivoluzione, nel 
pubblico banco eranvi cento e settanta mila onze 
del Governo, e cinquanta mila de' particolari. In 
breve tempo tutto fu consumato. Intanto dalP in- 
terno deir Isola per gli impedimenti del Governo 
generale stabilito in Messina, e per gli stessi in- 
trinseci sconcerti non pervenivano nella capitale le 
soGte contribuzioni. BTon vi si recavano né anche 



1820 ^^ 

le rendite dei particolari, essendo state le medesime 
seqaestrate dal Governo napolitano^ quindi tutti 
gli inconVenienti deriTanti dalla mancanza di da- 
naro. In tanto sconcerta la Ginnta incominciossi 
ad appigliare a prestiti yolontarj, ma ebbe pochis- 
simo. Intimò poscia un prestito forzato di duecento 
mik onze, ed estrasse somme ragguardevoli; ma 
con ciò si accrebbero le angustie dei particolari. 
Tutti gli onesti nel mese di settembre erano ri- 
stucchi dello stato infelicissimo in cui erano da 
due mesi le cose pubblichete di già il desiderio 
di una tranquilliti qualunque prevaleva a quello 
di una incerta indipendenza. 

70. D'altronde il Governo napolitano compren- 
dendo che non èra possibile di ridurre Palermo in 
ossequio colle persuasioni, erasi appigliato alle ar- 
mi. Di già nel mese di agosto aveva spedito al- 
cuni battaglioni a Messina, Catania, e Trapani, ed 
una flottiglia ad incrociare fra Trapani, e Termini. 
Sul principio di settembre poi, come aveva parte- 
cipato ai Deputati palermitani, aveva spedito sei 
mila uommi a M elazzo, con una squadra compo- 
sta di un vascello, una fregata, una corvetta, due 
polacche, quattordici brigantini, sei cannoniere, ed 
una bombardiera. Il comando della squadra fu dato 
al capitano di vascello Bausan; e quella di tutte 
le truppe di Sicilia al Tenente Generale Flore- 
stano Pepe. Ebbe questi P istruzione 9» di repri- 
9» mere Tanarchia, ed il disordine. Adoprasse per 



72 AHHAU D ITAtU 

91 tal^eflfetto coUa città di Palermo i nietsi di con« 
s» dilazione soUe basi indicate a^ suoi Deputati^ e 
» 86 tali condizioni ragionevoli fossero ricusate o 
» non eseguite, adoprasse la forza. In tutto il corso 
9» però d^lle ostilità non perdesse mai di veduta 
» i mezzi di conciliazione senza intermettere ^t- 
99 tavia quelli della forza^ e serbata sempre la «di- 
99 gnità del Governo. Se la conciliazione avesse 
99 luogo pubblicasse un'amnistia generale; la con* 
9> cedesse poi secondo le circostanze anche nel 
99 caso in cui fosse costretto a far uso delle acmi 9». 
Con tali forze ( alle quali uni alcune compagnie di 
volontari messmesi ) ed istruzioni, Pepe marciò lun-* 
go la spiaggia del mare, e nel di sedici di settem- 
bre la sua vanguardia pervenne senza ostacolo a 
Gefalù. Palmieri il qpale colla sua banda era a 
Histretta ritirossi senza combattere sino a Termini. 
71. Frattanto Costa Colonnello con cinque bat- 
taglioni stanziatilo precedentemente sbarcati in Mes- 
sina, sul fine di agosto si era recato per Catania 
a Caltagirone citta unita a Palermo, e nel di ven-» 
tinove r aveva ridotta in ossequio senza combat-* 
tere. Occupata questa città ragguardevole ebbe &- 
cilmente in ubbidienza Terranova, Piazza^ Nicosia, 
Leonforte, ed altri luoghi circonvicini che avevano 
similmente abbracciato la causa dei PalermitanL 
Egli marciò poscia sopra Caltanissetta, occupata 
daU* Orlando il quale in taP epoca aveva ragunato 
circa mille e settecento uomini con quattro can- 



1820 ib 

noni, ed ayera preso posizione presso la* medesi- 
ma. Nella noaUina dei selte di settembre egli at-> 
tacco quella massa, e dopo breve scaramoccia gli 
tolse i caBDoni e lo disperse. Entrò nello stesso 
giomo in Galtanissetta, e poi squadronò sopra 
AUmena e Termini. 

72. Mentre le troppe marciavano verso Paler- 
mo, la Giunta nel giomo dodici di settembre in- 
cominciò a stabilire cbe » dopo di avere cono- 
99 aciuto le proposizioni comunicate dai Depotati 
» giunti da Napoli, dirette a concbiudere una con- 
» diiasione col Governo napolitano, e ad assicu- 
» rare T indipendenza della Sicilia, desiderando di 
9» risparmiare al più presto possibile la effusione 
» del sangue, autorizzava il Principe di Yillafranca 
» Presidente a trattare con il Comandante delPar- 
» mata napolitana per la cessazione d^lle ostilità ». 
n Yillafranca nel dì seguente scrisse su di ciò al 
Generale Pepe, e poi inviò un Dffi»ale per meo- 
minciame a trattare col Comandante dei posti av- 
vanzatL Infiurmato quindi cbe Tarmata najpolitana 
era arrivata a Gefalu concertò che si recasse pres- 
so Pepe una Deputazione di otto individui fra'qua- 
li Ruggiero Settimo, il Principe di Trabia ed il 
Conte di San Marco. H Comandante napolitano 
accolse la Deputazione con tutta gentilezza, ma 
nei tempo stesso ( ai dieciotto di settembre ) par- 
tecipò apertamente: » la proposta sospensione di 
» armi supporre uno stato di guerra, e questo 



^4 ANNALI d' ITALIA 

91 non eàutere. Del resto le idee comunicate dalla 
n Deputazione essere quasi conformi agli ordini 
n che aTeva riceruto dal Prìncipe Yicarìo Gene* 
9 rale. Le truppe avrebbero ristabilito V ordine 
9 oTunque fosse stato turbato, senza rammentare 
» il passato. Si sarebbe in seguito cercato di *co- 
» noscere la volontà di tutta la popolazione di Si- 
» cilia per mezzo dei Deputati regolarmente con* 
n yocati.Il ¥oto della maggior parte di essi avrebbe 
n deciso ohe si ottenesse dalla sovrana bontà ciò 
n che il Prìncipe Vicarìa Generale aveva promesso 
» per la. felicità dei suoi sudditi. La volontà del 
9 Re e P interesse comune di tutti i sudditi del 
n regno delle due Sicilie prescrivevano di evitare 
99 qualunque effusione di sangue: avrebbe fatto di 
99 tutto per conformarvisi) a meno che non fosse 
» astretto dalla imperìosa necessità. Il comando 
99 generale delle . armi in Sicilia essergli affidato. 
9» Tutte le truppe di qualunque genere dovere 
9f per conseguenza idipendere da^suoi ordini. Quin- 
$k di fossero subito inviati in Termini tutti i militari 
9» prigionieri in Palermo^ nello stato in cui erano 
V prima del disordine 99. 

^3. Ritornata la deputazione in Palermo con 
tale risposta grande commovimento vi fu nella 
Giunta. Imperciocché V odio^ ed il, disprezzo dei 
ITapolitani contrastavano colla necessità di dover- 
si nuovamente sottomettere alle loro armi, ed alle 
odiate leggi Non mancarono fimatici i quali non 



1820 jS 

snebberò voluta alcuna transazione. Ma il Prin- 
cipe di yillafninca non mancò di fare osservare 
n la maggior parte della Sicilia ngn essersi uni- ' 
» ta alla causa dei Palermitani, o essere di già 
n ritornata all' ubbidienza dei napolitani. Palermo 
» essere ormai ridotta alle sue proprie forze, e 
^ queste essere molto tenui. Imperciocché essere 
» pochi 1 soldati, ed esausto P erario, quindi do- 
» Tersi accomodare alle circostanze 9» . Tutte le per- 
sone assennate erano in ciò d* accordo, e la Giunta 
dopo lungo e vivissimo dibattimento, nel giorno 
diciannove di settembre stabili » doveissi accettare 
9 le proposizioni spiegate dal Generale Pepe con 
» quelle modificazioni che si potessero sperare 
» dalla mediazione del Principe di ^iilafranca, e 
» dalle altre penone che Io avrebbero accompa- 
s» gnatp ». Ed alcune modificazioni erano di&tti 
indispensabili. Imperciocché era impossibile di re- 
stituire la truppa nello stato in cui era nel mese 
di luglio, essendo slata la medesima spogliata, e 
poi dispersa. Il Tillafranca partì nel di seguente 
con altri sei Deputati per incontrare il Generale 
Pepe, e concertare P occorrente per P ingresso dei 
Napolitani in Palermo e la consegna delle Fortezze. 
74. Intanto nella sera dello stesso giorno di- 
ciannove di settembre la vanguardia di Pepe, e 
la brigata di G>sta si avvicinarono a Termini se- 
condate per mare da una Divisione della squadra. 
Questa città distante da Palermo non più di di- 



j6 AlflfALI d' ITAUA 

ciotto miglia era munita di un piccolo eastello 
presidiato dai sollevati, e difesa per mare da cin- 
que cannoniere, e da altri tre piccioli bastimenti 
palermitani. I Napolitani vi furono rìceruti ostil- 
mente tanto per terra, che per mare, e ne seguì 
una scaramuccia che durò sino alla notte. Kel dì 
seguente ambedue le parti erano disposte a rin« 
noTare P azione j ma i Palermitani avendo avuto 
r avviso che la Giunta aveva accettate le condii 
sioui proposte, desistettero dalle ostilità, ed i Na- 
poletani occuparono pacificamente Termini dalla 
parte di terra. Non così tranquille furono le cose 
sul mare. La flottiglia palermitana alP avviso della 
cessazione delle ostilità, partì dalla rada di Ter- 
mini per ritornare in Palermo. Ma i Napolitani i 
quali avevano V istruzione di ridurre alP ubbi- 
dienza qualunque forza armata, si opposero a tale 
ritirata. Ne derivò un» zuffa presso Solanto, nella 
quale cinque bastimenti palermitani investirono a 
terra, e furono presi dai Napolitani, tre poterono 
fuggire ed arrivare a Palermo. 

75. Durante V azione il Principe dì Yillafran- 
ca navigava cogli altri Deputati sopra picciol le- 
gno per approdare a Termini. Trovandosi improv- 
visamente in mezzo al fuoco innalzò bandiera par- 
lamentaria^ ma il segnale non fu veduto, e per 
evitare i pericoli, dovette approdare alla spiaggia 
di Trabia, Proseguito di poi il cammmo per terra 
incontrò a Termini il Grenerale Pepe, con cui con- 



1820 . 77 

certo il modo d^ ìotrodurre presidio napolitano in 
Palenno. Fu perciò designalo il giorno Tenticin* 
qae di settembre. Yillafranca. per evitare altri pe- 
ricoli del TÌaggio, e temendo d^ altronde del po^ 
polaccio, rimase io Termini. Pepe pobblicò una 
proclamauone in cui prometteva intiero obblio dei 
latti passati. La Giunta nel dì yentiquattro appro- 
vò il tutto, lo manifestò al popolo, e dispose V oc» 
corrente per la esecuzione. 

76. Cosi pacifiche però non erano le dispo- 
aìuoni del popolaccio di Palermo. Cieco neirodio 
je nel disprezi^o contro i Napolitani, e presuntuoso 
per la vittoria riportata contro di essi ai dieci- 
sette di loglio^ non li avrebbe più voluto vedere 
di presidio, e d' altronde temeva la vendetta per 
gli insulti a loro fatti. Quindi mormorasioni, sospetti 
di tradimento, diffidenza della Giunta, della guar- 
dia civica, e degli stessi Consoli delie arti, e pro- 
teste di combattere contro qualunque forza ar- 
mata che si fosse avvicinata alla città. Coloro i 
quali aspiravano alla rapma vedevano con piace- 
la tale agitazione, e procuravano di accrescerla. 
Così erano le cose quando nella sera dei venti- 
quattro di settembre si ricondussero in città al- 
cuni canqoni che erano stati collocati in una pros- 
sima posizione nel caso in cui si fosse dovuto 
combattere^ Accorsero molti curiosi, ed oziosi ( era 
giorno festivo ) a vedere quel trasporto, molti lo 
mirarono con rincrescimento, ed alcupi susurraro- 



78 ANNALI d' ITALIA 

no d^' impedirlo. Ne deritò un picciolo tumulto 
nel quale i cannoni furono abbandotiaii, e |>(^o 
dopo presi da una turba dt popolaccio. Crebbe 
con ciò la costernazione in tutti i buoni cittadi- 
ni Finalmente nella sdente mattina dei Tenti- 
cinque di settèmbre il popolaccio soUeTossi aper- 
tamente in difersi siti, aprì le carceri, e rimise in 
libertà una turba di ribaldi. Assdtò e dopo qual* 
che cembattimento disarmò e disperse i posti della 
guardia civica; entrò nel palasso dello stesso Prin- 
cipe di yillafiranca col pretesto d' impadronirsi di 
un supposto deposito di armai, e ne saccheggiò 
una porzione. Strascinò qubdi una quantità di can- 
noni terso il Iato orientale deUa citta, e mentre 
neir intemo tutto era ricaduto nell* anarchia, corse 
tumultuariamente per opporsi alla truppa napoli- 
tana che si accostava. 

77. Di fiitti il Generale Florestano Pepe do- 
po il mezzo giorno erasi avvicinato a Palermo, e 
r aveva investito dalla parte di levante. Egli ave- 
va diviso la sua truppa ( priva d* artiglieria la qua- 
le era a bordo della squadra, e per il cattivo tem- 
po non si era potuta sbarcare ) in tre brigate. 
Una sotto gli ordini del Generale Campana ap- 
poggiata la sua destra alla spiaggia del mare, e 
r altra comandata dal Colonnello Costa estende- 
va la sinistra alle fiiide delle prossime montagne. 
Il Colonnello Celentano comandava la terza e for- 
mava la riserva. Questo movimento doveva es- 



1820 79 

appoggiato dalla squadra*, iri4 i Tenii contm- 
1] la leoeTaoo lontana dalla spiaggia. I Palermi- 
tani incominciarono a molestare la troppa con 
an fuoco viTissimo di artiglieria dai bastioni, ed 
anche maggiormente da Ire cannoniere. Varie tor- 
be uscirono eziandio con cannoni dalla città. Al- 
tre se ne formarono nelle ticioe campagne, ed as- 
salirono audacemente i Napolitani di fronte e sul- 
P ala sinbtra. Ciò non ostante Pepe continuò la 
sua marcia tranquillamente, respinse colla sola mo- 
schetteria quelle bande, e loro tolse alcuni can- 
noni. Soll^ estremità della destra penetrò eziandio 
in una parte della città per un tratto n^n difeso 
da mora, e ne occupò alcuni edifizi. Ha il fuoco 
deir artiglierìa del vicino Forte della Garita, é del- 
le cannoniere lo costrinse ad abbandonarli. Nella 
seguente notte le cannoniere napolitano poterono 
accostarsi alla città, e cambiarono alcuni colpi con 
quelle dei Palermitani, e coi Forti che sono sul 
mare. Bersagliarono eziandio alcune caserma con 
lievissimo danno. Nella mattina dei yentisei di set- 
tembre Pepe tentò di comunicare cogli abitanti, e 
per tale eflktto spedì a loro un capitano con ban- 
diera parlamentaria, ed una proclamazione. Ma nei 
tempi di anarchia non si rispetta il diritto delie 
genti, e quel parlamentario fu trattenuto dal po- 
polaccio, maltrattato, e chiuso in un Forte. Allora 
Pepe ordinò un nuovo attacco alla città, vi pene- 
trò altra rolla coll^ estremità della sua destra, e 



8o AlfNALI d' ITALIA 

ne occapò un angolo. Gli abitanti fti difesero rab- 
biosamente, i soldati incendiarono alcune case dal* 
le Spiali erano molestati, trucidarono qualche in- 
nocente, e la guarà prese un aspetto ferocissimo. 
Allora Pepe considerò » in tale esacerbanone di 
9» animi ia occupasione di Palermo essere diffici- 
ff le, e se possibile, certamente disastrosa. Q&indi 
» essere meglio attendere che la riflessione pre- 
I» Talesse alP odiò ed intanto rìceTesse la sua ar- 
» tiglieria 9». Abbandonò pertanto *i posti occupa- 
ti nella citta, o presso le porte, e prese posizione 
fuori del tiro del cannone. I tumultuanti credet- 
tero che non si ritirasse per prudenza, ma per 
debolezza, ed uscirono ad attaccarlo sulla sua si- 
nistra, ma furono respinti colla perdita di molti 
uomini, e di alcuni cannoni. Il frate Yaglica di- 
Tenuto così celebre nel mese di luglio, e poi in- 
signito del grado di Colonnello, non mancò di 
uscire a combattere fuori della città. Ha presto si 
finse ferito, e ritirossi in un ospediale. Nella sera 
Pepe fece gettare nella città alcune bombe, e gra- 
nate dalla flottiglia. 

7.8. Frattanto Palermo continuava nelP anar- 
chia, poiché né la Giuntarne i Consoli delle arti 
avevano più la minima autorità, o influenza. Quin- 
di estorsioni,, rapine, saccheggi, ed uccisicfni. I be- 
nestanti erano per la maggior parte diiusi nelle 
loro case, altri si erano nascosti, ed alcuni cerca- 
vano di fuggire dalla città, sebbene ne fosse pe- 



1820 8i 

lìcolosimiiia F uscita. Il popolaccio vedendo die 
rìcusaYaoo di combattere schiamazzò essere oemi- 
ci delia patria, traditori, e con stravagante deoomì* 
nazione chiamolii Giacobini. Alcuni forsennati su- 
surrarono eziandio che dopo di avere distrutta la 
truppa napolitana con?emva trucidare i cento pri* 
mari possidenti palermitani, subentrare nei loro be- 
ni e titoli^ e creare Re di Sicilia un cerio Giai- 
mo, che. era un celebre friggitore. Fra i saccheg- 
^ti vi fu House vecchio ottuagenario^ e già Pre* 
cettore dei figli del Re. Fra i trucidati si anno- 
Terò il Tortovict Console dei pescatori. 

79. Nella sera del giorno ventiaei di settem- 
bre il fuoco emesso per qualche tempo presso la 
porta di Termini, ed una turba inerme uscì dalla 
città. Allora Gianciulli Maggiore napolitano acco- 
sloasi alla medesima, e senza che ne avesse avu- 
to V incarico dai superiori, chiese che gì' iodicas* 
sero pejTsona di fiducia del popolo per parlamen- 
tare, e frattanto entrò nella città. Alcuni gli accen- 
narono il Principe di Paterno che avea F abitazio- 
ne vicina, altri minacciarono di trucidarlo. Ma il 
Paterno usci ad incontrarlo, e lo condusse nel suo 
palazzo. Era il Principe di Paterno fira più nobi- 
li e più ricchi proprietarj di Palermo, audace, scal- 
tro, e bizzarro ^ ottuagenario, ma dì un animo vi- 
goroso, (ranco promettitore ed impudente man- 
catcnre di parola. Egli approfittò destramente di 
quel principio di finvore popolare, e delP arrivo 
T. VII. 6 



8a ANNAI.1 d' ITALIA 

del parlamentario, e scrisse al Generale Pepe prcH 
ponendogli un aUK>ccanìento per trattare di ac- 
comodamento. Nel di ventisette discusse sul luo- 
go in cui doYCYa tenersi, aspettando frattanto il 
tempo opportuno per poterlo eseguire. Hdla mat- 
tina poi dei Yentotto di settembre riunì la Griunta,, 
e dalla medesima iu acclamato Presidente colla 
fiicoltà di trattare e convenire di quanto occorresse 
col Comandante napolitano. Restava però da su- 
perarsi la difficoltà principale^ cioè a persuadere 
il popolaccio armato, il quale sospettava di tradi- 
mento, minacciava di ti^idare il parlamentario, e 
frattanto continuava a combattere coi posti avvan- 
sati dei Napolitani. Per ammansarlo il Paterno as- 
sunse una coccarda bianca qual segnale di pace, e 
quindi colla guardia di alcuni sgherri suoi fidi 
incominciò a girare per la città chiedendo alle tur- 
be dei mascalsoni che incontrava » se volevano 
• pace o guerra ». A coloro che rispondevano » pa- 
ce » li avvertiva i» fossero cauti, poiché vi po- 
9 teva essere tradimento ». A quelli che gridavano 
» guerra » soggiugneva che » avrebbe loro som- 
» ministrato danaro^ e viveri, ma uscissero a com- 
» battere fuori della porta ». Invitava poi tutU » a 
» riflettere maturatamente a riunirsi altre volte in 
» determinati luoghi^ ed a manifestargli la loro vo- 
» lontà ». Cosi acquistossi, e si mantenne la fidu- 
cia del popoUccio, ed alcuni sospettarono che fi*a 
'le sue bizzarrie avesse concepita qualche lusinga 



1820 8^ 

iH potersi servire di tal &Yore per ascendere al 
soTrano dominio ddla città, se gli si fosse presen- 
tato qualche propizio accidente. Scorsero così quat- 
tro giorni. Frattanto Pepe riceTette finalmente la 
sua artiglieria^ stabiB una battana di tredici possi, 
e nel di trenta di settembre incominciò a tirare 
qualche colpo sulla città. Egli aveva eziandio oc- 
cupato alcuni mulini, e la scarsezza del pane che 
perciò incominciavasi a provare in città^ terminò 
in fine di ammansare la fiiriosa plebaglia. 

80. Ridotte a tali termini le cose il Principe 
dì Paterno nel di primo di ottobre procurò che 
si rimandassero al campo i due parlamentar], e vi 
riuscì. Allora Pepe restituì i molmi alP uso della 
città, le ostilità cessarono, ed i cittadini incomin- 
ciarono a decorrere coi soldati depposti avvanzati 
de^ Napolitani. Continua vasi firattanto a trattare della 
conferenza per conchindere Paccomodamento, e fi- 
nalmente fu fissata pel giorno tre di ottobre so- 
pra un bastimento inglese che trovavasi neUa rada 
di Palermo. H Paterno reeossi accompagnato da 
alcuni Consoli delle arti, e Pepe vi spedi il Ge- 
. nerale Campana con due altri ufliziali. Si abbozzò 
la convenzione, nella quale fira le altre cose si de- 
terminava la consegna delle Fortezze palermitane 
alle truppe del Re. Ardua, e scabrosa era V ese- 
cuzione di questo patto, poiché T ignorante volgo 
ecedeva di poterle conservare a sua disposizione, 
ed eranvi ndle medesime uomini audaci, e prov- 



84 AimAU b' iTiULU 

lìaii di o^oi sorta di nonisioai. Per toperare per- 
tanto questa ukina difficolta, si concertò un^ akm 
conferema pel gbruo doque di ottoiire, e frat- 
tanto il Paterno ritornato in Palermo colle losìo» 
ghe indusse ì difeMori delle Fortezze a promet- 
t^liene la consegna. . 

8i« Finalmettte nella ttéttina dei cinqae ài ot- 
totire Egli reeossi con Pepe sid basliniento inglese, 
e si sottoaciisae la conrenaone, nella quale in so- 
stanza fu stabilito M cke le truppe prendessero 
» quartiere fiiori della citta, dove il Generale Co- 
yi mandante eiedesse più opportuno. GU si con* 
9 se^saero ì Forti, e le batterie. La naggioiunza 
» de^ voti dei Siciliam legalmente convocati deci- 
» desse della unità, o deUa separazione d^ rap* 
99 presentanza nazionale del Rq^no delle due Si- 
» dlie. La costituzione di Spagna essere «icono- 
» scittta in Sicilia, salve le nu>dificazioni che po- 
li tesse adottare fl perlamento. unico, o separato. 
» I prigionieri napolitani esistenti in Palermo fos- 
n sero restituiti. Si rimettessero le armi, e T effigie 
» del Re. Intero oUio coprisse il passalo. Palermo 
» fosse temporaneamente governato da una Giim- 
n ta, di cui ne fosse membro il Comandante delle 
99 anni, e Prendente il Paterno ». 

8a. PnbUicatasi la convenzione allo sparo del- 
Tartiglieria, i difensori dei piccioli Porti innalzarono 
le bandiere del Re, e poi se ne andarono alle 
proprie case. La truppa occupò subito la batteria 



188» 85 

fkUa Garita^ quindi pfeeedóta dal Paterno attra- 
Tcrsò la citte, eotrò sèma opposizione nel Castello 
e ne sea«ciò ì ritoltosi die tì erano rimasti. Il Pa- 
ttmÀ noAa diede lor» di guanto arerà promesao. 
Nel dì seguente Pepe fece occnpare i posti mi- 
iitari della città. 

93, Nei dir ersi combattimenti che segnirono 
sotto Palermo la truppa ebbe cinquanlasei morti, 
eeiHo settODtasei feriti. Del popolaccio ne caddero 
dpreise centinaja, ma npn se ae seppe il numero 
preciso, essendo stati molti cadaTerì abbruciati in 
meno aQe campagne. 

&(• Florestano Pepe diede dipoi le disposi- 
sioni opportmie ( ma sempre blandissime ) per . ri- 
stabilire l'ordine tanto in eittà, che nei vicini paesi 
nei quali era stato turbato. Tralasciò per altro di 
rbtabilire la ooscritione e la carta bollata le quali 
èmt istiCuzìoiit rimasero' abolite in tutta la Sicilia. 
Bgli moni i Forti e spedi a Napoli le armi super- 
ine fra le quali cento e cinquanta cannoni, cin* 
quo mila e seicento (udii, quattro mila canne^ e mille 
e due cento barili di polvere. Il Groremo generale 
di Sicilia rimase in Messina. Il Paterno tenne per 
qualche tempo la presidensa della nuova Giunta 
stabilita in Palermo, pavoneggiandosi di .scorrete 
per la città circondato da guardie, ma poi vi ri- 
nunciò e rimase alla cUrezione delle cose il Coman- 
dante deUe armi. La dolcezsa però con cui si pro- 
cedette a tranquillare Palermo non fo lodata da 



86 ANNAU d'itÀuA 

alcuni i quali osdenrarono che » quel popolaccio 
» essendo disprezsatore della truppa per alntudine 
n antica^ e molto più dopo gli aT?enimenti di la<* 
» glio avrebbe doTuto prosare qualche rigore mi- 
» lìtare per imparare a rispettarla (i) ». 

85. Intanto air annunzio della couTensione di 
Palermo il Deputato Gdonndlo Pepe rappresentò' 
( nella tornata dei quattordici di ottobre ) al Par- 
lamento di Napoli: n la costituzione essere stata 
n violata in uno de' suoi punti cardinali* Imper- 
*» ciocché il Re ( secondo Farticolo cento settan- 
» tadue della medesima) non poter cedere, alie* 
M nare» o permutare alcuna parte del territorio, 
» ed intanto nella convenzione essersi pattuito 
91 niente meno che dì scindere la' nazione in due. 
9f Essersi pattuito di 8q[regare P isola dalla parte 
» continentale^ essersi pattuito un Parlamento se- 
» parato nel tempo stesso in cui il Parlamento 
» generale stava esercitando le sue funzioni Di 
» più non essersi convenuto con tutti i Siciliani, 
n ma con un branco di sediziosi i quali si erano 
» lordati di mille eccessi. Qual fiducia poi la na- 

(4) Docomeati officiali inaeriti nel gioroale cottitusioiuile del 
Begno delle due Sicilie 4820.D. 41-94. e nel giomale palermi- 
Uno le Fenice n.4-2S. 

ReUiione dei latti accadati al Tenente Generale Chnrch. 

Del modo che tenne il Principe di Paterno per indurre il po- 
polo di Palermo alla capitolaaione. 

ArchiT. diplom. tom. I . pag. 4 57 - 4 59. 

Memorie particolari. 



1890 87 

9 zione poteva riporre nel Governo ove a^Ye-* 
» waae una gaem collo straniero, quando aveva 
» vedato tradita la sua aspettazione in una guerra 
» di pochi malviventi? Quaf energia poteva at^ 
p tendere la nazione dal Governo in una guerra 
» con qualche Potenza di prim' ordine, quando 
s9 aveva un recente esempio di deboleua con una 
S9 turba di assassini, e di se£ziosi? La nauone, e 
n V esarcito reclamare altamente il proprio onore ' 
» compromesso con quella vile convenzione. Do- 
« versi la medesima annullare. » Altri ^Deputati 
manifestavano la stessa opinione, ed il Parlamento 
di iàtti deliberò « quell'atto essere contrario ai 
n principi stal»liti nella costituzione, poiché pro- 
» pendeva ad indurre divisione nel Regno delle 
» due Sicilie. Esaere altresì contrario ai trattati 
» politici, a' quali V unità era appoggiata. Essere 
99 egualmente contrario al voto manifestato da una 
» grandissuna parte della Sicilia coif la spedizione 
» de'suoi deputati alPunico parlamento nazionale. . 

9t Essere in fine contrario alla gloria del Regno ( 

9t unito, alle sue convenienze politiche, ed al- 
99 r onore delle armi nazionali. Quindi tale con- 
» venzione dichiararsi essenzialmente nulla, e come 
» non avvenuta (i) ». 

86. Del resto le prime occupazioni del Parla** 
mento furono di conoscere lo stato del regno. Pri- 

(4) Atti del PariameDto iiMcriti nel Giernale costitnzionale 
delle due Sicilie 4820.0.86 e 87. 



88 ANNAU b' ITALIA 

miefaniMite laGrianta proTTÌsom dì Governo creato 
nel loglio e disdolta alP apertura del Parlamento 
medesirao, eomuinoò un manifèsto per rendere 
conto delP uso che avera^&tlo della pubblica au- 
torità che gli era stata affidata. Essa incominciò 
queat^atto dal dichiarare » la recente riforma po- 
9» litica non essere Fopera di una setto, ma bensì 
» Peffetto della Tolontà unanime del popolo. Im^ 
9» perciocché una azione poter Tiolentemente tor- 
9 bare la forma <l'uno Stoto, ma non soggiogare 
n la volontà^ o P opinione d^una nazione. Di fatti 
M un partito per lungo tempo vincitore avere ro- 
99 vesciato troni, e mutoto forme, e leggi di ogni 
99 Stoto. I Governi impotenti a resistergli essere 
99 stati soccorsi dai popoli che avevano rivendi- 
9f cato i loro diritti, ed avevano provato essere 
9» la forza delle nazioni maggiore di tutte le ar- 
99 mate. Dopo di^ ciò P Europa deridere il prò- 
19 getto di coloro che avevano creduto potere ri- 
99 stabilire come scudo de^ troni la massima, che 
«9 le nazioni erano date da Dio in patrimonio ai 
99 Principi. Più saggi e moderati di loro i popoli 
99 avere vendicato Ponto &tto alPumaDÌtà,ed alla 
9» ragione, correggendo essi P empia dottrina con 
99 un codice politico che rendeva sicure le na* 
, 9f zioni de' loro diritti, ed i Sovrani della loro in- 
9* violabilità. I Napolitani avere scosso due volte 
^ ^' giógo degli stranieri, ed essere corsi incontro 
99 alP amato loro Re Ferdinando. Ma i Napoli- 



issa 89 

" tani del mille ottoeeQlo e qukidiei non enere 
ff più quelli del mille settecento e novnIUMo. 
n Eioere stati aoeh'essi ammaestrati ndb scuola 
» deUe politiche calamita^ ed istruiti per Tespe* 
n liensa che ogaì riToluzimie apre il campo a 
9 miorre passioni, ed a miovi bisogln. Desidmre 
Si pertanto ima forma citile che ponesse* no ter** 
n mine alle loro dipende, ma invece avere amto 
s» on dispotismo minbtefìale, e la continaasione 
» di gravi carichi, sebbene nnlla più ritornasse 
Si dal tesoro alla natione. Queste due- oagtonì 
s9 avere ridestato la piibUiea opitiione contro il 
n Governo. Alla generale diapoaiinone degli animi 
9> essersi poi unita quella dell' esercito retto* da 
» uno straniero con dhciplina e scettro bonreale. 
» In tale stato di cose. essersi pensato di creare 
9 una foraa intema nelle province, composta di 
9 proprìetarj, i quali sentivano più che gli altri 
9» il peso del sistema oppressore dà tributi^ e 
» queste Milizie essere state appunto qoèUe che 
» avevano concepito, ed eseguito il progetto di 
» liberare la loro patria dal <fispotisa»o< ministe- 
9 mie ». La Giunta rifeid quindi quali fossero 
state le sue operasioni; e finalntfente jggi nm o un 
cenno dello stato in cui era ciascun dicastero (1). 
Ma ciò fu di poi sviluppato con partièobri rap-^ 
porti da ciascuno dei Ministri. 

(4) Mftnifetto della Giunta provTisoria ài Governo al Parla- 
mento nasionale. 



^O ANNAU D ITALIA 

87. Il Ministro dì Giostina disse » esservi mol- 
» ti Giudici i quali e per lumi, e per morale ara- 
n no eocdlentisskni. Udirsi nondiaaeno lagnare che 
» r amministrazione della giostioa era caduta in 
9 un languore morale, che la spedizione dei giù- 
n dia] era ritardata; che non tì era costanza di 
n massime di giurisprudenza, ed i più sagri ca- 
» noni di dritto erano talvolta violati. Questi mali 
» attribuirsi ad alcuni Giudici, i quali oppressi da 
» grave età e da croniche malattie, mancavano del 
91 necessario vigore di niente. Esservene poi alcuni 
9t i quali avendo conosciuto nel solo esteriore Pan- 
» tico sistema dei giudizj, non avevano saputo 
n piegare P animo loro al nuovo ordUne giudizia* 
9» rio, alla novella giurisprudenza* Le voci potanto 
» àA pubblico reclamare una riforma nella ma- 
9» gistratura, ed il bene generale della nazione 
M esigere che fossero secondate. In quanto poi al 
» sistema giudiziario, il voto gaiarale e l'esempio 
n di altre colte nazioni, che si governavano co- 
9 stituu<Hialmente sembrare che consigliassero lo 
n stabilimento dei giurì nei giudizj criminali. Que- 
9» sto poi non poter aver luogo senza portare cam* 
n biamento alP attuale sistema giudiziario. Avrebbe 
n presentato quanto prima al Parlamento progetti 
*> su questo proposito (1) ». 



(0 I^apporto del MìDÌstro di GiaitisU al Pariamento mi Gior- 
nale GotUt. nnin. 90. 



1820 9« 

88. n Minisiro dell^ Interno principiò dalP ac- 
cennare " V ammìnislrazione esaere stata in nna 
m condizione deploraUle allorquando il Regno era 
» gOY^nato da Viceré stranieri. Carlo IH atere 
9 combciato a ricondorre V ordme, ed a prepa- 
» rare il bene, e quésto essere poi stato di molto 
» accresciato dal Re Ferdinando. Nella invasione 
n del mille ottocento e sa F interesse dei conqoi- 
» statori, il desiderio d'innorare e di meritar glo«- 
99 ria^ secondati da germi gii esistenti, e daU^amor 
» patrio de' cittadini aver fatta seguire una ge« 
s9 nerale riforma che tanti 'aYvenimenti aveTano 
» preparata. Ilei mille ottocento e quindici il Re 
9 aTere riconosciuto Futilità del nuoTO ordine di 
» coseno non solo sTerio conserrato per intero, 
» ma avere anche cercato di migliorarlo. Hon di 
n meno il successo non essere stato Io stesso che 
» per r addietro. Arrd^be pertanto espósto lo sta* 
9» to di ciascun ramo nel mille «ottocento e qnin- 
9 dici, e quale era dopo cinque anni. Spettare poi 
» al Parlamento di rettificare quanto occorresse ». 
Disse fira le altre cose che » nei domin) al di qua 
» del Faro la popolazione nel mille ottocento e 
9 £ciannoTe ascendeva a cinque milioni, e trenta 
9 quattro mila. Dal mille ottocento al mille otto- 
9 cento e dieciotto il numero dei nati essere stato 
« di un milione ottocento e settantadue mila, di 
9 questi soltanto duecento ed ottanta mila essere 
9 stati vaccinati. Quindi calcolando la mortalità dei 



9& ANNALI B ITALIA 

» Ya)oIost al dnmette per cento estersi sàhrata 
n. h .tita acpafoitasette ntila ndifidai, dueeeaCo 
n e fleAlaHai mfla esseraì penfalì. I ProfeCti essere 
» aHora quiiHKc} nnla, e ebqMoenU», e costare dal- 
3» . respeneÌDna che ao^e deoiliii perì?aao poco do- 
» p» la kfto espoanioBe. Ssìeeoto mila dicali es- 
n sete, in iquest^taaso. destinai» ai lavwi pubblici 
»:.per. conto del Gto^enio, e 4Mle proviocie. Le 
»• rendile eomunafi' aaoendere a* qnattao milienv 
n aeltecenlo e aorasta tre mila ducati. Quelle dei 
9» hiogfai pii, e degli stabiKmenli delle prof imne 
9» ad un miKoBe e ottaato mila ducali. ]%rila ca-^ 
n pitale gli stabilinienta destinati a ricevere gl'in* 
» fermio ed /i poveri avere una rendita di annui 
I» ducati quattveeento e treot* otte mìk. Cinque 
n mila e cento Individui essere mantenuti nelPal- 
» berge de^ poveri, e nei luoghi dal medesimo di* 
» pendè«ti;<GioQpaeden^ Ce sessanta mila ducati es- 
si aere assegnati alla pubblica istruaione, ed ottan- 
e tasei mibt alla dotaaiooe del teatro di Sen Cario. 
» Una sola coppia di ballerini costare quattordici 
n mila ducati. Kel òommercio dal mille ottocento 
» e quindici al milk: otiecaoto e dicianBove es* 
9 servi stala un^amma impovtaaieiie di quaranta* 
n cinque milioni di dtioati, e la esportanone esaere 
1» siato soltanto di trenta nove miteni. Quindi una 
» perdite di sei milioni (i) ». 

(0 Rapporto del Mio. dell' Interno al ParUmenlo nel A 23 
ottoVre 49)6. V 



1880 9? 

^9* Il ìGaastero delle FniMiie ai • óaqae dì 
ottobre annimiiè » P kilroito pmniito nel Mille 
» OUoceiito e venti esaeie di didaDBeffeiioilbiii 
» onqueeeoto ed ottenlt orila ducati. IiV'questa 
» soflUBa la Sicsilìa ésflcre soltante oompreta per 
» due raiUoni cento e novanta nnla dvrati, con- 

• tingente augnatogli per 1» cpiarta parte delle 
» apese ^ ^loiqnzia, detta gueim e deUa meri- 
s9 naj poiché per il r cata n te eaaa ttaera >cb«ki se^ 
« parati. Essersi calcolati sette milioni quattrocen* 
» to e cinquanta mila dncati per k ébodiaria; setle 
s» miliom dai dezj indiretti, e tre milioni da in^ 
n troitl diversi. Fra questi ultimi ì doniti del re«> 
» gistro calcolarsi in cinquecento ^ qutndiei oftila 
f» ducati; quelli dal bollo in quetlrooenlo e cin«- 
s» qoant?ollo mila, e •quelli delle ipoteche in •osnio 
9 e cinquanta mila. I calcoli ifigìi esiti essere tre* 
» cento e novanta mik ducati «igli affari esteri, 
» settecento e quaranta mik alla giostÌ£Ìa, cinquanta 
» mik agii affari ecclesiastici; due milioni quat- 
9 tvocento e sessantasette mila air interno^ sette 
» milioni seicento e quarantadue mila alla gnerra, 
» un milione ed ottocento mik alk marina, set*^ 
» tantaquattro mia alle cancelleria, cento e novan- 
» taquattro mila aUa poliaia. Alle finanae essere 

• assegnati sei milioni novecento e novantatre 
» mik, e ira questi seicento e novantasei mila alk 
» Casa Reale ( oltre altri seicento, e ventisette mila 
n che ne aveva dalla Sicilia ) ; cento e venti mila 



^4 ANNALI d' ITALIA 

n pel. mantenimento denteali siti, ed ottanta mila 
9 in sapplemento par gli assegnamenti ai Principi 
9» Beali che erano a carico delP aomiinistrauone 
» dei beni riserrati: questi beni essere di ona ren- 
S9 dita presunta di duecento e tre mila ducati (i). 
» Esserri negli introiti una mancanza di tre mi- 
» lidni norecento e quattordici mila ducati prò- 
M Teniente dalla dimmusione del prodotto di di- 
M Tersi dazj indiretti (specialmente del sale) e dal- 
91 la non esigenza delle rendite di Sicilia. Esserri 
» inoltre un antico. Tuoto che* si ouopriva in ogni 
m anno colle rendite ddPanno seguente. Sicché in 
» tutto essanri un vuoto di sm milioni n. Propose 
quindi, e si approvò il modo di riempnrlo, e que- 
sto fu col Tendere alcuni beni stabili, ritirare un 
milione che tì era nella cassa di sconto, ed esi- 
gere quanto doTev^ la Sicilia. 

go. Nel gionao noTe di dicembre poi P istes- 
so Ministro fece un altro rapporto al Parlamento 
Sui debiti, e crediti dello Stato al primo di lu* 
glio, ed annunziò 9» che il debito consolidato, il 
9 quale nel mille ottocento e quindici era dì an^ 
M nui ducati novecento e quaranta mila, per diTar- 
n se permutazioni di pensioni in rendite iscritte, 
n ascendcTa nel mille ottocento e Tenti ad un mi- 
99 lione quattrocento e Tentimila. Ed il àànio tì- 
» talizio il quale era di un milione e quarantaquat- 

0) 4348 §. a. 



1820 95 

» tro mila ducati anniu, nello steMo quiiiqaeiniio, 
« per aumento di altre pensioni, era asceso ad un 
» milione trecento ed ottanta due mila. Esserrì 
« inoltre un ruolo proTTisorio di altri assegna- 
" menti -nelFannua somma di duecento e quaranta 
» quattro mila ducati. Sicché il totale del debito 
» pubblico ascenderà a tre milioni e settanta sei 
99 mila ducati all'anno. Di più esservi altro de- 
9» bito da liquidarsi, il di cui interesse era stato 
» calcolato ad annui ducati cinquecento mila *». 

Accennò che » dal mille seicento ed ottanta 
9» tre al mille ottocento e Tenti, Foro coniato nella 
n Zecca di Hapoli era stato di ventiquattro mi* 
ff lioni novecento e quarantacinque mila, e l' ar- 
9» gento di sessanta nove milioni settecento e qua- 
» rantun mila. Il rame in circolazione essere di 
9» due milioni quattrocento e cinquantaquattro mi- 
9» la. Nel precedente anno essersi pagati alP Au- 
9 Strìa un milione cento e ventisette mila ducati 
9» in forza di una convenzione dà trentuno di ot- 
9» tobre del mille ottocento e diciassette (i) s». 

91. Il Direttore della Marina disse: 9» circon- 
9r dati dal mare, separati per breve intervallo dalle 
9» Reggenze delF Africa che per la natura dei loro 
« Govjerni, e per la maniera di esistere di .quei 
» popoli, mal possono rispondere della perpetuità 



0) Rapporto del Ministro delle Finanze al Parlamento nei 
giorni 5 ottobre e 9 dicembre 4820. 



96 ANNALI d' ITALIA 

91 dei trattati, noa può «ssere soggetto di discus- 
n sioDe per noi, se abbiamo o no da avere una 
» marina militare. Vi fiirono tempi, è yerovia cui 
9t ridotta la nostra patria a condizione di provin- 
SI eia non ebbe più né armi né navi proprie, ma 
9) tra i mali nati da tale degradasione vi fu quello 
9» appunto che popolasiont intere divennero vit- 
n tima o preda de^ Pirati, le coste rimasero abban- 
» donate, e gli uomini si accumularono sui monti 
9> Quindi r ingorgamento nei fiumi, P insalubrità 
» deir aere, e la spopolazione progressiva. Quan- 
n d^ anche però la nostra posisione geografica non 
9» non ci obbligasse a sostenere una forza marit- 
n tima, voi non ignorate che marina mercantile 
9t non può esistere senza una marina protettrice; 
99 ed una marina mercantile può e dev^essere con- 
9» siderata come la nodrice, ed il sostegno di ogni 
99 ramo d' industria* In fine la marina sia militare 
91 sia mercantile può e vuole essere considerata 
99 un^ industria produttrice. Nel nostro paese qual 
99 si sia lo stato non florido della Marina, egli è 
99 certo che attuaknente trecento ventimila indivi- 
99 dui circa traggono sussistenza direttamente dal 
« mare. Noi abbiamo ne^ domin} al di qua del 
99 Faro tremila cento e ventisette bastimenti da 
99 traffico, e mille e quaranta sette barche da pe- 
99 sca; e al di là del Faro quattrocento e trentotto 
99 barche da pesca con mille quattrocento e tren- 
w tuno bastimenti da traffico. Questo è Io stato 



1820 97 

attuale della marina foercantile^ ma V aamento 
delle pcoduziooi, o la necessità dovranno spin- 
gere un numero decuplo dei nostri ooncittadinì 
per le vie del mare. L'Europa d' oggidì non è 
più quella di trent'anni &. I progressi e Pesten* 
sione deir agricoltura nel settentrione delT Eu- 
ropa e dell'America, il basso valore delle terre 
e de' fitti di esse in quelle contrade, la facoltà 
di esportare le loro derrate, le piantagioni da 
per tutto crescenti degli ulivi che una volta 
erano creduti piante esclusive dell'Italia o del- 
la Grecia, le preparaaubni sostituite alle nostre 
sode, e la propagazione delle pecore merine, han 
fatto sì che i cereali, nostra principale produ- 
zione, o non trovino più compratori, o abbiano 
-molti rivali. Gli olj vi è da temere che sof- 
frano tra qualche fltr'anno un abbassamento di 
prezzo: le sode non hanno più alcun valore, e 
le nostre lane si vendono già ad un terso di 
meno di quelle di Spagna^ di Francia, e del- 
l'alta Italia. Questo nuovo ordine di cose non 
produrrebbe che un'alterazione ne' prezzi, e non 
un male reale se noi potesamo far senza delle 
produzioni straniere, e ridurre in un istante le 
nostre contribuzioni, il nostro stato militare, e 
sopra tutto le spese private; ma questa econo- 
mia generale a cui pure bisogna volgersi é più 
l'opera del tempo e dei costumi, che delle leg- 
gi. Quindi in questo momento è importantissimo 

T. vn. • 7 



98 ANNALI d' ITALIA 

9» ed urgentissimo di ayer ricorso ad altri espe- 
» dienti, se Togliamo ristabilire il livello tra i no- 
» stri bisogni ed i nostri mezzi ^ e questo espe- 
» diente è un solo, e consiste nel ricorrere alle 
» altre sorgenti della ricchezza. Queste sono le ma- 
9» nifatture e la navigazione. Abbiamo duecento e 
» quaranta due bastimenti spettanti alla marina 
» militare; ma questa forza numerica non è che 
» apparente. Imperciocché abbiamo soltanto atti al 
M servizio un vascello, due fregate, una corvetta, e 
M tre pacchetti con novanta tre legni minori. Altro 
9» vascello è in costruzione; due fregate e qua- 
» ranta nove bastimenti minori possono ristau- 
9f rarsi, tutti gli altri non sono più capaci di al- 
99 cuna ristaurazione (i). 

92. Il Ministro della guerra^ riferì che P eser- 
cito aveva circa quaranta mila uomini, il qual nu- 
mero poteva rapidamente essere portato a cin- 
quanta due mila, adottando il mezzo di .accrescere 
le compagnie da cento a cento e cinquanta uomi- 
ni. Discendendo quindi ai particolari della forza na- 
zionale, avverti esservi duecento e diciannove mi- 
la uomini di milizie atti a portare le armi fuori 
delle loro provincie. Quattrocento mila uomini di 
guardie urbane da rimanere alla custodia delle 
Provincie rispettive, e finalmente cinque mila gian- 
darmi. Chiese intanto, ed ottenne un soccorso 

(4^ Bapporto ec. nel Giorn. cMtit. 4820, nam. 86. 



1820 99 

straordinario di cinquecento mila dncati per prov- 
vedere al fornimento de' coscritti e de' congedati 
richiamati sotto le bandiere (i). Ed appunto pre- 
parativi guerreschi erano necessarj atteso lo stato 
in cui erano le correlazioni esteme. 

93. Imperciocché la rivolutone di Napoli tanto 
per il modo con cui era seguita, quanto per i prin^ 
eipj che aveva promulgato era dispiaciuta a di- 
verse Potenze, e specialmente all'Austria. Essa con- 
siderava una costituzione cosi popolare contraria 
al principio fissato nella convenzione del mille ot- 
tocento quindici, nella quale^ come narrai, si era 
stabilito che n il Re delle due Sicilie non per- 
I mettesse alcun cangiamento il quale non si ac- 
» cordasse tanto colle antiche istituzioni monar- 
» chiche, quanto, coi principi che V Imperatore 
» aveva adottato pel governo interiore dei suoi 
n Stati Italiani (2). Quindi pubblicò immediata- 
mente (in data dei . venticinque dello stesso mese 
di luglio) 99 l'ordine politico formato nel mille 
n ottocento e quindici da tutte le Potenze d' J^- 
» ropa avere costituita l'Austria quale naturale 
» guardiana e protettrice della pubblica tranquillità 
» in Italia. L' Imperatore avere fermamente deciso 
9» di corrispondere a quest' alta vocazione, di al- 
» lontanare dai confini de' suoi Stati, e da quelli 

(O Rai^rto dèi Mioistro della Guerra nel Giornale cosù- 
tasionale 4820^ naiD.83. 
(2) 4815 $.56. 






lOO ANNAU D ITALIA 

9f de* suoi Yicini ogni moTÌmento che potesse tiir- 
9» barn la tranquillità, di non sofirire alcun' oflksa 
9» ai diritti ed alle relasìoni garantite dai trattati 
9» ai Prìncipi italiani^ e di ricorrere aUe più forti 
» misure qualora le disposizioni legali ed arami- 
» nistratiYe non avessero ottenuto lo scopo de- 
M siderato (i) ». Si aggiunse che il Prìncipe Al* 
▼aro Buffo Ambasciadore napolitano in Yienna 
aveva ricusato di aderire al nuovo governo sta- 
bilito nella sua patria (cori aveva anche fatto il 
Gastelcioala Ambasciadore in Parigi ), e ciò non 
di meno continuava ad essere riconosciuto da 
quella corte. Quindi il Grov^o napolitano in«- 
cominciò a spedire il Principe di Cariati a pro- 
testare che n le relazioni esistenti sarebbonsi man- 
9f tenute scrupolosamente n. Mandò poco dopo 
il Duca di Serra Capriola con lettere confiden- 
ziali del Re e del Principe Vicario Generale per 
r Imperatore d'Austria. Finalmente surrogò a quel- 
la ambasceria il Duca di Gallo, ma tutto inutil- 
mente. Le proteste del Cariati non furono cu- 
rateci Serra Capriola non potè presentare le let- 
tere di cui era latore, ed il nuovo Ambasciadore 
non iu ricevuto. Anzi V Austria mandò circa cin- 
quanta mila uomini ad accrescere le forze che aveva 
in Lombardia, ed esibì al Re di Sardegna, alla 
Toscana, ed al Papa di presidiare le loro fortezze 

(0 Martens. Recueil. Tom. XVI, pag. 565. 



1820 loi 

per guarentirle contro ^ attacchi, o i maneggi 
dei Napolitani, il che però Ai da queste Potenze 
ricusato (i). 

94* n Duca di Gampochiaro Ministro degli af- 
fiuri estori sul principio di ottoixre manifestò tutte 
queste xose al parlamento di Napoli {%\ e frattanto 
scrìsse d Ministro austriaco Metternich • i Napo- 
n titani essere tranquilli^ e perfettamente uniti di 
99 prindpj, di volontà^ e di sentimenti. Rispettare 
» colla più scrupolosa esattezza i diritti, e la in- 
n dipendenza delle altre nazioni L^ Austria poi non 
» aTere alcun diritto dUmmischìarsi negli aflbri in* 
» temi delle due Sicilie. La convenzione del mille 
» ottocento e quindici essere limitata alla forma 
n del governo da stabilirsi dal Re nella circostanza 
9 del suo ritorno in Napoli in qneli^ epoca. Do- 
» versi inoltre osservare che trattavasi di una sem- 
» plice convenzione, e non di una clausola che 
39 contenesse una dibligazìone per un tempo in- 
« determinato. Ma supponendo eziandio che l'ar- 
'» ticolo fosse obbligatorio per sempre, esso non 
99. sarebbe punto stato violato. Imperciocché la co- 
si stituzicme consolidava il trono, e garantiva la le- 
» gìttimità dei diritti. Non avere adunque P Austria 
99 alcun diritto di lagnarsi delle riibrme eseguite 

0) Marteìis. Becueil. Tom. XVI, pag. 576. 
(2) Rapporto del Minittro desìi afikri esteri al Parlamento 
nel Giornale coftitdel iS20, nttm.80. 
ArcbÌT. diplom. Tom. I. pag. 234 



lOa ANNAU B ITAUA 

» nel regno delle due Sicilie. Quindi chiedere una 
99 positiva e cat^orica risposta sugli armamenti 
» straordinarj, e suU^ attitudine che dessa avea pre- 
9» so Terso il Grovemo di Napoli. Sperare che lo 
» splendore delle grandi Tirtù delP Imperatore 
» Francesco non sarebbe oscurato. dal meditarsi 
M un attacco contro il regno delle due Sicilie. Ha 
n se disgraziatamente questa speranza fallisse, il Re 
w e la nazione intiera determinati a difendere fino 
» all^ ultima estremità P indipendenza del regno e 
» k costituzione, avrebbero saputo piuttosto sep* 
99 peUersi sotto le rovine della patria, anzi che 
9» piegare il capo sotto un giogo straniero. L^esém- 
9» pio dell'eroica resistenza degli Spagnuoli al di- 
99 spotismo di Napoleone avrd»be servito di sprone 
99 ai Napolitani (i). 

95. Ha r Austria rimase costantemente ferma 
nei principj che aveva adottato, tanto più che nei 
medesimi convenivano altre grandi Potenze. Anzi 
se si eccettuano la Spagna, i Paesi Bfissi, la Svezia^ 
e la Svizzera, tutti gli altri Stati dell'Europa si asten- 
nero dal riconoscere il nuovo governo stabilito in 
Napoli, sebbene continuassero a mantenere colà i 
loro rappresentanti. La Russia poi sin dal prind- 
pio di settembre aveva incominciato a dichiarare 
che 99 lo stato in cui erano le cose del regno delle 



(0 ArchÌT. diplomai. Tom. I, pag. 243-231. 
Marteos. Recaeil.Tom. XVI, pag. 568. 



1820 idS 

91 due SkUie richiedeTa F attenzione ed un aecordo 
» comune fra i garanti delF ordine europeo (i) ». 
Finalmente sulla proposizione della corte di Tien- 
na si stabili una ragunanza in Troppau n^lla Slesia 
Austriaca per conferire sullo stato attuale delle co- 
se. Yi si recarono sul fine di ottobre^ e nel prin- 
cipio di novembre i Sovrani di Austria, di Prus- 
sia, e di Russia coi loro principali Blinistri, e coi 
rappresentanti delle grandi Potenze che risiedevano 
presso di loro, e tosto gli animi si mostrarono ge- 
neralmente contrari alla rivoluzione napolitana. 

96. Jn tale ragunanza i sovrani di Austria, di 
Russia, e di Prussia dichiararono » gli avvenimenti 
9» seguiti nel mése di marzo in Ispag^a, nel lu- 
» glio in Napoli, e posteriormente in Portogallo 
« avere necessariamente eccitato un profendo sen- 
9 timento dMnquietezza in coloro che sì erano in- 
f> caricati d^ invigilare alla tranquillità àegU Stati. 
» Avere essi recentemente soffocata la rivolnzìo- 
9» ne, ed intanto vedevano che rialzava la testa, 
s» Avere perciò conosciuta la necessita di ragù- 
n narsi per deliberare sui mezzi di prevenire i 
» mali che minacciavano di piombare sulP Europa. 
n Essere naturale che per combatterla una terza 
» volta si servissero degli stessi mezzi che ave- 
» vano adoprato cosi felicemente nella memorabile 
« lotta che aveva liberata P Europa dal giogo che 

0} ArchW. diplom.Tom.I, pag.2i4-243. 



Io4 ANNALI b' ITALIA y^ . 

aveva portata per venti anni. Tutto fare sperare 
che questa l^a formata nelle più difficili circo- 
stanse, coronata dal più brfllante suceesso e 
consolidata dalle convenzioni del mille ottocento 
e quattorifici, «lille ottocento e quindici, e mille 
ottocento e dieciotto, come aveva preparata, fon- 
data, e consolidata la pace del- mondo, ed aveva 
liberato il continente Europeo dalla tirannia mi- 
litare del rappresentante ddla rivoluuone, sareb- 
be anche capace di mettere un freno ad un nuovo 
potere non meno tirannico, non meno spaven- 
tevole, a quello cioè della rivolta e dal delitto. 
Tale essere stato il motivo, e lo scopo della loro 
unione, in Troppau. Aver essi esercitato un di- 
ritto incontrastabile, concertando assieme i mezzi 
di sicurezza contro quelli Stati nei quali un ro- 
vescio del governo cagionato dalla rivolta era 
stato considerato qual esempio dannoso il quale 
prendeva un'attitudine ostile contro tutti i go- 
verni, e le costituzioni legittime. L'esercizio poi 
di questo diritto essere tanto più urgente, quanto 
che i lìvolton cercavano di comunicare agli Stati 
vicini le disgrazie in cui si erano immersi. In 
tale attitudine pertanto, ed in tale condotta es- 
servi una evidente rottura del patto che ga- 
rantiva a tutti i goveroi d'Europa, oltre la in- 
vidabilità del loro territorio, il godimento di 
correlazioni pacifiche le quali escludevano qua- 
lunque usurpazione reciproca sui loro diritti ». 



1820 io5 

DeUberaroDo pertanto 9 di adopnire prima i con» 
» sigli) e poi se occorrerà anche le ami per lar 
» cessare gli sconcerti nd Regno delle due Sici* 
n lie; d^ invitare il Re Ferdinando a recarsi in Ln» 
n hiana dove si sarebbero trasferiti essi medesimi, 
» affinchè Ubero da qaalnoqae infloenxa potesse es- 
f» sere mediatore fra i suoi popoli traviati, e gli Stati 
9» de^qnali minacciaTanok tnnqoillità^ finalmente 
n commonicare tali deliberaiioni alla Francia ed al- 
» ringhilterrsyed invitarle a cooperarvi (i) ». 

97. L'Inghilterra però non volle prendere par- 
te a tali deUberasìooi, e poi (ai diciannove di gen- 
najo del prossimo anno) dichiarò v le medesime 
n comprendere due oggetti distinti. Qoè lo stabi* 
» limento di alconi principj generali per regolare 
9» la condotta politica fbtora de' collegati' ne' casi 
» in esse indicati^ ed il modo di contenersi, secon- 
» do que' stessi principj, intomo agii affinri attqali 
» di Ilapoli. Il sistema de' messi proposti, quanto 
9 alla prima parte, se dovesse essere reciproco sa- 
» rebbe direttamente contrario alle leggi fonda- 
» mentali dell' Inghiltemu Ha quand' anche non 
» esistesse questa obiezione perentoria, il Governo 
» Inglese r^uarderd^ nulla di meno i principj 
» sa coi qodie disposisioni sono fondate, come 
» tali da non potersi ammettere con sicoteiaa nel 



0) Archiv. diplom. Tom. I, pag. 289. 
MartMM. Recneìl. Tom. XVI, pag. 592. 



106 ANNALI d' ITAUA 

» sistema del diritto delle genti. Credere che la 
9 loro adoBÌoDe sanzionerebbe ineTitabilmente, e 
» presso monarchi meno benefici potrebbe col 
» tempo condurre ad an intervento più freqoen- 
n te e più esteso negli aflEeuri intemi degli Stati, di 
n qaello che secondo la propria convinzione non 
» lo pretendevano le augaste parti che li adot- 
>» tavano. Credere «inoltre che questi principj non 
» potevano conciliarsi colF interesse generale, né 
» coir autorità, e la dignità dei sovrani indipen- 
n denti. ITon credere poi che secondo i trattati esi- 
n stenti i colletti fossero autorizzati ad assumere 
9t poteri così generali. Non credere similmente che 
» potessero arrogarsi tali poteri stcaordinarj in for- 
ft za di qualche recente transazione diplomatica fra 
» loro stessi, senza attribuirsi una supremazia in* 
9» compatibile coi diritti degli altri Stati ^ ed anche 
n acquetando questi poteri coli' accessione speciale 
ff di questi Stati medesimi, senza introdurre in Eo- 
» ropa un sistema federale, non solo gravoso e po- 
ti co proprio ad ottenere F intento, ma conducente 
p ad inconvementi gravissimi. 

98. n In quanto poi a ciò che concerneva in 
9i particolare V aflbre di Napoli, il Governo brit- 
» tannico non avere dal primo momento esitato 
» ad esprimere la sua forte disapprovazione sul 
w modo % sulle circostanze colle quali si era fatta 
» la rivoluzione. Ha nel tempo stesso aver dicbia- 
>» rato alle corti collegate che non credeva di dove- 



1S20 107 

« re, e oè anche di potere consigliare un ìnterveD- 
» to per parte della Gran Brettagna. Ammettere 
» nulla dì meno che altri Stati Europei, e special- 
» mente P Austria, e le Potenze Italiane potessero 
» giudicare che le circostanze in cui si troYa?ano 
9» erano differenti; ed avere dichiarato non essere 
» stata sua inten«one di pregiudicare la questione 
9t in ciò che poteva loro concernere, né d'mter- 
9 Tenire nella condotta che^ quegli Stati avessero 
» giudicato a proposito di adottare per la pro- 
» pria sicurezza: quante volte però fossero pronte^ 
» a dare tutte le garanzie ragionevoli, che le loro 
» mire non erano dirette verso oggetti d'ingran- 
» dimento, né sovversive del sistema territoriale 
» delFEuropa, qiial era stato stabilito dagli ultimi 
9 trattati, li Governo inglese pertanto dover ri- 
si cosare il richiesto assenso alle disposizioni ge- 
9» nerali che si erano adottate come fondate sopra 
n i trattati enstenti, e protestare contro Tinter- 
» pretiffiione data ai medesimi. Del resto niun altro 
» governo essere più disposto a sostenere il diritto 
9» di uno Stato qualunque ad intervenire quando la 
» propria salvezza, ai suoi essenziali interessi erano 
» minacciati negli affari intemi di un altro Stato. 
9 Ma poiché credeva che soltanto la più assoluta 
99 necessità potesse giustificare Tuso d'un tal di- 
si ritto, e la medesima dovesse dirigerlo e limitarlo, 
9 non poteve ammettere ch'esso potesse avere 
«un'applicazione generale e senza distinzione a 



108 ANNAU d' ITALIA 

*f totli i mooTimenti rivolton, senza ayare riguardo 
9 alla loro ioflaenza immediata aopra qualche Sta- 
M tO) o se oe fiicesse la base di ona lega. Rìguarda- 
n re questo diritto come un'eccezioue ai princip) 
9 generali della più alta importanza, e come un 
n diritto il quale propriamente non deriTava se 
M non da circostanze speciali. Ma credere nd tem- 
n pò Stesso che P eccezioni di questo genere non 
m potetana giammai senza il maggior pericolo 
9 essere ridotte in regole tali da essere inserite 
9 nella diplomazia ordinaria degli Stati, e nelle isti- 
9 tuzioni del diritto delle genti. Del resto rendere 
9 giustizia alla purità deir intenzioni che areva 
9 senza dubbio diretto le auguste corti nell'adot* 
9» tare le loro disposizioni. La differenza dei pa- 
9 reri che era tra esse ed il Governo brìttannico 
9 relativamente a questo oggetto non poter recare 
9 alcuna alterazione qualunque alla cordialità, ed 
9 all^armonia che regnavano fra^coU^ati sopra ógni 
9 altro <^getto, né raffreddare Io zelo comune nel 
9 dare il più compiuto effetto a tutti i loro im* 
» pegni attuali (i). 

99. La Francia accedette ai princij^ stabiliti 
dalP Austria, dalla Prussia, e dalla Russia, ma colh 
limitazione che i medesimi non avessero altro ogget- 
to die di condurre gli attiri di Napoli ad una con- 
ciliaaone, senza che si ricorresse a mezzi ostili (2). 

(0 Martent. Becueil. ec. Tom. XVÌ, pag. 592-598. 
(3) ArdiiT. diplom. Tom. I, |Nig.279 



1820 109 

loo. Intanto V Inghiltenra e la Francia «pedi* 
Tono scpadre nella rada di Napoli, tanfo per invi- 
diare ai proprj interessi, quanto per prot^gere, 
se fesse stato d^ uopo, la femiglia reale contro 
qualche possìbile tumulto di &utorì dell'anarcbia. 
ioi« In tale stato di cose Brancia Incaricato 
.di- affivi a Parigi scrisse ( in data dei quattordici 
di Borembre ) al Governo: » V avversione dei Ga- 
» bluetti di Europa a cagione del modo con cui 

• la costituzione si era ottenuta formare il nodo 
» più forte dell^ questione Europea per la sua 
» essenza. La Camera unica dei Deputati, 1q re- 
» strisioni della prerogativa reale, V incoerenza di 

• partecipare ad un^ assemblea i negoziati diplo* 
» matici, la nomina agli impieghi de^ quali dispo- 
si neva il Parlamento, Y inceppamento del potere 
« esecativo, P odiosità del i^io lasciato al solo 
n Governo, e questo ^io andie insufficiente ^er» 
9 che solamente sospensivo, ed altre disposizioni 
n dtìUa costituzione spagnuola trovarsi dalle varie 
» Potenze come tanti germi di disordine, e di aoàr- 
n chia, ed incompatibili con la tranquillità di Eu- 
» ropa. In tale stato di cose per evitare una 
9 guerra e le conseguenze che ne sarebbero de- 
9 rivate non esservi altro mezzo che la rifiisione 
9 della costitunone spagnuola, o piuttosto la for*^ 
9 mazione di una costituzione napolitana. Stabi* 

• lisse questa una Camera di Pari, attribuisse al 

• Re la facoltà esclusiva di nominare i Consi- 



I IO ANNALI B^ ITALIA 



» glierì di Stato, V toisiatiTa delle leggi, la Scolta 
m di sciogliere il Parlamento^ ed il iv/o assolato. 
99 Dopo^ tali modificazioni doTersi chiedere la me- 
n (dazione della Francia, ed esservi speranza di 
n ottenerla. In somma doversi andare incontro con 
n dignità ai desiderj delP Europa, o aspettarsi la 
9» guerra coor tutte le . sue consegaenze. Modifi- 
» care da se la costituzione, o- aspettare che altri 
» venisse a modificarla »». 

102. 1 Ministri napolitani (e con loro la mag- 
gior parte de^ prudenti) erano persuasissimi che 
la costituzione di Spagna era troppo democratica 
e non atta al Regno delle due Sicilie. Quindi ap- 
profittarono di tale circostanza per tentare di mo- 
dificarla. Comunicarono pertanto nel giorno due di 
dicembre il tutto al Parlamento: ma questo nel 
di cmque rbpose: » L^ unità della Camera avere 
n dh compenso nel Consiglio di Stato, non sem- 
» brare ristretta la prerogativa reale, ma il po- 
*» tere de^ Ministri. Non essére prescritta la neces- 
» sita dMndicare air assemblea legislativa i nego- 
9» ziati diplomatici, ma di renderle conto dei ri- 
» sultamenti di essi Trovare incapace di essere 
n molesta al Governo una Deputazione destina- 
M ta alla sola vi^lanza; il parlamento non avere 
» sugF impieghi altri diritti fiiorchè quelli di pre- 
» sentare le terne per lo solo Consiglio di Sta- 
ff to. Se la forza esecutiva era inceppala nel ma- 
» le essere sciolta nel bene: il ^to non mostrarsi 



1820 - 111 

^ soUe r aspetto di odioso, o P odiosità do^er fé- 
» rire il Consiglio assai più che il Monarca. In fi- 
» ne non sembrare inefficace nn atto che pMe* 
1 va dififerire per anni la salmone delle leggi, e 
» che necessitala con qnesto mezzo al consenso i 
» due poteri soprani ^. Quin^ furono di parere 
che » il premurare un altro Sovrano a fiirsi me» 
» diatore di pace sarebbe forse un acconsentire 
9» a transigere sulla costituzione di Spagna^ ma 
» questa essere segnata indelebilmente nei loro 
» poteri, nei loro giuramenti^ nelle loro coscienze, 
" nella religione del Re e nella volontà del Po- 
» polo (i) ». . • • 

io3. Intanto i Sovrani d^ Austria, di Prussia, 
e di Russia in esecuzione delle loro deliberaaoni 
scrissero con separate, ma simili lettere ( in data 
dei venti di novembre ) al Re Ferdinando » es- 
» sersi uniti in Troppau per considerare insieme 
» le conseguenze, di cui gli avvenimenti di ITapo- 
» li minacciavano il resto della Penisola Italiana, 
» e forse P Europa intiera. Nel decidersi a que^ 
» sta comune deliberazione non aver fiitto che 
» conformar» alle transazioni sulle quali riposa- 
9» va queir alleanza tutelare, unicamente destmata 
9» a guarentire da qualunque attacco la indipen- 
» denza politica e F integrità territoriale di tutti 

(4) Rapporto latto al Parlamento nel dì 8 dicembre 4 820 nel 
Giomale costit.iiam. 443. 



112 ANNAU D ITALIA 

91 gli Siati, come aitren ad assicufare il riposo e 
n k prosperità delPEuropa, col riposo e colla pro- 
» sperila di dascuno de'paesi della medesiaia. Non 
» dubiterebbe adunque che P intenzÌDne dei Ga- 
9» binetli uniti non fosse se non quella di eonci- 
n liare V interesse ed il ben essere, di cui la sua 
» patema sollecitudine doTeva desiderare di far 
» godere a^ suoi popoli, con i doveri che apparte- 
» noTa ai monarchi collegati di adempiere verso 
99 i loro Stati, e terso il mondo. Essi avrebbero 
99 desiderato di eseguire questi solenni impegni 
9» con la di lui cooperazione, e fedeli ai principi 
99 che-avevano promulgato, non tralasciare di do- 
9» mandarla. Appunto per questo solià scopo prò- 
9» porgli di unirsi a loro in Lubiana. La sua pre- 
m senxa avrebbe affrettata una conciUazione cosi 
9» indispensabile, ed essere in nome degli interessi 
9» più cari del suo regno, e con quella benevola 
9» sollecitudine di cui credevano avergli data più 
99 di una testimomansa, che Io invitavano di an- 
99 dare a ricevere nuove prove della vera amici- 
n zia che gli portavano, e della franchezza la qua- 
9» le formava la base della loro politica (i) ». An- 
che il Re di Francia scrisse di poi ( ai tre di di- 
cembre ) a Ferdinando I per invitarlo « recarsi 
a Lubiana (a). 



(0 ArchiT. Diplom» tom. 4, ptg. 287» 
(2) W.iMig.27<. 



i»9» ii3 

I.a4« Ornale m Htpoli teli ddìbennaoiù delle 
tre giaodi Paterne cottegate^ i mioiatd deliberarono 
DQovftDienle dì appi^fittanie pertenlaffe di «odi- 
ficase JU oostiUMiooe: secondo la medeaiiiia il Re 
iKm polena uacke dallo alalo Moza FasseiiBo del 
P^rfanaento. Stajbìtiraiio adoocjae che Ferdinando 
ai pres(aa$e digmlosaniMle ad un laT atto, e nel 
tewppalea9o4iapotnesae gU aràii alla ditiaala mo- 
difi^asHQne. Per lai <eietto «di gìomo satte di di- 
cenubve il Ae oovanaunicò vi Pagamento le iettere 
xioeKute dai Use IMonareiiì nigiinali in Troppau, e 
fi im un messaggio ( eeolrasaegoato dal ministro 
degli flffiiri esten ) il «piale io soalansa conleaeTa 
n i Soprani di Auslria, dr Psussia, e di Russia 
» m'tnvMlaBo a jMmdaraai persooalaaente in Ln- 
» biaoa per iokMrpovnù oome mediatore fra essi 
» e la mjnone.Pettfetnlo rammo mio daUo stalo 

* delle circoalanse ho risolato ài mndermi pron- 
» tamenle air invito, per evitare alla aaxìone il 
ft flagello di una guerra. Lungi da me e da voi 
9 il pensiero che V adesione a questo progetto 

• possa iamii per un mpmenlo dimenticare il bene 
9 del mio popolo^ Piotandomi da voi è degno di 
9» me il darvene una npiova e solenne guasensia. 
9 Dichiaro perciò a V4>i ed alla nau^e che farò 
9 di tutto onde i miei popoli godano di una co- 
lf fltituaione saggia e liberale. Qualunque misura 
9 verrà esatta dalle circostanze relativamente al- 
9 V attuale nostro stato politico, ogni mio sforzo 

T. vn. 8 



1 i4 AimALt d' raua 

» sarà adoprato perchè rimanga aempre fiMidato 
» sopra le s^aenti basi. Cioè sia assicurata per 
ff mia légge fondamentale dello Stato la libertà 
M indiTidoale e reale. Nella composizione dei corpi 
9 dello Stato non si abbia alcan riguardo ai prì- 
*f Tileg] di nascita^ non possano essere stalnlite 
ff imposte sensa il consenso della nazione l^tti- - 
» Diamente rappresentata, sia alla medesima ren- 
M duto il conto delle pubbliche spese. Le l^gi 
» siano fiitte di accordo colla rappresentansana- 
» «onale, il potere giudiziale sia indipendente. Re- 
si sti la libertà della stampa salve le leggi ristret- 
9» tife dell' abuso della medesima^ i ministri siano 
» responsabili, e sia fissata la lista civile. Dichiaro 
» inoltre che non aderirò mai che alcuno de' miei 
y» sudditi sia molestato per qualunque fatto pò» 
» litico avvenuto. Desidero poi che una Deputa- 
1 zione composta di quattro membri a scelta del 
i9 Parlamento mi accompagni, e sia testimonio del 
9> pericolo che ci sovrastile degli sforzi fiitti per 
9» ischivarlo ». Il ministro dell' intemo partecipò 
con corrieri straor^narj questo messaggio agP In- 
tendenti delle Provincie, é i^ocomandò loro d' in- 
vigilare alla tranquillità pubblica (i). 

io 5. Ma non le dichiarazioni manifeste di tre 
grandi Potenze, non il pericolo evidentissimo di 
soccombere sotto forze cotanto superiori poterono 

(0 MfltMggio del Re al Parluneiito sei Giorn. Goetil. n. 4 32. 



1820 ii5 

indurre aonuni fanatici o ccwrotti a moderati pria- 
<%»). I Carbonari gridar<»io n costìtuuone di Spa- 
» glia o morte » e minacciarono di torbare la 
tranquillila pubblica della capitale. In tale agita- 
sione il messaggio del Re al Parlamento fu ri- 
messo ad ana Commesrione speciale di cui erano 
membri Galdi, Poerio, Bemi, Begani, BiAnan, di 
I>onato, Ricciardi ( giadice ), Risconti e Borelli, e 
questa opinò 9t doversi dal Parlamento rappresen- 
» tare al Re,*non aver esso fiicoltà di aderire a 
» tutto ciò che il messaggio dei sette di dicembre 
» conteneva di contrario ai giuramenti comuni, 
» ed al patto sociale che stabilita la costituione 
» di Spagna. Soo avere inoltre la fiicoltà di aderire 
» alla di lui partenza^ se non in quanto fosse di- 
» retta a sostenere la coitituuone £ Spagna co- 
» munemente giurata. Credere poi superfluo di 
n tarlo seguire da quattro Deputati, facendoli ab- 
» bastanza sicuri Toochio vigile e la parola del Re, 
99 il r^ietuto e solenne soo giuramento, la veduta 
» osservatrice di tutta T Europa^ P indipendente e 
n severo giudirio della posterità s». Il Parlamento 
nel giorno otto di dicembre approvò 9 parare 
della Gommesrione» 

io6. Intesa tale deliberazione il Re man^ im- 
mestamente nello stesso giorno altro messaggio 
al Parlamento col quale dichiarò » Avere con 
» infinito dolore délPanimo suo appreso che non 
M tutti avevano riguardato sotto un aspetto la sua 



Il6 ANNAU b' ITAUA 

» rìsoluiioae. Ad oggetto di dil^oare ogni equi» 
99 Toco dichiarare ohe non ave^a mai pensato di 
n Tiolare la coatitmione giurata^ n^È. aicoome nel 
M decreto dei sette di luglio uveva riseriuito alla 
n rappresentanza naiionale il potere di proporre 
n le modificaiioni che avrebbe giudicate necessa* 
n rie alla costitoBione di Spagna^ cosi aveva oi^ 
9» dato, e dederà che il suo intervento al con* 
n grosso di Lajrbaeh potesse essere utile agli in- 
9» teressi della patria, onde fiir gradire anche alle 
99 .PcAenEC estere progetti tali di modificazioni, che 
99 sensa nulla detrarre ai diritti della naaione, re- 
si sfnngessero ogni ragione di guerra^ beninteso 
99 che in (^pu caso non potesse essere accettata 
9» alcuna modificacione che non fosse consentita 
9» dalla nazione, e da hù medesimo (i) ». Il Par- 
lamento però rispose n essere impossibile il per- 
M dere di vista che la costituzione non era or* 
99 mai suscettibile di altre r%)rme, fuori <|Qelle 
99 che al Palamento stesso sembrasse opportuno 
99 proporre (a). 

107. Intanto alcuni membri del Parhunento 
declamarono altamente contro i ministri che ave- 
vano consigliato il reale messaggio, ed in fine li 
accusarono fiirmalmente come rei di attentalo sov- 



(0 Atti del Governo nel Giora.costìt.del Regoo delle due 
Sicilie 4 820.num. 433. 
(2) Ivi iium.436. 



isao 117 

▼ertmento della ìBostitiiBiotie. EuuiDoiaroho essi ai 
loro oflicj. Ìj aoooaa ( ohe in fine si ridoMe cbn* 
tro Gampochiaro e ZbtIo ) dopo alcune discus- 
sioni nd Parlamento fci trascursfta (i). 

io8. Nel giorno > dieci di .dicembre il Yicario 
Generale seebe a noofi Mltnstrt Di Gbllo per gli 
efiari esteri^ AcelaTio per gli interni, Giacinto Tro jéì 
per k ginatisia e gli a&ri eccIeriattÌGÌ, CSarignano 
per le finense, ed il Generale Giuseppe Parisi per 
la guerra (%): 

109. Del restante il Re nello ste8iM> giorno 
dieci di dieerabre mandò mi terso messaggio al 
Parlamento col quale P interpellò m a deddereJo 
9 modo poritiyo se acconsentiva al suo Inter? ento 
M in Lubiana collo scopo di sostenere la Toiontà 
99 generale della nazione per T adottata eostitu-* 
n zione 99. Yi fiirono allora in quel consesso nuoti 
daiattimenCi. Osservatano alcmii Depotali » il So^ 
» TTano essere in Napoli quaM m ostaggio. Alion* 
m tanandosi dall^ influenze del popolo e del Par*- 
« lamento, potersi temere che non mantenesse le 
n promesse latte, e d^ altronde i Collegati «proce* 
9 dessero pia francaiiiente contro un GoTemo 
9 che certamente odiavano ». Ma finalmente nel 
giorno dodici di dicembre il Parlamento deliberò 
» che nei termini contenuti nel decreto degli otto 



0) Atti dei GoT«roo nel Giorn.cottiC.ii. 437-H5. 
(2) Decreto nel Giorn. costi t.nnm. 434. 



I20 ANNALI D ITALIA 

Ila. La rìn)liiKÌoiie soòj^piala nel Regno delie 
due Skiiie ^osse naturalmente toHa Italia. I li- 
berali) t settari ed i malcontenti di ogni aorte ai 
disposero generalmente ad apj^rofittaré delle oir- 
ooatanae per ottenere i loro rii^ettÌTÌ intenti Sem-* 
bra che da qaesta epoca alcuni finiosi abbiano 
concepito in Torino il disegno di rivoltare tutta 
r Italia e renderla libera ed indipendente (r). 

1 1 3. Tali maneggi erano specidmente pericolosi 
pel confinante Stato Pontificio^ e di fatti la rìfolu- 
zione trasse subito a sé la éHA di Benevento. Quivi 
sin dal giorno cinque di lugUo una tuii>a di uomini 
torbidi sollevossi contro il Governo ed invocò la 
costituzione e Puinoiie aHo Stato napolitano. In (piel 
primo- scompiglio rimasero uccisi tre Gai^binieri 
ch'erano di guaràia sulla piacsa, ed il Prelato Oli-^ 
vìeri^ch'era I>elegaSo Pontifioio^si chiuse nelF an- 
tica* rocca con circa * qoavwta uomini d^a stessa 
truppa^ nei quali consisteva tutta la pubbfica forsa^ 
Sopraggiunse- di' poi nel giorno s«tte un certo Ya- 
liante, Colonnello napolitano, Ordinatore Carbo- 
naro dei luoghi circonvicini^ il quale prese in qual- 
che modo la direzione dei sollevati ed incominciò 
ad insinuare air Olivieri di desistere dalla sua ca- 
rica e partire. Rispondendo questi che la sola forza 
avrebbe potuto costringerlo ad abbandonare il suo 
posto, i' capi dé^solteyatì ilei di otto gli intimarono 

(4) Hdittiotte- d' officio ioamta nelU Gtitettadì Milano dei 
22 geonajo 1824. 



ISSO tftì 

di partire ad tenDÌne di due gioriiL JJlova 
cedette, e fatta una protesta- per serbare iHesi i di'^ 
ritli deHa Santa Sedeynel ^ìorao midtci {iarU^Iran-* 
qtiiHaraente aHa Toha dt Rethtf col teme piesidìd 
detta troppa pontìfieia. Adopraronst inlyito' i &• 
ziosi per fu voDÌxé qnelk citlà al r^no delle dae 
Sieilie^ me il PrÌBcipe Yieario GreBciale Bel' giorno 
dodici d^ stesso mese di ht^ pubblicò obe 
» essendogli pènremrta notÌEÌ» di ito movimentò 
» arvenoto néUar città di B e nev e nto^ e Tolèiido eoa 
9» og*i studio eTitare tatto ciò cbe poteva in ti* 
n oon BBOdo turbare la baona inteHigenai col Som^ 
9» rao Pontefice^ oTe alcuno degli Abitanti' del Re« 
9 gno si mìséliiasse negli a&ri ài cfuèllo' Stato ^ 
» aTtertita i soni popoliy che per censerrare la 
9 propria indipendenaa era neoessario dir rispettare 
9 V indipendensa degli altrr G^vera^ ed evitare 
9 rd^ìosamente tutto dò ebe avrebbe potata eom«' 
9 promettere la buona anaonia colla cotte pon** 
9 tificia. Quindi ordiaaré a tetti gli AbiianCi dd 
9 regBO ebe ninno arfisse intromettersi armato nei 
9 confini degli akri Slatì^ né mischiasi in modo 
» qualunque negli affiori detto Stato fimitroro w. 
AHora i Béneventatti si stabilirono un Governo 
partiecriareye rimisero in vijgore le leggi vigen6 nel 
mille ottocento e quindici prima del ristabilimento, 
del Dominio |>ontifieio (i). Anche Ponteeorvo si 

(i) MeaMrie particolari. 



laa AMNAU 9 ITAUA 

soltraMe dal dominio romano, e ai stabili nn go- 
verno particolare e costituùonale. 

xi4-In Rooui e nelle vicine provinde i aet- 
tari erano pochi Molti però erano nelle Hardie) 
e nelle I^auonl Nel mese di agosto^varie sooetà 
di quelle pronnde stabilirono di eseguire la loro 
rivolozione liberale, e formarono per taPeffetto molti 
disegni. Ha i Soblimi maestri perfetti secondando 
le istruzioni che ricererano da un loro centro che 
era in Torino, frenarono quell'ardore come in- 
tempestivo, per agire poi opportunamente nel mo- 
mento in cui sarebbe scoppiata una. rivolta gene- 
rale in Italia (i). 

I iS. Del restante in quanto a Roma non sarà 
inopportuno il riferire che il Santo Padre dispo- 
se n ammettersi nei suoi stati P esecuzione d« 
» giudicati emanati da competenti tribunali atra- 
» nieri nelle cause proiiine contro laici, sulla re- 
n quisitoria da tribunali suddetti^ purché i gìudi- 
9 cati dello Stato Pontificio siano in egual modo 
» eseguiti nei Domioj stranieri. Ciò per altro pre- 
» sumersi fintantoché non vi sia particolare motivo 
» per dubitare da tale reciprocansa (a). 

Il 6. Tiberio Pacca Prelato (nipote del Car- 
dinale di tal cognome ) Grovematore di Roma, e 

(4) ReUsione di officio nella GftiMttadi MiUoo dei 22 geo* 
naio 4824. 
Memorio particolari. 
(2) Notificatone del Segretario^ di Slato 41 marte 4S20. 



1820 laS 

Direttore generale di poli»a neUa sera dei sette 
a aprOe fiigg^ ed allontanossi dallo Stato Pim- 
tificìo. Si disse che per lascivie e dilapidazioni dd 
pubblico danaro Pio YII ne avesse ordmato Par* 
resto*, e che il Cardinale Ck>nsalTÌ Segretario di 
Stato per togliere di messo un disgustoso processo 
lo abbia avTisato affinchè fuggisse (i). 

117. Accei^fttò eziandio che i Gesuiti stabiliti 
in Bnasìa (a) applicaTansi seconcfo il loro Istituto 
alla educazione della gioTentù. Accettando nei loro 
coll^ allieri di qualunque culto, procuratano quin- 
di di convertirli alla religione cattolica. Questo zelo 
suscitò naturalmente contro di loro la persecuzione 
del clero scismatico, e nel mille ottocento e quin- 
dici furono allontanati dalle due capitali di qnel- 
F impero. Non tralasciarono porciò di procurare 
conversioni altrove^ e da ciò ne venne che in que- 
st'anno furono scacciati da tutta la Bussia (3). 

118. n Governo austriaco che si era imme- 
diatamente dichiarato il principale nemico della ri- 
voluzione napolitana (4), invigilò specialmente per 
impedire che ì principj della medesima si comu** 
nicassero, o si dilatassero ndle provincie del Re- 
gno Lombardo-Yeneto. Quindi il Presidente del 

(O Monorìe ptriicolarì. 

(2) y. 4 804. $.24. 

(3) Harteos. ReeneU. Tom. XVI, ptg. 464 -465. 
MflBorie partiooUri. 



1^4 ANNAU »' ITAUA 

Gtoverao di MiiiBa pubblicò (nei giorno Tenti* 
aof e di agosto) ohe » k socielà dei Carbonari h 
n quale ai era dilatata in diverti Stati c»rcomricini 
n aTera tentato di fere dei proseliti andie negli 
« Stati AnaCriaeL Dalle inqaisiaioni fiitte a que- 
m at'oggetto essersi acoperle le mire qoanto peri» 
9» colose per lo Stato altrettanto ree di questa so- 
ff oietèyle quali per altro non adMgni membro di 
m essa venitrano palesale dai superiori della mederi«' 
» ma. Dedursi queste mire a poU>lica notisia per 
n aTyertimento dei sudditi. Lo scopo preciso a cui 
» mirava la unione dei Carbonari essere lo scon- 
ff volgimento, e la distrusione dei Governi. Quindi 
» secondo le leggi vigenti, i membri della stessa 
ft essere rei di alto tradimento (i). 

119» Quella polizia avendo quindi concepito 
sospetti di trama o £ carboneria fece arrestare 
diversi personaggi Ragguardevoli, tanto sudditi, 
quanto strailieri dimoranti in quello Stato. Furo- 
no tra essi Melchiorre Gioja, Griovanni Domenico 
Bomdgnosi, il Conte Camillo Laderchi, Pietro Ma- 
roneelli e Silvio Pellico* Il Governo pubblicò pò* 
scia òhe » sul fine di agosto di quest' anno, al-* 
m cudi,dei quali era capo il Conte Luigi Porro 
f Lambertenghi ( celebre negli avvenimenti del 
M mille ottocento e quattordici, riccoi, audace, e 



0) fiacoolu degli atti officitli del regtto EiottilNirdo- Veneta 
4820.nDm.26. 



18^ i%ò 

» promotore delle lettere^ delle ^beUe arti, e del- 
it r industria ) «veTano fiMmiato jn BEiIìdo il pio* 
» getto di diffondere la oarbonaria in tutto il re* 
» gno, e di coqgiuagerp le loro fila alle sette eate* 
9 re, per preparare in tal modo gli elementi di 
» quella generale rivolunone in Italia^ di coi la 
n rivolta di NapoH doveva essere nella loro opi«- 
» nione il preldSio, e la spinte 9». Gloja, Laderchi, 
Romagooei, ed alcnm altri dopo vari meei di ear- 
cere uscirono innocenti. Porro fuggi e fu condan- 
nato a morte in contumacia. Maroncelli fondatore 
d'una i^endita (unione) di Carbonari, Pellieo ed 
Angelo Canova ( comico ), alla medesima ascritti, 
(borono similmente condannati a morte. L* Impe- 
ratore per altro diminol la loro pena, comihotan*- 
dola nel carcere duro di venti anni per Maron- 
celli, di quindici a Pellico e di cincjue al Canova. 
Altri rei ebbero ptee minori (i). 

ìao. Maria Luigia Duchessa di Parma da al- 
cuni anni aveva nominato varie Commcssioni di 
Giureconsulti per rifermare la legislazione e adat- 
tarla alle circostanze de^ suoi dominj. Compiu- 
to il lavoro, in quest^anno promulgò nuovi co- 
dici, civfle e penate, coi loro rispettivi di proces* 



{i) Rapporto de^ GoTeroo auHtriaco nella Gaszetla di Milaiio 
dai 22 gennaio 4824. 
Pellico •» Iie mie prigioni^ colle addiaioni di Maroncelli. 
Memorie particolari. 



1 26 ANNAtl d' iTAtU 

sura^ e di più un altro criminale militare (i). Rd 
codice civile dispose che » le UberaKti per te- 
st stamento non potranno oltrepassare doe tersi 
f» de^beni del disponente, quando qaestì, morendo^ 
» lascia un figlio legittimo e natorale, o legitàna-- 
n to^ la metà, se ne lascia due o tre^ un terso, 
» quando ne lascia un mumero maggiore (%). Non 
» ostante potrà essere aTTaloratft da grazia del 
99 Sovrano la disposisione, colla quale il testatore 
n ordini air erede o al legatario di conservare e 
M rendere i beni ai figli e discendenti maschi 
n per linea mascolina del medesimo erede o le- 
si gatario, con ordine di primogenitura; potranno 
n essere assoggettati a primogenitura Soltanto i 
» beni stabili, liberi da privilegio e da ipoteca, e 
p di una rendita che non sia minore di lire nuo- 
» ve ( italiane ) tremila; la sola porzione che la 
9» legge lascia a libera disposizione del testatore, 
9» può assoggettarsi al vincolo di primogenitura (3). 
lai. Anche ia Piemonte si attendeva a com- 
prare un nuovo codice. Il Re di Sardegna, allor- 
quando nel mille ottocento e quattordici ristabift 
le antiche leggi nei suoi Stati di Terra ferma, ri- 
serbossi, come narrai (4), di &rvi quelle varia* 

(i) Decreti dei 23 meno> 6 e 12 giugno 5 noTembre e 43 di- 
cembre 4820. 

(3) S- 689-693. 695. 

(4) <8M.S.58. 



1820. i!i7 

aòctii che, dopo un più mataro esame gli aard>» 
bero sembrate adattale ai tempi ed *aUe circo- 
stanze. Dì iattì nei due anni segoenU diede ad 
alcuni Gommessar] V incarico di compilare un nuo- 
To ed intiero corpo di leggi, e molte ne furono 
effettivamente abbozzate. In quest' anno poi, sulla 
proposizione del Conte Prospero Balbo, primo Se- 
gretario di Stato per gli a£hri dell^ Interno, pub- 
blicò che 99 volendo provvedere all' esame delle 
» preparate minute di leggi civili e criminali, ed 
n inoltre accrescere i lavori che rimanevano da 
» &rsi pel .compimento di sì grande impresa, ave- 
9 va determinato di affidarne principalmente V in- 
» combenza ad una Giunta superiore che fosse 
9» stabilmente composta di un picciol numero di 
ft Consiglieri; ma si approfittasse delP opera e del 
9» parere di quelle altre persone che nelle diver- 
9» se parti potevano efficacemente contribuire al 
» miglior successo; fossero Membri della medesi- 
9 ma, Gloria Avvocato Generale, Montiglio Pro- 
9 curatore Generale, Cerosa Consigliere e Pi- 
9 nellì Senatore 9, Partecipò quindi a tutti i Ma- 
gistrati supremi che » potevano presentare alla 
9 Giunta quelle osservazioni che lo studio e la 
9 pratica loro suggerissero opportune alla perfe- 
» zione dell^ opera (i) ». Disposte in tal guisa 

(4) Baccolu di Editti del Re Vittorio Emanaele, Vol.XJIl, 
peg.3S.39.e 79. 
Memorie pertieirfari. 



128 ANNAU h ITAUA 

le cose, il BaUm presentò ^i Re, oel suo Con- 
siglio di conltrenBe, un progetto che senrisse di 
base alle operamiii della <Sriaiita. Questa feoe ma 
piMtta nùnufta ohe fu discussa nel GonsigUo del 
&e, in parte riformato, e co^ pe risultò una se- 
4:poda. Yotte poi il Re che quest' ukima fosse di* 
scussa in un Gonsi^^ composto di tutti i Mi- 
nistri di Stato e Consiglieri delle Conferenae, e 
qiundi, xM>n tutte le osseryarioni dal medesimo 
&tte, fosse passata ad i^n akro GonsigUo finn^ato 
étL dodici prinarj Magistrati de' suoi Stati di Terra 
ferma. Goal si £9ce, ed il «aoT« codice fa di poi 
pronto ad essere ptubblicato nella primavera del- 
Tanno prossimo (i). 

is^a. In elianto agfi affiri estemi del Re di 
Sardegna^ rammenterò che 'il suo genitore fin dal 
mille settecento e no? antasette aveya conchiuso col- 
la Prussia una conyenùone per Tabolizione dcH'al- 
hinaggio (a) tra i rispettici sudditi. Essendosi da 
qudr epoca y arieti i xxmfinl di ambedue gli «Sta- 
ti, con altra eoavenaone dei diciotto di febbrajo 
di quott' anno fii stitbilito che V Volizione si esten- 
desse a tutti i paesi che attualmente possedeva- 
no (3). Ai noye di ^oato poi Vittorio Emanuele 

(1) Memorie partieqlari. 

(2) 4797.5. 79. 

(5) BecoeAta di £ditti del Be Vtttovio EniADuele, Voi. XIII» 
P*g.244. 

Martens -^ Recueil ec. ec. tom. XVI, pag. 446. 



1820 i<i9 

sottoscrisse un' altra coDTenzioiie col Re di Fran- 
cia, colla quale fa pattinCa la reciproca consegna 
dei disertori (t). 

is3. Nel .milie ottoceoto e cmqae era stato 
. stabilito a Milano ( eome narrai ) il Monte Napo« 
leone per liquidare e pagare il debito pubblico del 
regno italico (a). Il debito perpetuo delle prò- 
ciocie che allora^componerano il regno, era di lire 
italiane duecento e sedici milioni^ ottocento e ten- 
tidue mila. Furono <juindi aggiunte le provincie 
Venete con un debito di cento e diciotto milio- 
ni, ottocento e quattorcKci mila; poscia le Marche, 
le quali ( oltre la loro porzione del ddnto gene- 
rale dello Stato pontificio ) Io aumentarono dì filtri 
sette milioni, cinquecento e tenti mila. Finalmente 
?i fa unita una parte del Tirolo con quattro milio- 
ni, duecento e sessantacinque mila. Questa somma, 
ascendente a più di. trecento qoarantasette milioni 
e quattrocento mila lire, fu liquidata a diyerse ra- 
gioni, dall'uno e mezzo al tre e mezzo per cento, 
secondo la diversa natura di ciascun debito, e con- 
solidata al cinque per cento. NelP epoca del regno 
italico ne fii estinta una porzione ( di circa cento 
e . cinquanta milioni ) ed al ^ fine del medesimo, 
r annuo, interesse del consolidato era di quattro 



(4) Trattés publ.de la Maison de Saroye. Tom. 1V> p. 50K 
Martens — Recaeii ec. ec. tom. XVI, pag. 532. 
(2) 4805.$ 43. 

T. VII. 9 



l3o ANNALI d' ITAUA 

milioni, settecento e settanta mila lire, Eranvi inol- 
tre tredici milioni, trecento e.TentinoYe mila lire 
di azioni, dette iscrizioni ; tentisette milioni, tre- 
cento e quarantasette mila di boni: annue lire 
quattro milioni, novecento a sessantatre mila di 
dotazioni o assegnamenti ditersi^ finalmente tredici 
milioni, novecento e ottantun mila di pensioni. I 
fondi stabili del Monte erano del capitale di ottan- 
totto milioni di lire (i). 

1 24. n trattato di Vienna aveva stabilito che^ 
nel conservarsi i beni stabili applicati al Monte, 
il debito ne fosse diviso tra gli Stati già compo- 
nenti il regno italico, sulle basi unite della popo- 
lazione e della rendita (a). La popolazione era di 
sei milioni, seicento e sessanta mila, settecento e 
novantottó individui; Pestimo censuario di trecento 
ottantacinque milioni, duecento e sessantasei mila 
lire (3). Ragunaronsi pertanto in Milano G>mmes- 
sarj austriaci, modenesi, parmigiani, piemontesi, e 
pontifici per la divisone di quel Monte. L^ Au- 
stria che vi aveva il maggiore interesse, fece se- 
parate convenzbni con ciascuna delle altre Potenze. 
In esse stabilironsi alcune massime fondamentali, 
si dichiararono cessate le dotazioni e si annulla- 
ci) Peockió — Saggio ttorioo tairammioisinzione finaniMr» 
dell' ex-regno d' Italia, cap. XV. 
Memorie particolari. 

(2) 4815. g. 28. 

(3) Memorie particolari. 



1820 i3i 

rono molte partite, SI fecero varie cessioni e com- 
pensazioni. In quanto alle pensioni ecclesiastiche, le 
qaali erano venticinque mila ottocento ed aseen^ 
deyano alP annua somma di undici milioni, nove- 
cento trentaquattro mila lire, si convenne ( con 
poche modificazioni ) che ciascuna Potenza si as- 
sumesse quelle ch'erano dcyvute ai propj sudditi. 
Sì stabilì poi generalmente, die FAustria per la 
popolazione di quattro àrifioni^ trecento ottantatre 
mila uomini, ed un estimo censuario di duecento 
e trentuno milioni, novecento e ventiquattro mila 
lire, delle centonùla parti de'pesi ne assumesse ses- 
santanove mila, cento e ventiquattro^ Roma per urt 
milione, cinquecento e quarantasette mila sùdditi, 
e settanta milioni, settecento e trentaquattro mila 
lire di estimo, ne avesse ventun mila, quattrocento 
e trentasei ^ il Piemonte pel Novarese, che aveva- 
trecento e trentun mila abitanti, e quindici mr- 
lioni, seicento e novantanove mila lire di estimo, 
ne assumesse quattromila, seicento e novanta. Al 
Duca di Modena peif. la popolazione di trecento 
e diciassette mila e V estimo di quattordici milio- 
ni, cinquecento e novantaqnattro mila, ne spettas- 
sero quattromila, trecento e sessanta. Finalmente 
Parma pel distretto di Guastalla che aveva ven- 
timila e trecento abitanti, e F^estimo d' un milio- 
ne, trecento e tredici mila, ne avesse trecento e 
novanta. Dopo tali operazioni, si fece in quest'anno 
il primo rìpartimeifto. Con esso l'Austria assunse 



jSs ANIIAU d' ITALIA 

annui tre miUoiii, trecento e (joanuotaseì mila lire di 
coDJM>l]dAto e circa uo milioae delle poisioDi diver- 
se, le quali, detratte Tecclesiasticlie^ erano ridotte a 
due milioni, cento e trentun mila. Roma ebbe 
un milione e ventidue mila lire di consolidato 
con cinquecento ed ottantotto m3a di simili pen- 
sioni, n Piemonte cento e sessanta mila lire di 
consolidato^ e duecento e oltantadue mila di pen- 
sioni; Btodena del consolidato n' ebbe cento e Ten- 
tinove mila con settecento e quattromila di pen- 
sione di ogni specie. Parma ebbe $& mila lire dì 
consolidato^ e quaranta mila di pensioni* Furono 
similmente diVise altre minori partite e si fissarono 
regolamenti per la divisione delle residuali, il che 
di 6tti si esegui. negli anni seguenti 

1 a 5. In quanto ai beni stabili del Monte, ascen- 
denti, come accennai, al valore di ottantotto mi- 
lioni di lire^ Roma n^ ebbe quaranta milioni, ire- 
cento e ventisei mila; il Piemonte quattro milioni, 
cento e ventisette mila, e 1* Austria quarantatre mi- 
lioni, cinquecento e quarantacinque mila. Furono 
in questa partita comprese le porzioni di Modaia 
e di Parma, che fiirono assegnate all^ Austria in 
compenso di alcuni pesi che assunse (i). 

(4) CooTeusioDe dell'Anstria colla S.Sede del 4 pngao 4816. 

— o<Mi Parma dai 48 agosto 484^. 

— eoo Modena dei 28 marzo 48<7. 

— colla Sardegna degli 4 4 aprile 48i8. 
Ripartimento del 45 agosto 4820. 
Memorie particolari. 



1820 133 

I ^6. Gessò in quest'-anno dì TWere Elisa Bo- 
naparte. Era dessa nata in Ajaccio agli otto di 
gennaio del mille e settecento settantasette, ed ai 
cHuque di maggio del mille settecento e notanta- 
seite ateta sposato Pasquale Baciocchi, nobile Corso 
ed uffiziale di fanteria nelle frappe francesi. Nel 
mille ottocento e cinqae il fratello Napoleone le 
diede, come narrai (i) i principati di Locca e Piom- 
bino, nei quali fece molti miglioramenti (2). Nel 
mille ottocento e noTC fu nominata da Napoleone 
goYematrice della Toscana colla dignità di Gran- 
Duchessa (3). Passò pertanto a Firenze^ dote ri- 
siedette fino al principio del mille ottocento e quat- 
tordici. Bidrossi allora^ primieramente in Francia, 
poi in Napoli, nelPanno seguente a Bologna e fi- 
nalmente negli Stati austriaci, dote usò il titolo 
di Contessa di Campignano. Una febbre nerrosa 
le tolse la vita in una campagna presso Trieste 
nel dì nove di agosto (4)* 

127. Ai ventinove di gennaio terminò anche 
i suoi giorni Giorgio III Re della Gran Brettagna, 
e gli successe il figlio primogenito che fin dal 
mflle ottocento e dieci, per una malattìa mentale 



(O 4805. S- 49. 22. 

(2) MazuroM — Storia di Lucca, tom. II, lib. X. 

(3) 4809.5.36. 

(4) Memorie particolari 



l34 ANNAU 9' ITALIA 

dd padre, era fieggeote. Egli prese il nome di 
Giorgio IV (1). 

I a8. Ile deggio omettere di accennare che Carlo 
Ferdinanda Daca di Berrj, il^cpale nel mille ot- 
tocento e sedici aveva sposato la Principessa Ca- 
rolina delle due Sicilie, nella sera dei tredici di 
febbrajo fu ucciso, con un colpo di pogaale, da 
un certo Louvel per mero odio contro i Borboni. 
L^ uccisore fu arrestato e condannalo a morte. 
La vedova era incinta e diede alla luce un bam- 
bino, che fu chiamato Enrico ed ebbe il titolo dì 
Duca di Bordeaux (2). 



(1) Aanoaire liMt.H820,pag.309. 

(2) Ut, fmriAj cIi«p.II.VI. Vili. 



18 2 1 



SOMMARIO 



\Jonferen%é ài Lubiana C 

Lettera di Ferdinando I al Principe Reggente . 
letruzioni dei Collegati ai loro Rappreeentanti in 

NapoU 

Partecipazione dei Collegati al Duca del Gallo. 
Comunicaaione dei Collegati al Principe Reggente 
DiMarasùme della Francia ...... 

Parlamento sttaordinario. Si staiilitoe di redttere al' 

le deternànasumi dei Collegati 

Manifesto del Governo Napolitano 

Spirito puòhlico del Regno . • : . ^ , . 
Ucdiione di Giampietro, Fuga di NotahUi . . 
n Gotfcmo Napolitano chiede impano eoccorsi alla 

Spagna . 

Lusinga di appoggio dal PiemonU .... 

Operaaioni di Finanze 

Fortificazioni 

Esercito, Formazione di due Campi suUe Jrontiere 

sotto gli ordini di Carascosa e di Pepe 
Disordini nei Militi e nei Legùmarj . . . . i 
Numero e posizioni dei due eserciti .... 

Disegno di oampagna. Istruzioni 

Mancanze, Avvilimento degli eserciti, Dissenzioné. 

Progetto di trattatila 

Numero e movimento dell* esercito austriaco coman^ 

dato da Firmont. Tentativi dei Liberali per sedut' 

re gli Ungheresi 

Dichiarazione deltuiustria 

Mamfesio del Re Ferdinando /. 



5 

6 
7 
8 
9 

40 
ii 
42 
43 

44 
45 
46 
47 

48 
49 
20 
24 

22 



23 
24 
25 



i36 

Attacco di Pepe presso itieii^ Sèandeggiameato del 

suo corpo §. 26* 

Gii Austriaci superano le GoU di AnUrodooo « 27 

Pepe tenta di raccogliere truppe tUsperse . . ^ 28 

Gli Austriaci invadono gli Ahònuzi . . . . v-^ 29 

Movimento di Frimoni verso Fondi e S, Germano i SO 
Disposizioni del Governo per rimediare, al disastro 

di Bietì . v - S4 

Una brigata della Guardia Reale ricusa di com&oc- 

tere contro gli Austriaci '.'...... n 32 

Bitirata e sbandeggiamento del corpo di Carasoosa ■ 33 

Marcia eli Frimont dal Liri sul Volturno . . n 34 
Progetti di trasferire il Governo in Calabria o in 

Messina n 35 

Convenzione di Capua per [la aonsfigmi di quella 

Piazza agU AustrÌAci ........ t 36 

Cont^enzione di Aversa per consegnare ai medesimi 

Napoli, Gaeta e Pescara h 37 

Messaggio del Parlamento al Re v 38 

Protesta del Parlamanto n 39 

Emigrazione di molU Liberali u 40 

Ingresso degli Austriaci in Napoli, Gaeta e Pescara v ii 

Chiusa del Parlamento « 42 

Agitazione in Sicilia « 43 

Turbolente di Messina « 44*47 

Governo provvisorio tlabilito da Ferdinando l nei 

dominj al di qua del Faro «.....» 48 
Governo provvisorio ed oeeupaùone austriaca in &• 

cilia .' a 49 

Atti del Governo prot^visorio di NapolL Consigli 

del Catma n 59 

Giunte di scrutinio • » 51 

Arresti ejugko di pereomag^ illustri . . . . • 52 

Castighi speaiali di almni Carbonari .... « 53 

Bande armate di Liberali e di Carbonari, . . h ' 54 
Ritorno di Ferdinando J in Napoli, AnmittiM par* 

ziale . . .\ V 55 



ArrèMto di rei di Stato , 

Condanne ^ ■ 

KdUgaiioni di Depuuoi e di GeaeraU òt paed «u^ 

Mtriad 

EnUati 

Bimoxion» di uomini intelligenti dagU affari del» 

lo Stato 

Condanne in Sicilia 

Ferdinando I toioglie V esercito . . . 
Dispone l'ordinamento di un wtovo esercito nU qua^ 

le ammette truppe straniere ...... 

Conyemùone per il mantenimento dell* eseroito aU' 

striaco 

Regali al Generale Frimont 

JStiovo debito di trentadue milioni ed ottocento wUla 

ducati ...•••••• 

Debito particolare deUa SieUia di un milione di 



i37 

S M 



Nuova forma di Governo stabilita da Ferdinando L 
Disposizioni sulla morale ed istnmione puMica . 
Ristabilimento dei Gesuiti ne* domini di qua dal Faro 

Uccisione del f^escofo di Ai^ersa 

Seutralità e disposmoni del Goi^erno poniifidù nella 

guerra degli Austriaci contro Napoli . . • 

Apprensione di Roma 

Correria di Carbonari nelle Marche .... 
mstabUimento del Costerno pontificio in Bcnev^/tio 

e Panteoorvo « . 

Bolla di scomunica contro i Carbonari . . . 
Concordato fra la Santa Sede e Ut Prussia . . 
Ordinamento di altre Diocesi in Germania • . 
Convenùonefra U Papa a l'Impcnaforc di Amtria 

per la reciproca consegna dei disertori ... 
Spirito pubblico in Piemonte 

Maneggi de* settari 

Tumulto scolaresco in Tonno 

Congiura militare 



57-96 

60 

61 
62 
«3 

64 

65-66 
67 

68 



70-72 

73-75 

76 

77 

.'78 
79 
80 

84 
82 
83 
84 

85 
86 
87 
88 
89 



i38 

IKHgno dei eongUiraii ( 

Cto'auare ed arreno del Prinoipe delia Cittema 

Agitatione e rùoliaione dei congiurati 

Maneggi M congiurati presto il Principe di Ca 
rignano 

Movimento militare in Fonano 

BiffoluMone in Jllegiandria, Promulgasùone della co- 
ttituMione spàgnuola 

Deliherasione dei congiurati in Torino 

Motfimento militare in Pinerlo, Prodamaxione del 
Santa Rosa e di lÀsio 

Promulgazione della costitusUone spàgnuola in Ver- 
celli ed in Ivrea ... ; 

Consiglio straordinario in Torino 

Manifesto del Re Vittorio Emanuele .... 

7\unulto a S, Salvadore presso Torino . , . 

Idea di formare un punto di unione in Asti, . 

Altro manifosto del Re 

SoUevasionè del presidio della.Cittaddla di Torino 

Vittorio Emanuele rinunfùa.la corona a Carlo Fe- 
lice assente e nomina Reggente il Prinoipe di Ca- 
rignano 

Manifesto del Reggente 

Istanze per la promulgasione della coetitusttone spà- 
gnuola 

Promulgazione 

Nomina di un Consiglio di etato, di una Giunta prò»' 
tfisoria e di Ministri . . ' . 

Indijferenza delpopolo 

Tentativi difoziosi per indurre il Reggente a di» 
chiarare la guerra sUt Austria 

Chiamata di soldati provinciali alle armi . . 

DithiarasUane di Carlo Felice 

Soccorsi ddl^ Austria e della Russia a^Carlo FeUoe 

n Principe di Carignano si reca a Novara . . 

Rinunzia alla reggenza, e passa, a Firenze • . 

Della Torre Marna i mOitari a Novara . . . 



90 
91 
92 

93 
94 

95 

96 

97 

98 
99 
400 
404 
402 
403 
404 



405-400 
407 

408 
409 

440 
444 

4i2 
44^ 
i44 
445 
446 
447 
44a 



Ristaòiiimento degli ontìM ordini in Satfoja 

Titròohnxe in Genova - , 

Jvuenimenti di Nisua 

* di Cuneo . ',^ 

<— — di Sardegna . 

Coiiernazione dei Liberali in Torino . >• 

Ordine del giorno di Sonia Rosa . . . 

La magg/tor parte déUa trippa riousa di ubbidirgli i 

Battaglione di Studenti 

interazioni della Giunta di Torino, ecioglimento di 
queliti di Alessandria 

Interposizione personale di JUoooemgo Ministro di 
Russia per un aoeomodamento 

Carlo Felice staòilisoe tre Governatori generali . 

Manifesto di Carlo Felice . ' 

Della Torre si dispone a-maroiare da Novara a To- 
rino . . . '. 

/ Librali marciano sopra Novara . . ' . 

Comunicazione del Generale austriaco Buòna 

Gli Austriaci entrano in Piemonte .... 

Disfattfi^ dei Liberali a Novara . . 

/ liberali abbandonano Torino ed Alessandria e si 
ritirano a. Genova 

Gli Austriaci occupano Alessandria, L' autorità re- 
gia h dovunque ristabilita, Revel h nominato Luo- 
goteneau Generale 

Emigrazione di Liberali 

littorio Emanuele conferma la sua abdicazione, Car- 
lo Felice prende il titolo di Re 

Dichiarazione dei Sovrani Collegati in Lubiana 

V haperatore di Russia richiama le truppe diretta 
verso V Italia, e pubblica una dichiarazione par- 
ticolare 

Convenzione per la occupazione di una linea mili' 
tare in Piemonte 

Condanne de* ribelli 



i39 



iU 



449 
420 
424 
422 
423 
424 
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431 

U2 
433 

434 
135 
136 

437 



438 
439 

440 
444 



442 

443 

-446 



■\ 



i4o ^ 

Chiusa tUÌU UntPtrtkà tU Termo, di Genova^ e dei 

coUegio delle Prwincie g. 447 

Carlo FeUae jnMUea »m*amnistia e ritoma in Pie- 

monte ^ « . . . • 148 

Ifuovo debito dello Stato ■ 449 

Ifuofa strada Jra Genot^a e Non v 450 

€^&mfentkmefra il Re di Sardegna ed il Re dei Paesi 

Bassi per l'aboUaione dell' aièinaggio . . . t 454 

Jigitaùone nella Lombardia Jtustriaoa . . . i 4 52 

Congiura di Gonfalonieri ■ 453 

Condanna dei Congiurati n 454 

JVattato/ra tAuetria e la Toseana pel Ubero tra- 

sporto delle sostante Jrai reepettìui eudditi . . » 455 

Sollevazione della Grecia n 456 

Morte di Napoleone ■ 457-462 

di Corvetto » 46a 



4 8 2 4 



I. Neil 



1 mese di gennajo recaroQsi io Lobiana 
gli Imperatori d' Austria e di Bussia coi prittci- 
pali Ministri propi), o appo di loro accreditali. Il 
Re di Francia e quello di Pmsaìa spedirono j^e» 
Dipoteniiarj. L^ Inghilterra lasciò la cara de^ anoi 
interessi all^Ambasciadore che ateva presso la corte 
di Yienna, colla istruzione » di assistere alle oon- 
9t ferense come semplice testimonio per essere in- 
« forgiata delle determinazioni che si sarebbero 
9» prese n. Il Papa, il Re di Sardegna, il Granduca 
di Toscana ed il Duca di Modena spedirono Rap- 
presentanti. Ferdinando I. partendo da Napoli si 
era fatto seguire dal. Duca di Gallo suo Ministro 
degli affari esteri. M^ i tre Sovrani collegati ( di 
Austria, di Prussia, e di Russia ) aTevano disposto 
che non potesse condurre seco altri individui che 
quelli applicati al suo personale servizio. Quindi 
Gallo dopo varj ostacoli incontrati prima in Fi- 
renze, e poi m Mantova ed in Udine, fu costretto 
trattenersi in Gorizia per attendere ordini ulteriori 
dal suo Sovrano. Questi potè per altro avere presso 
di sé il Principe Ruffo suo Ambasciatore alla corte 
di Vienna, il quale, come accennai (i), aveva ricu- 
sato di giurare la costituzione promulgata in Kapoli. 

(0 <820 §. 93. 



ì^% AinCALI p' IT AUil 

2. Inconiiaciate le conferense fira Hniistri delle 
cinque grandi Potenze il Re Ferdinando fece di- 
chiarare » avere accettalo con interesse V ìniiìo 
9» de' suoi augusti Collegati nella speranza di con- 
9» ciliare il b^i essere di cui desiderava (ar go- 
9f dere i suoi popoli col dovere che i Monarchi 
n alleati potevano essere chiamati ad adempiere 
» verso i loro Stati e verso il mondo ^ e nella spe- 
9» ranza ancora di far scomparire sotto gli auspicf 
n della pace e della concordia gli ostacoli che fin 
9» da sei mesi avevano isolato i suoi Stati dalfal- 
1» leanza europea. Quindi essere pronto a concen- 
9» trarsi sul mezzo di risparmiare al suo paese le 
99 infelicità di cui lo vedeva minacciato. Intanto 
99 prima di tutto domandava a* suoi augusti Gol- 
9» legati di manifestargli senza riserva i loro pen* 
9» sieri in tutta T estensione. 

3. 1 Plenipotenziarj austriaci^ russi e prussiani 
risposero » La rivoluzione di Napoli avere in se 
9» stessa un carattere inquietante, e tale da fissare 
9» Pattenzione de' Sovrani per dirigere le loro mi- 
99 sure sui danni che minacciava agli Stati vicini. 
99 I mezzi co' quali era Bruita, i principi annun- 
9» ziati da coloro che se n'erano dichiarati éapi, 
99 l'andamento ch'essi avevano seguito ed i risul- 
99 tamenti che aveva prodotto^ tutto doveva dif- 
9» fondere lo spavento negli Stati d^ Italia, e forte- 
9» mente agire sulle Potenze più direttamente in- 
99 teressate al riposo della Penisola. Il Governa 



1821 

I» austriaco non avrebbe potato riguardare con 
» indifferenza una catastrofe^ le di coi incalcolabili 
9 conseguenze rotesciando l'ordine e la pace d'Ita- 
9 lia, potevano compromettere i suoi più preziosi 
» interessi ed anche minacciar^ la- sua propria si- 
» curezza. Fedele al sistema che esso aveva se- 
» guito da sette anni, aver creduto in una circo-. 
n stanza cosi importante d' invitare ì suoi Alleati 
» a somministrargli i loro^lumi e a deliberare seco 
n lui sopra questioni degne sotto tanti rapporti 
9 di occupare seriamente i pensieri e le solleci- 
19 todini di tutte le Potenze. I gabinetti uniti a 
» Troppau non aver potuto considerare la rivo- 
» lozione di IITapoli come un avvenimento assolo- . 
ss tamente isolato. Avervi essi trovato il medesimo 
» spirito di turbolenza e di disordine che aveva 
9» desolato il mondo per sì lungo tempo, e che 
n si era potuto credere compresso da salutari ef- 
» fetti di un pacificamento generale. Intanto sem- 
*» pre lontanissimi dal ricorrere ad estreme, misure 
9» per ottenere ciò che si sarebbe potuto conse- 
99 guire per vie infioitamente più analoghe ai loro 
99 principi, si sarebbero sinceramente felicitati, e 
99 si feliciterebbero ancora di poter giungere col- 
99 la forza della ragione, e coi mezzi di concilia- 
99 rione ad uno scopo al quale essi non avreb- 
99 bero saputo rinunziare senza mettersi in oppo- 
99 sizione con la loro coscienza, e coi loro più sa- 
» cri doveri. Avere perciò invitato il Re Perdi- 



]44 ANNAU b' ITALIA 

Danio ad intenrenire alle laro delibéranom. Del 
reilo svbito cbe coq la soppresaiooe spontanea 
di un reggimento condanaato a perire aotlo il 
peso de^suoi proprj tìbj, il regno delle due 
Sicilie foaie rientrato nelle sae rekuoni ami- 
cheroK cogli Stati d* Europa^ i SoTrani colle- 
gati non «tetano più che on solo toto a for* 
mare, spello cioè che il Re circondato dai lu- 
mi, e aosteouto dallo celo degli uomini i più 
probi ed i più sayj fra' suoi sudditi, giungesse 
a cancellare fino la rimembranza di un^ epoca 
disastrosa, stabilendo per Pattenire nei saoi 
Stati un ordine di. cose portante in se stesso 
le garamie della sua slabilità, conforme ai teri 
mteressi de^ suoi popoH e proprio a rassicurare 
gli Stati ticini sulla loro sicureua e sulla loro 
futura tranquillità. Che se poi quest^uUimo ten- 
tativo restasse infruttuoso, non rimarrebbe allora 
ai Sovrani collegati che d^ impiegare la forza 
dell'armi per mandare ad effetto le intariabiii 
loro determmazioni. Finalmente il Re Ferdi- 
nando essere intitato a &r conoscere ai. pleni- 
potenziarj dd Collegati i mezzi che avrebbe giu- 
dicato conTeoienti di prendere per prevenire i 
nuovi disastri che minacciavano il suo Regno, e 
per secondare il sincero voto dei Collegati, di 
vedervi ristabilito T ordine. In ogni modo poi 
i Collegati volere una garanzia che credevano 
indispensabile air interesse generale delF Italia, 



1821 i45 

9 e questa essere la presenza temporanea ( e 
9 precisamente di tre anni ) di un' Armata di 
)9 occupazione la quale non sarebbe entrata ne* 
» gli Stati del He cbe in nome delle Potenze, 
9» decise a non lasciare sussistere più lungamen* 
» te in Ilapoli un re^^mento imposto dalla ri* 
9» bellione, ed insidioso alla sicoreisa degli Slati 
9» Ticini. Qoest^ Armata sarebbe stata sotto gli or- 
» dini del Re. L' occupazione non sarebbe stata 
9 mai altro che una misura transitoria e in ues- 
9» sun caso avrebbe portato il minimo attacco alF/in- 
» dipendenza politica del Regno delle due Sicilie. 

4* A tali dichiarazioni il Re Ferdinando fece ri* 
spondere » riconoscere V inotiliti o piuttosto F as* 
9 soluta impossibilità di un negoziato fondato so- 
» pra basi irreTOcabilmente rigettate dai Sovrani 
3» collegati. Posto cori tra il danno di aUiandonare 
» i sudditi a nuove calamità e la necessità di deter- 
9 minarli a rinunziare con una pronta e compiuta 
9» ritrattatone ai cambiamenti polìtici che si erano 
9 operati nel Regno dopo li due di luglio, non 
9 poteva esitare un momento ad abbracciare Tul- 
9 Urna alternativa. Proponevasi pertanto di scrive- 
» re al suo figlio Duca di Calabria una lettera 
99 colla quale gli avrebbe fatto conoscere la sua 
9 propria posizione, le determinazioni de^ Sovrani 
9 collegati ed i pericoli ai quali il regno sarebbe 
99 inevitabilmente esposto, se si persistesse a so- 
99 stenere ciò ohe oramai non avrebbe potuto con- 
T. VII. IO 



1^6 AHNAU n' rriktiA 

f> durre se non alle più funeste estremità. Sperava 
» poi che i Collegati avrebbero secondato i suoi 
19 sforzi ed appoggiato i passi che era per &re, 
I» dirigendo ai loro Agenti diplomatici in IfapoU 
f» ona istruzione precisa concepita nel medesimo 
» senso, e munendoli di tutte quelle informazioni 
n di cui avrebbero potuto far uso, onde coope- 
fl» rarsi al felice rìsultamento che avrebbe posto 
n un termine alle pene sue ed ai patimenti dei 
9» fedeU suoi sudditi 

5. Ferdinando I fece eziandio comunicare 
(nel di vent* otto di gennajo) ai Plenipotenziari 
de* Collegati la lettera che avrebbe scrìtta al sao 
figlio. Essa in sostanza conteneva » Fin da* miei 
» primi abboccamenti con i Sovrani^ ed in seguito 
9» delle comunicazioni che mi furono fatte delle 
» deliberazioni che avevano avuto luogo dalla par- 
9» te de* Gabinetti a Troppau, non mi è restato più 
n dubbio alcuno suUa maniera colla quale le Po- 
n tenze giudicano gli avvenimenti a<^caduti in Na- 
«» poli dal due di luglio fino a questo giorno. 
n Le ho trovate irrevocabilmente determinate a 
9f non ammettere lo stato di cose che è risultato 
n da tali avvenimenti^ né ciò che potrebbe risul- 
9» tare, a riguardarlo come incompatibile colla tran- 
» quillita del mio regno e colla sicurezza degli 
n Stati vicini^ ed a combatterlo colla forza delle 
9» armi, qualora la forza deUa pecsuiyione non ne 
9» producesse la cessazione immediata. Questa è la 



1821 i47 

s» dicbbraziope che tanlo i SoTrani, quanto li Pie- 

99 nipotemiarj rìspettiTi mi haiino falto ed alla qoa- 

» le nulla paò indurli a rinunziare. Non tì è dun- 

» que incertezza alcuna suir alternativa nella quale 

» siamo messi^ né sniruiùco mezzo cbe ci resta per 

n preservare il mio regno dal flagello della gueora. 

99 Nel' caso che^le condizione, nella quale i So- 

f» Tiani insistono, sia accettata, le misure che ne 

« saranno la conseguenza non verranno regolale 

« se non che colla mia intervenzione. Devo peo» 

» avvertirvi che i Monarchi esigono alcune garanse 

n giudicate momentaneamente necessarie per assi- 

9» curare la traóquillita degli Stati vicini. In quanto 

9 al sist^a die deve succedere alP attuale sfato 

» di cose, i Sovrani mi hanno fatto conoscere il 

n punto di vista generale sotto cui essi riguardano 

» tal questione. Essi considerano come un oggetto 

99 defla più alta importanza per la sicurezza e tran- 

» quillità d^li Stali vicini al mio Regno e per 

» conseguenza delP Europa intera^ le misvre che 

n adotterò per dare al mio governo la stabilità 

)9 della quale ha bisogno, senza voler restringere 

» la mia libertà nella scella di queste misure. Essi 

9 desiderano sinceramente che circondato dagli 

n uomini più probi ed i più savj fra^raiei sudditi^ 

» io consulti i veri e permanenti interessi de^ miei 

» popoli senza perdere dì vista quel che esige il 

» mantenimento della pace generale^ e che risulti 

» dalle mie sollecitudini e da^niiei sforzi un si- 



l48 AHNALI d' ITALIA 

ff stema di governo atto a garantire por sempre 
n il riposo e la prosperità del mio regno, e tale 
9» da rendere sicari nel tempo stesso gli altri Stati 
ft d'Italia, togliendo tutti quei motivi dMnqwetu- 
» dine che gli ultimi avvenimenti del nostro paese 
» avevano loro cagionato. 

6. 1 Plenipotenziar] austriaci, prussiani e russi 
prepararono le btruzioni che avrebbero trasmesso 
a^i Agenti diplomatici dei loro Sovrani residenti 
ia Napoli. Le medesime contenevano il ragguaglio 
delle deliberasioni di sopra riferite e poi soggiun- 
gevano »» Le partecipassero al Duca di Calabria 
99 e gli certificassero che le determinazioni de'So- 
» yvani collegati erano in tutto confermi alla let- 
» teta che gli veniva diretta dal Re suo padre. 
99 Di<lhiarassero che spettava a lui di giudicare e 
99 di apprezzare, e di far giudicare ed apprezzare 
99 da coloro che avrebbe ammesso ai suoi consigli, 
9* dall'una parte i vantaggi che un obblio spon- 
9» taneo degli avvenimenti del due luglio e dei ri* 
9» sultainenti che i medesimi avevano avuto^, avreb- 
9) be effetto al Regno delle due Sicilie, e dalPaltra le 
99 calamitik inevitabili alle quali questo regno sard>'^ 
9» be abbandonato col rifiuto di obbedire alla voce 
99 patema del suo Re. Soggiungessero che P Ar- 
99 mata di occupazione si sarebbe immediatamente 
99 messa in marcia, e se egli lo credeva opportuno, 
99 divulgassero pure tale annunzio. Fossero poi 
9» prevenuti che a norma delle spiegazioni le quali 



1821 i49 

« avevano avoto luogo fra^Grabtnetti coU^ati^ aet" 
«» suna coDtrìbiuione di guerra sarebbe imposta al 
V BegiiD delle due Sicilie nel caso die una spon» 
9 tanea disapprovaaioue degli ayTenimeoti del due 
M e del sei luglio perneitesse alle Potenze colle- 
» gate di non ricorrere alla forza delle armi* KelJa 
99 ipotesi contraria, ove la guerra scoppiasse, sa- 
yt rebbe loro impossibile d^ impedire che il R^no 
n non ne sopportasse tutte le conseguenze. 

j. Disposte cosi le cose il Re Ferdmando chia- 
mò a Lubiana il Duca di Gallo sno Ministro degli 
affiori esteri ch'aera stato trattenuto (coose accemiai) 
a Gorizia, ed appena giunto, Metteraich Pleoipo- 
teoziario austriaco lo invitò a recarsi nella stessa 
seria (dei trenta di gennajo) ad una conferenza. In<- 
tervennero all^ medesima tutti i Ministri oltramou- 
tani ed Italiani. In essa fu immediatamente detto 
a Gallo che » Io scopo era solamente quello di 
» dargli cognizione delle btruziooi che si spedi- 
» vano a Napoli sulle decisioni de' Sovrani col- 
n legati, non per discutere sulle stesse che erano 
» malterabili;ma perchè potesse far conoscere al 
n Duca di Calabria T unanimità, e la irrevocabilità 
f» delle medesime ». Gli si lessero quelle istruzioni 
ed egli ne chiese copiai ma gli fu risposto n ciò 
« non potersi &re, ed inoltre essere inutile, do- 
1» veodosi il tutto rimettere in copia al Duca di 
» Calabria n allora egli soggiunse » che se gli 
9» fosse stato permesso di entrare in discussione 



1 5o ANNALI h ITALIA 

« sui prìncipj e sui fatti prodotti nelle carte che gli 
9» erano state lette, atrebbe avuto molte osserva- 
3» zioni da sottomettere a quell'assemblea-^ ma poi- 
» che ciò non gli era concesso e si trattava solo 
9» di udire risoluzioni già adottate irrevocabilmente 
n e spedite^on gli restava che domandare le istni- 
1» zioni del suo Sovrano ». Nel di seguente parti 
alla volta di Napoli. Nel tempo stesso Ferdinando 
mandò al figlio la lettera di sopra riferita (i), TAu- 
strìa, la Prussiane la Russia trasmisero ai loro Agen- 
ti diplomatici in Napoli le analoghe istruzioni, e TAr* 
mata' austrìaca stanziata in Lombardia ebbe ordine 
di passare il Po e di marciare sopra Napoli. Stabi- 
lirono i Collegati (ai due di febbrajo) che il man- 
tenimento di quest'Armata dal giorno del passag- 
gio del Po fosse a carico del Re delle due Sicilie. 

8. Nel giorno nove di febbrajo i Diplomatici 
delle tre Potenze coUègate residenti in Napoli si 
presentarono collegialmente al Principe Reggente 
(che li ricevette coli' assistenza del Ministro degli 
aflbrì esteri ritornato da Lubiana ) e gli comu- 
nicarono le loro irtruzioni. NelP annunziare la mar- 
cia dell'Armata austriaca che si avanzava per oc- 
cupare il Regno, amichevolmente o per forza, sog- 
giunsero che 9> in caso di guerra i Russi sarebbero 
» marciati dietro gli Austriaci^ se questi fossero 
99 respinti 99, Il Principe Reggente che più di 

(OS- 5. 



1821 i5i 

qualunque altro odiaTa la costìtusioiie promul*- 
gata, desideraTa internamente che fiMse tolta sa- 
bito di mezzo, ti Duca di Grallo era persuasia- 
simo dei difetti della medesima ìs della impossibi^ 
lità di sostenerla. Ma la sostanza del potere era 
presso i Rivoltosi^ e non era sperabile d^ indurli 
a.deporlo colla semplice persuasione. Quindi s^ in- 
cominciò dal proporre a quegli Agenti di{]^ma- 
tic! il caso in cui il Pariainento volesse sentire il 
Toto della nazione, ma essi osservarono che » ciò 
» non avrebbe arrestato le truppe, le quali sempre 
» dovevano marciare o come amiche^ o come ne^ 
9» miche ». Finalmente conchiusero » Le Potenze 
» collegate confidare nella prudenza e no talenti del 
^ Duca di Calabria per ricondurre la nazione al- 
39 r ordine di cose che ù denderava ». Il Reggente 
rispose 9» Ringraziare quelle Potenze della stima che 
» facevano di lui, ma non poter vedere con indif- 
» ferenza che esse lo destinassero come Tistrumen^ 
9» to dislcuttivo del sistema costituzionale. Fermo 
» nei giuramenti prestati e deciso a non di^iunger- 
» si dalla nazione, avr^be alla medesima tutto ma- 
9» niTestato, onde risolvesse su de' suoi interessi. 

9. Anche V Incaricato di affari di Francia re- 
sidente in Napoli presentossi nello stesso giorno 
al Prìncipe Reggente, ma separatamente e solo, 
e gli dichiarò verbalmente: » I Mmistri Plenipo- 
9» tenziarj del Re suo SigncKe a Lubiana avergli 
» fatto conoscere che essi avevano aderito alle 



l5^ ANNALI d' ITALIA 

n ktruftiom GOinimi inTÌate ai Minisi d^ Àofttrta) 
f»^ di Prussia e di Russia nella speransa di poter 
alloDlanare i pericoli che minacciaTaoo la na- 
» sione napolitana. Essergli perciò slato imposto 
9» di unire i suoi passi a quelli dei detti Ministri, 
9» tutte le Tolte che essi tendessero ad esaurire 
» tutte le tie della conciliasione a favore del Re 
99 e^d Regno di Napoli, e di risparmiare a que- 
99 sto paese i mali inevitabili che trascinerebbero 
99 seco una guerra ed una vintile resistenza* 

• 10. In circostanze cosi scabrose il Principe 
Reggente convocò straordinariamente il Parlamen- 
to nel giorno tredici di febbraio, e gli fece par* 
tecipare tutto ciò che gli era stato comunicato. 
Declamarono t Deputati i» Le deliberazioni di 
99 Troppau e di Lubiana contenere la violazio- 
99 ne del diritto pubblico, il conculcamento della 
99 indipendenza de' popoli, la ingiustizia di una in- 
99 vasìone non provocata, la schiavitù, la oppres- 
99 sione. I cittadini delle due Sicilie credere vedere 
1» alla testa della loro Armata queir Ente Supre- 
99 mo die protegge il 'destino delle nazioni ol- 
99 traggiate. Avere per principio regolatore della 
99 loro resistenza la necessità, e per riserva la di- 
si sperazione 99. Dichiarò poi quel Consesso 19 non 
9» avere facoltà di aderire ad alcuna delle propo- 
99 sizioni comunicategli per parte del Re di Prus- 
99 sia, e degli Imperatori di Russia e di Austria: 
99 proposizioni dirette alla distruzione della eosti- 



1821 i53 

» lozione alkiale, ed alla oceopadone del Reg[Qo. 
» Rigoafdare come incapace di attribaini alla iro- 
9* lenta libera del Re ogni alio passalo o fiiloroi, 
» il ipiale fosse contrario ai di lai giuramenti 
» confermativi della ooskitusione medesima, ed in 
9 conseguenza riguardare in ordine a tali alti il 
9» Sovrano come costituito in istato di coazione. 
» Dorante questo medesimo stato di coazione il 
» Duca di Calabria avrebbe continuata la Reg- 
9 gema del Regno. Tutte le misure si sarebbero 
9 prese per la salvezza dello Stato. 

ii.U Goverfto pubblicò dipoi (ai diciassette 
di febbrajo ) un manifesto che in sostanza conte- 
neva » i bisogni dei popoli delle due Sicilie, il 
« grado d^ incivilimento a cui erano giunti, recla- 
9 mare da molti anni un cambiamento nelP in- 
91 temo sistema dello Stato. Ifei primi giorni dello 
9 scorto luglio la costituzione di Spagna essere 
» stata domandala dal voto unanime della na- 
9 zione, il Re avervi aderito, ed averne giurata 
« Tosservanza. Sin da quei primi momenti lo spi- 
» rito di rooda'azione ad un rispetto religioso per 
9 V indipendenza, per le istituzioni, e per i diritti 
9 delle altre .nazioni aver formato la regola dì 
9 condotta dd Governo di Napoli. Averne esso, 
9 promulgato le massime al cospetto del mondo 
9 intero allorché ricusò d^ intervenire, ancorché 
9 chiamato, negli affiiri di Benevento e di Ponte- 
9 corvo. jRuUadimeno la corte di Yienna allegan- 



1 54 ANNALI d' ITALIA 

9 do che questa rilbriDa politica abbatteva dai 
9» fondamenti T edifisio sodale, averla fiitta prò- 
» scrivere io Troppau ed io Lubiana, e di già 
99 le sue truppe ayamarsi verso le frontiere na- 
99 politane. Non essersi mai in un modo co^ 
)• odioso abusato della forza ^ le Potenze di se- 
99 condo órdine dover considerare in ciò che av* 
9 veniva nel Regno di Napoli il danno immi- 
99 nente cbe loro sovrastava; il giorno in cui la 
99 causa napolitana Cosse perduta, sarebbe Foltimo 
» giorno per la loro indipendenza e per la li- 
99 berta di Europa. Ma una caAisa protetta dalla 
9* giustizia e dalla pubblica opinione che interea- 
99 sava tutti i Governi preveggenti, e tutti i po- 
99 poli i quali sentivano la loro dignità, meritava 
99 di trionfare. La disperazione avrebbe comhat- 
99 tuto contro la forza (i). 

I a. Non mancarono molti che corrisposero col- 
le declamazioni, ed anche coi fatti a tale dimostra- 
zione del Governo. Il Parlamento accettò ezian- 
dìo r offerta di trecento Bruzj i quali gli aveva- 
no esposto 99 Ci additi il passaggio che piò de- 
9» vesi contendere al nemico, per correre a chiù- 
99 darlo coi nostri petti. Siamo stanchi di sentire 
99 a parlare di Cremerà e delle Termapili. Altri 



(1) Dociimeoti nel giornale cost. del Regno delle due Sicilie 
4824. num. 35-49. 

Martens. Recueil ec. Suppl. Tom. IX. p. 599-630. 



1821 i55 

9 esalti gli antichi, noi prescegliamo di baciare ai 
n posteri qualche naoTo esempio a seguire. Quel- 
» che intanto ci £i superbi, è il poter dire come 
» Seerola al tiranno di Etruria, e con più Terità: 
9» pari a noi sono tutti i nostri concittadini, .e tutti 
9» capaci di preferire all^ ignominia la morte (i) v. 
Tale po'ò non era* lo spirito pubblico. Imper- 
ckfecohè la costitusione recente mentre aveva pro- 
dotto i mali insuperabili da tutte le rivoluzioni, 
non aveva ancora recati i beni che suole produr- 
re la liberti. Quindi indifferenza ed anche avver- 
sione di molti alla medesima, d^ altronde tutti era- 
no persuasi della inutilità della resistenza a forze 
cotanto superiori. 

]3. Kella capitale un atroce assassinio cagionò 
una costernazione particolare. Giampietro caldo e 
probo parteggiano delP assoluta monarchia^ Prefet-* 
to, e poi Direttore di polizia prima della rivolu- 
zione, era ritornato a vita privata dopo la costi*- 
tozione. Alcuni Carbonari per vendicarsi di perr 
secuzioni forse da lui sofferte, deliberarono in una 
loro adunanza di ucciderlo. Di fatti nella notte 
precedente agli undici di febbraio si finsero uo- 
mini di polizia, andarono alla di lui casa e Io ar- 
restarono. Poco dopo per btrada lo trafissero con 
quarantadue pugnalate. La iama sparse esservi 



(I) Atti nel giorn. costitas. dei 4820. nnm. i48. e del 4821 
22 e 37. 



l56 ANNAU »* ITAUA 

molle altre vitUme deatinate alla Tandetta settaria^ 
e se ne fecero circolare per la città Tarie note. 
Da ciò derÌTonne che akoni personaggi «ospicai 
determinarono di aalTarsi colla foga. Zurlo riftig^ 
gissi sopra ano dei vascelli francesi ancorati nella 
rada* Medici e Tommasi imbarcaronsi per Givita- 
Tecchia, e si recarono a Roma (i)» 

14. Non tralasciò il GrOTemo di chiedere soc^ 
corsi alla Spagna, interessata certamente a soste- 
nere i prìncipj della sua costitutione che si mi- 
nacciavano; ma quella Potenza non giudicò op- 
portuno (o possibile) di mandarli (a). 

1 5. LosingaTansi anche alcuni di arere pn ap- 
poggio dal Piemonte, dove si sapeva esservi uà 
fermento che indicava una rivolusione liberale. Ma 
questa non scoppiò m tempo da potere cooperare 
alla difesa dei Napolitani (3). 

1 6. Del resto il Governo disponendo dei meisi 
che aveva in suo potere incominciò dal ragunaie 
danaro e per tal effetto prese gli avanzi delle ren- 
dite comunali e dei luoghi di beneficenza a tutto 
lo scorso dicembre. Si fece consegnare alcune som- 
me che erano depositate neUe amministrazioni dio- 
cesane e spettavano a Regolari. Decretò on pre» 
stito di tre milioni di ducati da esigersi in un i 

(0 Colleua. Storia ec. lib. IX. §. XVII. 
Memorie particolari. 
(3) ArebiT. diplon. Tom. IV, p. 446. 
(3) Memorie particolari. 



1821 i57 

Ordinò la tendìta di mu ponione di quei boli 
dallo Stato che chiamaTano riserbati; stabifi che 
le proTvigioDi le qaaU si sard>bero prese colle 
tolte, si sarebbero pagate con cedole particolarì| 
detematinate netta somma di due milioni di dn- 
cati (i). Fra tali operauom F antico débito con- 
solidato n aumentò di annui ducaU cento e qua- 
raata mila (2)4 

27. Osserravano i militari n il territorio na* 
» politano potersi iny adere per cinque linee, cioè 
» di Pescara, di Antrodoco, di Tagliacozzo, di San 
» Germano e di Fondi, e queste doversi tutte 
9» fortificare ». Di fatti si ripararono, per quan- 
to si potè, le Fortesze dì Pescara, e di Givitella 
id Tronto in gran parte demolite dagB Austriaci 
nel mille ottocento e sedici. Si costrussero ( o^a 
diresione' del Generale Escamard ) opere di cam- 
pagna nelle gole di Antrodoco, sulla ¥Ìa Yaleria 
da Tagliacoxao a Colli, ed a Balaorano nella Tallo 
di Roreto. La strada di^^n Germano essendo 
sempre la più minacciata, ^P^difenderla si costrus- 
sero opere di campagna a Monte Cassino, si for- 
mò un campo fortificato nella gola di Mignano, 
e sì fortificò sulla destra il villaggio di Sesto, ed 

(0 Alti del Go?«rBO nel giom. cott. del 4S2U iiiim. 43.53. 
56.57.62.74. 

Bianchioi. Prìocipj del credito pubblico parie 1. Capitolo II. 
Sex. y.— Storia delle Fluaoxe del Regno di Napoli Tol. 3. p.653. 

(2) CoUeiiont delle Leggi 4S26. n. 4447. 



1 S8 ANNALI h* ITALIA 

alla allibirà quello delle Fratte. Sulla strada di 
Fondi si accrebbero le fortificazioni di Gaeta (che 
ta ridotta a perfetto stato di difissa con presidio 
di tremila e cinquecento uomini proTTedàti per 
sei mesi) e si munirono con opere di campagna 
le prossime gole di S. Andrea, il passo del Go- 
rigliano^ le alture dx Cascano ed il piccolo vil- 
laggio di Bellano sulla spiaggia del mare pressa 
Hondragone. In tal guisa i monti di Abbruzso ed 
il fiume Liri costituivano la prima linea di difissa. 
La seconda si calcolava sul corso del Volturno 
e deir Ofiinto. Si era per tal effetto fortificato 
Ariano nel centro, e sulla sinistra dovevasi proT-> 
vedete Capoa per dodici mila uomini. In Napoli 
1[ compresa in questa linea ) dovevansi abbattere 
i tre bassi castelli, cittadelle contro la popolaxione, 
inutili contro Pinimico^ed air opposto dovevansi 
accrescere le fortificazioni di quello di Sant^ Elmo. 
Qccorrendo dovevasi trasferire il Governo in Ca- 
labria e trasportare a £aprì ed a Massina gli ar- 
senali e le munizioni (Sierra. In ferza linea erasi 
designato un campo fortificato a Montefosco p«r 
difendere il terreno fra Cava, Avellino, e Sanse- 
verino. Una quarta linea si aveva nelle Calabrie, 
fortificando i gioghi delP alto è stretto monte Ti- 
riolo, le di cui pendici terminano nei mari Tir- 
reno e Jonio. Ultimo rifugio sarebbero stati Campi 
fortificati sulle spiaggie del Faro, nei posti che nel 
mille ottocento e dieci avevano occupato i Napo-» 



1821 V i59 

Ktani ed i Francesi da una parie, e gP Inglesi 
dalT altra. La difesa poi di queste linee sarebbe 
stata ajutata dalla resistenza di ogni terra e da 
guerìglie che si erano ordinate (i). 

1&. L' esercito napolitano era allora composto 
di cinqnantadue battaglioni e di sedici squadroni 
con pcoporsionata artiglieria (a). All^annunzio della 
gueora il Goterno chiamò (nel giorno dodici di 
febbraio ) all^attivilà cento e quattro battaglioni di 
ICIiti o L^ionarj e stabili che si formassero due 
Camp sulle frontiere. Il primo nella Terra di La- 
▼oro di settant^otto battaglioni sotto gli ordbi 
del Garascosa, ed il secondo negli Abbruzzi di 
qoarant'otto battaglioni comandati da Guglielmo 
Pepe: ognuno di essi cella corrispondente caval- 
leria, ed artiglieria. I due Comandanti ( fra loro 
arverni ) erano indipendenti uno dall^altro. II Prin- 
cipe Reggente riserbossi il comando supremo e 
scdse a capo della Stato maggiore il Generale 
Florestano Pepe. Il Generale Colletta ebbe il mi- 
nistero della guerra (3). 

19.11 numero delle truppe era impouente, ma 
i Militi ed i Legionari che dovevano marciare dalle 



<1) CamcoM. Memoires ec. |Mig.203. 318.324. 
CoUeiu. Storia ec. Uh. IX. Gap. Uh $. XXXI. 

(2) Carpaeoaa. Memoires pag. 201 -202. 
Memorie particolari.^ 

(3) Atti dei Governo nel giorn. cost. del 4821. oum. 44. 
Veoiorie pariicolari. 



]6o àJiHhht Ib* IXAÌAk 

Proifiacie meridionali del R^o non potevano 
giangere alle frontiere prima, dell? inimico. D^ al- 
tronde la maggior parte 'dei Calabresi ricosarono 
di marciare ed alla chiamata ai dispersero per le 
montagne. Dalle Provincie centrali, e settentrionali 
ne marciarono molti ( specialmente per opera dei 
Carbonari ) e si ebbero circa ventitre mila uomini 
di tali milisie. Essi erano però malamente vestiti, 
ed armati. Poco assuefatti al maneggio delle armi, 
e nulla alla disciplina. Sette mila furono lasciati 
in Santa Maria di Gapua per mancansa di armi (i). 
ao. Del resto le truppe di linea disponibili alle 
frontiere consistevano in trentasei battaglioni, e 
quattordici squadroni con quarantotto peuù da cam- 
pagna. Ascendevano esse a vent^ otto mila e cento 
uomini (^dei quali venlidue mila e trecento pre- 
senti sotto le armi ) con due mila cavalli. Erano 
partiti in quattro Divisioni. Di queste Carascosa 
n^ebbe tre comandate dai Generali D^Ambrosio, 
Areovito ( al quale fu poscia surrogato Pignatelli 
Strìngoli ) e Filangieri. Sommavano esse a circa 
diciotto mila e quattrocento uomini con mille e 
quattrocento cavalli. Ebbe inoltre circa. sei mila e 
cinquecento Militi o Legionarj, di modo che ebbe 
in tutto circa venticinque mila uomini, invece di 
cinquanta mila che n^ avrebbe dovuto avere* Sol 



(0 Garascou. Memor. pag. 277. 278. 326. 330. 
Pepe. Relazione ec. pag. 46. 47. 



1821 i6i 

fine di febbraio egH coflocò le priDcìpalt sue fone 
nel caiqpo trìncierato di Mignano, e coUe altre mum 
i posti da Fondi a Sora. Guglielmo Pepe prese 
il comando delPaltra DÌTisione forte di noTemila 
e settecento uomini, con trecento e cinquanta ca- 
t alli, ed ebbe inoltre circa settemila-e cinquecento 
Militi o L^ionaij. Egli ragunò le sue principali 
forze in Aquila, collocò sulla Pescara una brigata 
sotto gli ordini del Generale Yerdinois, il quale 
per predauxione militare recossi poscia a stabilirsi 
in Ascoli nello Stato pontificio. Spedi il Gobnì- 
nello Pisa con un dbtaccamento ad Arquata, ed 
il Colonnello Manthonè con altro distaccamento a 
Tagliacozto. Questo doveva comunicare per la 
valle di Roveto col campo di Garascosa (i). 

21^. In quanto al disegno di campagna inco» 
minciossi a discutere se ccmverrebbe combattere die 
frontiere, o avvanzarsi nei posti dello Stato pon- 
tificio. Prevalse il parere di non uscire dai propr} 
confini, e ciò per due motivi. Primieramente per 
non dare alla rivoluzione napolitana il carattere 
dMnvasione, ed in secondo luogo per la qualità 
delle proprie truppe. Imperciocché essendo le me- 
desime per la maggior parte poco disciplinate ed 
inesperte alla guerra, non dovevano azzardarsi a 



(4) Garascosa. Memoires pag. 204-230. 
Pepe. Relauone ec. pag. 50-132. 
Memorie particolari. 

T. 'VII. n 



l6a ANNAU h ITALIA 

battaglie campali, ma bensì assuefare alla guerra 
col farle combattere ip siti moniti ed a piccioli 
stuoli. Quindi il Principe Reggentj; bel dare le istru- 
zioni ai comandanti, in capo li avvertì 9» il nostro 
» sistema di guerra è difensivo cosi convenendo 
99 alla natura del nostro territorio ed alla giustizia 
99 della nostra causa. Ma poiché la neutralità pas- 
99 siva del Papa ed i suoi Stati già occupati dal 
99 nemico danno a noi diritto eguale di oltrepas- 
99 sare i confini del Regno per torre le posizioni 
99 migliori alle difese^ voi nei movimenti strategici 
99 avrete libertà senza limiti II Governo del Papa 
99 sarà da voi rispettato, i popoli dei paesi che 
99 occuperete saranno trattati con piena giustizia, 
99 non permetterete il minimo attentato alle prò* 
99 prietà degli abitanti, &rete pagare al giusto le 
99 vettovaglie, vegUerete acciocché il comando mi- 
99 litare, il quale naturalmente si stabilisce nella oc- 
99 cupazione di un paese, provvegga solamente alle 
99 proprie milizie. Se alcun fatto del Sovrano Pon* 
9» tefice obbligasse nell'avvenire a mutare sistema, 
99 noi col nazionale Parlamento il dichiareremmo, 
99 e voi delle decisioni sareste opportunamente 
99 informato (i). 

a a. Intanto ambidue gli eserciti mancavano di 
magazzini, di ospedali e di sufficienti mezzi di tra* 
sporto. Le truppe in gran parte corrotte dalla Gar- 

(0 GoUetu. Storia ec.lib.IX, g. XXXI. 



1821 i63 

Lonaja non osservavano la dovuta disciplina. Esse 
inoltre partecipavano dello spirito pubblico del po- 
polo circa r indifferenza della vigente costituzione, 
e la inutilità della resistenza. Da tutto ciò avvili- 
mento, e sul fine di febbrajo e nel principio di 
marzo diserzioni a centinaja, tanto delle milìzie che 
dei soldati di linea (i). In tale stato di cose il Ga- 
rascosa disperando di poter combattere con qual- 
che speranza di buon successo, nel giorno cinque . 
di marzo propose al Governo di trattare coi Gol- 
legati. Il Colletta Ministro della( guerra appoggiò 
tale proposizione nel Consiglio del Principe Reg- 
gente. Ma la celerità degli avvenimenti rese vani 
tali consigli di prudenza (2). 

-s 23. Imperciocché V Armata Austrìaca destinata 
ad occupare il Regno delle due Sicilie^ sul prìn^ 
cipio di febbrajo aveva passato il Pò a Lago Scu- 
ro, ed a San Renedetto. Essa era composta di cin- 
que Divisioni condotte da Stutterheim, Walmoden, 
Wied Runhel, Liederer ed Assia-Omburgo, ed era 
comandata in capo dal Barone Frìmont Generale 
di Cavallerìa. Sommava in tutto a cinquantadue 
mila nomini. I Liberali di Lombardia sparsero fra i 
Reggimenti Ungheresi che erano in queir esercito 
proclamazioni in lingua latina per esortarli a non 

(4) GarMcosa. Memoires pag. 204-2^7. 
Pepe. Relazione ec.pag. 46-53. 
(2) CaraacoM. Memoires ec. pag. 334 -333. 
CoIletU. Storia ec. lib. IX, §. XXXIl. 



1^4 ANNALI b' ITALIA 

marciare contro i Napolitani direnuti liberi, ma 
piuttosto adoprarsi per ricaperare la propria indi* 
pendensa. Que' tentativi però rimasero yam (i). 
Mentre poi P esercito marciata per lo Stato pon- 
tificio^ una flottìglia comandata da Paolucci ve^ 
leggio nell' Adriatico^ e poi nel Mediterraneo per 
secondarne le operazioni. Frimont giunto a Bologna 
diresse Walmoden alla sinistra sopra Ancona e 
Foligno. Egli poi colle altre quattro Divisioni si re- 
cò a Firenze. Da questo luogo fece marciare Siut- 
terheim per Siena ed Acquapendente a Roma a 
fine di cuoprirla contro una possibile invasione dei 
Napolitani. Lo Stutterfaeim vi giunse ai ventotto e 
collocò distaccamenti in Tivoli, Frascati, ed Alba- 
no. Frimont poi colle tre Divisioni che aveva seco 
^marciò a Foligno dove ai ventuno di febbrajo si 
unì a Walmoden. Lasciato quindi un forte distac- 
camento a Serravalle, collocò le truppe a scaloni, 
tra Foligno e Temi colla vanguardia sotto gli or- 
dini di Walmoden a Rieti (2). 

a4* La Corte di Vienna per giustificare il mo- 
vimento del suo esercito pubblicò, anche a nome 
dei suoi Collegati, una dichiarazione, la quale in 
sostanza conteneva la storia della rivoluzione di 
Napoli, e delle conferenze di Troppau, e di Lo- 



(4) Memorie pftrticolari. 

(2) Archiv. Diplom. Tom. I, pag. 467 e 477. 

Memorie particolari. 



1821 165 

biana. GonchiudeTa coir annunziare che » se contro 
m tatti i calcoli, e contro i Totì dei Monarchi col- 
I» legati la resistenza di una parte implacabile si 
9» prolungasse ad un tempo indefinito, V Imperatore 
» di Russia sempre fedele ai suoi elevati pensieri, 
n e persuaso della necessità di combattere contro 
9t un male cosi grave, non tarderebbe ad unire le 
f» 806 Ibrze a quelle dell^ Austria. I SoTrani col- 
n legati altro non avere in mira che la salvezza 
» dei proprj Stati, ed il riposo del mondo. L'in- 
9> violabilità di tutti i diritti stabiliti, la indipendenza 
» di tatti i Governi legittimi, l'integrità di tutti i 
9 ]<»ro possedimenti essere le basi delle loro ri- 
» soluzioni, dalle quali npn si. sarebbero mai al- 
l' lontanati. Sarebbero ampiamente compensati dei 
9 loro sforzi, se fosse possibile di assicurare sopra 
» queste stesse basi la tranquillità nel seno degli 
» Stati, i diritti dei troni, la vera libertà e la prò-' 
■9 sperità dei popoli, beni senza i quali la stessa 
» pace estema non sarebbe né pregievole, né du- 
» revole (i) >». 

aS. Nel tempo stesso il He Ferdinando diresse 
(da Laybach in data dei ventitre di febbrajo) ai 
suoi popoli un manifesto col quale annunziava s» una 
» lunga esperienza durante sessant'anni di regno 



(O Martens. Reeueil ecTom.XVI^ pag.tff^. 

ArehW. Diplom. Tom. l» ptg. 387. 

Giorn. cost. delle dae- Sicilie 4834, nuBU S2. 



ì66 ANNALI D* ITALIA 

)» ci ha insegnato a conoscere P indole, ed ì veri 
9> bisogni de* nostri sudditi. Noi confidiamo nella 
M loro rettasjntenzione, e sapremo colPajuto di Dio 
9» soddis&re a quei bisogni stessi in nn modo giù- 
» sto, e durevole. Dichiariamo in conseguenza che 
n r Armata la quale s* avanza verso il nostro Re- 
si gno dev'essere riguardata dai nostri fedeli sud- 
99 diti non già come nemica, ma come solamente 
9 destinata a proteggerli, contribuendo essa a con- 
n solidare V ordine necessario per mantenere la 
» pace intema, ed esterna del Regno. Ordiniamo 
» alla nostra propria Armata di terra e di mare 
» di conuderare ed accogliere quella de* nostri Au- 
si gusti Alleati come una forza che]agisce soltanto 
» pel vero interesse del nostro Regtio, e che lungi 
» dall'essere inviata per sottoporlo al flagello di 
9» una inutile guerra, è al contrario diretta a rìu- 
n nire i suoi sforzi per assicurare la tranquillità^ 
n e per proteggere gli amici veri del bene^ e della 
91 patria, quali sono i fedeli sudditi del Re (i) ». 
Proclamazioni analoghe pubblicò Frimont (in data 
dei ventisette febbrajo da Foligno), e ripetè che 
n non sarebbe levata nel Regno alcuna contribu- 
9 zione di guerra, qualora ricevesse amidhevolmen* 
9» te l'Armata (2) 99. Furono spediti Commissari a 

(0 Alartens. Recueil ec. Tom. XYI^ pag. 630. 
(2) DocameDtt inieriti nel Diario di Roma dei 7 marzo^ e 
nel Giornale del Regno delle due Sicilie dei 24 marco iSli. 
ArchiT. Diplom. Tom. 1^ pag. 463-469. 



1821 167 

spargere queali manifesti negli Abruzzi^ mentre 
gli Austriaci minacciavano i confinì (i). 

26. In tali circostanze militari, e morali, Pepe 
calcolò chegli Aastrìaci lo avrebbero attacato dalla 
parte di Rieti. Quindi sul principio di marzo ra- 
ganò le sue principali forze (circa dodici mila uo- 
mini fra' quali due terzi di Militi, o Legionarj ) ad 
Antrodoco, paese situato fira montagne. Nel di sei 
si avanzò a Civita Ducale ed occupò una posi- 
zione fortissima alla distanza di un miglio e mezzo 
da Rieti. Quivi però fu informato 99 esservi due 
9 Ajutanti Mjaggiori incaricati da personaggi di alto 
9» grado di procurare la dispersione dell'esercito. 
V Di fatti per tali maneggi, o per mancanza di 
n viveri e di disciplina essersi di già sbandati due 
n Rattaglioni di Militi Teramesi collocati ad Ar- 
99 quata e destinati a marciare da Parteggiani verso 
99 Serra valle^ e Yisso; e lo stesso essere accaduto 
9» di un Rattaglione di Campobasso giunto a Ta- 
» gliacozzo ». In tale stato di cose egli temeva 
che il funesto esempio fosse imitato da altri Bat- 
taglioni^ ed intanto essendo rimasto indebolito ai 
lati, poter essere circondato dalla parte di Leonessa, 
e di Tagliacozzo. Deliberò quindi (partecipando 
per mera notizia^ e confusamente il suo disegno al 
Ministro della Guerra) di avvanzarsi a fiire una ri- 
cognizione (o pure un vero attacco) che riescen- 

(O Iti. Tom. I, ]»■«. 477. 



]68 ANNAU 9' ITALIA 

dogli feUcemente atrebbe aTuto il doppio risulta- 
mento di animare le proprie truppe, e d'imporre 
^allMnimico. Adunque nella mattina dei sette di mar- 
zo diresse due mila uommi, per la maggior parte 
Militi, sulla destra da Leonessa Terso Pie di Locot, 
e Tem; per tenere a bada gli Austriaci in qudia 
parie, e con sette mila di truppa di linea, e tre 
mila Militi M aTansò in tre Colonne sulle colline 
cbe circondano Rieti« Sul mezzo giorno attaccò i 
posti che il Generale Geppert Comandante in Rieti 
aveva attorno alla città, e ne seguì una scaramuc- 
cia, in cui per qualche tempo fu alterna la fortu* 
na. Intanto Walmoden che era alquanto addietro 
alla città eolla maggior parte della sua Divisione si 
avanzò verso le due Colonne laterali dell'inimico 
e minacciò specialmente la destra. Allora Pepe or^ 
dinò la ritirata; ma i Militi non essendo esercitati 
a conservare i lor^'^ ordini, e d' altronde supponendo 
che il retroceda provenisse «da- una dis&tta, in* 
cominciarono subito a sbandarsi. Il loro esempio 
fti imitato dalla ma^or parte della truppa di 
linea, il Corpo si disciolse, e tutti fiiggirono. La 
notte sopraggiunta acord>be il terrore, fiivorì la 
dispersione e là fuga, e la forte posizione di Civita 
Ducale fu abbandonata senz'ulcuna resistenza. Pepe 
tentò net dì seguente di fermare e raccogliere i 
fuggitivi nelle gole di Antrodoco. Ma il disordme 
era irreparabile, quindi lasciato. Russo Maresciallo 
di Campo con settecento uomini ai posti di An- 



1821 1% 

tròdoco, e di Borghetto recossi m Aquila con al- 
cuni uffiziali e pochi soldati. La G>loBiia che » 
era avanzata Terso^ Pie di Luco trovò questo po- 
sto munito da un Reggimento Austriaco, e retro- 
cedette. Caddero in quel giorno circa cinquanta 
morti e feriti per parte (i). 

27. Frattanto al primo annunzio dell' ostilità 
Frìmont arerà fatto avanzare la Divisione di Wled- 
Runkel a sostenere quella di Walmoden^ e recossi 
di poi i^li stesso a Rieti per assistere da vicino 
ai primi avvenimenti. Non conoscendo ancora pie- 
namente la dispersione delP Armata nemica, prese 
le disposizioni prescritte dalla tattica nell' assalto 
dei posti di montagna. Avendo adunque stabilito 
d' iqipadronirsi di Antrodoco, luogo forte per na- 
tura ed anche munito di un vecchio castello, nella 
mattma dei nove di marzo ragunò la Divisione 
. di • Walmoden in Civita Ducale, e prescrisse che 
si avanzasse in tre Colonne. Di fatti il Maggiore 
D^ Aspre con tre battaglioni marciò a sinistra ed 
il Generale Yillata con due Battaglioni ed un di- 
staccamento di zappatori, e dì cavalleria squadro- 
nò sulla destra per assaltare il posto a rovescio. 
Walmoden poi si avanzò di fronte colla Colonna del 
centro, seguito dalla Divisione di Wied -Runkel. 



(4) Pepe. Relazione pag. 53-63. 
Caratcosa. Memoires pag. 345-354. 
Memorie partìcoltri. 



170 ANNALI n ITALIA 

GriuDto al ponte che è sul Yelino fra Ganisfaro e 
Borghetto, trovò che il medesimo era fortificato, 
e difeso da un distaccamento di fanterìa leggiera, 
il quale poterà anche sostenersi facilmente sulle 
alture che lo dominavano. Ma àlP ayricinarsi de- 
gli Austrìaci 1 Napolitani fuggirono senza combat- 
tere, e si dispersero per le montagne. Walmoden 
giunse cou senza resistenza sotto Antrodoco, dote 
vide il castello munito di tre pezzi d^ artiglierìa^ 
ed alcune truppe sulle circonvicine alture. Si spa- 
rarono alcuni colpi di cannone dall'una e dalP al- 
tra parte^e frattanto il Maggiore D'Aspre giunse 
colla sua Colonna sopra le alture che sono al set- 
tentrìone di Antrodoco. Allora i pochi NapoUtani 
che difendevano quel posto lo abbandonarono, gli 
Austrìaci lo occuparono, e si avanzarono al passo 
del Como ed alla Madonna delle Grotte. 

28. Alla notizia della presa d' Antrodoco Pepe 
ingiunse alle truppe, che aveva nei diversi posti 
degli Abruzzi, di rìtirarsi. Mandò gli UflSziali dei 
Militi e dei Legionarj sbandati, che erano rimasti 
4ion lui, alle proprie case, affinchè raccogliessero 
quanti fuggitivi potevano^ e li riconducessero sotto 
le bandiere. Diede a tutti il punto di riunione fra 
Salerno ed Avellino, ed annunziò che n li atten- 
9» deva a Monteforte dove avrebbero cancellata 
» la macchia di Rieti ». £gli partì dall' Aquilfa 
nella mattina dei dieci di marzo, e dopo di es- 
sersi fermato quattro giorni in Isernia (dove la- 



1821 ij\ 

SCIÒ il comando degli avanzi del suo Corpo ad 
un Generale subalterno) ritornò solo in Napoli (i). 
29. Superate le Gole di Antrodoco Frimont 
ritornò personalmente alle Divisioni che aveva nel- 
lo Stato pontificio, e lasciò il comando delle due 
entrate in Abruzzo al Luogotenente Generale Mohr. 
Questi marciò ad Aquila, vi entrò nella sera dei 
dieci di marzo^ e nel dì seguente ebbe per ca- 
pitolazione il castello. Recossi quindi a Popoli, 
e spedi distaccamenti ad occupare Gbieti e Te- 
ramo, e ad osservare il Forte di Pescara. Lasciata 
poscia in quelle provincie la Divisione di Wied- 
Runkel marciò colP altra di Walmoden verso Ye- 
nafro. Il Generale Verdinois che era sul Tronto 
nel dì dodici di marzo abbandonò Ascoli, rientrò 
in Abruzzo, e la* sua truppa alla notizia dei mo- 
vimenti degli Austriaci si disperse. Intanto Stut- 
terheim con una parte delle sue forze squadro- 
nava da Tivoli verso Tagliacozzo. I Napolitani 
avevano fortificato, come accennai, i posti della via 
Yaleria, e per taP efietto avevano munito P antico 
castello di CkiUi, ed avevano costrutto opere di 
campagna presso Rocca di Cerro, e la stessa Ter- 
ra di Tagliacozzo. Il Colonnello Hanthonè incari- 
cato, di difenderli av^va un Battaglione di linea, 
e due di Militi. Lo Stutterheim ai nove di marzo 



(0 Archiv.Diplom.Tom. I4 pag. 477-503. 
Pepe. Relacione pag. 63-67. 



Ija AinVAU D ITALIA 

si a¥¥ÌcÌDÒ a GoUi. I difeasori del castello spara- 
rono alcane cannonate^ e poi T abbandonarono. 
Quelli di Rocca di Cerro sulla Tetta delle mon- 
tagne,- e di Tagliacozzo sul pendio orientale si 
dispersero alP a? vicinarsi delP inimico. Occupati 
cpei posti interessanti gli Austriaci discesero po- 
scia tranquillamente per la ralle di BoTeto (i). 

3o. Intanto Frimont colle altre truppe mar- 
òia?a Terso Roma, ed ai dodici di marzo giunse 
a Frascati. Egli diresse una picoiola Colonna per 
la Tia Appia a Fondi (che fu occupato ai ài- 
ciotto) e marciò colle principali forze Terso S. Grer- 
mano. Ai diciassette arrivò sul Liri a Ceprano (a). 

3i. Il Principe Reggente nel dì otto di mar- 
zo parti col fratello Principe di Salerno . ( Co- 
mandante della Guardia ) alla Tolta di Capoa. Nel 
di seguente fu informato del disastro di Rieti ^ 
ma non conoscendone ancora tutta la estensione, 
nel giorno dieci recossi a Torricella per tenere 
un consiglio col Carascosa, ed altri Generali. Si 
stabili nel medesimo n di raccomandare al Pepe 
9> di difendere per quanto gli fosse possibile il- 
9». posto di Popoli 9 soggiùngendogli che » sa- 
» rebbe stato soccorso con truppe tolte dal Cor- 
» pò di Carascosa 9. Di filiti un forte distacc^men- 

(0 ArchW.Diplom.Toin.I^ pig. 495-54 5. 
Memorie ptrticoUri. ^ 
(2) ArchW. Dìplom. Tom. I, pag. 505-545. 
Memorie particoUri. 



1821 173 

to della DÌTÌ8Ìone di PignateUi Strangoli fu spe- 
dito ad Isernia. Ed essendosi saputo che Pepe ave- 
va abbandonato Popoli, nel giorno dodici gli si 
raccomandò di sostenersi almeno a Bionero. Ifel- 
la sera però si conobbe che anche <]nesto posto 
«ra stato abbandonato, e la dispersione di quel 
Corpo era totale. Il Colletta Ministro della Guerra 
dispose di poi (^ai quattordici di marzo ) che Pe- 
pe ordinasse un altro Corpo sulla tonsa linea di 
difesa t fra Salerno e Montefosco. Ragunasse per 
tal effetto gli avanzi di quello di Abruzzo, sol- 
dati congedati, un Battaglione di Giandarmi, Io 
Squadrone Sacro, ed i Battaglioni di Militi, e di 
Legionari che erano in marcia dalle |*ro?incie me- 
ridionah. Pepe recossi di fatti a Salerno^ ma le 
circostanze non permettevano più P ordinamento 
di alcun Corpo (i). 

3a. Frattanto nel giorno tredici gli Emissarj 
regii sparsero fra' soldati del Carascosa il manifer 
sto del Re, col quale si ordinava air esercito di 
accogliere gli Austriaci come alleati (2). Allora il 
Prìncipe Reggente ritornò col fratello in Napoli, 
ed il Generale Selvaggi che comandava uqa bri* 
gala della Guardia Reale nella Divisione di Fi- 
langieri, nel dOi seguente dichiarò che m la sua 



(O Pepe.ReUsiooe pag.7^ 74, H4, U4. 
Memorie particolari. 
(2) §.24. 



/- 



174. ANNALI d' ITALIA 

» truppa a?TeU)e eségaito gli ofdini del Re, e 
9f oon si sarebbe ponto battuta centra gli Au- 
n striaci ». Non t^ era forza da opporsi a tale de- 
liberazione, ed inoltre temevasi che altri Corpi imi- 
tassero tale esempio (i). 

33. Del resto la dispersione del Corpo degli 
Abruzzi, e la conseguente marcia di una Divisione 
austriaca per quella strada alla Tolta dì Tenafiro 
rendeva pericoloso il Campo napolitano di Migna- 
no. Imperciocché mentre sarebbe stato assaltato di 
fronte, poteva essere circondato sulla destra. Quin- 
di Carascosa nel dì quattordici di marzo ordinò 
a tutto il suo Corpo di ritirarsi ( ed anche ciò 
erasi determinato nel Consiglio di Torrioella) sulla 
riva sinistra del Volturno. Ma la dispersione del- 
l' altro Corpo, la marcia degli Austriaci in forze 
superiori, V ìntima persuasione di una inutile, ed 
oramai impossibile resistenza, il manifesto del Re, e 
forse anche i maneggi 'dejgU Emissarj arevano ay- 
vilito gli animi del soldati, ed anche più dei Mi- 
liti, e dei Legionarj. Quindi la ritirata fu da molti 
interpretata per una disfatta. Ne seguirono pertanto 
diserzioni in masse ed ammutinamenti, nei quali 
furono uccisi alcuni Uffiziali, e gli stessi Generali 
si trovarono talvolta in grave pericolo. Tolta la 
Guardia^ quasi tutti i soldati ( ed anche molti Uf- 



(0 CanscoM. Memoires pag. 367 «aóS. 
Memorie particolari. 



1821 17& 

fi&iali ) degli altri Corpi si sbandarono. A diciotto 
di marzo Carascosa entrò in Gapoa cogli altri 
Generali, la maggior parte degli U£Gziali (che fece 
armare di schioppi per sienrezza ) e pochissimi 
soldati. iVel giorno seguente recossi colla Guardia 
a ^Napoli) e lasciò al Generale D. Ambrosio il co- 
mando degli acanzi deìr esercito (i). 

34* Intanto Frimont ai diciassette di marzo 
aveva passato il Lìrì a Ceprano, nel giorno se- 
guente era entrato a San Germano, ed ai dician- 
nove aveva occupato i Forti di Monte Gassino 
nei quali, vi erano rimaste due Compagnie della 
Guardia Beale che ricusarono di battersi. Occupò 
Fabbandonato Campo di Mignano, e quindi mar- 
ciò sopra Teano^ e Calvi. Con tale movimento 
riunì a se le truppe discese dalla valle di Ro- 
veto, e si avvicinò alla Divisione di Walmoden 
che era giunta a Yenafro. Prescrìsse a questi di 
passare ii Volturno^ e squadronare sul destro lato 
dei Napolitani^ mentre esso si sarebbe avvicinato 
a Capoa di fronte (2). 

35. In tali circostanze non mancarono alcuni 
i quali erano di parere » doversi trasferire la Sede 
» del Governo in Calabria, o gure a Messina^ e 

(4) Carascosa. Memoires pag. 354-440. 

Memorie particolari. 

Collctta. Storia ec.Ub.IX, S- XXXIV -XXX VI. 

(2) Archiy. Oiplòm. Tom. I, pag. 51 5-523. 

Carascosa. Memoires pag. 413. 

Memorie particolari. 



J 76 ANNAU d' ITALIA 

n prosegfuìre la {[oem coi Partegiaiii, e eoa fotti i 
s» mesu di popolare difesa ». Ma lo spirito pubblico 
della maggior parte del popolo Don secondava que- 
sta audace, o disperata proposizione di pochi (i). 
36. Del resto il Garascosa per ordine del Prin- 
cipe Reggente nel giorno diciannore di marzo par- 
tecipò a Walmoden » potérsi trattare conTemdoni 
f» militari s». A tale annunzio il Generale Austriaco 
Fiquelmont nella matlina dei venti recossi in Ga- 
poa, e nello stesso giorno sottoscrìsse col Gene- 
rale d^ Ambrosio una convenzione nella quale si 
stabili: n le ostilità cessassero, T armata austriaca 
ff nel di seguente occupasse Gapoa^ ed Arersa. 
9» L'occupazione della Città di Napoli, e de* suoi 
» Forti sarebbe stato F oggetto di una convenzicme 
s» particolare. L'Armata austrìaca avrebbe rispettato 
» le persone, e le proprìetà, qualunque fossero le 
» circostanze particolari di ciascun indivìduo. Tutti 
n gli oggetti di proprietà regia, e dello Stato esisten* 
» ti nelle Provincie che PArmata austriaca avrebbe 
f» occupato, appartenessero di diritto al Be, e fos- 
>» sero rispettati come tali In tutte le piazze, e Forti 
9» indipendentemente dal Comandante Austriaco vi 
» fosse un Governatore a nome del Re; tutto il 
» materiale della guerra per ciò che riguardava la 
9» parte amministrativa dipendesse dalla direzione 
)» amministrativa reale ». 



(4) Canflcosa.Memoires pag. 434-444. 
Memorie particolari. 



1821 177 

ij. Ai TentHre di mano il Generai PedrmelK 
GrOTematore di Ifapoli, e io stesso Piquelmont 
ooDchiusero in Avena un* altra o<mTenzioiie, nella 
tjuale fii stabilito che n attese le esistenti correla- 
M aioni dì amicizia^ TArmata aosiriaca nel dì ten- 
n tiqoattro avrebbe oocopato Rapoli ed i, suoi 
9t Forti, ad eccezione Ad Castel nuovo destinato 
» per alloggio alla Guardia Reale. Questa avrebbe 
» continuato quel servizio che avrebbe potuto fiire^ 
» e sarebbe impiegata presso la perdona, ed il pa- 
9 kzEO del &e. Poiché attesa P ingresso degli Au- 
n striaci en impossibile di alloggiare ì soldati na- 
if politani che ancora vi erano, questi avrebbero 
9» ricevuto in quel giorno stesso Pordine di uscire 
n dalla citta, e pel loro ulteriore destino sarebbero 
» sotto gli ordini del CÌomandante in capo Fri- 
9 m<mt. La Giandarmeria continuasse a fare il so- 
» lito servino. La Guardia Civica conservasse il 
n suo ordmamento, ma non potesse prendere le 
» anni e fiure il servizio senaa la richiesta del Go- 
s» mandante m capo. Nel di seguente prima del- 
t» ringresso degli Austriaci in Napoli si consegnas- 
» aero al Comandante m capo, gli |ordini del Prìn- 
» cipe Reggente per la resa delle piazze di Gaeta 
» e di Pescan (i)^ 



(4 ) Garascoia. Memoiret pag. 4i 2. 

Giom. COBI. 4824 y nam. 73. 

A'rchìv. Oiplom Tom.l, pag. 527-537. 

T. VIL la 



178 ANNALI d' ITALIA 

38. II Parlamento alT annunzio del disastro di 
Rieti con serotina moderazione, nel giorno dodici 
di marzo, scrive al Re (il qoale ai noTO era ar- 
rivato a Firenze) che » se credeva doversi allon- 
» tanare in qoalche parte' dal sistema dianzi adot- 
» tato, si degnasse ritornare fira il suo popolo^ sve- 
n lasse in famiglia le sue vere disposizioni, venisse 
99 a manifestare nelPefiusione del suo cuore ^ali 
99 miglioramenti credesse necessarj. nello stato at- 
9» tuale. Il suo popolo sarebbe contento di mante- 
99 nere seco lui quel nobile e giusto accordo di 
99 cui si era sempre £itto un onore, e se ne farebbe 
99 sempre un dovere. Ma, di grazia, non vi fossero 
99 stranieri che pretendessero di frapporsi fra la 
9» nazione ed il suo capo. Non vi fosse chi dicesse 
99 la loro presenza essere necessaria per inspirare 
99 ad un popolo che amava e rispettava il suo 
99 Monarca, la docilità, V attaccamento e la confi» 
99 denza. Le leggi pròprie non fossero tinte di san^- 
9» gue nemico o fraterno. Il suo trono riposasse in- 
99 tìeramente suIP affetto de^suoi proprj popoli, e 
• non sulla clava di oltramontani 9».J!feIle circo- 
stanze in cui erano allora le cose, a tale mes- 
saggio il Re nulla rispose (i). 

39. Del resto non ostante quest^atto dMnutile 
somroessione, il Parlamento terminò dignitosamente 

(4) Pepe. ReUsione ec. pag. 438. 
CarascoM. Memoires pa{^. 337-338. 
GolleiU. Storia ec.lib.IX, §,XXXV1. 



1821 179 

la sua esistenza. Imperciocché airaTTicìnarsi degli 
Austriaci il Deputato Poerìo aTTertl: » Il Parla- 
» mento nazionale convocato in yirtù dello statuto 
» politico adottato dal Re, aperto nella sua prima 
» tornata personalmente dallo stesso Re, ed in que- 
» sta sessione dal Principe Reggente è necessa- 
9» riamente ed assolutamente un Parlamento legit- 
9» timo. Che se disastri incredibili avvenuti all^Ar- 
9» mata, de^ quali un giorno la storia svelerà le 
9 cause, hanno diminuito le nostre forze, essi non 
n hanno punto diminuiti i nostri diritti. Qual è 
99 adunque il nostro obbligo? Quello di continuare 
99 le nostre tornate, e non separare giammai la cau- 
n sa della nazione da quella del Re^ continuiamo 
n adunque a seguire il cammino della legittimità, e 
99 dell^ onore. Siamo fermi al nostro posto, e se la 
9» presenza di un'Armata straniera ci mette nella 
99 necessita di separarci, protestiamo avanti Dio e 
99 gli uomini per Y indipendenza nazionale, e per 
9» quella del trono. I disastri militari non devono 
99 ' punto abbattere il coraggio civile. Yogliamo dar 
9) prove del nostro profondo rispetto per il Re? 
99 Non disonoriamo il popolo dì cui egli è il capo 
9» ed il padre 99. E questo parere fu in fine adot< 
tata Di latti nella mattina dei diciannove di marzo 
i Deputati dichiararono 99 In sequela della pub- 
99 blicazione del patto sociale dei sette di luglio 
99 del mille ottocento e venti in virtù del quale 
99 il Re ^ì degnò di aderire alP attuale costituzione, 
99 il medesimo Sovrano per organo del suo Au- 



l8c ANNAU b' ITALIA 

9> gusto figlio a?er coDTocato le anemblee elet* 

9» forali. Nominati dalie medesime noi abbiamo ri- 

» cevuCo i nostri mandati secondo la formula che 

» il Sovrano stesso aveva prescritto. Iloi abbiamo 

» esercitate le nostre funzioni secondo i nostri pò- 

91 teri, i giuramenti dèi Re ed i nostri. Ma la pre* 

9» sénsa d^un' Armata straniera nel regno ci mette 

99 nella necessità di sospenderli, tanto più che se*- 

99 condo il parere del Prìncipe Reggente, gli ultimi 

99 disastri avvenuti nelP Annata rendono impossibile 

99 la traslazione del Parlamento, il quale d'altronde 

99 non potrebbe essere costituzionalmente in atti- 

99 vita senza il consenso del potere esecutivo. Nel- 

99 P annunziare questa circostanza dolorosa prete- 

99 stiamo contro la violazione del diritto delle gen- 

99 ti*, intendiamo di riservare i diritti della nazione 

99 e del Re. Invochiamo la saviezza del Principe 

99 Reggente, e del suo Augusto Genitore, e mei- 

99 tiaroo la causa del trono e dellMndipendenza 

99 nazionale nelle mani di quel Dio che r^ola i 

99 destini dei Monarchi e dei popoli (i). 

4o. Del resto dopo le convenzioni di Gapoa 

e di Aversa circa quattrocento dei principali fa- 
ziosi partirono dal Regno. Furono tra essi Gugliel- 
mo Pepe, De Gonciliis, Russo e Menichìni (2). 



0) Pepe. Reiaiione ecpag. 446-449. 
Colletta. Storia del Reame, lib. IX^ §. XXXVI. 
(2) Decisione della Gran Corte speciale di Napoli nella am- 
ba dei RÌToltosi di Monteforle pag. 35. 



ISSI iSi 

4i. Jfella maUioii dello stabilito gioroo T^ntU 
({oattro di mano Frimonl mirò io napoli colle 
DiTiaioni di Walmoden^ di Asaia-Omborgo e di 
Slutlerheim ed una Brigata di Cavalleria. Il Duca 
di CaUhria, ed il Prìoqipe di Salerno assistettero 
alla loro marcia mentre passarono sotto il palauo 
reale. U Comandante in capo collocò una Bri* 
gaita sulla strada di Salerno, ed nn^ altra su qoella 
di Avellino^ ma non spedì truppe nelle proTincie 
meridionali del regno. Volle bensì m suo potete 
le Fortezze di Gaetano di Pescara (i). 

4». Nella stessa mattina mentre gli Austri^ 
entraTano in Napoli ventidue Deputati del Parla^ 
mento non dubitarono di ragunarsi oell^ ordinario 
luogo delle loro Tornate, e di trattenersi fino alle 
<m due pomeridiane« Allora dichiararono che n non 
19 essendo in numero sufficiente per deliberare, ed 
9» attesa la presenza d* un. esercito straniero, erano 
n costretti a separarsi senza aver potuto prendere 
» una deliberazione analoga ai loro doveri », Poco 
dopo quel luogo fu chiuso, e sigillato per ordine del* 
la polizia. Frimonl fece intimare ai membri provin- 
ciali rimasti in Napoli di ritornare alle loro case {%). 

43, Mentre queste cose accadevano al cti qua 
del Faro, la Sicilia, era in varj modi turbata. Pri« 

(0 ArchW. Diplom. Tom. l, ptg. 537-539. 
Memorie particolari. 
(2) Pepe. BaUsioot ce. pag. 450. 
ArchÌT. IKplom. Tom. I^ pag. 539. 



iSd ANNALI d'ITAUA 

mietamenle i principali Possidenti furono di naovo 
in agitazfone per una legge feudale e demaniale 
proposta ed approvata in Parlamento^ e presso a 
poco simile a quella dbposta nell^ anno prece- 
dente (i). Del resto il GoTemo sempre debole 
dopo la nToluuone, viepiù s^ infievoliva colla de- 
cadènza di quella di Ifapoti. Il Prìncipe della 
Scaletta Luogotenente Generale delPisola, e resi- 
dente in llessina aveva al comando di quella Di- 
visione militare il Maresciallo di campo Rossarol 
noto per lo spirito torbido ed' audace. Il Generale 
Nunziante Comandante Generale, e residente in Pa- 
lermo aveva poche truppe, e non poteva fidarsi 
totalmente di alcuni uffiriali dei quali non erano 
ignoti i principj turbolènti. Quindi generali timori 
di anarchia, ed in alcuni luoghi (fira^ quali Alcamo, 
e Gorleone) tumulti suscitati da Carbonari, o da 
Faziosi avidi di rapina (2). 

44- In Isle agitazione degK animi nella sera dei 
venticinque di marzo circa venti Cai^bonari ragù- 
naronsi in Messina, e stabilirono 9» di sostenere la 
fi costituzione, di spedire una deputazione al Ma- 
» resciallo di campo Rossarol per avvertirlo della 
» loro deliberazione, di collegarsi seco lui per tal 
" ogg^^to)^ d'inviare Comroessarj per Pisola ad 



(1) 4820^.34. 

Atti del f«rUmento nel gìorn.com. 4824^ nnm. 64 -62-68. 

(2) Memorie particolari. . 



1821 i83 

n infitare tutti i Siciliani ad imitare il loro esem- 
» pio ». Il Hossarol accolse laYoreTolmente quei 
Deputati, e manifisstò che avrebbe impiegate tutte 
le forze di cui poteva disporre per ottenere lo 
scopo desiderato. Intanto nella mattina seguente 
giunse in Messina la notizia della rivoluzione co- 
stituzionale del Piemonte, ed allora tanto più in- 
fiammossi all'audace intrapresa. Egli stalMli di chia- 
mare sotto i suoi ordini tutte le truppe stanziate 
in Sicilia, concertarsi coi Comandanti militari delle 
Calabrie, ed ordinare una resistenza popolare in 
quelle provincie che supponeva divotissime alla 
costituzione vigente. Di fatti nella stessa mattina 
ragunò una turba di Carbonari (fra' quali varj sol- 
dati, e bassi uffiziali di un battaglione di bersaglieri 
che era di presidio in quella Piazza) ed anìmoUi 
alla difesa della libertà. Corsero costoro fiiriosi per 
la città a fine di accrescere il loro numero^ insul- 
tarono alcune statue del He, e minacciarono il Luo- 
gotenente Generale Prìncipe della Scaletta. Que- 
sti non avendo mezzi di firenare il disordine, nel- 
la seguente notte fuggì a nasconder^ in una ca- 
sa di campagna. 

45. Incominciata cosi la rivoluzione il Hossarol 
inviò Emissarj, corrieri e proclamazioni per pro- 
pagarla in tutta la Sicilia e chiamare a Messina 
tutta la truppa. Per £icilitare questa operazione in- 
sinuò ad alcuni uffiziali del presidio di Palermo di 
arrestare il Generale Nunziante. Tarj però di quei 



l84 ANNAU b' ITAUA 

nessi fiirono arrestati, ed il tatto fu scoperto. AU 
ìùn Nwiaiaiite qnal Gomandante sopremo ddle 
troppe aasoBfle a se (nd dÌN primo di aprile) tem- 
poraneanente il comando delPisob e diede le di- 
sposkìoDi opportaae pd mantenimento ddla tmn- 
qoillita pubblica. 

46. Ai Galabreai Q Bossaroll diresse una prò- 
clamasione colla quale anmniiiata n Noi colle ar- 
n mi difenderemo la patria, 'e T Europa attonita 
» aV altìssimo tradimento dei perfidi ohe hanno 
« introdotto gli Austriaci in Napoli, dirà che il na« 
n politano onore si sostiene in Calabria, e ndle 
9» proTineie tutte dove ancora in armi sono i pò* 
» poli. I Piemontesi per la santa costitutione già 
9P alle prese colla rapace aquila austriaca non isde» 
9 gneranno avere per compagni i Calabresi » . Que- 
sii però non mostrandosi propensi a cedere a tpli 
insinuaiioni, il Rossaroll stabilì di sottomettere col* 
la forsa la yicina città di Reggio, e per tal effetto 
nel giorno due di aprile preparò una sipedinone 
per assaltaria nella seguente notte. 

47* Ma i principali tra' suoi uffiaiali subalterni 
erano di già ristucchi della di lui temeraria intnn 
presa, e decisi a non prestargli ulteriore ubbidien- 
za. Quindi Masi che comandava una Divisione di 
cannoniere, destinata per appunto all' assalto di 
Reggio, allontanossi dal porto e si sottrasse da' suoi 
ordini. Tana Colonndlo Gomandante della Piasaa 
abò i ponti levato) deUa cittadella, e dichiarò che 



1821 las 

» non avrebbe pia rioonoacnito altri ordini che 
n €fìeììi diretti al reale serViaio 9. Allora il Ro0« 
saroU vedendori abbandonato^ ndla mattina dei tre 
di aprfle imbarco«i,e fuggi (i). 

48. Del resto Ferdinando I tino dai quindi- 
ci di mano avefa stabilito la forma di nn Go- 
remo provvisòrio per i suoi dominj di qua del 
Faro. Egli cEspose che Gircello Ministro degli a£> 
fiuri eslerf ne fosse Presidente, ed i membri fos- 
sero Fardella Tenente Generale^ Lacchesi Retro* 
Ammiraglio, Di Giorgio Presidènte della Suprema 
Corte di Giustizia, Vecchione Presidente della Gran 
Corte de' Conti, D' Andrea Direttoi:e Generale del* 
le Poste, e De Biasio (consigliere della Suprema 
Corte di Giustizia (2). Erano costoro notisnmi 
per il loro attaccamento ai principj' delP antica 
monarchia, e P avversione a qualunque novità fi* 
bersle. Jfella meti di aprile lu dipoi unito a loro 
il Principe di Canosa Segretario di Stato della 
Polizia. Era questi nemico tanto delle cose nnove, 
quanto dei moderati ministri Medici e Tommari, 
che aveva dianzi il Re Ferdinando (3). 

(4) Sentense della CommeMÌone miliure di Messina inserite 
nel giornale del Regno delle due Sicilie del 4822, n. 63 e 73. 
Docninenti inseriti nel giornale di Paltraio del iS2l« n. M« 
Memorie partieolari. 

(2) Golleiione delle leggi del Regno delle due Sicilie 4621, 
nam. 3. 

(3) Atti inseriti nel giornale del R«gno deUe dun Sidlie 
del 1821, nam. 49> 43, 44, Hi, U5 e ii6. 



l86 ANNAU d' ITALIA 

49* I^ quanto aDa Sicilia il He con sua let- 
tera dei Tentiqaattro di mano ne aflSdò il go- 
verno al Cardinale Gravina ArciTéscoTo di Paler- 
mo^ il quale ne assunse V esercìsio ai due di apri- 
le. In fona poi di una convenzione sottoscritta in 
Napoli fra^Gommissarj austriaci e napolitani la Di* 
visione austriaca di Walrooden passò in Sicilia, e 
ne occupò le città e Forteexe principali (i). 

So. Il Governo provvisorio di Napoli in ese- 
cuzione degli ordini ricevuti dal Re annullò quan- 
to si era disposto dopo il giorno cinque di luglio 
del precedente anno (2). AboH la Cancelleria sta- 
bilita nel mille ottocento e sedici (3)^ soppresse i 
R^gimenti delle milizie (4) coi quali si era spe- 
cialmente eseguita la rivoluzione. Rinnovò rigoro- 
samente la proibizione delle* Società segrete (5); 
disarmò ì cittadini, e proibì sotto pena di morte 
il porto o la ritenzione di qualunque arma (6)^ 
adottò quindi il principio ( alcuni credettero a sug? 
gerimento del Canosa ) di punire, scacciare dallo 
Stato, o almeno privare dei pubblici impieghi tut- 
ti coloro che dal mille settecento e novanta tre 



(4) Memorie ptrtioolari. 

(2) Collezione delle le^ ec. 4S2I Bum. 15, e 24. 

(3) IW atim.6. 

(4) hi nnm. 12. 

(5) Ni num. 5, e 33. 

(6) CoUetUi. Storia lib. X, §. V- 



1821 18; 

«▼eTano mostrato qualche propensione alle noiri- 

tà politiche (i). 

5 1 . Incominciò pertanto a pubblicare che » de- 

» siderando il Re di conservare la sua fiducia 

» nelle persone impiegate al servizio della, Chiesa 
» e dello Stato, dovevansi per allora segregare 
» quei soli che ingratamente ne avevano abusa* 
» to. Quindi istituirsi Giunte di scrutinio incan- 
ii cate di esaminare la condotta degli ecdesiasti- 
» ci secolari e regolari, dei pensionisti e funziona- 
» r) pubblici di qualunque natura; non che dei 
» militari tanto deirArmata di terra che* di quella 
» di mare (2) ». Con questa di^osizione molti 
militari ( fra' quali dieci Luogotenenti Generali ) 
ed Impiegati di ogni grado furono dismessi. Co- 
me suole accadere in simili casi, spesso gli odj e le 
vendette private prevalsero alla puUvlica causa (3). 
62. Intanto furono arrestati molti personaggi 
ragguardevoli' e fra gli altri Sorelli, Pepe ( Colon- 
nello ) e Poerìo già Deputati al Parlamento. Ar- 
covito, Colletta e Pedrinelli Luogotenenti Gene- 
rali, e Begani maresciallo di Campo* Carascosa te- 
mendo di essere arrestato fuggì sul principio di 
maggio* Fuggirono molti altri che avevano la fa- 
ma ài liberali e si credette che la Polizia appo- 



co GoUetta. Stori* «e. lib. X. §. UI. 

(2) Goll«iioiie delle leggi ecil2i iittm.23,25 e 3<. 

(3) Memorie partieoUri. 



»88 AMNÀLl d' ITALIA 

statemente li ipoventoase per indurli a partire dal 
Hegno. ^mperciocchè non trovaTa ia casi dditlo 
per fiirli coodamiare, e d^ altronde ayeta piacere 
cke ai aiiontaiiassero dallo Stato (i). 

53. Nella Capitale sì Tide lo apettacolo di tre 
Garbtìmri ornati oon iach«mo dei frep della loro 
Setta, condotti legati e quasi nudi sopra asini per 
le strade principali della citta, frustati dal caroefi'* 
ce a sooB di tromba^ e quindi mandati per Tarj 
aniu in galera. U tutto aenaa processo regolare^ 
senza legge che prescnTease tale clanoroao casti- 
go, e con sola condanna del Ganosa Direttore di 
Polìiia. Molti ]M>rtatori di armi, o detentori di 
qualche segno di Setta furono anohe condannati 
a morte tanto in Napoli che nelle ProTinoìe {%). 

54. Frattanto per tali persecuzioni molti Libe- 
rali e Carbonari formarono bande annate e cor- 
reTano per le proTiacie. I capi erano per la mag- 
gior parte nffiziali delle milizie, e fra essi diTea- 
nero celebri Venite e Corrado Capitani, Poerio 
( Raffitele ) Maggiore e Vallante Colonnello. Entra- 
vano questi nei piccioli paesi, e talvolta nelle cit* 
tè tentando di sostenere la liberti costituzionale, 
ma non trovarono le popolazioni disposte ad una 



(0 Colletta Storia lib. X, $. V. 

GaBOM.EpUtoU talU Storia di Colletta, pag' 9^* ^^^• 

CaraMOM. HkiBoiraa oe. pag. 444, 4Sa. 

(2) Colletta. Storia ee.lib.X, g.y. 



1821 i89 

gnena chrile. Dopo qualche tempo Poerio salvos- 
si colla foga, Tallente fii arrestato, e Corrado cotn- 
betteodo restò- morto (i). 

55* Ferdinando I si trattenne in Firenae si- 
no alla metà di aprile, quindi passò a Roma do- 
Te dimorò un mese, ed ai quindici di maggio rien* 
trò in Napoli. Ai trenta poi dello stesso mese ( suo 
gioniò onomastico ) pubblicò un decreto col quale 
stabili I» essere tutto proprio àxi suo cuore pa- 
« temo il tranquillare gli animi esitanti di quegli 

• mconsiderati^ che dopo P epoca degli otto di lu- 
» glio del precedente anno, o costretti dalla for- 

• za o indotti dal timore, dalla seduzione, o altra 
» causa escusante si erano escritti alla Carbone- 
9» ria o ad altre Società segrete proscritte dalla 
n nostra Santa Religione, è dalle leggi antiche e 
» nuoTe. Consultando perciò la sua clemenza, de- 
« cretava che tutti coloro i quali dal suddetto 
» giorno sino ai Tentiqnattro dello scorso marzo 
9» si erano ascritti alle Società segrete e proscritte, 
» o aTCTano preso parte agli altri aTTenimenti pò- 
» litici, purché non fossero nel numero dei cospi- 
n retori, o imputati di misfatti comuni, godessero 
1» una piena amnistìa (2). 

56. Pubblicato tale editto ftirono arrestati ses- 
santa sei militari o settarj che eransì recati a Mon- 



(0 Colletta. Storia eclib.X, g-Via. e IX. 
(2) GoUeiioiie àéU leggi ee.inmi.52. 



y 



1^ . ANNALI D ITAUA 

teforte, e non aTevano voluto o potuto fuggire. 
FuroDO tra essi Galentano CoIoQuello, Tupputi Te- 
neute GolonneQo, Gaston Maggiore, e Pristipioo 
Capitano. Morelli e Silvati cor^ro per qualche 
tempo con una banda di partigiani armati per la 
Puglia nelle yicinanse di Mirabella. Ma infine li- 
cenziati i seguaci^ o da essi abbandonati, s^ imbar- 
carono soli e senza passaporti regolari presso Otran- 
to, ed approdarono in Albania. Avevano V inten- 
zione di passare in Grecia; ma dopo, di avere er- 
rato per alcuni giorni in deserte montagne, s' im- 
batterono ai confini della Bosnia in un posto della 
firontiera austriaca dove furono arrestati come so- 
spetti e condotti a Ragusi. Presero allora finto no- 
me, ed assicurando essere sudditi Pontificj fuoru- 
sciti per opinioni politiche, furono trasportati in 
Ancona. In questo porto pontificio confessarono 
essere Napolitani, mutando però nuovamente no- 
me e patria. Ma anche quivi il Governo U giudi- 
cò sospetti, e li fece condurre ai confini per es- 
sere consegnati al loro Sovrano. Morelli a Porto 
di Fermo deluse la vigilanza. della scorta e fuggi. 
EgU entrò negli Abruzzi, e ritornò in Puglia; ma 
dopo alcuni giorni fu arrestato in Cbienti e condot^ 
to a Foggia dove manifestossi. Silvati [consegnato 
ai confini fu condotto a Teramo, e dopo qualche 
cavillo palesossi anch^ esso apertamente (i). 

(4) Decisione della Gran Corte speciale di Napoli neUa causa 
contro i Rivoltosi di Monteforte pag. 65 , 6S. 
CoUetu Storia lib.X, S'^"^'* 



1821 i^i 

5y. Per tali rei Ferdinando I con decreto dei 
Tentono di giugno ordinò » essere priyati dei ri- 
9» spettivi gradi e del cingolo militare lotti gli U£- 
» fiziali di qualunque grado, o arma^ che facendo 
M parte dell^ esercito avevano abbandonato i loro 
99 posti, e si erano recati a Monteforte dal prì* 
99 mo sino air entrare del giorno sei di luglio del 
99 mille ottocento e venti. Lasciarsi essi al giudi- 
99 zio dei tribunali competenti (i) ». Con poste- 
riore decreto ( dei venticinque dello stesso mese ) 
stabili che i medesimi fossero giudicati dalla Gran 
Corte speciale di Napoli. 

58. Lungo e strepitoso fu il processo. Imper- 
ciocché erano evidenti la diserzione e la ribellio- 
ne dei rei^ ma certo e manifesto era pure T as- 
senso posteriore del Sovrano, ed il consentimen- 
to universale del popolo al nuovo governo che 
si era stabilito con quella rivoluzione. Sembrava 
perciò annullata ogni colpa. In fine la sentenza iu 
proferita ai dieci di settembre del mille ottocento 
e ventidue. Dei sette giudici tre votarono per la 
libertà^ ed altri e tanti per la reità degli accusati. 
Nella parità dei voti il Presidente suoP essere col- 
la parte più mite. Questa volta ( era un Girola- 
mi ) fu colla più severa (a). Quindi trenta furono 
condannati a morte, e tredici a venticinque anni 



(4) CoUeiione delle Leggi del iB2ij onm. 65. 
(2) Colletta. Storia ec. lib. X, g. XVI. e XYII. 



19& ANNAU D ITAUA 

di ferri. FuroDÒ tra i primi CelenUmo, Tapputi, 
GaatoD, SflTati e Morelli (i).Il Ke parò permise 
soltanto che la sentensa si eseguisse contro que- 
sti due ultimi. Agli altri commutò la pena in quel*- 
la deir e^astolo o dei ferri (a). Altra sentensa fu 
ijuindi pronunciata dal medesim^ tribunale ( nei 
mille ottocento e ventitré ) contro quaranta quat- 
tro contumaci) e fra questi furono dichiarati pub- 
blici nemici e condannati a morte Guglielmo Pe- 
pe, Garascosa, De Gonciliis, Menichini, Russo, Pisa 
ed altri quattro (3). Lo stesso tribunale ed altre 
Corti speciali delle prof incie pronunciarono po- 
scia sentenze contro altri trenta quattro rei di sta- 
to. Fra questi quattro Carbonari eleiati (cittadi- 
ni oscurissimi ) subirono V estremo supplizio nelle 
protmcie del Principato Citeriore. Agli altri il Re 
diminuì la pena (4)« 

59. Gli altri arrestati non infoiti nella causa 
di Monteforte dopo una prigionia più o meno lun- 
ga furono rilasciati colla pardita dei pubblici impe- 
ghi o coli^esiglio. Borelli,Pepe (Colonnello), Poeric», 
ArcoTÌto, Colletta e Pedrinelli nel mese di agosto 
furono condotti negli Stati austriaci e confinanti a 

(0 DecìùoM d«ì 40 settembre 4822. 

(2) Atti del Goferao ael giornele del Regno delle due Si- 
cilie del 4822. num. 249. 

(3) Id. nel giornele del 1823 nam.26. e 9^. 

(4) Id. nel giornale del 4829 num.220 e del 1825 niam. 496 
e 267. 



1821 193 

Grato, Brfiùù e Praga (1). Dopo qualche tempo fa- 
rono poscia lasciati in libertà ma coIPesiglio dal 
r^DO. Borelli ottenne presto la grazia di ritor- 
nare in Napoli (3). 

6q« EcanTÌ settecento e più cittadini, i quali 
rei o sospetti di delitto di lesa maestà erravano 
fuggiaschi per le campagiie. Per purgarne lo Stato, 
la P<^zia intimò a loro di presentarsi tolontaria- 
niente alle carceri per essere giud^ti secondo le 
leggi, o pure uscire dal regno con passaporti liberi. 
Alcuni presentaronsi realmente* per essere giudi- 
dicati. Altri cercarono nascondigli più reconditi. 
Cinquecento sessanta chiesero di partire. Giunti 
in uno stesso determinato giorno a Fondi, la Po* 
lizia Pontificia concepì sospetti da tante persone 
as»<me unite e non volle perméttere che entras- 
sero nello Stato romano. Intanto furono arrestati 
' e condotti a Gaeta. Quindi alcuni £arono giudicati, 
altri trattenuti m carcere senza giudizio, ed altri 
^pulsi e trasportati ad Algeri oa Tunisi (3). Nei 
seguenti anni furono poscia scacciati dal regno al- 
tri individui e molti si ricoverarono a Roma(4)> 
Il Goterno* Napolitano diede sussid) a quegli esi-^ 
liaU die ne abbisognavano (5). 

0) CoUeUa. Storia eclib.X^ S-XI^ 

(2) Memorie parlicoUri. 

(3) Colletu. Storia ecUb.X, S.XVIU. 

(4) Memorie particolari. 

(5) Saggio folitico tiilU popolasione del Regno delle due ^- 
d|epart.II,SXl»pag.237. 

* T. VII. i3 



194 ANNALI d'iTAUA 

6i. Furono circa mille i condaimati, fuorusciti, 
o espulsi. Molto maggiore fu il numero dei mili- 
tari e impiegati dismessi dalle Giunte di scruti- 
nio. Fra essi alcuni erano certamente colpevoli di 
lesa maestà^ ma molti erano soltanto rei, o sospetti 
di propensione alF idee liberali. Fra tutti poi non 
pochi erano di talenti e di lumi non comuni e 
superiori a quelli di coloro che ad essi furono 
surrogati. Quindi col lóro allontanamento dei pub- 
blici affari, danni grarissimi allo Stato. 

62. Da Palermo circa cento individui dei più 
torbidi fuggirono nel ristabilimento delF ordine. 
Del resto attesa Pannistia del precendente anno (i) 
non si fece alcun processo contro gli autori della 
rivoluzione: soltanto si processarono i rei delPas- 
sassinio di Aci, ed alcuni altri che si erano segna- 
lati in modo particolare negli eccidj e nelle ra- 
pine. Cinque furono condannati a morte, altri a 
pene minori (2). In Messina si processarono ses^ 
santa rei ( fra quali ventotto contumaci ) per il 
tumulto del fine di marzo. Furono condannati a 
morte cinque contumaci e sei carcerati ( dei quali 
soltanto tre furono poi giustiziati ), alcuni altri eb-^ 
bero pene minori (3). Da tutta la Sicilia fiirono 

(0 1820 S.79. 

(2) Memorie particolari. 

(3) Sentenze proscritte dalla GommeMÌone MiltUre di Mes- 
sina li 25 e 27 febbraio 1823 nel giornale del Regno delle due 
Sicilie 1823, num.63 e 73. Sappi. ^ 



1821 195 

quindi allontanati circa cinquanta individui per 
alcuni anni (i). 

63. Ferdinando I era specialmente malcon- 
tento delPesercito. Quindi con decreto*' del giorno 
primo di luglio annunziò » Quando speravamo 
n di lasciare al nostro cara e diletto figlio uno 
» Stalo i^ce, ricco e tranquillo, degli uomini in- 
» fedeli lo hanno dato in preda ad ogni specie 
9» di turbolenza ed hanno immersa la nostra età 
» cadente nelle amarezze. Gli ultimi rovesci po- 
si litici hanno scosso dalle fondamenta il nostro 
n ordine sociale. L^ Armata è principalmente col- 
n pevole di tanti mali, la quale furiosa essa stes- 
si sa, o lasciandosi stracinare da furiosi fuori la 
V YÌa di tutti i suoi doveri, abbandonandoci nel 
» momento del pericolo ci ha posto nella impos- 
» sibilila di combatterli co^ soli mezzi che avreb- 
9» bero potuto prevenire tante funeste conseguenze. 
n Abbandonata ad una Setta che distrugge tutti 
» i vincoli di ubbidienza, e di disciplina, si è ve- 
» duta dopo di essere stata ribelle a suoi doveri 
9» verso di noi, essere egualmente incapace di ub- 
n bidife a quelli, che la rivolta aveva voluto 
» imporle. Essa ha operato la sua. dbtruzione, 
» ed i suoi capi che Tavevano traviata o che non 
9» avevano saputo preservarla dall' errore, sono 
» stati obbligati di annunziare la sua dissoluzione. 

(4) Memorie ^ticolari. 



196 ANNALI d' ITAtl A 

» Ma&oaodo di tutte 1« conduioni necasarie ài- 
9> V esistenza d^ an^ Armata, abbiamo ed ÙlUi do- 
si Tulo riconoscere ch^ essa più non e^bte^a. Le 
« prime basi di ogni ordinamento militare sono 
n state si fortemente scosse, che il tempo solo 
» potrà permetterci di ristabilirle. Il rìordmamento 
9» dev'essere lento, e successivo. Il ben' essere 
9» de'nostari Stati reclama però l'appoggio di una 
» forxa protettrice. Noi siamo stati obbligati di 
» aollecitarla da' Sovrani nostri alleati: Essi Than- 
» no messa a nostra disposizione. Noi ne dob- 
n biamo assicurare it mantenimento, ma non pos- 
n siamo far sopportare ai nostri sudditi il forte peso 
n di stipendiare il resto di un'Armata che più non 
» esiste, perchè non ba saputo esistere. Sopra i 
9» colpevoli deve cadere la disgrazia della quale 
» sono stati la causa. Quindi vogliamo che siano 
M discìotti quattordici reggimenti, e quattro batta- 
» glioni di fanteria, con cinque reggimenti di ca* 
n vaHeria ». Disciolse cioè la maggior parte del- 
l' esercito, lasciando soltanto la guardia, ed alcuni 
altri corpi indispensabili allo Stato (i). 

64. Con altro decreto promulgato nello stesso 
giorno Ferdinando I stabili il modo con cui do- 
veva ordinarsi il nuovo esercito, e tra le altre cose 
dt^se che vi dovessero essere tre reggimenti di 



0) Collezione delle leggi tc,iS2i, nttiii.74. 



1821 197 

Omtem straniera (i). Frattanto abolì la coaerinoiie 
annuale, e l'ascrixione marittima (d), e dispose che 
la nooYa Armata di terra fesse mantenuta al nu- 
mero prefisso cogli ingaggi, e cogli armolamrati 
Tolontarj (3). 

65. Mentre poi Pesercito nazionale era £scioIto 
si regolarono le cose dell'austriaco. Ai diciotto 
di ottobre i Plenipotensiarj di Austria, dì Prus- 
sia, e di Russia, sottoscrissero col Gircello Pleni^ 
potenziario napolitano, una convenzione, neUa quale 
in sostanza fu stabilito » La situazione politica 
1» del Regno delle due Sicilie non permettere an* 
n cera di diminuire la forza dell'esercito di occu- 
9» pazione quanto avrebbe potuto esserio allorché 
» r amministrazione dello Stato sarebbe in ogni 
» sua parte ristabilita, ed allorché la forza militare 
9» del Re Ferdmando sarebbe portata allo stato 
» determinato. Quindi la diminuzione delPesercIto 
9* di occupazione non poter aver luogo che a poco 
» a poco. Potendosi firattanto ammettere che sol 
99 fine di novembre P amministrazione dello Slato 
9» sard>be in certa guisa ordinata, con l' esercito 
99 di occupazione si diminuisse in modo che a 
99 quell'epoca nelle provincie di qua del Faro fos* 
99 se ridotto a quaranta due mila uomini, de' quaK 



(0 CoUesione delle leggi , 4824 nam.73. 

(2) Ivi, nnm. 44 e 45. 

(3) Ivi» iiam<57. 



198 ANNAU b' ITALIA ' 

» selle mila di cavalleria. Ndla conTenzione dei 
» Tentìdae di maggio relativa ai presldj di Sicilia 
ì essendosi il He Ferdinando obbligato a cambia- 

> re le troppe austriache colà stanziate con truppe 

> napolitane, subito che il riordinamento di que- 
» st^ultiroe fosse così inoltrato da poterlo penùet- 
» tere^ le truppe austriache allora abbandonassero 

la Sicilia, e ritornassero nei dominj del loro So- 
vrano. Lo sgombramento delP Isola si eseguisse 
a poco a poco in proporzione delle truppe rego- 
late che il Re Ferdinando vi potrebbe mandare^ 
e r intiero cambio delle troppe austriache segois* 
se subito che il riordinamento deir esercito na- 
politano fosse arrivato a cinque o sei mila uo- 
mini. Tre mesi dopo la partenza delP ultime 
truppe austriache dalla Sicilia, V esercito allog- 
giato nel Regno di Napoli da quaranta due mila 
uomini fosse ridotto a trenta mila. Subito che 
la forza militare napolitana fosse sul piede pre- 
scritto dal decreto del primo di luglio, T eser- 
cito di occupazione fosse ridotto a venticinque 
mila uomini, cioè il minimo della sua fona du- 
rante i tre anni che doveva rimanere in presidio. 
66. f» Il Governo napolitano versasse mensual- 
mente nella cassa militare austriaca cinquecento 
e scttantasei mila fiorini ( Valutando il fiorino 
a settantasei grani ) pel mantenimento di qua- 
ranta due mila uomini. Somministrasse inoltre 
giornalmente quaranta due mila razioni di vi- 



*82l. ,99 

> yéri^e sedici mila e cinquecento razioni di fo- 
» icaggi a norma di una detenninaia tarifiSsi ( sta- 

> bilila snl piede di guerra ). Fosse questo il 
» massimo di quanto si potesse richiedere, doven- 
» dosi del resto proporzionare il numero giorna* 

> liero delle razioni allo staio effettivo della trup- 

ì pa. Sinqr al momento in cui T esercito di oc* 

} cupazione potesse ridursi a quaranta due mila 

' uomini^ il Governo napolitano somministrasse 

I nelle misure sopra descritte, e nelle stesse pro- 
porzioni il di più del danaro, e de* viveri occor- 
renti. Ifel modo stesso si diminuissero le som- 
ministraiioni diminuendosi le truppe. Fossero 
inoltre a carico del /Governo napolitano le spese 
di casermaggio, di alloggio, di ospedali, e di qua- * 

lunque altro oggetto. Spettare allo stesso Go- 
verno il mantenimento dell^esercito di occupa- 
zione dal moménto del suo passaggio sul Po, 
cioè dal giorno primo di febbrajo, quindi do- 
vere il medesimo rimborsare P austriaco delle 
spese per tal causa anticipate. Queste spese si i 

sarebbero liquidate. Frattanto per non obbligare 

r Imperatore di Austria, ad attendere il rim- 
borso troppo lungamente^ il Re del Regno delle i 
due Sicilie obbligarsi a versare nel tesoro dello • ^ ' 
Stato in "Vienna quattro milioni di fiorini in ; 
cinque rate dal mese di agosto, a quello di gen- j 
najo. Tutte le spese per i movimenti delle 
truppe che avrebbero abbandonato il territorio 



VLOO ANNÀtI B^ ITALIA 

9» del r^no fossero a carico del Goverao napo^ 
99 litano sino ai confioi delP Impero austrìaco (i),". 

67. Volle Ferdinaiido premiare specialmente 
il Generale Frimont Oli conferì pertanto il tito- 
lo di Principe di Antrodoco qaindi pubblicò un 
deceto ( ai trenta di noTembre ) col quale dispo* 
se che » avendo esso co^ suoi estesi talenti milita* 
99 ri, e colla sua somma attività restituito al re*- 
«9 gno V antico suo ordine, e volendo dargli un a(- 
99 testato dd suo vivo gradimento per si rilevanti 
«9 servigi da lui resi, aveva già nd suo animo il 
99 pensiero di fargli un^ assegnazione in beni fon» 
9» di del pubblico demanio del valore di circa 
99 ducati duecento venti mila. Ck>nsiderare però hi 
99 difficoltà di potersi riunire de^ fondi ed valore 
99 corrispondente. Considerare ancora che avreb- 
99 be potuto riuscirgli piò grato, e piacevole un 
99 acquisto di sua lìbera scelta in luogo dove mag- 
99 giormente s^ incontrasse il suo genio. Perciò ac- 
99 cordargli la summa di ducati duecento venti 
99 mila, quanti ne corrispondevano al valore da es- 
99 so ideato. Questa somma sarebbe pagata nel cor- 
99 so da aprile a tutto settembre ddP anno pros- 
99 simo (2). 

68. Frattanto col mantenimento di cinquanta 
due mila austriaci sul piede di guerra, ed altre 



(0 Marteus. Becueil. Supplem. Tom. ÌX, pag. 647. 
(2) G>UexioDe delle leggi ec. 1824^ nam. 450. 



1821 V ftoi 

spese stcaordiiìarie le finanse diann florìdittime 
rimasero pienaiBeiile tconcerMe. Nelle anguslae k 
cui 81 era non si conobbe altro rimedio die di 
ricorrere ai prestiti. Il credito pubblico però es- 
sendo a queir epoca molto avvilito ( le iscrizioni 
di annoi ducati cinque non avevano che il valo- 
re di ducati cinqoantasei di capitale ) non potero- 
no contrarsi che a condiaioni molto onerose. Due 
di fitti se ne concfaiusero nel cono delT anno coi 
finatelli Rothschild ricchissimi banchieri ebrei* Uno 
nel mese di maggio di annui ducati ottocento mi- 
la^ r altro in dicembre di annui <kicali ottocen- 
to e quaranta mila. Il modo fu che il Governo 
consonasse ai bandiieri tante iscrizioni sul gran 
libro del d^to pubblico deir annua rendita di 
ducati cinque per ogni ducati cento di capitale. 
I. banchieri però invece di sborsare i cento du- 
cati per iscririone ne <;onsegnarono soltanto cin- 
quantasei per il-^ primo prestito, e settaniuno per 
il secondo. Quindi il Governo invece di avere 
trentadue milioni, ed ottocento mila ducati n' eb- 
be soltanto venti milioni ed ottocento ottantotto 
mila, ed intanto gravò V erario di un milione 
seicento e quaranta mila ducati alPanno (i). 



(4) CoUesioiie delle leggi ec. i824, uum. H7. 
Docameoti nei giornale del Regno delle due Sicilie <l82f> 
unni. 74, e 1827, nuiii.7. 
Saggio Politico »alla Popolaiiooe^ e le pnbbliche contribu* 



202 ANNAU D ITALIA 

69. La Sicilia a^enclo finanze separate coo^ 
trasse^ un debito particolare, e questo £u di un 
milione di onze al dieci per cento, colP obbligo 
di restituire la sorte in dieciotto anni (1). 

70. In quanto poi alla forma del governo Fer- 
dinando I nel giorno yentunp di maggio pubbli- 
cò un decreto con cui dispose » cbe ad oggetto 
n di poter mandare ad effetto le promesse fatte ai 
» suoi popoli nella lettera che aveva scrìtto al 
99 suo figliuolo il Duca di Calabria il di ventotto 
9» dello scorso gennajo, stimava conducente ai ve* 
» ri interessi dello Stato il consultare alcuni dei 
*» suoi più probi, e savj sudditi sulle basi da lui 
» fissate, onde garantire per sempre il riposo, e 
» la tranquillità pubblica. Convocherebbe perciò 
99 una Giunta temporanea per essere sopra tale og- 
M getto consultata. Fòsse questa di dieciotto mem- 
n bri, fra^ quali Circello, il Cardinale Fabrizio Buf- 
» fo, il Vescovo Rosini, il Principe di Cutò, il Mar- 
» chese ( Statella ) di Spaccafomo, ed il. Principe 
9* di Candito (a). 

71. Con altro decreto del di ventisei dello 
stesso mese determinò le basi, sulle quali voleva 



ùoni del Begno delle due Sicilie Part.II,§. VII^ pag. 437-Ì38. 

Bianchini. Storia delle Finanze del Degno di Napoli Voi. III^ 
pag.655 e 678. 

Memorie particolari. 

(0 Collesione delle leggi ec. 1 822, num. 298 e 302. 

(2) Collezione delle leggi ec. 4824>nani.38. 



1821 noi 

chci» fi>s8e stabilito il nuoTO goTemo, ed in sostaiH 
sa dispose » Consultando ì Tcrì^ e permanenti in* 
99 teressi dei popoli dalla divina provvidenza a£Ei- 
» dati alle sue cure, e volendo dar loro uno sta- 
» bile governo atto a garantire per sempre il ri- 
» posole la prosperità del regno, inteso il pare- 
s» re di probi, saggi, ed illuminati soletti per dot- 
9» trina, e per esperienza ^ decretare vi fosse un Con- 
» s^lio ordinario di Stato composto di un nume* 
I» ro di sei Ministri di Stato senza dipartimento, 
» nel qnal Consiglio i Segrétarj di Stato o Di- 
» rettori avrebbero fatto a lui il rapporto degli 
» affari appartenenti al loro dipartimento. Egli sles- 
• so avrebbe presieduto a questo Consiglio, in sua 
9> assenza vi presiederebbe il Duca di Calabria, 
«» ed in assenza di esso colui £ra^ Ministri che avreb- 
» be destinato a tal oggetto. L^ amministrazione di 
« Sicilia fosse* separata da quella de'Dominj al 
9 di qua del Faro. Fosse perciò regolata da un 
n- Luogotenente assistito da tre Direttori. Gli af-* 
9» &ri che richiedessero la sovrana decisione fi^s^ 
9» sero riferiti da un Segretario di Stato siciliano 
«9 nel Consiglio ordinario di Stato* Avrebbe creato 
99 due corpi sotto la denominazione di Consulte 
99 di Stato, una delle quali composta almeno di 
99 trenta membri risiedesse in Napoli^ e si occu- 
99 passe degli affarj de' Dominj al di qua del Faro, 
99 r altra almeno di dieciotto risedesse in Paler- 
99 mo, e si occupasse degli affari di Sicilia. Queste 



ao4 ANNAU H' ITAUA 

s» Consulte aressero V aittribuaione di dare il loro 
n parere aopra i precetti di legge, e i regolamenti 
» che aTrebbe trasmesso al loro esame. Yi fosse 
s» in ogni provincia on Consiglio provinciale com- 
M posto di membri scelti fra^ principali Possidenti^ 
9> il quale in certi mesi dell' anno si riunisse nel 
» capo luogo della provincia per ripartire fra' co^ 
» moni il contmgente d' imposixione diretta e per 
9f deliberi|re oralmente su di altri cretti inte- 
9» ressanti P intera proTincia, e gli stabilimenti pub- 
n blici^e di pietà (i). 

72. G<Hi posteriori decreti nominò membri del 
Consiglio ordinario di Stato il Marchese di Cir- 
cello, il Cardinale Fabrizio Ruflb, il Principe di 
Cutò» il Duca Gualtieri, ed il Principe di Scilla (a^ 
ed affidò i dicasteri dei diva» mmisteri ad altri e 
tanti Direttori scelti fra i membri dd GrOTenio 
prof visorio (3)«In quanto alia Sicilia vi nominò 
Luogotenente Generale il Principe di Cutò (4)) 
e scelse tra gli Avvocati i tre Direttori che do- 
vessero assisterlo (5). 

73. Del resto nei Dominj al di qua del Fa- 
ro ri presero varie detarminarioni a fine di rista- 



ci) CoUeùoiw deUa leggi ec. IS2l«uiim.39. 

(2) lyi, 4S24,iium.77. 

(3) Wi, nam. 46-50. 

(4) IW, nam. 43. 

(5) M, Bum. 44. 



1821 2o5 

bilire la pubblica morale, alla cermuooe ddla qua- 
le si attriboÌTaoo i progressi della Garbonaria, e 
per consegnensa della rirokaioBe. Sin dal princi- 
pio di aprile il GoTemo proYtisorio decretò » che 
n tatti i gioTani sludeiilsi appartenenti ai comuni 
» delle diTerse proyineie àA regno i quali dopo 
• le cominciate feoie estive rimaneTaoo in .Napoli 
» senza Temna occupaaioBe^ si restitnisaero he(* 
» seno delle propne £imig}ie) e qai continuassero 
» gli stud}, sino alla riapertura deDa Regia Uni- 
9 Tersità. GP Intendenti delle pronneie insinuas- 
» aero ai padri, o à chiunque ne iàcesse le tcgì^ 
n che riprendendo V autorità loro conceduta dalla 
fi natura e dalla l^ge, procurassero di estirpare 
s» dalP animo dei loro figliuoli qualunque germe 
» maligno, onde renderli atti a ricercare nel pub- 
I» bKco bene la propria felicità. Quegli studenti 
» che apparteneyano a fiimìgUe dimoranti nella Ga* 
*> pitale doressero nel termine di ogni mese (Hroy* 
m Tedersi di attestato del proprio privato mae- 
» stro non.m^io sull^ appGcaùone, che sui costn* 
9 mi. I maestri privati, e quei che avevano par- 
si tìcolari giovam a pensione dovessero presenta- 
» re un elenco de^suoi alunni accompagnato da 
9» una memoria riservativa circa la condotta reli- 
» giosa, politica e morale di essi. Quei giovani stu- 
9» denti che serbassero illibata condotta per P av- 
» vemre acquisterebbero un titolo non solo a prò- 
» mozioni, ma eziandio a qualche sussidio nel lo- 



206 ANNALI !>' ITALIA 

9» ro tirocinio (i) ». Con altro decreto dei quin* 
dici di giugno il re stesso ordinò che » tutti gli 
» studenti della Capitale, i quali ne^ giorni festifi 
« non frequentassero le congregasioni di spirito, 
9t non potessero ottenere verun gratdo dottorale 
n nella UnÌTersità degli studj (2) ». 

74* Il medesimo GrOTemo proTTisorìo con de- 
créto dei sette di maggio h vietò tutti i libri ?e- 
9» lenosi che trattassero contro la religione, la mo* 
» rale, ed i rispetti?! governi, e molto pia quei 
n fogli Oggetto de^ quali fosse promuovere Fin- 
M subordinazione e Panarchia; tutte le pitture osce* 
» ne, e tutti gli altri oggetti conducenti air immo- 
n ralità (3) ». Ferdinando I poi con altro decre- 
to dei due àu giugno pronunziò » T esperienza 
9» aver dimostrato che le più gravi ferite alla pub- 
» Mica morale erano state prodotte dalla lettura 
» deMibri perniciosi, e che questi diffusi tra le 
m' inesperte mani di giovani superficialmente istmi- 
at ti erano divenuti fatali alla tranquillità, ed al- 
9» r onore di parecchie colte nazioni.* Perciò sta- 
9» bilire che i libri proibiti, le stampe indecenti, e 
99 tutti gli oggetti figurati che sembrassero con- 
9» trarj alla religione, ed alla morale provenienti 
dalFiestero fossero arrestati in dogana (i). 



(1) Gollexione delle leggi ec.4820 

(2) lyi, num. 46. 



oum. 46. 



(3) Ivi, num. 33 

(4) hi, nnm. 53. 



1821 207 

75. Vecchioni direttore degli afiari mterai con 
jUspaccio dei ventitré di novembre conmrise ad 
una Gianta della quale era Presidente ParcWe- 
SCOTO di Napoli » di compilare on regolamento 
» dì pubblica istruzione, che principiando dalP in- 
9> segnamento dei doveri verso Dio, terminasse 
9» coi doveri verso V ultimo dei mortali ». Egli 
avvertiva » Principio, e fonte di ogni educazio- 
9» ne essere i sacri doveri sociali. Degno compendio 
» di questi esseri i comandamenti del decalogo 
9» cui corrisponde la purissima morale contenuta 
9» nel nuovo testamento. I vescovi successori degli 
9» apostoli essere i depositari della vera morale. 
99 QuincU ' r ispezione della morale commettersi 
9» alla chiesa unitamente ai magistrati della pub- 
9» blica istruzione. Essere poi noto ai saggi che 
9» un. mediocre lume di lettere porta sovente al- 
9» Fateismo, e che una piena cognizione riconduce 
9» i cuori alla religione. Le scienze maneggiate 
9» da semi-dotti- aver prodotto prevaricazioni, e 
99 tumulti. Lontane adunque T effemeridi, gli epi- 
9» tomi e quelle produzioni superficiali che con 
9» moderni paroloni vuoti di senso fanno guerra 
9» al senso comune. Si adottassero queste norme, 
99 e si compilasse un semplice regolamento di pub- 
9» blica istruzione (i) »• 



(f) Dispaccio ÌDserito nel giornale del Regno delle dae Si- 
cilie 4821, num. 203. 



2o8 ANNAU d' ITALIA 

76. Pobblieò esiandìo il Re Féidioaaido ( nel 
gionio Ile di seUembre }c]ìe » il meno più ef- 
» ficace ad ottenere il miglioranieiilo ddla pub- 
9 Mica ediicasioiie fosse il riprìstiiMaBeiito della 
9 Goo^gnia di Gresù gii altra volta nammessa 
9» in tutti i domini, e che la sopravrennta occo* 
9 pazione milslare a?eYa allontanata ( nel mille ot- 
t» iooenlo e sci (t) ) daDe provincie al di qua del 
f» Faro. Decretare pertanto cke in queste stesse 
n proTincìe fosse ripristinata (a) n. 

77. Frattanto mentre sMncnkaTano precetti di 
morale cristiana un sacrilego mis&tto inorrìifigli 
animi di tutti. Un certo Mormile, sergente conge- 
dato, adiralo contro il tcscoyo d* Atersa ( Tom- 
masi firatello del ministro ) perchè persegoitaf a 
no suo fratello canonico che era Carbonaro, nel 
di nove di novembre gli sparò per la strada un 
colpo £ furile, e T uccise. Lo scellefato fuggi^ 
nia fu presto arrestato, e condannato alT estremo 
supplizio (3). 

78. Le turi>olenze del R^no delle due Sici- 
lie influirono al solito nel confinante Slato pon- 
tificio. Allorquando gli Austriaci passarono il Po 
per marcbre verso Napoli, il Santo Padre fece 
pubblicare un editto col quale annunsiò *» por* 



(0 V.Aimo 1806, §.13. 

(2) CollenoDe delle le|^i ec <82i, nam. H3» 

(3) Memorie ptriicoUri. 



1821 ao9 

99 gere a Dio i più fervidi voti acciò per sua 
9 misericorclia tenesse perpetoamente lontano il 
« flagdlo della guerra, ma se per gli imperscru- 
« tabili ditini giudizj i popoli dell'Italia doves- 
9 sere essere a£9ittì da si grave male, per la sua 
» qualità di Capo visibile della chiesa, e come 
99 Sovrano essenzialmente pacifico^ non cesserebbe 
9 di sostenere, come aveva sin allora sostenuto, 
n woM perfetta neutralità verso tutte le nazioni (i) >». 
Il Grovemo comunicò poscia ai Comandanti civi- . 
li e militari di rispettare qualunque truppa stra* 
niera che fosse regolare, e di respingere gli arma* 
ti che non vestissero divise militari (i). 

7g. Intanto temevasi sempre qualche correria 
dei Napolitani e specialmente dei Carbonari. E 
mentre si era in tale apprensione accadde che 
nella notte seguente ai tredici di febbraio il Gro- 
vematore di Albano ingannato da iàlsa voce di 
un lattore ddle terre Pontine annunziò: n I Ha* 
9» poUtani essere entrati a Terracina, e marciare 
9t verso Aoma di galoppo ». A tale avviso il Car- 
dinale Gonsalvì S^etario di Stato costemoséi,e 
senza riflettere che qualunque truppa non potè* 
va essere in poche ore da Terracina a Roma di- 
atante sessant' otto miglia^ ordinò che all' istante si 
mettesse la citta in istato di difesa. Quindi il pre- 



Ci) Editto del Card. SagieUrio di Stato degli 8 febbr. I82i. 
(2) Memorie particolari. 

T. VII. i4 



^2 IO ANNALI D ITAUA 

sidio consistente in circa mille uomini prese le ar- 
mi, e recossi coir artiglieria presso la porta di S. 
GìoTanni. Si chiamò all^ armi la goardia civica, e 
sì ragunarono circa quattrocento uomini Si cerca- 
rono tumultuariamente commestibili, e si portaro- 
no in Castel Sant'Angelo. Presa tale attitudme 
militare,, alcuni tecchi uffiziali spedirono pattuglie 
di cavalleria fuori delle porte per avere notizie, e 
ben tosto si scopri essere stata falsa la voce della 
marcia dei Napolitani, e tutto essere tranquillissi- 
mo attorno a Roma. Quindi nella seguente mat- 
tina r armamento fu disciolto. 

80. Del resto i timori che ayeya il Governo 
pontificio dei Carbonari non erano vani. Imper- 
ciocché erasene ragunata sul Tronto una turba 
composta di Napolitani e di fuorusciti di varj paesi, 
ed ascendente a circa trecento uomini Fra que- 
sti erano celebri Ciccognani di Forlì, ed un certo 
Pandla. Nel giorno quìndici di febbrajo essi fe- 
cero una correria sul territorio pontificio nella 
provincia di Ascoli, ed avapzaronsi sino a Ripa- 
transone. Spargevano proclamasioni in nome dì una 
unione patriotica per lo Stato romano, colle quali 
promulgavano la costituzione di Spagna, ed invi- 
tavano i sudditi pontificj a jHrendere le armi, e ad 
unirsi in quattro campi designati in Pesaro, Ma- 
cerata, Spoleto, e Fresinone per il bene comune 
deir Italia. Frattanto aprivano le carceri, e pren- 
devano il danaro delle comunità. Probabilmente 



1821 211 

un tale moTimento era coDegato colla dhisata 
solleTauone generale d'Italia (i). Ma eranvi di 
già D^o Stato pontificio gli Austriaci che^'4:on 
fona impotente iDarciavano alla Tolta di Napo- 
li, e perciò niuno ardi di secondare quelli aT- 
f entuiieri. D' altronde il Prelato Zacchia che go- 
Ternsva quella provincia ( e diansi era stato mi- 
litare ) al primo annunzio dell' invasione de' Gar- 
ixMiari diede immediatamente le Asposiùoni op- 
portune per scacciarli. Raglino pertanto in Asco- 
li con pròntexxa e precisione militare le poche 
truppe di linea ed i carabinieri, formò un pic- 
colo corpo di circa seicento uomini, ed uscito con 
esso in campagna costrinse quegli invasori a ri- 
tornare in Abruzzo (a). 

8i. La rivoluzione di Benevento che era na- 
ta con quella di Napoli (3) cessò naturalmente 
colla stessa. Difiitti i B^eventàni appena intesero la 
dispersione dell'esercito napolitano, presenlaronsi 
tosto al Cardinale Spinucci loro Arcivescovo, di- 
cbiar&rono di volere ritornare sotto l' antico Go^* 
Temo, e lo supplicarono di essere loro mediatore 
presso il Papa. L'Arcivescovo accettò di buon 
grado tale pastorale officio, e tutto fii rimesso 
eom' era per lo innanzi. Anche Pontecorvo ritorna 
all' ublMdienza di Roma (4). 

(OS. «7. 

(2) Memorie particolari. 

(3) IS20$.1I3. 

(4) Memorie particoUri. 



liljt ANNALI P ITAUA 

8». Pio VII pubblicò in questi' anno ( ad istan- 
za di varj Sovrani ) una bolla contro la Setta dei 
Carbonari Premettendo cbe la medesuoia promnl- 
gara I^ indifferenza religiosa, la ribellione e P as- 
sassinio^ scomunicò ckionqne tì fosse ascrìtto, o 
in qualunipie modo la farorìsse. Ingiunse quindi 
a tutti sotto pena similmente della scomunica di 
denunziare ai Superiori coloro che aUe Società me- 
desiroe avessero appartenuto (i). 

\ 83. Intanto fra le agitazioni prodotte dagli af- 
fidi di Napoli Pio Yn ebbe la consolazione di 
potere ordinare Tane Diocesi della GpenBiaiiia.In 
grandi sconcerti erano rimaste le cose dei catto- 
lici negli Stati protestanti di quella nazione dopo 
gli sconvolgimenti della riToluzione (a). Quei cat- 
tolici desideravano un concordato uniforme colla 
Santa Sede. Di fatti varie di quelle Potenze man- 
darono Incaricati a Roma par trattarne; ma non 
ostante i negoziati di var) anni nulla si potè sta- 
bilire. Il Re di Prussia mentre era il {nò potente 
ed aveva fra^ suoi sudditi circa quattro milioni 
di cattolici (cioè circa i due quinti della pc^KH 
laaicme) aveva maggior desiderio degli altri di 
accomodare tali questioni* Da ciò ne venne che 
il Principe di Hardemberg suo Gran Cancelliere 
( primo Ministro ) essendosi in quest' anno recato 
alle conferenze di Lubiana, diede una scorsa a Ro* 

(0 Bulla Pii Vll.£cclefiiaiii.ld.Sept. An.MDGCCXXL 
(2) 4803 S-4-8.<845, S-7*- 



1821 ai3 

ma accompagnato dal pubblicista Scbodl, ed in 
pochi giorni idtimò ogni cosa. In una conferenza 
tenuta li venticincpie dì mano col Cardinale Cion«> 
salvi S^retario di Stato, si stabSl il modo di da* 
re la isfituuone ai Vescovi di quello Stato (i). 
Pio TU poi con Bolla dei sedici di In^o dispo- 
se ohe » nel Regno di Prussia vi fissaero due Ai^ 
n civescovati, e sei YescoYali. Cioè la chiesa me- 
» tropolitana di Colonia avesse in suflfeaganee le 
9» chiese di Treviri, di Mnnater e di Paderbona. 
» La chiesa di Posnania fosse unita aHa metro- 
n politane di 6nesna,*e P Arcivescovo avesse in suf- 
99 fraganeo il Yescovo di Gulma. Breskvia, e War- 
» mia continuassero ad essere come per lo in- 
9» naosi solette immediatamente alla Santa Sede. 
» L'eleaoone de- Vescovi spettasse ai Capitoli, e 
9» quindi il sommo Pontefice, previo il solito esa- 
» me sulle idoneità degli Eletti, li awd^be cim- 
9» fermati «.Si es^cd quanto si convenne (2). 

84. Tj acecHnodamento colla Prussia fiuilitò 
quello che si trattava col He di Wuftemberg^ col 
Gran Duca dì Baden, coi Duchi di Nassau^ e di 
OUemburgo, ed altri Principi ( o Stati ) di 6er« 
mania similmente protestanti. Si convenne che » il 



(4) Memorie particolari. 

(2) BnUa Fu Vii. de sol. anim, XVU. Kal. Aug. MOGGOCXl. 
AUocoLtio Pii VII. in Cowutorio diei Xm. Ang.MDCGGXXI. 
Articolo officiale nel Diario di Rema 4924, nnm.2l. 



ai4 ANNALI d' ITAUA 

9» Papa sopprìmesse la Piocesi di Costanza, ed 
» erigesse in Metropolitana la chiesa di Frìbur- 
9t go. Rottemburgo, e Limburgo si erìgessero in 
9 chiese TescoTili, e con Magonsa e Fulda fosse- 
» ro assoggettate alla Metropolitana di Friburgo ». 
Pio YII pubblicò per tale effetto una BoDa (i) e 
poi si proseguirono i negoziati per istabilire il mo- 
do di eleggere i Yescori. 

86. Nel giorno prìmo di giugno fu sottoscrìt- 
ta in Roma una couTensione ira il Papa e V Im- 
peratore d'Austria per la reoipn>ca consegna da 
disertorì. La ratificazione di ijuest^atto fu però 
differita sino al mille ottocènto e Tentitre (a). 

86. Gli atYenimentl di Napoli ebbero in que- 
sta anno molta correlazione con quelli del Piemon-. 
te. Qui? i i prìncipj propagati dalla riToluzione fran- 
cese sul fine del precedente secolo ebbero pochi 
seguaci finché regnò la Gasa di SaTOJa. Umto di 
poi Io Stato alla Francia, coUa quale ebbe comuni 
le leggi per molti anni, mentre se ne abborrìva il 
Governo come straniero, se ne lodata la legisla- 
zione chiara e precisa. Ristabilite nel mille otto* 
cento e quattordici le antiche leggi, il Re Vittorio 



(4) BttlU Pii yn.ProiHda toleraque Kal. Sept. MDCGGXXl. 

Martens. Recueil ec. Sap(»l. Tom. Xl pag. 4 46. 

(2) Editto del SegnUrio di Suto di Pio VII. in data degli 8 
febbraio 1823. 

Raccolta degli atti del GoTerno del Regno Lombardo -Vene-' 
te 4823, Voi. I, nnm. 6. e pan. II, nnm. 29. 



1821 3iS 

Emanuele attendeya col consiglio de' suoi Mini- 
stri' ( fra* quali ave?aoo la principale influenza il 
Marchese di San Marcano ed il Conte Prospero 
Balbo ) a Arri quelle Tariazioni che erano richie- 
ste dai tempi e dalle circostanze, ed un codice 
( come accennai ) era pronto a pubblicarsi nella 
primaTera di quest* anno (i). I prudenti approTa- 
Ttno questi atti del GoTerno; ma frattanto alcu- 
ni yecchi sùsurraTano che in tal guisa si fomen- 
tassero ì principi rivoltosi. AlP opposto Tarj gio- 
Tam declamayano che si procedesse con troppa 
lentena, ed inopportunamente si volesse conserra- 
re troppo delP antico. Molti animati dallo spirito 
dd secolo esaltavano i beni dell* eguaglianza dei 
diritti civili, della pubblicità delle finanze^ e della 
Ebertà della stampa. Quindi avrebbero desiderato 
che dalla rivoluzione ne fosse derivata una costi- 
tuzione com'era accaduto in Francia ed in varj 
Stati di Germania. Frattanto alcuni bramavano la 
costituzione francese, ed altri la spagnuola. Eranvi 
poi anche diversi i quali magnificando i vantaggi 
ottenuti colla unione del Genovesato e d* altron- 
de declamando contro la preponderanza austriaca 
in Italia inconunciavanò a vagheggiare il ristabi- 
limento di un regno che comprendesse tutta la na- 
zione, o almeno P intiera Lombardia. Di questi yjd 
n* erano anche nelP esercito forte ( in tempo di 

(4) 4S20 §424. 



2l6 ANNALI d' ITALIA 

guerra ) di sessanta mila uomini, fra i quali molti 
gioYani uflSlsiali che consultavano sdtanlo il pro- 
prio ardore. 

87. Frattanto da Franoia comunioossi al Pie* 
moBle la Società degli Addfi detti di poi subli- 
mi maestri perfetti (i), e da Napoli s'introdusse 
( secondo alcuni nel mille ottocento e diciassette ) 
quella dà Carbonari. Da queste due Società ne 
derivò quindi W altra che denominossi dei Fe« 
derati, e si fissò per iscopo speciale la libertà, e 
r indipendenza delP Italia* Il Grovemo conosceva 
in parte queste cose, ma persuaso che la massa 
del popolo fosse estranea a tumultuose inaovasio- 
ni, e n<m dubitando ddla fedeltà ddl^ esercito, db* 
spreazò le inclinazioni dei liberali ( che £ENrse sup- 
poneva pochi ) quai leggerezze giovanili, che col 
tempo sarebbero svanite. Scoppiate nel precedente 
anno le rivoluzioni militari nella Spagna, nd Por- 
togaUo, e nel H^o delle Due Sicilie i fczioai 
piemontesi divennero naturahnente più arditi, ed 
ormai non sapevano più nascondere i loro deri- 
derj. I settarj napolitani, e forse più di loro i finn- 
cesi ( i quali sembra che avessero in Ginevra un 
coDulato speciale per il Piemonte) raddcqppiava*- 
no i loro maneggi per &r rivoltare uno Stalo co- 
si interessante d'Italia. 



(0 <820S.5. 



1821 ai7 

lift InteQto wi prineìpio di queit^ anno et- 
Tenne an lieyé ma disgustoso tamullo. Akimi sUih 
denti delT Unitersità di Torino ( to n^ erano do- 
lora circa mille e cinquecento ) insolentìniDo per 
diyerse sere al , teatro, ed in quella degli undici 
di gennajo quattro t' inteirennero con berrettino 
rosso. Essendo questo uno d^lì ornamenti ohe un 
tenqpo usavano i più frnatid per la nToluzione 
firanaeae (i), la Pòliaia s* insospettì, e terminato lo 
spettacelo li £9ce arrestare. Alcuni dei loro comr 
pegni tentarono^ di strapparli daUa fona pubbli- 
ca, ma indama Nel giorno seguente poi se ne »• 
gunaronò circa trecento, armati, nelP edifizio del- 
F Università, vi si fortificarono e protestarono di 
non separarsi finché non fossero liberati i l<Mro 
condiscepoli II Conte Prospero Balbo Presidente 
degli Stnd) dopo alcune ore indusse colle amm^ 
nìsioni la metà di quei fervidi giovani ad andar- 
sene alle case loro. H Conte Hevd di Prato Lon- 
go GoTematore della città ndla sera cEsperse gli 
altri colla foruu In quel trambusto rionsero feriti 
sedici militari e venticinque studenti Di questi ne 
fiirono anche arrestati alcuni. H Governo pre- 
scrisse di poi che le scuole si &ces8cro in luo§^ 
separali secondo le diverse facdtà. Tale avveni- 
mento deplorato da tutti accrebbe il numero dei 
malcontenti Ira la gioventù studiosa, e servì di pre- 

0) <796 §,56. 



2l8 AllNAU d' ITALIA 

testo ai liberali per declamare maggionnenlJR.uu- 
tro il dispotismo. 

89. Fra^ ISierali segnalavansi specialmente Ema- 
nuele Dal Fono Principe della Cisterna, Carlo 
Asinari Marchese di Caraglio ( figlio primogenito* 
del Marchese di San Marcano Segretario di Sta- 
to per gli affiun esteri ) Colonnello in secondo di 
un* Reggimento di dragoni, Ajutante di campo e 
Scudiere del Re^ il Cavaliere Giacinto Provana 
di Colegno Maggiore nell'artiglieria, ed uno dei 
primi Scadierì del Principe di Carignano^ il Conte 
Annibale Santorre De Rossi di Santa Rosa Mag- 
giore d' infanteria, Sotto Ajatante Greneralìe ed ap- 
plicato al Ministero di Guerra pi Cavaliere Gu- 
glidmo Ansaldi Colonnello; il Conte Vittorio Mo* 
roszo di Magliano e San Michele similmente Co- 
lonnelli, ed il Conte Guglielmo MoAEbi di Lisio 
Capitano. Questi per la maggior parte giovani ed 
audaci per i loro gradi incominciarono a compren-' 
dere nei loro discorsi fiunigliari che avcTano gfi 
stessi sentimenti e desiderj, e presto manifisstaronsi 
pronti ad imitare P esempio dei militari spagnuoli 
e napolitani. Esplorando le inclinazioni di altri uf^ 
ficiali trovarono fiicilmente molti compagni. Alcu- 
ni si servirono eziandio delle società segrete per 
disporre più comodamente la meditata rivoluzione. 

90. Calcolando essi soltanto sulle cose a loro 
vicine, divisarono di attendere il momento in cai 
P esercito austriaco sarebbe marciato contro il na« 



1821 219 

potitano e dal medesimo ( che si credeTa forte di 
oltre cento mila uomini) sarebbe stato se non Tin- 
tO) almeno trattenuto. Allora a?rebbero rìf oltato 
P Armata piemontese ed indotto il Re a promul- 
gare una costituzione e a dichiarare la guerra al- 
l' Austria. Calcolavano che otto giorni dopo Io 
scoppio della rivoluzione avrebbero potuto inva- 
dere la Lombardia con venticinque mila uomini, 
ed in poco tempo ragunarne altri trentacinque mi- 
la< Una Colonna marciando sulla sinistra del Po 
avrebbe circondato Mantova e presa la linea del- 
TAdige prima che FAustrìa potesse mandare soc- 
corsi in Italia. L^ altra marciando sulla destra 
avrebbe tratto a se le truppe di Parmd, di Mo- 
dena, e dello Stato pontificio. Tale invasione sa- 
rebbe stata secondata dai settarj di quelli Stati, coi 
quali erano in corrispondenza (i), ed avrebbe na- 
turalmente animato tutti i liberali. 

91. Mentre i congiurati formavano tali dise- 
gni ed attendevano circostanze propizie per ese- 
guirli, il Governo fu avvisato dalla sua Legazio- 
ne in Parigi che sul principio di marzo sarebbe 
giunto in Piemonte un messo settario, e probabil- 
mente avrebbe portato lettere del Prìncipe della 
Cisterna che allora dimorava in quella capitale. Il 
messo fu arrestato al suo ingresso in Savoja, e 
sugli indizj presso di lui ritrovati furono arrestati 

0) S-80.9 4822 g. 7-9. 



aaO ANNALI h ITALIA 

ia Torino Demetrio TurioeUi IHarchese di Priero, 
ed EtUve ( GaYaliere ) Perrone. Della Cisterna 
segvd da presso quel corriere e giunto nel di cin^ 
que di mwzo al ponte di BetuToisin fu onch^ es- 
so arrestato e condotto a Fenestrdle. 

^%. Questi arresti di persone notissime scos* 
sero i principali congiurati e V indussero a solle- 
citare la ri¥oIuùone per timore di essere scoperti 
anch^ essi. D^ altronde P Armata austriaca d^ItaKa 
era in quei giorni nello Stato Ecclesiastico, ed era 
imminente il princìpio della ostilità contro i Ra- 
politanL Quindi le circostanse sembravano ojf^por- 
tune per incominciare le operatìoni in Piemonte. 
Stabilirono pertanto di agire iromediaismente. 

93. Galcolatano sulla coop^aiione di Carlo 
Alberto Principe di Carignano, erede presuntivo 
del troooi) giovine di ventitre anni e Gran Mae- 
stro deir artiglieria. Lu»ngavanai che nd fervore 
della gioventù V ambisione potessi^ ìm imi preva- 
lere a qualunque altra coosiderasione. Kon ricu- 
sasse perciò di cooperare alPampliarione dello Sta- 
to al quale doveva un giorno succedere, ed am- 
bisse alla gloria di liberatore dell^ Italia. Qwndi 
Gàraglio, Golegno, Lisio, e Santa Rosa con nMgni- 
fico discorso sulla futura grandeaaa d^ Italia e deUa 
Gasa di Savoja lo invitarono ad umrsi a loro per 
ottenere dal Be una costiioaione e la dichiarasio- 
ne di guerra all^ Austria. Alcuni narrarono avere 
esso negato immediatamente il suo assaaso. Il San- 



1821 aai 

ta Boia scrisse che acconsenti e poi dissenti Sog- 
giunse che avendo nuoyameirte acconsentitO) i con* 
giurati spedirono nelle provincie le isinnioni d' in- 
cominciare il movimento nel gionio dieci di mar- 
zo^ ma poi informati di un nuovo dissenso, ab- 
bandonarono totalmente il loro disegno, e nella se- 
ra da nove inviarono frettolosamente messi ad 
Alessandria, Possano, Pinerolo e Tercelli per av- 
visarne gli altri capi. Ma queste ultime disposizio- 
ni giunsero in alcuni luoghi troppo tardi. 

94. Imperciocché Morozzo Colonnello di un 
reggimento dì Gavalleggieri de^ quali v' era uno 
squadrone di presidio in Possano, secondo il oon- 
certo'^to erasi recato nella notte precedente ai 
dieci di marzo alla caserma ed aveva ordinato ai 
soldati di partire per Moncàlieri a fine di difen- 
dere il Re minacciato da una rivoluzione che do^ 
veva scoppiare in Torino. Montava Jj^ già a ca- 
vallo allorquando gli giunse dai compagni di To- 
rino ravviso di sospendere il movimento. Olfatti 
lo sospese, e poco dopo per ordine del Gover- 
natore di Cuneo fu messo in arresto. 

95. Nella stessa notte Ansaldi e Regis Co- 
lonnelli, Garelli Ajutante Maggiore, Palma e Ba- 
ronia Capitani, Bianco Luogotenente, Luzzi Avvo- 
cato, %atazzi Medico ed Appiani cittadbo ragù- 
naronsi in Alessandria, giurarono la costitusiotte 
spagnuola, e promulgarono il ristabilimento del Re- 
gno Italico da dilatarsi all' intiera nazione. Secon- 



dati da ud centmajo di cktadim federati anoun* 
ziarono tale aTTenioiento al presidio tanto della 
città che della cittadella, e lo trassero par la mag- 
gior parte sotto i loro onUni. Ansaldi ne prese il 
comando superiore, e stabili una Giunta di GoTor* 
no. Egli ne fu il Presidente e.furono membri Ba- 
ronis, Palma e Bianco fra^ militari; Appiani, Dasse- 
na, Rataszi e Luzù fira^ cittadmi. Questa Giun- 
ta nella mattina seguente aliò una bandiera tri- 
colore ( rossa verde e turchina ) ed incominciò a 
promulgare atti a nome del Regno d' Italia. Ya- 
rax Gorernatore di quella piazza fu soltanto in- 
formato nella mattina di quanto era accaduto nel- 
la precedente notte. Tentò di ridurre i sollevati 
in ossequio colla persuasione o colla forza. Ma to- 
sto si accorse che i mezzi rimastigli erano insuf- 
ficienti air uopo. Quindi fetta una specie di con- 
venzione militare colP Ansaldi, partì (nel giorno 
dodici ) alla volta di Asti, conducendo seco un 
r^gimento rimasto fedele, e la maggior parte de- 
gli ni&ziali superiori degli altri r^gimenti rivoltati. 
96. La notizia del movimento de' Gavalleggieri 
stanziati in Possano giunse in Torino nella mat- 
tina dei dieci di marzo, né si conobbe subito che 
il medesimo fosse di poi stato fermato. Garaglio, 
Santa Rosa, Golegno e Lisio trovavansi aJsieme 
ragunati. CSompresero allora che le revocazioni non 
erano giunte in tempo. Quiùdi senza lunghe de- 
liberazioni dissero unanimemente di partire al- 



1821 aa3 

P istante per i luoghi stalnliti aUa efecoxi<me della 
lÌToluzione fuori deDa capitale^ e lagunare le trop- 
pe sollevate in Alessandria. CoA fecero. Reearonsi 
Santa Rosa e Lisio a Pinerolo, GaragUo a TercelU e 
Golegno ad Alessandria. Quest'ultimo avendo tro- 
vato che la rivoluzione era <fi già seguita, altro non 
ebbe da fare che di concertare le ulteriori operazioni. 
97. n Santa Rosa e Lisio sollevarono in Pi- 
nerolo circa trecento uomini di un reggimento di 
Gavalleggieri. Nel condurli verso Alessandria an- 
nunziarono a loro 9 Nella gravità delle circostanze 
« m cui si trova V Italia ed il Piemonte, P eser- 
9» cito piemontese non saprd>be abbandonare il 
9 Re all^ influenza austriaca. Questa influenza im- 
n pedisce il migliore dei Principi dal soddisfiire 
99 ai suoi popoli, che desiderano di vivere sotto 
» il regno delle leggi, e di avere i loro diritti ed 
1» i loro interessi garantiti da una costituzione li- 
9 berale. Questa funesta influenza rende Vittorio 
9 Emmanuele spettatore, ed in qualche maniera 
9 approvatore della guerra che FAusiria fa a Na- 
9 poli^ contro il sacro diritto delle genti, per poH 
9 ter dominare sulP Italia a suo piacere, umiliare 
9 e spogliare il Piemonte, og'getto del suo odio, 
9 per non averlo ancora potuto sottomettere al 
9 suo impero. Abbiamo un doppio scopo^ mettere 
9 il Re in istato di seguire Fimpulso del suo cuore 
9 veramente italiano^ dare al popolo la giusta ed 
9» onorevole libertà di esporre i suoi voti al Re^ 



as4 ANNALI d' ITALIA 

I» come lo brebbero i figli al loro padre^ ci al- 
9 lontaniamo per un istante dalle leggi ordinarie 
n delia mbordinazione militare^ P inevitabile biso- 
n gno della patria ce V obbliga, all^ esempio del- 
« r esercito Prussiano che salvò la Grermania nel 
91 miUe ottocento e tredici, colla guerra spontanea 
n che fece al suo oppressore. Ma noi giuriamo 
S9 nel tempo stesso di difendere la persona del 
9» Re e la dignità della sua corona contro <]ualun- 
» que sorta di nemici; se pure Vittorio Emannde 
n potesse avere altri nemici che quelli delP Italia. 

98. Il Garaglio non riesci da principio a sol- 
levare in Yercelli un reggimento di dragoni del 
quale era Colonnello in secondo. Recossi perciò 
in Alessandria solo. Ma ritornò poco dopo in Yer- 
celli con trecento uomini di fanteria e duecento 
di cavallerìa, e nel giorno tredici di marzo vi pro- 
mulgò la costituzione spagnuola. Diede quindi una 
scorsa a Novara dove erasi recato il suo reggi- 
mento, ed ottenne che poco dopo la maggior parte 
dei soldati del medesimo lo seguissero con alcuni 
uffiziali in Alessandria. NeDo stesso giorno tredici 
di marzo due fratelli Palma di Gesnole ed un Ale- 
manni Uffiziale dei Carabinieri ragunarono in Ivrea 
i liberali e promulgarono la costituzione di Spagna. 

99. Al primo annunzio di tali movimenti il Re 
adunò ( ndla sera dei dieci di marzo ) un consi- 
glio straordinario, al quale oltre i Ministri inter- 
vennero la R^[ina, il Principe di Carignano ed 



. 1821 225 

alcuni frai principali personaggi della corte e dello 
Stato. Trattossi del modo di ristabilire Pordine ed 
il Prìncipe di Garignano interrogato del sao parere 
rispose 9t essere opportuno di concedere qualche co- 
» sa alle circostaase i» ( vi fii chi scrisse aVerne &tta 
proposta formale e questa essere stata rigettata 
dalla maggioranza dei consiglieri ) ma il Re non 
entrò in (Escussione sopra tale argomento. In fine 
si conchiuse di non cedere ai Rivoltosi^ di offrire 
a loro il perdono e di manifestare al popolo il 
Tero stato delie cose. 

xoo. Si pubblicò pertanto immediatamiente una 
ttotificasìone nella quale il Re dichiarò »» le in- 
» quietudini sparse aTer fatto pr^ider V armi ad 
9» alcuni corpi delle sue truppe. Credere che ba- 
9f stasse di iar conoscere il vero, acciò tutto rien- 
n trasse neirordine. La tranquillità non essere pun- 
n to turbata nella Capitale, doV era esso còlla sua 
M femiglia, e col Principe di Garignano, il quale 
" gli aveva dato non dubbie prove del costante 
9 SUO zelo. Essere falso che P Austria gli avesse 
9 domandato veruna Fortezza, ed il licenziamento 
» di una parte delle sue truppe. Ogni movimento 
M da se non ordinato sarebbe la sola cagione che 
» malgrado il suo invariabile volere, avrebbe po- 
n tute condurre forze straniere entro a' suoi Stati, 
» e produrvi infiniti mali. Assicurare tutti coloro 
» quali avevano preso parte nei movimenti sin al- 
n lora seguiti, e sarebbero tosto ritornati alle loro 
T.VII. i5 



2a6 ANIIAU b' ITAUA 

n staxioni sotto la soa obbedi^osa, che avrebbero 
s» conseryato ì loro impieghi ed ooorì e la sua 
^ 9} grazia reale ». 

loi. Mentre si sperava qualche buon risulta- 
mento da tale patema notificazione, Forerò ca- 
pitano in una Legione leggiera, deviando da un 
movimento che gli era stato assegnato, recossi 
nella mattina degli undici di marzo colla sua com- 
pagnia a San Salvadore ( chiesa distante della Ca- 
pitale un quarto di miglio ) e riscaldati i soldati 
con liberali discorsi ed abbondante vino, promulgò 
la costituzione di Spagna. Lusingavasi forse che 
questo suo tratto di audacia potesse muovere alla 
rivolta gli abitanti o almeno qualche corpo del 
presidio di Torino. Ma non recaronsi a lui che*circa 
cento studenti condotti da un .certo Fecchiiu, e da 
un tale Carta. Il Governo fece osservare que' sol- 
levati da un distaccamento^ nA non credette di 
adoperare le armi per distruggerli o almeno dis- 
siparli. Tentò bensì di ridurli in ossequio colla sem- 
plice autorità di Raimondi Colonnello di quella 
legione. H tentativo però fu inutile, ed il Colon- 
nello fu ferito da uno studente 'che gli sparò una 
pistola nel viso. Sulla sera que* sollevati passaro- 
no il Po presso la città^ e per la via di Chieri 
recaronsi ad Alessandria. 

ioa. In tali circostanze il Conte Alessandro Sa- 
luzzo Ministro della guerra propose al Re di uni- 
re le truppe fedeli in Asti, di recarsi colà cdlla sua 



1821 227 

famiglia e col Principe di Garignano, e quindi mar- 
ciare ad Alessandria per dissipare i ribelli, ed oc- 
correndo bloccarli nella cittadella. Osservava che 
in questo caso non potevano fiire lunga resisten- 
za, avendo poche munizioni da guerra e niuna da 
bocca. Il Monarca approvò il disegno, dichiarando 
però che se i rivoltosi cedevano al semplice ap- 
parire della regia bandiera, fossero condotti al con- 
fine della Svizzera e lasciati liberi con qualche 
sussidio di danaro a chi ne abbisognasse. Si die- 
dero immediatamente gli ordini per partire nel 
di seguente. 

io3. Frattanto nella mattina dei dodici di mar- 
zo ritornò da Lubiana il San Marzano Ministro de- 
gli affari esteri coir annunzio dì quanto si era co- 
là recentemente stabilito per reprimere la rivolu- 
zione di Napoli (i). Allora ii stampò un nuovo 
manifesto nel quale il Re annunziava apertamente 
» recentisskna, schietta ed unanime deliberazione 
» delle grandi Potenze sue alleate avere fisso che 
» mai per nessun caso non verrebbe da niuna di 
99 esse approvatole moltomeno appoggiato atto che 
99 tendesse a sovvertire i legittimi ordini politici 
99 esistenti in Europa. Anzi a mano armata le tre 
9» Potenze austriaca, russa e prussiana si farebbe* 
» ro vindici di ogni attentato contrario alla con- 
n servazione. degli ordini medesimi 9». Frattanto 

(OS- 3- 



a 28 ANNALI h ITALIA 

tatto era ormai pronto per partire alla Tolta di Asti. 
Ma allora intese essersi soUef ato il presidio della 
cittadella di l'orino. La partenza (a perciò con* 
trammandata, essendo divenuti più urgenti gli ay» 
yeninienti della Capitale. Si tralasciò esiamdto di 
pubblicare il manifesto^ ma se ne distribuirono 
priTalaraente molti esemplari, oflincbè aob s'igno- 
rasse a quali danni si andava incontro col pro- 
gresso della rivoluzione. 

104. Presidiavano la cittadella di Torino due 
compagnie di artiglieria e sette di iàntana. Sei uf- 
fiziali ed alcuni sargenti congiurarono per pro- 
mulgarvi la costituzione di Spagna e vi riusciro- 
no. Per tal effetto ad un' ora pomeridiana del gior- 
no dodici di marzo fecero prendere le armi ai sol- 
dati da loro dipendenti, scacdarono dalla Fortez- 
za il Comandante ( Gazzelli ) e gfi uffisiali rima- 
sti fedeli al loro dovere, innalzarono una bandiera 
tricolore, e con tre colpi di cannone annunuaro- 
no alla città la lorp rivoluzione. Des G-enejs Luo- 
gotenente Colonnello Comandante di quei arti- 
glieri adoprandosi per richiamarli alF ordme fu uc- 
ciso con una sciabolata da un sargente delle guar- 
die. Il Principe di Carignano corse per tentare 
di sedare quel tumulto, ma trovò chiuse le porte 
della Fortezza, e non potè fiarsi intendere da alcuno. 

i^oS. In tanti sconcerti il Re credette oppor* 
tuno di chiamare a se i Capi dei corpi che erano 
nella Capitale, per conoscere lo spirito delle trup- 



1881 aag 

pe. Di cinque Colonnelli due assicurarono che po- 
tevano rispondere della fedeltà dei Joro scadati, gli 
altri si mostrarono titubanti.. Intanto i sollevati del- 
la cittadella gridarono che il Governo promulgasse 
la costituzione spagnuola, minacciando di bom- 
bardare la città se non si concedeva. Il G>rpo 
decurionale di Torino spaventato da tali minacele 
recossi a pregare il He » di aTere riguardo alla 
^ Capitale » una turba di sediziosi schiamazzava 
sulla piazza reale. Da tutto ciò ne Tenne che Vit- 
torio' Emanude (il quale da molto tempo volgeva 
in mente Fidea di ritirarsi a vita privata per mo- 
tiri di salute) stabili di rmunziare la corona al 
fratello Duca del Genevese che in quei giorni era 
in Modena. Il Conte Prospero Balbo allora Mi- 
nistro dell'interno mi assicurò che la Regina Maria 
Teresa, propose al Re di essere dichiarata Reg- 
gente con una costitozione^ ma Vittorio Emanuele 
non condiscese a tali desiderj. 

io6. Quindi nella notte precedente ai tredici 
di marzo sottoscrisse un atto col quale in sostan- 
za dispose n tra le disastrose vicende per le quali 
» si era andata consumando gran parte della sua 
» Tita passata e per coi erano venuti via via man- 
9» cando là fermezza ed il vigore della sua salute, 
» piA volte essersi consigliato a dimettere le ar- 
9 due cure del regno. In questo pensiero non mai. 
» dismesso, essere venuti a confermarlo ne' giorni 
« correnti la considerazione della sempre crescen- 



25o ANNALI I»' ITALIA 

J9 te difficoltà di tempi e delle cose pubbliche, non 
» che il suo sempre costante desiderio di prov* 
19 vedere per tutto ciò che potesse essere del me- 
» gKo de^'suoi amati popoli. Perciò deliberato di 
99 mandare ad effetto senza più il- detto suo dU 
» segno, avuto il parere del suo consiglio, nonù- 
fi nare Reggente de' suoi Stati il Principe Carlo 
n Amadeo Alberto di SaToja Principe di Cari- 
ff guano, suo amatissimo cugino. Poscia di sua re- 
» già e libera volontà dichiarare che da quel gior- 
ff no rinunciava irrevocabilmente alla corona. ìn- 
9t tendere bensì che per condizione sostanziale della 
91 rinunzia si conservava il titolo e la -dignità di 
99 Re, voleva un' annua vitalizia pensione di un 
99 milione di lire nuove di Piemonte, ed inoltre 
99 riservavasi la proprietà e la disponibilità de** suoi 
99 beni mobili ed immobili allodiali e patrimoniali. 
99 Fosse sempre libera per la sua persona e &- 
99 miglia la scelta del luogo che più gli sarebbe 
99 piaciuto per la sua residenza. Finalmente rima- 
99 nessero fermi gli atti fatti a &vore della Regina 
99 sua consorte e della sua &miglia 99 Nella stessa 
notte parti alla volta di ITizza. In tali circostanze i 
Ministri rinunziarono ai loro uffizj e rimisero ai 
primi uffiziali la direzione del rispettivi dicasteri. 
107. Il Principe di Carignano spedi a Modena 
il Conte Costa di Reauregarde suo scudiere per 
informare di tutto Carlo Felice, e prendere i suoi 
ordini. Intanto annunziò (nel dì tredici di marzo) 



1821 25 1 

al popolo la sua Domina alla Reggenza, e soggiunse 
che 9» nel seguente giorno avrebbe manifestato le 
» sue ìntenxioni confonni ai comuni desiderj. 

io8. Ma i faziosi non soffrivano indugio. Di- 
versi fra^ primarj uffizialì del presidio^ ed alcuni 
cittadini fra^più esaltati chiesero nel giorno stesso 
al Reggente la promulgazione della costituzione 
di Spagna. Una turba di sediziosi adunata sulla 
piazza appoggiava tali istanze cogli schiamazzi, dai 
quali era facile il passaggio alle minacele. Il corpo 
decurionale di Torino intimorito dall^ agitazione su- 
scitata dai faziosi, spe£ al Principe una Deputa- 
zione la quale dichiarò » le circostanze essere sì 
» gravi ed il pericolo così imminente, che per la 
9» pubblica sicurezza e per la necessità delle cose 
» credeva indispensabile che si promulgasse la co- 
9» stituzione spagnola >» Il Reggente cedette ed 
affacciatosi (alle oCto pomeridiane) al balcone an- 
nunziò sì tumultuanti la promulgazione di quel- 
la costituzione. 

109. Di fatti nella stessa sera pubblicò » Tur- 
9» genza delle circostanze in cui il Re Vittorio 
n Emanuele lo aveva nominato Reggente del Re- 
» gno, nel mentre cioè che il popolo altamente 
9 aveva enunciato il voto di una costituzione nella 
» conformità di quella che era in vigore nelle 
» Spagne, lo poneva nel grado di soddis&re, per 
» quanto da lui dipendeva, a ciò che la salu- 
» te suprema del regno evidentemente allora ri- 



a5a ANNALI d' ITALIA 

9» chìedeTa, e dì aderire ai desidarj comuni espressi 
» con un indicibile ardore» In quel difficilissimo 
»» momento non essergli stato possibile il mera«* 
9» mente consultare ciò che nelle orinane facoltà 
9f di un Reggente può contenersi. Il suo rispetto 
«» e la sua sommessìone al Re Carlo Felice, al 
3» quale era devoluto il trono lo aTrebbero con- 
9» sigliato dair astenersi di apportare qualunque 
39 cambiamento alle leggi fondamentali del Regno 
9» e lo atrebbero indotto a temporeggiare, onde 
» conoscere le intenzioni ^el nuoTo Sovrano. Ma 
n come T impeto delle circostanze era manifesto, 
9f e come altamente gli premeva di rendere al 
99 nuovo Re salvo, incolume, e felice il suo popò- 
w lo e non già straziato dalle fazioni e dalla guer- 
99 ra civile^ perciò maturatamente ponderata ogni 
99 cosa, ed avuto il parere del suo consiglio, aveva 
99 deliberato^ nella fiducia che il Re mosso daDe 
99 stesse considerasioni^ fosse per rivestire quella 
9» deliberazione della sua Sovrana approvazione, 
99 che la costituzione di Spagna fosse promulgata 
99 ed osservata come legge d^o Stato sotto quelle 
99 modificazioni che dalla Rappresentanza nazionale 
99 in un col Re verrebbero deliberate. 

no. Secondo lo spirito della costituzione di 
Spagna il Principe Reggente stabili un consiglio 
di stato straordinario, nel quale fra gli ahri, vi 
mise Caccia di Romentino e Gromo. Stabilì ezian* 
dio una Giunta provvisoria che facesse le veci del 



1821 233 

Parlamento sino alla sua convocauone. Nominò Pre- 
sidente della medesima Harentini Canonico della 
Metropcrfitana di Torino, e frai membri vi anno** 
▼ero Barolo, della Cisterna (liberato dopo la rivo- 
lozione dal earcere), Ghillini, Pareto, Serra Girola- 
mo e Spinola Massimiliano. Compose il Ministero 
e conferi gli Affari Esteri al Marchese Àrborio di 
Breme e Sartirana, Plntemoa Ferdinando dal Pos- 
io,le Finanze al De Gubernatis, e la Polizia al 
Conte Cristiani. Mise alla direzione del Dicastero 
della guerra prima Sassolino, poi Villamarina, . e 
finalmente il Santa Rosa. 

111. La costituzione spagnola fu pubblicata in 
tatti gli Stati dì terra ferma, ma non divenne punto 
popolare. Imperciocché molti ne avrebbero desi- 
derata un'altra più moderata. Sapevasi che i So* 
vrani collegati avevano dichiarato che non F avreb- 
bero* tollerata (i). Conosce vasi di già la prima di- 
sfiitta dei Napolitani. Quindi la massa del popolo 
rimase generalmente nella indifferenza^ « gli stessi 
Liberali per la raaggiof parte si scoraggiarono. H 
Principe Reggente nel giorno quindici di marzo 
giurò solennemente la costituzione; ma non diede 
alcuna disposizione per farla giurare dalle truppe 
e dagli impiegati. 

1 1 2. Del resto eseguita la rivoluzione i Faziosi 
adopraronsi per indurre il Principe Reggente a 

(0 S- «>3. 



a54 ANNALI d' ITALIA 

dichiarare la guerra all^Aostrìa, e ad ioTadere la 
Lombardia. Recaronsi eziandio in Torino alcani 
Liberali lombardi per sollecitare un tale movi- 
mento, assicurando che » sarebbe stato sostenuto 
» dalTmtiera popolazione malcontenta al sommo 
n dello straniero dominio austriaco (i) ». Yarj stu- 
denti di Payia atidarono intanto in Alessandria ad 
armarsi per la causa italiana.1!Tè si omise di susci- 
tare una tuiba di popolaccio a schiamazzare (nel 
giorno diciannove di marzo) presso T abitazione del 
Ministro austriaco (Binder) residente in Torino per 
indurlo, con tale insulto al diritto delle genti, a 
partire, e difetti partì. Riflettevano però i pruden- 
ti 9 non essere sperabile che i Piemontesi col solo 
» /appoggio dei Napolitani, anche vittoriosi, potes- 
n sero togliere alP Austria i suoi Domin] italiani 
99 che formavano parte essenziale del sistema po- 
st litico di Europa stabilito nel trattato di Yien- 
» na 9». Prevalse infine la prudenza, ed il disegno 
bellicoso dei faziosi svani. 

1 13. Ottennero soltanto i. Liberali che ( ai di- 
ciannove di marzo) si chiamassero alle armi trenta 
mila soldati provinciali, i quali secondo il vigente 
sistema militare se ne slavano alle loro òase sem- 
pre pronti a marciare. 

II 4* Mentre queste cose accadevano in Tori- 
no^ Carlo Felice nel giorno sedici di marzo di- 



1821 a35 

chiarata soleimenieDte io Modena: m In TÌrtù del- 

59 Tatto di abdicaziode alla corona emanato dal 

» Re Yittorìo Emanuele nostro fratello, e dà esso 

w a noi comunicato, abbiamo assunto V esercizio 

» di tutto il potere reale che nelle attuali cir- 

n costanze a noi legittimamente compete. Ma so- 

99 spendiamo di assumere il titolo di Re, finche 

« il nostro fratello posto in istato perfettamente 

9» libero, ci feccia conoscere essere questa la sua 

» Tolontà. Dichiariamo inoltre che ben lungi dal- 

» l'acconsentire a qualunque cambiamento nella for- 

99 ma del Governo preesistente alla abdicazione.del 

99 Re nostro fratello, considereremo sempre cóme 

9» ribelli tutti quei sudditi i quali hanno aderito, o 

99 aderiranno ai sediziosi; od i quali si saranno ar- 

99 rogati^ o si arrogheranno di proclamare una co- 

99 stituzione, o pure di commettere qualunque altra 

99 innoTazione portante ofiksaalla pienezza della rea- 

9» le autorità, e dichiariamo nullo qualunque atto di 

99 sovrana competenza, che possa essere stato fatto, 

99 o &rsi anconi dopo la detta abdicazione del Re 

99 nostro firatello, quando non emani da noi, o non 

9» sia da noi sanzionato espressamente. Nel tem- 

99 pò stesso animiamo tutti i Sudditi che si sono 

39 conservati fedeli a perseverare in questi loro sen- 

» timenti di fedeltà ed opporsi attivamente al pie- 

99 col numero dei ribelli, ed a stare pronti ad ub- 

» bidire a qualunque nostro comando per rista- 

^ bilire P ordine legittimo, mentre noi mettere- 



a36 ANNAU d' itaua 

n remo tutfo ìd opara per portar loro pronto soc- 
» corso. Gonfidaiido pieoameiite nella grasia ed 
9» assistenza di Dio che sempre protegge la cau* 
» sa della giustixia, e persuasi che gli Augosti no* 
n stri Alleati saranno per venire prontamente con 
n tutte le loro forze al nostro soccorso nelP unì- 
n ca generosa intenzione da essi sempre matufe- 
9» slata di sostenere la legittimità dei Troni, la 
» pienezza del reale potere e V intenta degli Sta- 
» ti; speriamo di essere in breve tempo in grado 
n di ristabilire V ordine e la tranquillità e di pre- 
n miare quelli che nelle presenti circostanze si 
» saranno resi particolarmente meritévoli della no- 
9t stra grazia ». 

1 1 5. Carlo Felice invocò realmente il soccor- 
so de* Sovrani collegati allora ragunati in Lubia- 
na. Francesco I fece immediatainenté marciare trup- 
pe verso il Tidno, ed in meno di un mese fiiro- 
no colà ragunati ventisette mila uomini sotto gli 
ordini di Bubna (i). L* Imperatore Alessandro mi- 
se in movimento un esercito di cento mila Do- 
mini ff per prevenire i funesti e troppo proba- 
9» bili effetti della rivoluzione militare scoppiata 
n in Piemonte (z) 99. 

116. Il Principe di Garignano ricevette la di- 
'^chiarazione di Cario Felice ai ^ciotto di mano 



(i) Memorie ptrttcoUri. 

(3) Marteoi. Recaeil ec. Tom. XVÌ, pag. 634. 



1821 a37 

e di più r ordine verbale » di metterli aHa testa 
n delle troppe fedeli ». Allora egli raganò imme» 
diatamenie ì militari più ragguardevoli ed i nao- 
Ti impiegati, e gli manifestò segretamente la rice- 
vuta risposta. Soggiunse « rinunziare sul momen- 
» io all' autorità conferitagli dal Re, e volersi al- 
» lontanare da Torino ». Ai venti fece partire la 
sua fiimiglia col pretesto di mandarla in campa- 
gna. Quindi nella notte seguente ai ventuno parti 
egli stesso aUa testa di un r^gimento di cavai-* 
leria. Fu poco dopo seguito da una batteria e da 
varj uffiziali dello Stato Maggiore. Incontrò per 
istrada un altro Reggimento di Givalleria, e lo 
trasse seco. Con tutti que' soldati recossi a Nova-* 
ra dove il Conte della Torre ragunava in un sol 
corpo le truppe fedeli.. 

117. Giunto in quella piazza pubblicò imme- 
diatamente che n allorquando aveva assunto le 
» difficili incombenze di Principe Reggente, non 
»» per altro lo aveva &tto, fuorché per dare prove 
)> deir intiera sua ubbidienza al Re, e del caldo 
» affetto che lo animava per il pubblico bene, il 
9» quale non gli permetteva di ricusare le redini 
n dello Stato momentaneamente affidategli, per non 
» lasciarlo cadere nelP anarchia^ ma il primo suo 
» giuramento solenne essere stato quello di fedeltà 
» al Re Carlo Felice. Pegno della sua fermezza 
» nella giurata fede essere quello di essersi tolto 
9» dalia Capitale insieme colle truppe che colà ave- 



238 ANNALI d' ITALIA 

9f Ta preceduto ed il dichiarare che rifìui»ia?a da 
» quel giorno all^ esercizio delle (unsioni di Prin- 
M cipe Reggente. Altro poi qod ambire che di« 
M mostrarsi il primo sulla strada dell^ onore che 
» P Augusto Sovrano gli additava e dare cosi a 
n tutti r esempio della più rispettosa ubbidienza ai 
n sovrani voleri >»• Egli fermossi in Novara otto 
giorni, e poi secondo gli ordini ricevuti da Carlo 
Felice si recò a Firenze presso il Gran Duca suo 
suocero (nel mille ottocento e diciassette aveva spo- 
sato la di lui figlia Maria Teresa). Poco dopo fu 
colà raggiunto dalla Simiglia. 

118. Nel tempo stesso il Della Torre pubbli- 
cando gli ordini ricevuti da Carlo Felice di ra- 
gunare le truppe, chiamò tutti i militari n a se^- 
» guire r esempio del Principe di Carignano,ed 
» a riunirsi attorno al Trono, il solo scampo che 
n vi fosse ad evitare tutte le calamità ond^era mi* 
» nacciata la patria, non ultima delle quali, e do- 
» lorosa, sarebbe stata P occupazione straniera 91. 
Yarj corpi e molti uffiziali recaronsi di fatti a quel 
punto di unione. Il Della Torre partecipò al Santa 
Rosa (.per mezzo di Cesare Balbo) le dichiarazioni 
di Carlo Felice e gli ordinò di rimettere la di- 
rezione del Ministeco della guerra ad un antico im« 
piegato del medesimo^ ma esso rispose che » avreb- 
» be ubbidito agli ordini di quel Principe subito 
9> che il medesimo uscito da una Corte austriaca 
M fosse in istato di esprimere liberamente la sua 
» volontà 9». 



1821 ^'ÒQ 

119/lQ Savoja la dichiarazione di Carlo Fe- 
lice non si potè pubblicare ed eseguire appena 
riceTuta. Colà il numero dei Liberali non era ye* 
ramente molto grande, ma la maggior parte del 
presidio di Ghamberj era formato da un Reggi- 
mento ( di Alessandria ) che a^eva molti uffizlali 
sospetti. Finalmente questo corpo parti (e rivol- 
tatosi per istrada condusse prigione a Torino il 
proprio Colonnello Highini)ed allora i| Conte di 
Andeseno Governatore si accinse a ristabilire P au- 
torità regia compera prima della rivoluzione. Con- 
certata r operazione coi primarj uffiziali, nel di yen- 
tisQi di marzo recossi sulla piazza di Chamberj cir- 
condato dal suo Stato maggiore, e pubblicò la di- 
chiarazione reale. Così tutto ritornò e rimase tran* 
quillainente nello stato in cui era prima che si 
pubblicasse la ^costituzione. 

120. In Genova Des Geneys Governatore ave- 
va riceyuto la dichiarazione di Carlo Felice ai venti 
di marzo. Nel di seguente gli giunse un Ajutante 
di campo del Principe di Carignano colF avviso 
preventivo della di lui prossima partenza da To^ 
rino. Quindi credette di pubblicare immediatamente 
r atto sovrano* Yi aggiunse un suo manifesto col 
quale esortava tutti 9» alla sottomissione per evi- 
» tare V ingresso nelle loro mura di quelP Armata 
9» eollegata che di già si ragunava sulle frontiere 
» dei Regi Stati 9» Alla pubblicazione di talr atti 
i faziosi si sollevarono, disarmarono alcuni piccoli 



a4o ANNALI d' ITALIA 

posti, e suscitarono un tumulto attorno al palas- 
so del Governo. Ma la forta pubblica li dissipò 
e ristabili &ciloiente la calma. H giorno venlidue 
fii inquieto, ma non tumultuante. Nella mattina pe- 
rò dei ventitré giunse il corriere ordinario^ parti- 
to da Torino nella sera dei ventuno, poco prima 
che se ne allontanasse il Principe di Garignano. 
Quindi dalla corrispondenza risultava che nella 
Capitale proseguiva il governo costituuonale* Al- 
lora ì faziosi declamarono che » se la costituzio- 
9» ne vigQva in Torino, doveva similmente aversi 
» in Genova. Il Des Geneys essere un traditore ». 
Formossi pertanto attorno al palazzo del Gover- 
no un altro tumulto che fu aumentato ed inco- 
raggiato da un Grezta Maggiore, da un Petrini che 
era Luogotenente e comandava il corpo di guardia 
di quel palazzo, e da quattro sergenti di una le^ 
gione leggiera che vi si unirono coi soldati da lo- 
ro dipendenti, ed uccisero Amaud loro cafntano 
che voleva mantenerli in dovere. Il Des Grenejs 
usci francamente incontro ai tumultuanti per ri- 
cevere le loro istanze ma sul momento fii da essi 
furiosamente afferrato, straziato, e fra mille insulti 
strascinato in una piazza che chiamano il Cam- 
petto. Corsero però immediatamente colà Lamfam* 
schini Arcivescovo, D* Ison Generale e Comandan- 
te delle truppe, ed alcuni giovani onesti e corag- 
giosi i quali lo strapparono dalle mani di quella 
canaglia, e lo ricoverarono in una vicina qasa. Con- 



1821 24i 

venne però soddisfare in qaaiche modo alle mi- 
nacceroli istanze àm sedisiosi. Quindi subito e 
tumultuariaiaente fu nominata una Gommessione 
amministratìta di Governo. Si mise alla presiden- 
xa della medesima il Generale D' Yson che go- 
deva una certa popolarità, ed i membri furono ge- 
neralmente scelti tra ragguardevdi cittadini. Fu per 
attro d' uopo d^ includere il fazioso Grezia. Il Des 
Cienejs conferì a quel Consesso tutti i poteri che 
aveva, e nella stessa sera fu condotto al palazzo 
del Governo custodito e difeso dalla guardia na- 
zionale. Quella Gommessione si sottomise alla 
Giunta di Torino. 

ifti. In Nizza la dichiarazione di Garlo Felice 
si sparse indireltamente, ma non vi pervenne di 
officio* Ciò non di meno il Cavaliere Annibale 
Saluszo che n^ era Grovernatore aveva dis^nato 
di ragunare le truppe di linea che aveva nei pre- 
sidi le milizie di Nizza ed i contadini di Oneglia, 
e marciare sopra Torino per ristabilirvi V antica 
autore f^pià. Ma il Re littorio Emanuele si op- 
pose a tale divisamente. 

laa. In Cuneo il Cavaliere Roero di San Se- 
▼erino Governatore ricevette e fece pubblicare 
quftlP atto sovrano, e tutto adoprossi per manta- 
nere nella sua Divisione gli antichi ordini^ ma in 
fine abbandonato dalla maggior parte de' suoi sol- 
dati, recossi personalmente a Novara. 

T. VII. i6 



^4^ ANNALI d' ITALIA 

1 23. La Sardina avente costumi e leggi par* 
ticolarì, e diverse dal Piemonte, punto non si 
scosse al primo annunzio della riyoluuone degli 
Stati continentali. La celerità poi colla quale ac- 
caddero gli avTenimenti posterì<Mri diretti al rista- 
bilimento dell^ antico sistema, impedì che si tur- 
DBSsero colà gli antichi ordini. 

124* Frattanto in Torino la partenza del Prìn-r 
cipe di Garignano aveva sconcertato i Liberali 
La Giunta appena ne fu informata ragunossi im- 
mediatamente, e chiamò alla sessione una Deputa- 
zione del corpo decurionale. Si stabilì di spedire 
un corriere appresso al Principe per ricevere 
istruzioni sul modo di regolarsi. Frattanto pubbli- 
cò un manifesto con cui annunziò al popolo, che 
» neir assenza del Prìncipe Reggente, e mentre si 
» stava attendendo che facesse conoscere le sue 
» intenzioni che erano state esplorate^ essendo es- 
» sa la sola Autorità centrale, si era ragunala per 
» deliberare sulle gravissime circostanze in cui si 
» trovava la cosa pubblica. Determinare pertanto 
9» che^ d^ accordo colle persone preposte dai Reg- 
9» gente ai diversi Ministeri, continuerebbe ad at- 
t» tendere alle cure del Governo per tutti quelli 
f> affiori che non ammettevano dilazione, insino a 
99 tanto che non si avessero analoghi ordini dd 
99 Re, e del Reggente 99. Questi però rispose im- 
mediatamente che 99 rinunziava alla reggenza, si 



1821 243 

» sottometteva senza restrìzioae agli ordini del 
» Re, ed esortava la Giunta a fare lo stesso n. 
Allora i Liberali disperarono aflbtto della loro cau- 
sa. Della Cisterna e Prie partirono per Ginevra; 
Santa Rosa deliberò di consegnare la cittadella di 
Torino alla guardia civica e ritirarsi colle truppe 
a se ubbidienti in Alessandria. Nella seguente notte 
però avendo ricevuto la notizia che un Reggi- 
mento di Dragoni ( della Regina ) disertando da 
Novara si era recato in Alessandria^ rincorossi 
alquanto, e rimase nella Capitale. 

125. Nel di seguente ( ventitré di marzo ) pub- 
blicò un ordine del giorno col quale disse ai sol- 
dati » Il Principe di Carignéno rivestito dal Re 
9 l^ittorio Emanuele dell'autorità di Reggente mi 
» nominò a Reggente del Ministero della guerra 
n e marina sotto un' autorità legittimamente co- 
» stituita, e in queste terribili circostanze della 
» patria io deggìo fer sentire ai miei compagni 
M di armi la voce di, un suddito affezionato al 
» Re e dì un leale Piemontese. Il Principe Reg- 
« gente abbandonò la Capitale senza informarne 
» la Giunta nazionale, né i suoi Ministri. Nessun 
» Piemontese deve incolparne le intenzioni di uà 
» Principe, il cui liberale animo, la cui divozione 
91 aUa causa italiana furono sino ad ora la spe- 
» ranza di tutti i buoni. Alcuni pochi uomini di- 
» sertori 'della patria e ligi dell' Austria inganna- 



^44 ANNAU »' ITALIA 

roDo con le calunoie e con ogni maniara di 
frodi un giovane Principe^ cui mancaTa Tespe- 
rienxa dei temin procellosi. Si è vedato in Pie- 
monte una dieliiarasione sotloscriùa dal Be no» 
stro Carlo Felioe; ma un Be Piemontese in 
messo agli Ansiriaci nostri necessarj nemioi, é 
un Re prigioniero^ tutto «pianto ^li dice non 
si può^ non si deve tenere come suo. Pari! in 
terra Ubera, e noi gli proyeremo di esaere i 
suoi figli. Soldati! volete la guerra civile? vo- 
lete r invasione dei foreslieri? qui non vi è 
scampo, se non questo solo. Annodatevi tutti 
attorno aUe vostre insegne, affisrratele, correte 
a piantarle sulle sponde del Ticino e del Po; 
la terra lombarda vi aspetta: la terra lombarda 
divorerà i som nemici alT apparire della nostra 
vanguardia. Questa è un^ epoca europèa. Noi 
non siamo abbandonati. La Francia solleva an- 
ch^ essa il suo capo umiliato aUiastanaa dal Ga- 
binetto austriaco, e sta per porgerci possente 
ajuto. Le ciroostame straordinarie vogliono ri- 
soludoni straordinarie. La vostra esitazione com- 
prometterà tutta la patria, tutto V onore. Pen- 
sateci ! Fate il vostro dovere. La Giunta na- 
zionale, i Ministri faranno il loro. Carlo Alberto 
sarà rinfrancato dalla vostra animosa concordia, 
e il Re Carlo Fdioe vi ringraaierà un giorno 
di avergli conservato il trono s». 



1821 245 

ia6. Il Santa Rosa diede nel suo Hinistero 
della guerra ordini a&alc^hi alio spìrito da cui 
era animato^ e prescrisse, che tutte le truppe di^ 
sponibili si recassero a tappe raddoppiate in Ales- 
saÉidria per invadere quanto prima la Lombardia. 
Ma poclu erano coloro che in quelle circostanze 
ardissero di manifestare gli stessi sentimenti, o 
ayessero le stesse lusinghe. Yarj corpi di linea 
ricosarono <fi ubbidirglL I soldati provinciali che 
si erano recati ai loro depositi, informati della di- 
chiara»ODe di Carlo Felice ritornarono quasi tutti 
, alle loro case. Alcuni degli stessi prìmarj uffieiali, 
sopra di cui il Santa Rosa calcolavo, invece di 
eseguire i suoi ordini passarono in Novara sotto 
queOi'del Conte della Torre. 

1^7. In tali angustie fra coloro che ferse non 
disperavano ancora della patria vi fìirono quegK 
Studenti che da Torino e da Pavia emno andati 
in Alessandria. Recaronsi essi a Torino (ai ven- 
titre di mano) in numero di circa duecento, e 
Aprono ordinati in un battaglione denominalo dei 
Teliti Italiani, o di Minerva. 

ia8. La Giunta provvisoria adoprossi per scio- 
gliere quella di Alessandria e vi riusci. Dichiarò 
che » la patria riconosceva i servigi da essa resi 
9 alla causa della costituriòne, e gli atti della sua 
» amministrasione ». Chiamò nel suo seno uno 
dei membri della medesima, e questo fu il Luczi. 



^4^ ANNALI n' ITALIA 

Del resto mentre forse meditava grandi disegni, 
dovette limitare le sue opere per V intemo a 
mantenere la tranquillità pobblica e ad impedire 
che la rivolazione degenerasse neir anarchia (i). 
i2g. Mentre tatti erano agitati per il presen- 
te ed anche più per F avvenire, Moccenigo Mini- 
stro di Hussia in Torino interpose i suoi officj 
personali per no accomodamento. Partecipò a Ma- 
rentini e a Dal Pozzo membri influenti della Giun- 
ta » Potersi evitare P invasione austrìaca con una 
» pronta sottomissione al Re, la quale avesse per 
f> condizione una amnistia piena ed intiera, ed uno 
9 Statuto qualunque atto a garantire ^gl' interessi 
ff della società ». La Giunta accettò tali condizio- 
ni^ ed il Marentini recossi in Alessandria pet pro- 
curare che vi acconsentissero i capi di que^ sol- 
levati che avevano la maggior parte della forza 
pubblica nelle loro mani. Essi però avrd)bero de- 
siderato condizioni più onorevoli e piò precise. 
Ciò non dimeno il Moccenigo non disperò di ot- 
tenere il suo intento, ma i negoziati fiirono rotti 
dai posteriori avvenimenti (2). 



(4) Raccolla dei regj editti. Tom. XV, pag. 66-224. 

Simple Jl^tt det évéDemens arrivés en Piemoot. 

De U revolution Piemontaise. Memorie particolari. 

(2) De la révolutioo Piemonuise ec. pag. 424-427. 3. Edit. 

Simple Récit ec.pag. 447, 4 4Ì, 4è7>470. 

Del Poszo. Della Feliciti^ ec. che gì' Italiani ec. Gap. XIII. 



1821 ^47 

i3o. E quivi converrà premettere che Carlo 
Felice con notificaùone dei ventritre di marzo 
aveva stabilito tre Governatori generali, ciascuno 
de' quali dovesse unire tutte le autorità militari, 
civili, ed economiche, e non dipendesse che dai 
suoi ordini. Furono essi D' Andezeno in Savoja, 
Des Genejs in Genova, e Della Torre per tutti 
gli altri Stati di terra ferma. Soggiungeva in quel- 
la atto: » siccome poi dal Cielo principalmente si 
» debbono attendere gli opportuni soccorsi, per-^ 
9» ciò partecipiamo agli Arcivescovi e Vescovi dei 
» Reali Stati, essere nostra precisa volontà che 
» questi vengano implorati dirigendo le preghie- 
» re air Altissimo ed alla gran madre di Dio Ma- 
» ria, la quale ha mai sempre protetto i reali do- 
» minj della nostra famiglia (i). 

i3i. "Sei di tre di aprile Carlo Felice pub- 
blicò un manifesto ( per quanto fu creduto a sug- 
gerimento deir Arciduca Massimiliano fratello del 
Duca di Modena ) col quale annunziò: » per to- 
ff gliere a chicchessia qualunque, pretesto d' igno- 
» ranza e del modo con cui riguardiamo la ri- 
» bellione, dichiariamo ribelli tutti coloro i quali 
9» in qualunque modo osarono insorgere contro il 
» Re Vittorio Emanuele, e che tentarono dMmmu- 
» tare la forma del governo dopo la di lui abdi- 
» cazione. Cosi egualmente chiunque dopo avere 

(0 Raccolu di Editti ec. Vol.XYI, pag. 150. 



248 ANNALI ^* ITALIA 

aYUta cognitione delle due nostre precedami 
proclamasioni, non ha alle stesse ubbidito. Yo* 
lendo però usare clemenza terso quelli che pos- 
siamo credere ingaimati, o illusi, accordiamo 
amnistia ai soldati che rientreranoo nel loro do- 
Tere. Dei bassi uffitiali non otterranno da noi 
gratia che quelU, che dopo maturo esame si sa- 
ranno particolarmente giustificati. Ma gli uffi- 
siali i quali hanno preso parte alle prime ri~ 
bellioni delle troppe^ o hanno seguito le ban- 
diere dei ribelli) sono dichiarati felloni, e saran- 
no accordati compensi pecuniari! a chi li con- 
segnerà prigionieri all^ Armata fedele. Ordiniamo 
a tutti i bassi uffisiali e soldati che trovansi al- 
r Armata ribelle di Alessandria o nella cittadel- 
la di Torino di ritornare alle loro case, e proi- 
biamo ai Contingenti di ubbidire a qualunque 
ordine dei ribelli o di unirsi alla loro Annata. 
Dichiariamo che nelFaddossarci il peso dell^ eser- 
cizio della sovrana autorità riconosciamo che il 
primo dovere è quello di separare i pochi in- 
dividui ribelli e sediziosi dalla maggiorità dei 
sudditi fedeli. Dichiariamo pertanto che per giun- 
gere a questo salutare fine ( sdegnando ogni trat- 
tativa coi felloni ) giudichiamo necessario che la 
parte delT Armata reale rimasta fedele sia so- 
stenuta nella ricuperazione dei paesi sconvolti 
dalla rivoluzione, dalle Armate dei nostri Alleati, 
e perciò abbiamo invocato il loro soccorso, del 



1821 049 

« quale siamo stati da essi assicurati coIP unico 
« generoso scopo di assisterci nel ristabilimento 
ft del legittimo Governa Quindi ordiniamo che 
» ogni buon suddito riguardi dette truppe come 
9 amiche ed alleate. Il primo dovere di ogni fé- 
» dele suddito essendo quello di sottomettersi di 
n yero cuore agli ordini di chi trovandosi il solo 
» da Dio investito àelY eserciuo della sovrana au- 
n torità^ è esuandio il solo da Dio chiamato a giu- 
» àStQf/m dei mezzi più convenienti ad ottenere il 
9 vcìfo loro bene, non potremo più riguardare co» 
» me buon suddito chi osasse anche solo mormo* 
« rare di queste misure che giudichiamo neces* 
» sarie. Kostra cura sarà di tutelare i buoni sud* 
9 diti in modo che soffrano il meno possibile dei 
» pesi inevitabilmente congiunti con misure le qua- 
9 li poi debbono portare la loro soda felicità, e 
» che questi pesi principalmente cadano sui fel- 
9 Ioni autori e rei di tutti i mali dello Stato — 
9 Nel pubblicare questi nostri voleri dichiariamo 
9 che solo dalla perfetta sommessione ai mede- 
9 simi i sudditi si possono render degni del no- 
9 stro ritomo fra di loro^ e frattanto preghiamo 
9 Iddb che ri degni d' illuminare tutti ad abbrac- 
9 dare qud partito al quale sono chiamali dal dove* 
9 re^dalPonore^e dalla santa nostra rdigione (i). 
i3a. Intanto il Della Torre aveva ragunato 
in Novara circa sei mila uomini, e si disponeva a 

0) lUccolu di EditU ec.yol.XV,iMig.2a2. 



ubo MIMMI h ITALIA 

marciare sopra Torino per rìstabilirTÌ V antico or« 
dine di cose. Egli procnrò di essere appoggiato in 
tale movimento dai GoTematori di Cuneo, e di 
Nitza, ma atteso lo stalo in cui erano quelle Pro- 
vincie, non potè avere dalle medesime alcun cor- 
po di truppe. Si accinse nondimeno alP intrapresa 
colle proprie forze e nel giorno quattro trasferì i 
suoi alloggiamenti in Vercelli (i). • 

i33. In tali circostanze, i Liberali stabilirono 
di marciare verso Novara, tentare di trarwi colla 
semplice presenza sotto le proprie bandiere le' erup- 
pe colà ragunate, e recarsi momentaneamente sulle 
offese contro gli Austriaci. Intanto in Piemonte si 
sarebbero rialzati gli animi abbattuti, e si sarebbe 
ordinato V esercito. Non disperavano che tale au- 
dace movimento avrebbe restituito il coraggio ai 
Napolitani, e si sarebbe eccitata una guerra nazio- 
nale m tutta r Italia. Essi avevano sotto i loro or- 
dini circa undici mila e seicento uomini. Il San- 
ta Rosa diresse a Gasale due mila settecento e 
cinquanta fanti con mille ed ottanta uomini di ca- 
valleria ed una batteria di sei pezzi. Egli partì 
queste truppe in due Divisioni comandate dal Ga- 
raglio e dal Harozzo di San Michele. Mise P ar- 
tiglieria sotto gli ordini di Colegno, é conferì il 
supremo comando al Colonnello Regia. Questi nel 



(0 Simple Récit.pag. 498-199. 

De la réToiation PicmonUise «c.pag. 428> i29, 450. 

Memorie paitieoUrt. 



1821 abt 

giorno sei di aprile marciò sopra Tercellì, ed al- 
lora Della Torre retrocedette a Novara. 

134. Il Generale Bubna comandante gli Au- 
striaci sul Ticino inteso tale movimento scrisse 
al Della Torre di partecipare ai Liberali che » se 
» fermavansi, avrebbe atteso V èsito dei negoziati 
f9 del Moecenigo. Se per altro passavano la Ses- 
» sia, egli avrebbe varcato il confine, ed essi sareb- 
» bero intieramente responsabili degli avvenimen- 
» ti ». n Della Torre comunicò tale annunzio al 
Ilegis; ma questi considerandolo qual semplice 
stratagemma non vi prestò alcuna fede, e conti- 
nuò la sua marcia. Nella sera dei sette di aprile 
^li giunse suir Agogna presso Novara. 

i35.Al rifiuto però dei Costituzionali di so- 
spendere la' marcia, della Torre e Bubna si con- 
certarono per agire d^ accordo. Questi avvanzossi 
immediatamente da Buflhrola con ottomila uomi- 
ni {«esso Novara, e nel tempo stesso diresse con 
altri distaccamenti i Grenerali Lilliemberg da Ab- 
biate Grasso a Vigevano, Yescej da Pavia a Tal- 
leggio e Neipperg da Piacenza a Tortona. Il Del- 
la Torre rimase in Novara con parte delle sue 
truppe e collocò le altre alla destra della città 
sotto gli ordini del Maggior Generale De Faver- 
ges. Bubna si mise colle sue alla sinistra della piazza. 

i36. Tutti questi movimenti si fecero senza 
che i Costituzionali se ne accorgessero. Quindi allo 
spuntare del giorno otto di aprile essi avanzaronsi 



!l5s AHNAU d' ITALIik 

por circoodare la piazsa, e si aTTicinaroiio auda- 
cemente allo spallo per ìoTÌtare le troppe reali 
ad unirsi a loro. Bimasero allora sorpresi di ve- 
dere incontro alla loro destra i soldati austriaci. 
Questo &tto sopra di cui non calcolaTano tolse 
a loro qualunque illusione. Frattanto V artiglierìa 
che era sai bastioni di IloTara inconunciò a spa- 
rare, ed in pochi momenti il fuoco si estese ao* 
pra tutta la linea. Hegìs allora vedendo a finonte 
fone trìplici, ed i proprj soldati aflhHo scoraggiati, 
ordinò immediatamente la rìtirata sopra YercellL 
I Piemontesi reali, e gli Austrìaci lo peneiguirono 
ed accaddero alcune scartmuccie con alterna for- 
tuna presso le stesse mura di Kovara, sulla riva 
destra ddl' Agogna, a Borgo Yercelli, ed al ponte 
della Sessia. Esse furono insignificanti, poiché fra 
una e Maitre parte rimasero appena trenta morti 
o feriti. Ma gli uffiziali costilusionali disperati ed 
avviliti per il funesto esito della loro intrapresa^ 
non d>bero né la fredda calme, né Finfluema ne- 
cessaria per conserirare ^i ordini, ed i soldati ri 
confissero, e ri dispersero. Eegis ri ritirò con po^ 
chissimi a Gasale e poi in Alessandria, e Garaglio 
raccolse alcuni uomini di cavalleria che poi lasriò 
verso Gresoentino, e giunse nella seguente not- 
te a Torino. 

137. Il Santa Rosa che era in Torino intesa 
la disperrione da Gostiturionali, nella mattina dei 
nove di aprile manifestò francamente alla Ginn- 



1821 a53 

U provvisoria qaani' era aecadvlo e' soggianse 
M avrebbe Atto conaegiiaie la GittadeUa alla goar«- 
» dia urbana^e sarebbe partilo eoa toftle )e truppe 
» alla volta di Genova, per ordmafre, se era poa* 
» aibile gli nlliini meaai di difesa. lavitare qud 
» Supremo Consesso a seguirlo ». Ma la Giunta 
non aveva sentimenti con fisrti. Essa a£Bdò la cura 
della pabblica tranquillità al Gcn'po decorionale e 
si diseiolse. Il Santa Rosa fece di fatti consonare 
nello stesso giorno la Cittadella alla guardia ur^» 
bana e parti con due battaglioni. Jj^ artiglieria ed 
un akro battaglione del presidio ricusarono di se^ 
guirlo. Quelli stessi poi che lo avevano seguile 
' Tabbandonarono per istrada, ed arrivò a Genova 
senaa truppe. Quindi dovette deporre il pensiero 
di tentare colà Pestren^ dilesa. Caraglio, Col^o 
e Lisio si sibnarono anch'essi di condurre truppe 
a Genova; ma furono simihnente dalle stesse ab^ 
bandonatì, e ti giunsero isolati In Alessandria al- 
l' anBumb del disastro di Novara i soldati che 
componevano il presidio della cittadella si rivol'^ 
tarono contro l'Ansaldi che n'era il Comandante, 
e si disponeva a sostenerne l'assedio. Egli fii co- 
stretto di lasciarli uscire^ di abbandonare la piaxia, 
e di ritirami Terso GenoTa coi prindpali Libemti 
che colà vi erano (i). 

(4 ) Simple Recit ec. pag. 4 87 - f 97 . 

De la Rérolntion PiemonUisc ec.B.cd.iwg. 440H69. 

Memorie fMirtictUri. 



254 AMBIALI d' ITALIA 

i38. Del resto il Della Torre e Bubna mar- 
cìaroDO assieme da Novara sino a Vercelli. Con- 
certale quindi le ulteriori operationi Della Torre 
avanzossi coi Piemontesi a Torino, dov^ entrò nella 
sera dei dieci di aprile. Gli Austriaci occuparono 
nello stesso giorno Gasale, Tortona e Bobbio, e 
nel di seguente Alessandria colF abbandonata cit- 
tadella. Bubna diresse quindi la sua yanguardb 
Terso Genova. Ma quivi nello stesso giorno on- 
dici di aprile il Governatore Des Genejs sul- 
r invito della Gommessione di Governo aveva ri- 
preso r esercizio delle sue funzioni, e le cose era* 
no state ristabilite tranquillamente nell* antico si- 
stema. A tale annunzio il Comandante austriaco 
sospese la sua marcia. In pochi giorni V autorità 
regìa fu dovunque ristabilita (i). Garlo Felice no- 
minò poscia Luogotenente generale degli Stati di 
terra ferma il Cavaliere Thaon di Revel Gover- 
natore di Torino (a.). 

139. Alcuni dei principali Liberali rifuggiconsi 
nella Svizzera. Molti s'imbarcarono in Genova ed 
in Savona per la Francia o per la Spagna. I Ge- 
novesi somministrarono soccorsi a coloro che ne 
abbisognavano. Furono ciraa mille duecento colore 
che in tale circostanza abbandonarono la patria» 



(4) Memorie particolari. 

(2) Raccolu di Regj Editti ec. Vol.XV, pag. I9<K 



1821 a55 

i4o. Carlo Felice aveva sospeso (come narrai) 
di prendere il tìtolo di Re, finche il suo fratello 
posto in istato perfettamente libero non . avesse 
manifestato esser qaesta la sua volontà (i). Ma 
Vittorio Emanuele allorquando tutto era di già 
rientrato nelP ordine, ai diciannove di aprile di- 
chiarò apertamente che » dal primo momento 
s» in cui r abdicazione da lui fatta nel giorno tre- 
9» dici di marzo era stata conosciuta dal suo fra- 
9» tello Duca del Genovese, a cui in seguito dello 
99 stesso atto spettava la corona, questi gli aveva 
99 costantemente manifestato il suo ardente deside- 
99 rio di vederlo ripigliare le redini del governo^ 
9» e ciò per il vivissimo afiPelto che gli portava e 
» perchè considerava come nullo e forzato nn atto 
n emanato in si luttuosa circostanza. Persuaso egli 
19 però che V esimie facoltà di suo fratello non 
99 potevano che assicurare la felicità dei popoli 
99 che la divma provvidenza aveva affidato al 
99 suo governo e per altra parte mosso dalle 
99 cause accennate nelF atto suddetto, si era de- 
n terminato di sua piena volontà di confermare 
99 Y abdicazione fatta nel giorno tredici del pre- 
9 cedente marzo alle condizioni espresse nel mede- 
99 Simo atto, pregando istantemente il carissimo suo 
99 fratello Duca del Genovese di assumere il go- 
99 verno ed il titolo di Re, ed assicurare così la 



a56 ANNAU 0' ITAUA 

M kikiìà de^ suoi popoli (i). Allora Carlo Felice 

» aaaunie finalmente il titolo di Re. 

i4i. Bistabilito in Piemonte P antico ordine 
di cose, i Collegati sciolsero le conferenze di Lu- 
biana e nel giorno dodici di maggio pubbUcaro- 
no ona dichiaraxione eolla cpiale aonamiarono : 
ff r Europa conoscere i motivi della rìsolnxione 
n presa dai Sovrani collegati di soflbcare le trarne^ 
I» e di far cessare le tarbolenze cbe minacciaTano 
f» r esistensa di quella pace generale il di cui ri- 
n stabilimento era costato tanti sforzi e tanti sa» 
n gnfizj. Nel punto stesso in cui la loro generosa 
9» determinasione si compita nel Hegno di Hapo- 
m li, una ribellione di un genere se fosse possibi- 
n le ancbe più atroce, scoppiava in Piemonte. Non 
9* i vincoli che da tanti secoli unifano la Gasa 
» regnante di Savoja al suo popolo, non i bene- 
tv ficj di una amministrazione* illuminata sotto un 
Il Principe savio, e sotto leggi paterne, non la tri- 
» sta prospettiva dei mali ai quali si esponeva la 
n patria aver potuto contenere i disegm dei per- 
n versi. Aver dessi compito il progetto di una sov- 
n versione generale. In tale vasta combinazione 
« contro il riposo delle nazioni, i congiurati dei 
ff Piemonte avere la loro parte assegnata. Esser- 
ti si affirettati di adempirla. Essersi traditi il Tro- 
t» no e lo Stato, violati i giuramenti, e disprezzato 

(0 Raccolta di Regj Editti ec. Voi. XV, ptg. 206. 



1821 aòj 

yi V onore militare \ e F oblio di tutti ì doveri 
>9 aTere ben tosto prodotto il flagdto dì tatti i 
M disordKnt. n male aTere presentato domnqne uno 
n Slesso spirilo^ ater diretto le stesse rivoluzioni. 
« Gli autori dSi questi scòmrolffimenti non pòten- 
9» do trovare motiTO plausibile per giustificarli, 
19 uè ^ppoggb ragionevole per sostenuti, ne cer- 
f» eavàsio P apologia in fiilse dottrine, e sopra ini- 
» que società fondavano una speranssa anche più 
« iniqua. Per essi P impero salutare delle leggi era 
9» un giuoco che si duceva rompere. Aveanq essi 
« rinunziato al sentimento che inspira il vero amo- 
sr re deQa patria, e surrogando ai doveri cono-- 
9 seiuti pretesti arbitrar} e indefiniti di un can*^ 
«» giamenta universale nel principj* costituenti la 
9 società, avere preparato al mondo calamità senza 
» fine. I Sovrani collegati aver riconosciuto i pe- 
n ricoli di questa cospirazione in tutta la loro 
n estensione, ma nel tempo stesso avere penetrato 
» la debolezza reale dei cospiratori fira il velo delle 
V apparenze e d^ declamazioni. L'esperienza aver 
9» confermato i presentimenti. La resistenza che 
w Pautorità legittima aveva incontrata essere stata 
9» nuBa, ed il delitto essere scomparso al cospetto 
M della scure delta giustizia. Non essere però a'cause 
99 accidentafi, non essere né anche agli uomini che 
n si erano cosi malamente c<mdotti nel giorno del 
» combattimento che si doveva attribuire la faci- 
99 lità di un tale vantaggio. Derivare esso da un 

t. vn. 17 



258 ANNALI d' ITALIA 

principio più consolante e più degno di con- 
siderazione. La proYTidenza ater colpito col ter- 
rore coscienze così colpevoli, e la disapprova- 
zione dei popoli dei quali gU artefici di turbolen- 
ze avevano compromesso la sorte, aver fatto a, 
loro cader V armi dalle mani. Le forze collega- 
te destinate unicamente a combattere e repri- 
mere la ribellione, lungi dal sostenere alcun in- 
teresse esclusivo essersi recate al soccorso dei 
popoli soggiogati, ed i popoli averne considera- 
to r impiego come un appoggio in favore delia 
loro libertà, non quale attacco contro la loro 
indipendenza. Da quel punto la guerra essere 
cessata. Da quel, punto gli Stati attaccati dalla 
rivoluzione non essere più che Stati amici per 
le Potenze > le quali altro non avevano mai de- 
si<ierato che la loro tranquilliti, ed il lor bène. 
In circostanze così gravi, ed in una posizione 
così delicata i Sovrani collegati d^ accordo col 
Re del Regno delle Due Sicilie e col Re di 
Sardegna aver giudicato indispensabile di pren- 
dere misure temporanee di precauzione indicate 
dalla prudenza e prescritte dalla salvezza comu- 
ne. Le truppe collegate, la di cui presenza era 
necessaria al ristabilimento deir ordine essere 
state collocate sopra punti convenienti, coli' uni- 
co scopo di proteggere il libero esercizio del- 
r autorità legittima, e di ajutarla a preparare 
sotto questa egida i beneficj che dovevano canr- 



1821 259 

9» celiare le Testigia di si grandi disgrazie. La giù- 
n sona ed il dbinteresse che aTeYano presieduto 
» alle ddiberazioni dei Monarchi collegati aTreb- 
» bero sempre regolato la loro politica. Neir a?- 
M Tenire come per il passato essa avrebbe sempre 
n per iscopo la conserTasione delP indipendenza 
» e dei diritti di ogni Stato, quali erano stati ri- 
n conosciuti dai trattati esistenti Lo stesso risul- 
» tamento di un movimento così pericoloso sa* 
» rMìe jiuacorsL sotto gli auspicj della Provviden- 
» za r assodamento della pace che gV inimici dei 
» popoli si sforzavano di distruggere, ed il con- 
» solidamento di un ordine di cose che avrebbe 
» assicurato alle nazioni il loro riposo e la loro 
» prosperità. Penetrati da questi sentimenti i So- 
9 Trani collegati nel terminare le conferenze di 
* Lubiana avevano voluto annunziare al mondo 
» i prìncipj che li avevano guidati. Essere decisi 
f> a non allontanarsene mai, e tutti gli amici del 
» bene vedrebbero, e troverebbero costantemente 
» nella loro unione una garanzia perenne contro 
n i tentativi dei perturbatori (i). 

142. L'Imperatore di Russia fece retrocede- 
re r esercito che alla prima notizia della rivolu- 
zione del Piemonte aveva diretto verso T Italia. 
In tale circostanza aqnuAziò air Europa » essere 
9 sempre pronto a contribuire cpn tutti i suoi 

(4) Marteof. Recntil ec. Tom. XVI, pag. 63a. 



260 ANNALI U ITALIA 

mezsi alla nascita delle misure da lui stabilite 
con tutti i suoi Collegati nell^ interesse generale 
della tranquillità delP Europa. Quin£ le rìrolu-* 
zioni di ìfapoli e del Piemonte ed alcuni ab- 
tomi in altre contrade minacciando P Italia di 
una Combustione generale, sulla domanda del- 
V Aofttria e d^ SoTrano legittimo del Regno di 
Sardegna a^ver fiitto marciare un esercito di cento 
mila uomini onde pref enife i funesti e troppo 
probabili eflBslti della rivolta militare scoppiata 
in Piemonte. ÀTTenìmenti fdiei essere successi 
a quefii che erano stati protocati dagli artefi- 
ci delle turbolente e della discordia, qumdi la 
presenta delle sue truppe stfebbe evenuta or- 
mai inutile, e perciò aterle fette retrocedere. Im- 
perciocché esse erano marciate non per dilata- 
re la potenza ddik Russia, né per ledere meno- 
mamato qudlo stato di tenritoriale possedimento 
che era guarentito dai trattati^ ma per soccorrere 
i Goll^ati. Non V amore della guerra, non Tarn- 
bisiosa idea di esercitare una influensa esclu- 
siva nei consigli degH altri monarchi, né sui de- 
stini dei popoli esser gP impulsi della politica 
della Russia. La maKzia prestarle intensioni ostSi 
contro la Porta^ ma essendo ultimamente scop- 
piate turbolenae in VaUaechia, e ndla Moldavia, 
aver essa dimostralo la sua osservansa delle re* 
gole di dritto pubblico, e la fede dei trattati col 
Governo turco. Essere in seguito piaciuto ad 



1821 a6i 

» alcuno di propagare ohe essa aYOTa aU>aodo<- 
» nato i suoi disegni contro la Turchia per in«* 
» cadere le contrade occidentali dell^ Europa. Una 
9 lumbosa sm^tita ayer confiiso gli autori di 
» queste odiose imputazioni, poiché V esercito ehé 
n marciata si era arrestato, appena V Imperatore 
» a?eTa a?uto la certexasa ohe il Groremo legit- 
» timo a?eTa ricuperato la piattezza della sua au- 
9» torità del Regno di Sardegna (i). 

143. L'Austria sul fine di maggio richiamò 
dal Piemonte dodicimila uomini e sul finé^ di luglio 
altri tremila, di modo che ne rimasero soltanto do«- 
dicimila. Per questi i plenipotenziarj di Austria, di 
Prussia e di Russia sottoscrissero col Della Torre 
plenipotenziario Sardo una convenzione (in, Nova- 
ra ai tentiquattro di loglio ) nella quale in sostan- 
sa fu stabilito. » Il Re di Sardegna in conseguen* 
« «a degli aT?enimenti che averano turbato mo- 
n mentaneamente Tordine pubblico ne' suoi Stati, 
9 avere fatto conoscere alle Corti collegate che 
9 sempre pronto al mantenimento della traoquiU 
9 lità universale e, ad offrire alle medesime qua- 
9 lunque pegno che valesse a garantirla alFEu- 
9 ropa, desiderava V occupazione di una linea mi- 
9 litare ne^ suoi Stati per parte di un corpo d'eser- 
m cito dei Ciollegati stessi^ che sebbene convinto 
9 nella sua coscienza della necessità di una tale 

0) Martent. lUcMÌl. Tom. XVI^pAg. 634.S)S. 



fl6a ANNALI d' ITALIA 

occupazione, siccome unico mezzo per tranquil'» 
lare i bene intenzionati, tener in freno i per- 
turbatori, e guarentire V Europa contro ulteriori 
timori; si sentiva ciò non dimeno obbligato a 
fere in modo onde questa occupazione milita- 
re seguisse col minor possibile aggravio de' suoi 
popoli. Per riguardo poi della situazione geo- 
grafica essere opportuno un corpo dell'esercito 
austriaco. Ed i Collegati desiderando di dimostra- 
re al Re di Sardegna il vivo interesse che gli 
animava verso la sua persona pel miglior be- 
ne della sua monarchia, e per la prosperità del- 
l' Europa, di cui la medesima formava una par- 
te così importante, avere accolto quella comu- 
nicazione colle più amichevoli sollecitudini. Con- 
venirsi pertanto che la forza del corpo d' eser- 
cito Austriaco destinato ad occupare una linea 
militare negli Stati del Re di Sadegna in no- 
me e sotto la guarentigia delle Potenze colle- 
gate, ascendesse a dodici mila uomini. Questo 
corpo fosse a disposizione del Re qual corpo 
ausiliario, e destinato esclusivamente a mante- 
nere di concerto colle truppe regie la tranquil- 
lità interna nel regno, non esercitasse assoluta- 
mente veruna giurisdizione sulla parte del pae- 
se che occupava. Nel caso in cui circostanze 
imprevedute costringessero il Re a desiderare 
un rinforzo a questo corpo^ il Grenerale coman- 
dante ndla Lombardia essere autorizzato di di- 



1821 263 

' sporlo senza prima ricercarne gli ordini alla sua 

> Corte. Intanto il corpo ausiliario occupasse Stra- 

> della, Toglierà, Tortona, Alessandria, Valenza, 
i Gasale e Tercelli. Il GoTerno sardo sommini- 
» strasse a queste truppe V alloggiamento, la legna, 
» i viveri ed i foraggi in natura, e trecento mila 
9 firaivshi al m^e per il soldo, dal giorno della 
» sottoscrizione della convenzione. U Imperatore 
) d' Austria rinunziare al compenso delle spese 

> derivate dall' essersi messi in movimento i cor- 

> pi di truppe spedite in soccorso del Re. Sareb- 

> bero per altro pagate dal Governo sardo |e spe- 
» se di mantenimento di questi corpi dal giorno 
» del loro ingresso sul territorio piemontese sino 
» a quello della sottoscrizione della convenzione. 
* Siccome poi le parti contraenti desideravano con 

> eguale fervore che V occupazione militare non 

> fosse protratta al di là del tempo necessario 

> pel riordinamento del Governo, essersi- previa- 

> mente deciso che questa misura durasse si- 

> no al mese di settembre del mille ottocentor e 
ventidue, alla qual epoca i Sovrani collegati 
avrebbero preso di concerto col Re di Sarde- 

» gna in considerazione la situazione del Regno, 

> ed avrebbero risoluto di comune accordo di 

> continuare, o di desistere dalF occupazione del- 

> la linea militare (i). 

(4) Martens. Recueil te. tom. XVI, pag. 658. 

Traiti pnbl.de la Maiaon de Sa?oye tom. lY, pag. 508. 



a64 ANNALI H* ITALIA 

i44* ^oìk poi Carlo Fdioe che si fisicesse ri- 
goroso procesoo dei rei àeUst riTdusioiìe) ed in 
esecauone di tali ordini il Laogoleneale Gene-» 
tale con Palenli àA Tenlisei di aprile nominò una 
Delegauone di parsone legali e militari » per co- 
• nóscere escloaiTainente ad ogni altro magìstra- 
» to o tribunale dei delitti di ribellione, tradimen- 
n tOf insubordinazione ed altri commessi all^og- 
» getto di operare e sostenere lo sconToIgimento 
9» del legittimo goyerno del Re eseguito nel me- 
9» se di marzo (i) ». Questa Delegazione in cinque 
mesi giudicò cento e settant' otto individui per la 
maggior parte contumaci, dei quali ne condannò 
settanta tre alla mcurte ed alla confisca de^benì, 
altri alla galera o al carcere per difeeso tempo, 
ed alcuni ne assolse. Subirono V estremo supplì* 
zio Giacomo Garelli Captano Ajutante Maggiore, 
e Giovanni Battista Laneri LuogotenaiIcGli al* 
tri essendo contumaci furono impiccati in ^Gigie. 
Furono tra qiMsti Ansaldi, Garaglio, il Principe 
della Cisterna, Golegno, Lìsio, Morozso di San Mi- 
chele, Regia e Santa Rosa (z). Alcune altre sen- 
tenze fiirono posteriormente proferite anche dalli 
tribunali ordinaij« ma non vi furono altre esecu- 
zioni capiteli. 



0) RacGolU di editU ec. V0I.XV, pag.2H. 
(1) Ettratto delU lentmse delU Regit CMeguioM dai 7 mag- 
gio al 1 ottobre iSli. 



1821 065 

i45. U Luc^oteoenle Grenenle del Regno no- 
fiuDÒ etknSio { ai Teotisette di aprile ) una Gom- 
misuoQe particolare per efaminare la condotta de* 
gii nflbiali chle durante la rÌTola«ione si erano po^^ 
sii in istato di ribellione (i). Ne furono esaminati 
seicento e novanta quattro^ de^ qaali circa duecento 
e venU furono definitÌTamenle destituiti {%). 

i46. Fu eoiandio stabilita { ai sei di giu- 
gno ) • una Commissione superiore di scrutinio 
» per esaminare ndla maniera e , colle forme che 
n aYCSse giudicate pia opportune la condotta te- 
st nuta, nei passati sconvolgimenti sì dai regj Im* 
» piegati che da qualnncpe persona Collocata in 
» una pubblica amministrauone. Questa Gommis* 
9» sione Terificate le imputanoni che per pubbli- 
9» ca voce o altre particolari notizie fossero fatte 
9» ad alcun Impiegato proponesse al Luogotenen- 
» nente Generale quelle misure che credesse op- 
» portnne ». Per coadiuvare poi le operazioni della 
Commissione superiore furono stabilite Giunte par* 
ticolari di scrutinio in ciascuna Divbiooe (3). Yarj 
Impiegati furono con tal mezzo destituiti (4)« ^^ 
me in giurili casi suole acòadere, P intrigo prevalse 
talvolta alla pnbb&a causa. 

(0 Raccolte di «d^ttì. Voi. ICV, pag.lOQ. 

(2) Estratto delle Decisioni della G>mmÌ8sioiie dagli 8 mag< 
gio al i ottolnre 4824. 

(3) RmcoIu di editti ec.Vol.Xy^ pttg. 336-336. 

(4) Mtniorie particolari. 



fl66 ANNAU d' ITALIA 

147. PobbKcò similmente il Luogotenente Ge- 
nerale ( in data dà quattro di settembre ) che 
» le Università di Torino e di Genova fondate e 
» protette per essere i Santuarj della morale e 
» delle sociali discipline, avevano pur troppo avu- 
M to nel loro seno non pochi sovvertitori d^ognì 
s* legittima dipendenEa, ed insani autori di scan- 
» dalo e di desolazione nel funesto periodo delle 
s» passate vicende, né si sarebbero potute riaprire 
» senza nuovi ordinamenti, i quali tendessero a ri- 
si parare un tanto male. Quindi mentre il Re voi- 
n geva il pensiero a questo gravissimo oggetto le 
9» due Università rimanessero intanto chiuse nel 
n prossimo anno scolastico ». In Torino fu ezian- 
dio chiuso il Collegio detto delle Provincie (i). 

148. Eseguiti in gran parte gli atti di rigo- 
re, Carlo Felice ai trenta di settembre pubblicò 
un editto di amnistia il quale però conteneva 
molte restrizioni (2). Nel mese di ottobre egli ri- 
tornò poscia in Piemonte. 

i49- In tale sconvolgimento dello Stato furo- 
no naturalmente dissipate alcune somme, special- 
mente delle casse dei reggimenti e delle provin- 
cie. Ma lo sconcerto delle finanze non' fu gravis- 
simo. Non fu duopo di aumentare le imposizioni 
Soltanto si accrebbe il debito pubblico di cento 



'0) Raccolta di aditti. Voi. XVI, piig.83H45. 
(2) Editto nella gauetta piemontaie 482l> nam. 4 49. 



1821 a67 

cìnqQanta sei mila lire annne, per il capitale di dae 
milioni che Carlo Felice nel mese di marzo prese 
a prestito da banchieri milanesi per mentenere le 
troppe di No?ara (i). 

I So. Fa in qaest^ anno terminata una nooTa 
strada lungo la ScriTia per facilitare il passaggio 
da Novi a GrenoYa, editando quella scoscesa che 
si feceva dianzi per la Bocchetta. Una società di 
speculatori la cosirùsse in quattro anni colla spe- 
sa di uo milione e sessanta mila lire, ayendone 
in compenso un tenue pedaggio per anni tredici (2). 

iSi. Il Redi Sardegna conchiuse in quesf an- 
no una contenzione con quello dei Paesi Bassi ^ 
colla quale fu abolito frai respettiyi sudditi il di- 
ritto di albinaggio (3). 

I Sa. Nella Lombardia austriaca grande ed uni- 
versale fu r agitazione nei primi giorni della ri- 
voluzione di Piemonte. Supponendosi imminente 
un^ invasione dei Liberali, i malcontenti non dissi- 
mulavano più le loro speranze, e V Arciduca Ra- 
nieri Governatore aveva eziandio fatti i prepara- 
tivi per partire da Milano (4). 

I S3. Del resto tra F universale fermento era- 
vi una congiura collegata con quella del Piemon- 
te. Fra^ Liberali milanesi era insigne il Conte Fe- 

(0 Raccolta di ecUtU.yol.XV^ pag.365.^ 

(2) Memorie particolari. 

(3) Traités pubi, de la Maison de Savoye tom. iV, pag. 494. 

(4) Memorie particolari. 



, 268 ANNAU b' ITALIA 

derioo Gonfidoiueri, rioeo^ tdto, attmssimo, e de- 
clamante nel bollore della gioventà ohe » non 
» ora né sard^be giammai P uomo ligio alle cìr* 
99 costanze ed ai goTerni «.Egli aTevà mcomin- 
ciato ad acqiùstani qaaldie fama n^li aT^eoi- 
menti di Milano al cadere del Regno Italico (i). 
Viaggiò dopo qoeir epoca nell^ Italia meridionale, 
in Frància ed in Inghilterra e ai mite in corre- 
Iasione coi principali Liberali di quelle regioni Ri* 
toroAto in patria ▼' introdosse il mutuo insegna- 
mento ( che il Gotemo poco dopo proibì ) e ado^ 
prossi con Porro ed altri per stabilir? i la naviga- 
sione a vapore, V illuminaaione a gas e promuo- 
vere Tarj rami d^ industria. La rivoluzione di Ha* 
poli gli riscaldò facilmente la fantana, e gli sug- 
gerì di volgere F animo a piò grandi intraprese. 
Informato quindi sino dal cadere del precedente 
anno della congiura militare che si ordiva in Pie^ 
monte, nulla lasciò d^ intatto per secondarla, e con- 
tribuire a scacciare gli Austrìaci dalP Italia. Ragù- 
nò pertanto attorno a se alcuni cospicui Libera- 
li, e fra gli altri De Meester Generale in ritiro^ 
Giuseppe Pecchie, Barone Francesco Arese, Pie- 
tro Borsieri, i Marchesi Gr^rio Pallavicini, Giu- 
seppe Arconati Tisconti e Benigno Bossi Milanesi; 
il Cavaliere Pisani Dossi di Pavia, Filippo Ugoni 
di Brescia, il Conte Giovanni Airivabene di Man- 

0) 4844 S.43 e 47. 



1821 ^9 

tova^ e Yjbinara AtTOcaCo Hovarese domiciliato m 
Milana Qaesta società sotto k direiione del Goih 
£doDÌerì forino sul principio dell* anno il piano di 
ona guardia nazionale, ne disegnò il Comandante, 
cjoattro Colonnelli con molti Uffiz]ali,e pensò al 
provvedimento delle armi. Compose un Goyemo 
provvisorio connstente in una Giunta stabilita in 
Milano e succursale di quella di Torino. Doveva 
la medesima essere divisa in sette sezioni, e se ne 
nominarono i membri coi segretarj ed altri Im- 
piegati. La presidenza fu assegnata al Gonfalonie- 
ri. Si spedi a Torino il Pecchio per corrisponde- 
re fra le due Giunte, e dòpo scoppiata la rivolu* 
zione in Piemonte sMnviarono inoltre colà per i 
comuni interessi Bossi e Yismara. Si stabili di su- 
scitare tumulti popolari in Milano ed in Brescia, 
sorprendere le Fortezze di Peschiera e di Rocca 
d'Anfo, e trucidare il Tenente Maresciallo Bubna 
Comandante delle armi austriache in Lombardia. 
Si iissò il momento dello scoppio al giorno in cui 
i Piemontesi avrebbero varcato il Ticino^ e sicco- 
me questo movimento ritardava, ai spedirono a 
Torino Pallavicini ed un certo Gaetano Gastiglia 
a sollecitarlo. Ma P invasione non seguì, quindi la 
congiura lombarda non scoppiò. ^ 

i54« 11 Governo austriaco scopri di poi la tra- 
ngia, ne arrestò diversi complici, e nel mese di di- 
cembre lo stesso Con&lonieri. Questi sempre in- 
concusso^ confessò con vanto quanto aveva ope» 



a,yO ANNALI h ITALIA 

rato, e dopo lungo processo ai nove di ottobre del 
mille ottocento e ventitre fu condannato a morte 
con Borsieri, Pallavicini, Gaetano Gastiglia, Tonel- 
li, ed Àrese. L' Imperatore per -altro commutò a 
loro la pena in quella* del carcere duro nella For- 
tezza di Spielberg, in quanto al Con&lonieri per 
tutta la vita, ed agli altri per diverso tempo. Dei 
profughi ( che erano circa settanta ) furono con- 
dannati a morte in contumacia, Pecchio, Yismara, 
De Meester, Mantovani, Bossi, Arconati Visconti^ 
Pisani Dossi^ ^g^ni, ed Àrrivabene (i). A tutti i 
proAighi furono confiscati i beni {%). Altri quindici 
individui furono con posteriori sentenze condan- 
nati a morte per delitto di alto tradimento, ed an- 
che a questi P Imperatore diminuì la pena (3). 

i55. L^ Imperatore di Austria, ed il Grandu- 
ca di Toscana nel di trentuno di agosto, sotto- 
scrissero in Firenze un trattato per il libero tra- 
sporto delle sostanze, eredità, e successioni tra i 
loro rispettivi Stati, non meno che pel reciproco 
libero godimento delle pensioni a favore dei sud- 
diti di uno dei due Stati che passassero a dimo- 



(0 Documenti di ufficio nelU gazzetta di Milana del i914, 
nnm.24 e 22. 
Memorie particolari» 

(2) Documenti di ufficio nelle gazzette di Milano del 4823> 
nam.330.336. e iS2i, uum. 73-272. 

(3) Sentenza nella gazzetta di Milano del iS2i, num. 434 
e 203. 



1821 ^^x 

rare nel territorio delP altro. Il trattato fu di poi 
ratificato nell^ anno seguente^ e pubblicato nel mil- 
le ottocento e ventiquattro (i). 

1 56. Del resto mentre i Sovrani settentrionali 
adopravansi per sedare le rivoluzioni in Italia, un 
altra ne scoppiava nella Grecia. La propensione 
alla libertà diffusa generalmente in Europa era 
penetrata anche fra i Greci soggetti al dominio 
ottomano. Molti dei loro giovani eransi recati da 
varj anni a studiare nelle Università d^ Italia, di 
Francia, e di Germania^ e colle cognizioni lettera- 
rie e scientifiche avevano acquistato eziandio quel- 
lo spirito liberale che negli studenti si era molto 
diffuso. Era poi cosa fiicilissima che rinascendo fra 
loro la coltura, le antiche memorie della gloria e 
della libertà nazionale riscaldassero i loro animi, e 
la debolezza a cui era 'ridotto il decrepito impero 
ottomano inspirasse la lusinga di poter ricuperare 
r indipendenza. Da tutte queste circostanze pertanto 
ne derivò che sino dal mille ottocento e quattor- 
dici formossi una società segreta, detta degli Eteri- 
sli ( amici della libertà ) il di cui scopo era ^i hber 
rare la Grecia. Le rif olozioni scoppiale in Ispagna e 
nel Regno delle due Sicilie animarono viepiù i Gre- 
ci, ed in fine nella primavera di quest^ anno soUeva- 



(4) Rjiccolu degli atti del Governo del Regno Lombardo- 
Veneto del 1824. Voi. I^ part. I, nam. 8. 



aja ^ ÀNlfAU D ITAUA 

ronsi apertamente. Furono tra^principali autori del- 
la rìvoluzioDe Anogosti, Teodoro monaco di Me- 
ga Spileon, Alessandro e Desietrio Ipskndi, Ger- 
mano YescoTO di Patraasoi) Goloeatroni Tombasi, 
Odisseo, e IVìcela detto Torco&go. Dopo alcuni bre- 
vi ed infelici movimenti' anscitati dai Greci staU- 
Uti nella Tallaccbia, e nelb Moldavia ( antica Da- 
da ) la rivoluzione scoppiò nel Peloponeso, e quo* 
di comunicossi alla Grecia propriamente delta, ed 
alle vicine regioni, e specialmente alle isole del 
mare Egeo. Incomiiiciosai aDora quivi up^ aspra e 
sterminatrice guerra. Intanto i Turchi iaierivano 
contro i .Cristiani anche nei paesi non sollevati, e 
vi Airono onrilMii stragi di Greci in Costantino- 
poli, a Smime, ed in vari altri luoghi (i). 

1 67. Terminò in qoesl^ anno i soci giorni PIm- 
pcvatore Rapoleone. Era nato in Ajaccio ai quin- 
dici di agosto del mille settecento e sessanta nove 
da Cario Boonaparte dì fitmiglia originaria d^ Ita- 
lia ed allora ragguardevole in Corsica, eda Maria 
Letizia Ramolino. AH* età di anni dieci entrò ( gni- 
tuitampnte ) nella scuola militare di Brienne dove 
studiò per cinque anni e poi passò a quella di Pa- 
rigi. Nel m9)e settecento e ottantacinque (anno in 
cui perdette il padre morto a Montpellier) & no- 
minato a Sotto Luogotenente di artiglieria. Nel mille 
settecento e novantadue fu promosso a Capitano. 

0) ADii.hitt.4824 pag. 373-436^ et 652-664. 



1821 273 

Iteir anno seguente a Capo di battaglione e nel mil- 
le settecento e noTantaqnattro a Generala di brì- 
^ta. Cadde ipìudì in sospetto ai Rappresentanti 
de! popolo presso V annata delle Alpi ( Albitte, Sa- 
liceti, e Laporte ) e fii per alcuni giorni in arresto, 
e poi liberato pro^isoriamente. Mandato in Vandea 
ricusò di andarvi e iii destituito da Aubrj membro 
del Comitato di 'pubblica salyona. Richiamato al- 
ranni nd mille settecento e noTantacinque dal 
Grenerale Barras Rappresentante del popolo e Co- 
mandante r armata dell' interno, ebbe occasione di 
segnalarsi nel sedare ( ai tredici di vendemiajo ) 
la soUeyauone delle Seaùoni di Parigi. Fu allora 
nominato Generale di Divisione, e nelP an^ao se- 
guente fu destinato Comandante in capo delPar- 
mata d'Italia (i). Da queir epoca al mille otto- 
cento e quindici le sue gesta appartennero alla 
storia universale. Confinato udì' isola di Sant' Ele- 
na scrisse (o per <Sr meglio dettò a Montbolon 
e Gourgaud ) diverse memorie sulle sue operazio- 
ni. Tale occupazione però non fu sufficiente a to- 
glierli il rammarico della perduta grandessa e la 
malinconia del sog^orno in quell' isola, aumentata 
dai modi rigorosi, coi quali era custodito dal Go- 
vernatore Hudson Lòwe. In fine ammalossi gra- 
vemente nel giorno diciassette di marzo di que- 

(4) De Bottrrienoe. Memoiret. Ghap. I.-IX. 
Faio.MUud« l'AD.IIl.pag 297-299, et 373. 

T. VII. i8 



274 ANN4LI d' ITALIA 

st^ anno con morivo gastro-ipatito*cFomco ( corra- 
sione nelle membrane dello stomaco ), che poi de- 
generò in cancrena. Ai tre di' maggio ( disse il 
Vignali suo cappellano ) rìcevette il viatico sefloa 
alcan astante. Ai cinque mori Ebbe fonerali' mi- 
litari competenti ad un Genarale, e sepolcro me- 
diocre neir Isola medesima (i). 

1 58. Piccola era la sua statura, grossa avea 
la testa, neri e poi castagni i capegli, folti ì soprac- 
cigli, e vivace lo sguardo. Poco e bruscamente 
parlava, e generalmente rosso era il suo tratto. 
Parco era nel vitto, ed anche più nel bere. Oltre 
il figlio che gli era nato dalla Imperatrice Bbria 
Luigia, n^ ebbe altri due nati nel mille ottocento 
e sei. Il primo da una Polacca il quale dal cogno- 
me della madre fu di poi detto Walewshì, e Taltro 
da una Tedesca che fu denominato Conte di Leon. 

1 59. Nel precedente mese dì aprile aveva fatto 
testamento con diversi cckIìcìUì. Dichiarò in esso 
di morire nella religione apostolica romana, nel 
seno della. quale era nato. Trascurò la istituzione 
di un erede universale, e dispose degli avanzi delle 
sue ricchezze in legati ai suoi più cari. Il suo pa- 
trimonio eflEettivo consisteva in alcum oggetti pre- 
ziosi che aveva presso di se, in pochi beni nel- 
r Isola di Elba ed in circa quattro milioni di 

(1) Antommarchi. Derniers momeos de Napoleoo 17 mars-^ 
5 juillet. 

Onieara. Relation etc. Notice bist. sur la mori de Napo>eoQ. 



1821 tiyi 

firanchi che aveva lasciato presso Laffi^te banchìe- 
Te allorquando partì da Parigi nel mille ottocento 
e quindici. Calcolava boltre di avere circa due- 
cento milioni di franchi in crediti contro la Fran- 
cia per risparmj fatti sulla lista civile, ed in mo- 
bili lasciati nei suoi palazzi tanto in Francia che 
in Italia. Dispose che queste somme fossero distri- 
buite per metà ai soldati francesi che avevano 
combattuto dal mille settecento e novanta due al 
mille ottocento e quindicine per Paltra metà alle 
citta di Francia che avevano maggiormente fiofferto 
nelle due ultime invasioni straniere. Ma tali som- 
me non si poterono ricuperare (i). 

160. Intanto varj erano i discorsi sulla sua 
iama. Ammiravano molti i di lui talenti militari, 
coi quali aveva conquistato Tltalia, T Egitto, la Ger- 
mania, la Spagna, la Polonia ed era penetrato sino 
alla Capitale dèlia Moscovia. Osservavano essi non 
essere stati minori i talenti politici con cui aveva 
riportato tanti vantaggi nelle diverse transazioni 
diplomatiche delF armistizio di Cherasco al trat- 
tato di Lega colP Austria, aggiungevano doversi 
a lui la moderazione della rivoluzione, il rialza- 
mento degli altari in Francia, la compilazione del 
codice, i buoni ordini stabiliti in ogni ramo di 
pubblica amministrazione e la costruzione di' molte 
e magnifiche opere pubbliche. 

(i) Aniommarchi. Derniers momcM do Napoleo*. Tom. 11. 



276 ANN4L1 »' 1TAL14 

i6i. Air opposto osserraTano altri la Franoia 
atere di già molti buoni ordini, ed una feria pre- 
ponderante in Europa allorquando Egli ne aveTa 
invaso il sapremo potere. Quindi nelle riportate 
vittorie doT^ molto alle circostanze di aver po- 
tuto approfittare delle forze deU^ antica Francia 
accresciute dalla riT<rfuzìone. Nelle conquiste atere 
*più badato alla estensione che alla conserrazione. < 
Nei negozianti essere stata una Sbsione il calco- 
lare di poter conchiuderé vantaggiosa pace col- 
r Imperatore di Russia dopo P incendio di Mo- 
sca; essere stata imprudenza il non accettare le 
proposizioni dei Collegati nel coi^resso di Cba- 
tUlon. Al rialzamento degli altari essere succeduta 
la persecuzione di Pio VII, e la pretensione di 
volere dominare la religione cattolica per servirsene 
di un mezzo di politica. Opprimendo' la libertà 
pubblica avere contrariato lo spirito del secolo. 
Da tutto ciò esseme derivato che in diciotto mesi 
perdette le conquiste di venti anni, ed il tronostesso. 

i6z. Del resto tutti poi convenivano doversi 
più alla sua torbida ambizione che alle circostanze 
politiche la distruzione delle repùbbliche di Tene- 
zia, di Genova e di Lucca, deir Impero di Grer- 
mania, ed il sovvertimento della Spagna e del 
Portogallo per cui PAmerica si separò totalmen- 
te dair Europa. 

i63. Cessò anche in quest^anno di vivere Luigi 
Corvetto. Egli era nato m Grenova agli undici di 



182* 277 

luglio del mille settecento e cinquanta sei, e dopo 
di aTere sostenuto in patria i primi onori fu nel 
mille ottocento chiamato da Napoleone al Consi- 
glio di Stato. Rimasto in Francia al ritorno de' Bor- 
boni fu nel mille ottocento e quindici nominato 
mmistro delle finanze. Sostenne tale carica per lo 
spazio di un .triennio in tempi difficilissimi, e con 
molto Taptaggio di quel regno. Ottenuto onorevole 
ritiro ritornò in patria poTero^ e terminò i suoi 
giorni ai ventitre di maggio (i). 



(4) Memorie particolari. 



18 3^ 



SOMMARIO 



JLeggi promulgate dal Re di Sardegna. . . §. < i 

Regolamenti per le Univertità e le teuole inferiori i 2 

Convenzione fra il Re di Sardegna ed il Re del 
Regno delle due Sicilie per V aboUtione dell* al- 

hinaggio n 3 

Trattato di confini fra il Re di Sardegna ed il Du- 
cato di Parma, v 4 

Ordinanza nel Regno Lombardo- Veneto ndV aui- 

stema degli Impiegati ai divini ufficj. . . n 5 

Setta dei Maestri sublimi, arresto e condanna di 

Andiycme . » 6 

Condanna di settarj nel modanese .... « 7 
Assassinio del Direttore di Polizia. Presidio au- 
striaco in Modena m 8 

Condanna di Settarj negli Stati di Parma e di 

Piacenza m 9 

Ccfnyensione fra il Ducato di Parma e V Impera- 
tore di Austria relativa al presidio austriaco di 

Piacenza n 40 

Ahra sul godimento deUe pensioni dei rispettivi 

sudditi N ^i 

Abolizione dell* aìbinaggiofra Parma e la Baviera n 4 2 

Pio VII fa una nuova circoscrizione di Diocesi in 

Francia « 43 

Intraprese e condanne di Settarj nella Basilicata » 44 

Congiura in Palermo v 45 

NuotH> ordinamento del Ministero in Napoli. Ri- 
torno di Medici e di Tommasi. Parunza di Ca- 

* N 46 



28o 

jélm debito di UH milione t cento mila ducati di 

rendita § 

Legge tui maggioratefù 

Stato dell' Europa 

Indipendenza e gutrra della Grecia .... 

Congret» di Verona 

Principali i/uestioni in eteo agitau .... 
Co9wenzione tulio sgombramento del Piemonte . 
Diminuvone di truppa attriacha nel Regno dette 

due Sicilie 

Quettionijra la Buma e la Porta .... 
Bappretentanui e protesta dei Gred .... 
Disposizioni del Congresso di Verona intorno alla 

Grecia 

Questione sulla tratta dei Mori 

Sulla indipendenza delle Colonie spagnuoU dì 

america 

Sulla Spagna 

Dichiaratone JinaU del Congresso di Verona . 
Viaggi del Re di Prussia neWItalia Meridionale 

e del Re del Regno deUe due Sicilie in Austria n 
Morte di Canora w 



3< 



47 
48 
\9 
20 
24 
22 
23 

24 
25 
26 

27 

28 

29 

90 

-33 

34 
35 



1-8 3 S 



,1 



Re di Sardegna pubblicò in questa anno 
ditene l^gi ira quelle di già preparate dal suo 
Predecessore Y ittorio Emanuele, G>h queste rifor- 
mò il notariato^Ie ipoteche^ Tamministrasione d« 
boschi^ e delle nuniere, V e£tto penale militare^ ed 
il corpo de' Carabinieri, il nomerò de' quali iu de- 
terminato a tremila e cento (i). Stabifi in ogni 
provincia tribunali collegiali che denominò di pre- 
fettura, e diede ai medettmi regolamenti di prò* 
cedimento tanto nelle materie mili che ndle cri- 
minal]. ATTerti in tale occasione che f» bene os- 
« serrate le patrie l^p si sarebbe riconosciuto al 
» lume di sana esperiensa, se pur cedessero in 
» qualche parte al confronto di altre più vantate 
9 legislazioni. NeHe fette riforme poi volere spe- 
» àalraente ohe gli amatissimi suoi sudditi vedes- 
9 aero quanto egli era disposto in ogni atto della 
» sovrana sua autoriti ad accogliere quei voti che 
9 dettati, non da spirito di vana novità o di ser- 
» vile imitaxione^ ma da prudente maturo consi- 
» glio, potessero assicurare il più essenziale van- 
9 laggio del vivere sociale, P amministrazione cioè 



Ó) Raccolte di editti del Re di Sardegna pag. 6i, 77, 225, 
362, 387 e 405. 



28a AlfNAU h ITAUA 

n di una imparziale e pronta giustizia, senza in- 
» durre negli ordini antichi alterazioni inconside- 
t» rate, o di soferchio grandi (i). 

a. Pubblicò eziandio Carlo Felice nuovi re- 
golamenti per le UniTeraita di Torino e di Ge- 
nova, e per le scuole inferiori. Dispose con cpiesti 
che gli studenti fossero sotto severa vigilanza, af- 
finchè adempissero esattamente i doveri della re- 
ligione e della scuola. In tale occasione avverti che 
» le scienze e le lettere^ affinchè possano recar 
9 lume aUMoteUetto, vantaggio allo Stato e benefica 
» influenza sopra ogni ordine di cose^ debbono 
» essere compitamente imparate a dovere, e deb- 
» bono andare congiunte colla morale e cristiana 
9 condotta. Uno studio che le reiterate assenze di 
» molti studenti nel corso delPanno, e Pinoppor- 
» tuQa indulgenza negli esami rendono assai im- 
n perfetto, non fare cbe moltiplicare gli irrequieti 
» presuntuosi, quanto ad ogni ben (ute incapaci, 
99 altrettanto di brame altere. Una condotta immo» 
9» rale sottoponendo all^ arbitrio delle passioni Pim- 
» mutabili verità ed ogni interesse sì pubblico che 
99 priyato, produrre giovani di ogni legge divma 
9» ed umana impazienti, corrotti e corrompitori 
» Per la'qual cosa disposto ad onorare le scienze, 
99 pur<:hè fossero, com' è lor natura^ congiunte colhi 
9» virtù, avere sin d'allora giudicato, sebbene fos- 

(0 RaccoiU di editti Voi. rVUI, pag 324. 



1822 am 

» seco chiuse le UniTenità di Tomo e di Gè- 
9 Dova^ di preacnTere con apposito regobmento 
» quegli ordini fondamédtali che poterano assìcu- 
n rare del Tero addottrinamento e della saviezza 
M degli studenti, desiderando che r esatto adempi- 
» mento di tali ordini lo potessero muovere a 
ff concedere nuovi contrassegni della sovrana sua 
5> protettone (i). 

3. Fino dal giorno tre maggio del mille ot- 
tocento e dieciotto era stata conchiusa in Torino 
fra il Re di Sardegna e quello del Regno delle 
due Sicilie una convenzione colla quale erasì abo- 
lito fra i respettivi sudditi il diritto di albinaggio. 
Per varie circostanze la medesima non era stata 
mai rattificata. Finalmente tutte le di£Bcoltà fturono 
tolte di mezzo e con un articolo addizionale sot- 
toscrìtto in Napoli ai ventinove di gennajo di 
quest'anno dal Conte Solaro della Margarita In- 
caricato Sardo e dal Commendatore de Girardi 
plenipotenziario del Be Ferdinando, la convenzione 
fu messa in esecuzione. Si stabili che la medesima 
» si estendesse a tutte le successioni aperte dal pri- 
p mo giugno del mille ottocento e diciotto, qualora 
9> non vi fosse pregiudizio dell^ autorità della cosa 
4» difinitivamente giudicata, o legittimamente tran- 
» satta prima del cambio deUe ratificazioni (2). 

(0 Raccolu di editti Voi. XVUI,|Nig. 477-224. 

(2) Traités paM.de U ttUisoti de Smwoye Tom. JV, piis.424. 

Coli», delle leggi del Regno delle due Sicilie 4822^ niim. 244. 



a84 ANNAU b' ITALIA 

4* Con tmttafto dei dieci mano dei mille set- 
tecenlo e seesanta sa enno stati alab9ìti diffiaìta- 
mente luogo od tratto della Trebbia i confini fra 
gli Stati del Re di Sardegna e del Ducato di Parma 
e di Pkcensa. Dopo la umone dd GrenoTesato al 
Piemonte la linea di confine si estese maggior- 
mentcL Erenni poi fri gli abitanti prossimi alla me- 
desima diverse ijaestioni indecise. Da tutto ciò si 
conobbe la necessita di un mioYO trattato cbe fu 
di fiitti •sottoscrilto in quesf anno in Torino ai 
Tentisei di novembre. Furono col medesimo de- 
tcrminati i confini con precisione, e tolte di messo 
tolte le questioni (i), 

5. L'Imperatore di Austria nel mille ottocento 
e otto aveva pubblicata un'ordinana colk qnale 
aveva disposto che m i Ddegati provinciali cch 
» loro officiali^ i municipalisti e tutte le altre so- 
» periorità locali di quabivo^ia denominazioDe, 
» nei giorni di Domenica o di Festa, dovessero 
n assistere al pubblico divino oflhio parrocdnale 
9» nella chiesa primaria della rispettiva Città o G>- 
9» mune in luogo distinto. Questo intervento si ese- 
» gmsse con tutta la divosione voluta ddla rdi^ 
n gione, onde potesse servire. di esempio agli al- 
» tri sudditi ». In ques^ anno estese tale oidìnansa 
al Regno Lombardo Yenelo {%). 

(0 Tr«t.pabl.dc k Maison de Satojv Ton.IV, pag.SIS. 
(2) aaccolu degli Atii del Governo 4822 Voi. I^ pert. II, 
onm. 4S. 



1822 5i85 

6. Mentre però quel Mcmarca procuraTa colà 
di animare i suoi sudditi alla religione, e per con« 
seguenza ad una traoquìfla obbedienza, alcuni set* 
tarj si adoperayano ancora per indurli alfincre* 
dulilà ed alla rivolta. La società de' maestri so-, 
blimi, ossia de' muratori perfetti sTCTa introdotte 
alcune riforme ed in sostanza avera stabilito » do*- 
f» Tersi proscrivere ogni religione rivelata, distrug* 
99 gere tutte le Monarchie, uccidere . i Monarchi e 
n poi stabilire una popolare repubblica n Quindi 
i settarj ammessi al primo grado rìnunsiavano al- 
la religione da. essi professata, e giuravano sotto 
pena di morte di consacrare alla propagazione della 
setta tutte le loro facoltà fisiche, intellettuali, e pe- 
cuniarie, e di obbedire puntualmente e ciècamente 
ai loro capi. Quelli poi ^he appartenevano al se- 
condo grado, e denominavanli sublimi eletti, erano 
armati di pugnali ed obbligati di colpire col me- 
desimo i simboli della dignità reale. Solennizzavano 
costoro- quattro feste che alludevano alle princi- 
pali epoche della rivoluzione francese e fra le altre 
a quella della morte di liuigi XYl. Era loro in- 
dispensabile dovere d' infondere odio e livoYe nel 
popolo contro i principi, i nobili, ed i sacerdoti. 
Qubdi dichiaravano »• doversi nei giorni di pò- 
n polare movimento concedere luogo ad un mo- 
9» mentaneo trionfo della plebe, e eh' essa sac- 
» cheggi e si tinga del sangue patrìzio e sacer- 
» dotale^ affinchè compromessa una volta non pos- 



286 ANTIMI ì>' ITALIA 

M sa più ritirarsi. Doversi quindi stabilire governi 
» costìtusioiiafi) quai messi di frciUtar la distnisione 
» di ogni Nonarchia n H Consesso principale della 
setta denominato il Gran Firmamento risiedeva in 
Francia e fira gli altri subalterni che chiamavansi 
Centri ne aveva uno in Ginevra. Questo con al- 
tro nome era anche detto Congresso Italiano^ es- 
sendo appunto diretto a propagare la setta in Ita- 
lia. Un Micher Angelo Buonarroti fuoruscito to- 
scano che nVa membro vi ascrisse un tale An- 
drjane già militare francese^ giovane di ventisei 
anni, vano ed ambizioso. Fu questi subito ammesso 
col grado di sublime eletto, e quindi fu creato dia- 
cono straordinario per propagare in Italia le ri- 
forme fatte, istituire nuove chiese e nuovi sinodi 
i quali collegandosi col Centro di Gmevra avreb- 
bero poi dal medesimo ricevuto le ulteriori istru- 
zioni. Sul fine di dicembre di quesf anno egli re- 
cossi in Milano ed incominciò le sue operazioni. 
Ma nel gennajo delfanno seguente fu arrestato e 
quindi condannato a morte. L' Imperatore però 
gli diminuì, la pena commutandola in quella dei 
carcere duro per tutta la vita nella Fortezza di 
Spielberg. A richiesta del Governo francese fii po- 
scia liberato nel mille ottocento e trenta due (i). 

(0 ReUsione di ufficio inseriu nella GsBMlta di Milano dek 
22 gennajo 4824, nam.22. 

AodiTane.Méinoireti d'an ]]ri^oDnier d'élat. . 



1822 287 

7* ^^g^ Stati del Duca di Modena la polizia 
scooprì nelP anno precedente esservi liberi murato- 
ri, adelfi, sublimi maestri perfetti e carbonari (i). 
Li fece pertanto arrestare, e Francesco lY istituì in 
quest'anno un tribunale statario per giudicarne 
quarantasette, dei quali però dieci erano contu- 
maci. ErauTi fra essi ditiannoTe dottori, Tarj pos- 
sidenti e quattro antichi uffiriali del regno italico. 
NoTe (fra' quali sette contumaci) furono condannati 
a morte, sette alk galera e trentuno al carcere per 
diverso tempo. Il Duca diminuì la pena ad alcuni, frai 
quali ad un Francesco Conti che era uno dei carce- 
rati condannati a morte. Volle bensì che la sentenza 
capitale si eseguisse contro Giuseppe Andreoli sa- 
cerdote e professore di Umanità. liTel confermarla 
egli dichiarò » essere statò il medesimo seduttore 
» ttella gioventù e più reo per le sue qualità di 
ri sacerdote e di professore, delle quali abusò per 
» sedurre la gioventù ed attirarla nelle società dei 
9f Carbonari a cui apparteneva (a). 

8. Intanto mentre esercitavaosi tali atti di rigo- 
re, nella sera dei quindici di maggio fu ucciso 
proditoriamente Giulio Besini Direttore della po- 
lizia provinciale in Modena. Tale assassinio, ed il 
processo di tante persone ragguardevoli indussero 

(0 4820 §. 5. — 4824 §. 90. 

(2) Decisione del Tribunale statario straordinario residente 
in Rabiera degli i 4 settembre ed analogo decreto degli 4 4 ot- 
tobre 4822. 



288 AHIIALI 0' ITALIA 

quel Sovrano « chiamare un batterne anstriaco 
affinchè servisse di sicuro presidio nella sua Ga* 
pitale. Lo tenne dal mese di maggio a quello di 
settembre (i). 

9. Dai procesn fatti in fidano ed in Hlodena 
risultò che esuandio negU Stati dì Parma, di Pìa- 
cenaa e di Guastalla ti erùao sublimi maestri per*- 
fetti e carbonari introdotti sino dal mille ottocento 
e diciotto. Furono pertanto in quest^anno arrestati 
diversi rei o sospetti, ed altri fuggirono. Fra^sospelr- 
ti fi furono il Conte Iacopo Sanvitali professore 
di letteratura italiana e cancelliere deirUniversità di 
Parma, e Ferdinando Maestri professore di storia 
e di statistica nell* Università medesima. Questi con 
alcuni altri dopo vari mesi di carcere uscirono in- 
nocenti, e naturalmente mal disposti icontro il Go- 
verno che li aveva ingiustamente* arrestati. Frai 
contumaci furono condannali a morte il Conte 
Claudio Linati, Guglielmo Bordli ricco possidente 
ed Antonio Bacchi Capitano nelle troppe di li- 
nea. Fra'carcerati fu condannato a morte Giusep- 
pe Micali pubblico Impiegato, al quale però fii com- 
mutata la penb in quella del carcere. Gli altri 
( fra' quali Griacomo Martini Guardia ducale, ed An- 
tonio Bechet Maggiore nella truppa di linea ) 
furono condannati a nove anni di carcere. La Du- 
chessa Maria Luigia commutò quindi a tutti i prì- 

(I) Memorie particolari. 



1822 289 

gìooi la pena del carcere in altri e tanti anni di 
es^Uo (i). 

10. Quella Sovrana e V Imperatore di Austria 
soUoscrii^iero in quest' anno una convenzione per 
determinare i riipettivi diritti derivanti dal sog- 
gioma di un presidio austriaco in Piacenza sta- 
bilito dalla oonvensione del mille ottocento e di- 
ciassette. Si convenne specialmente » appartenere 
n all' Imperatore il fissare il numero delle truppe 
» cbe credesse conveniente al presidio di Pia- 
» oenn, i Comandanti però delle medesime non 
n influissero m modo alcuno nelP amministrazio- 
n ne civile della città (a). 

11. Le medeùme Potenze coachiosero ezian- 
dio { ai nove di dicembre in Verona ) altra con- 
venzione colla quale & stabilito che m pgn' Impie- 
9 gato suddito dei due Grovemi cbe risicuotesse una 
» pensione didle cass^ deiruno o delP altro Sta- 
» to, ottenesse dopo averne fiitta la domanda, la 
n &cQltà di goderne a norma della particolare 
n sua convenienza nel paese delP altro (3). 

iz. La Duchessa Maria Luigia con atto dei 
ventitre di marzo pubblicò » essergli stato sotto- 



(4) Senlenie dei 29 aprile e 25 settembre 4823> e 9 apri- 
le 4S24. 
Memorie particolari» 

(2) Baccolta di leggi del Ducato di Parma 4822, pag. 479. 

(3) RaccolU degli Atti del Governo del Regno Lombardo- 
Yeneto 4823, Vol.U, num.44. 

T. VIL 19 



2gO ANNALI D ITAUA 

ft posto che la legiskùone del Regno di Baviera 
» non aveva mai privato i forastieri dall' uso dei 
» diritti ci? ili, e principalmente di quelli Beiracqui- 
» sto e delle possessioni in quel Regno. Quindi 
t9 dichiarare che il diritto di albina^o era abo- 
» lito negli Stati di Parma a frvore dei sudditi 
n del Re di Baviera. Essi potessero perciò acqui- 
ci stare beni e dispome come se fossero sudditi 
n dello Sfato (i). 

i3. Narrai che nel mille ottocento e diciasset- 
te Pio YII aveva conchiuso un concordato colla 
Francia nel quale si erano aumentate quarantadue 
diocesi, ma che poi Patto era stato sospeso per 
diversi motivi, specialmente per le angustie in cui 
era allora coli il pubblico erario. Le finanze però 
di quel Regno presto migliorarono, ed il Governo 
fu in grado di poter dotare trenta nuove sedi ve-- 
scovili, fra le quali quattro metropolitane. Allora 
Pio VII fece una nuova circoscrizione delle dio- 
cesi di Frauda, e stabili che fossero ottanta, bk 
le quali quattordici metropolitane {%). 

i4« Nel Regno delle Due Sicilie accaddero al- 
cuni parziali sconcerti cagionati dai Settarj. Un cer- 



(4) MarteoB. Recaeil. Sappi. Tom. X, pag. 90. 

(2) Bolla Pii Ylì. patema cAtfrii. prìd. non. oct. MGCGXXU. 

Hfémoiret bisi. sor let affiiin» eccl. de Prance pendant les 
premieres années da dixnenTÌème siede. Tom. IH, Ckap. X. 
et XI. 

Amiuaire bist. 4822, pag. 635-638. 



1822 291 

io Ymte già CSapikano dei militi, Carbonaro di gra- 
da elevato, e quindi profugo scorrerà armato co- 
me narrai (i), con alcuni compagni per la proyin- 
da di Basilicata. Ai tre di febbrajo con venti se- 
guaci di LaurenaBàn» strappò dalle mani dei Gian- 
darmi un socio eh' era stato arrestato in quella 
terra. Ai sette entrò con sessanta compagni in Gal- 
▼dio e liberò da quelle carceri un Settario ( Fra 
Luigi ) eh' era stato arrestato poc^ ansi. A tanta au- 
dacia la pubblica forza raddoppiò la vigilanza e 
r energia. H B.e promise eziandio di usare clemen- 
za a guca soUe? atì che si fossero presentati spon- 
taneamente. Alcuni furono arrestati e varj si costi- 
tuirono prigioni da se stessi. Le Corti marziali ne 
condannarono dieci all' ergastolo e quarantasette 
alla morte. Di questi però soltanto undici subiro- 
no il supplizio, avendo agli altri il Re minorata la 
pena come aveva promesso (2}. 

i5. Palermo era occupato da forte presidio 
austriaco. Ciò nondimeno alcuni forsennati non du- 
bitarono di cospirare per promulgare una nuova 
costituzione. Uniti sm dal precedente anno in adu- 
nanze carbonare, sotto varie denominazioni, forma- 
rono diversi disegni, e fra gli altri quello di av- 

(0 4824 %. 54. « 

(2) CollMiono dcUe leggi del mi, nam. iSi. 
Aitiooli di officio nel giornele del Regno delle due Sicilie 
del 4S22. num. 76, 403, 405. 

Colletta. Storie ec. Lib. X, §. VIIMX. 



1^9^ AIIIIALI D ITALIA 

letenafe il pane o il vino che n distriboiira àllé 
truppa. La poHsia perreniie a scoprire qiial<ihe co*- 
9a^ e nel gt^nmo nom di g^cmajo di qiieaP àimo 
arrestò alcmii Settarj. Allora gli altri ( fra' quali 
il priiioipale era oo certo Heoeio aaiaeitibile eati- 
sidìco ) temendo di essere scoperti deliberarono di 
eseguire quanto prima la rivolnrione. Calcolarono 
essi che nella sera del giorno dodici di gennajò, 
annitersÉrto della nascita del Re, i principali Itt*^ 
piegali nasiionalt e Comandanti ànstriaci nurebbe^ 
ro iotertenuti, com' era di tiso^ al teatro» Delibetn- 
rono pertanto di assaltarii tutti assieme in quri 
laogoi, costringerli a dare gli ordini affinchè le For- 
tesze fonerò consegnate al popolo, quindi Irai»- 
da^li^ sorprendere e battere la troppa ed impa- 
dronirsi del goYenao. Ma neUo stesso giorno ittio 
di easi ( nn certo Landolina ) scopri il tntto al 
GoTemo, il quale seoaa tralasciare lo spettacolo 
prese le opportune precansioni. Allora i congiu- 
rati sftterriti abbandonatane ì loro dis^ni, e cer* 
carono di nascondersi o di foggirob Ne furono pe- 
rò arrestati sesaantadue, e di questi ne furono gin- 
stiriali dieci) fra' quali tre sacerdoti Gli altri per 
rivelanoni fiitte o per mancania di prote eU>ero 
pene minori (i). H GoTemo per assicurare Tie mag- 
giormente la pubblica tranquillitè fece disarmare 

(f) ScBfenta proierifto cklk Corte ouniale di Palerteo «ì 29 
gennajo e 18 settembre dei 4822, ed agli f4 ftprile d^ 1823. 
Memorie particolari. 



1828 995 

j «Itiidiiii, ^ distruggere il qu^riiere 4i P^lenDo 
dove ibitavwo uniti i Con^i^tori, i qntli ndr aii- 
00 mille oltoo^ta ^ f eoli avfQvano commeMo taa- 
tì 4<^Iitti (i). 

x6. Del ri9alQ «i «^nobbe generelm^iite ufA Re- 
gno delle due Sicilie che i partegiani a^IanliMimi 
delle aplkfae coaeimewi pel preeedeole eimo alla di- 
rezione dei pobUidi affari non ereno analoghi elle 
circoataoae. Le finanze specialmente minacciavano 
rovina, ed era pubblii» opinione ^ il boIo Uedioi 
foaie capace ài salvar!^. Difajtti il Re lo richiamò 
( fu detto di male foglia ) nel mete di giugno, e 
gli confari nnoYtypèate quello ^abroso miniatero. 
Crii diede anche T eserciibio di quello degli affari 
eaterì, del «spiale ere proprietario nominele il Prìn- 
cipe Alvaro Raffi) Ambasciadore in Tienna. Ri- 
miae Tooamasi. nel ministero della giuftìria. Diede 
nn naovip Ardinamenlo al Conaiglio di Stato, e fra 
le altre.. còse dispose che per la Sicilia vifofse un 
minisfiMro particolare reaideate io Napoli. Il Cano- 
sa avrer^o. all«r persona ed ai f^ncip] del Medici 
eU>e il {lirmesào di fore un viaggio ( equivalente 
ad una spepie di figlio ) e generosi suasidj dai 
Re per eseguirlo (2). 



(4) Memorie particolari. 

(2) Collezione 4elle leggi ec 4 822 num. 235-249. 
CoUeUa. Storia del Reame ec. lib. X, g. Xiil-XIV. 
CanoM. Epist. di riKpcjòa a Colletta pag. 202-208^ e net. p. 69. 



^^4 ANNALI d' ITALIA 

1 7. Nelle angustie però in cai era allora V era- 
rio, il nuoTO Ministro non potè esimarsi dal &re 
altro debito. Di &tti alienò un milione e cento 
mila ducati di rendita al settantacinque circa per 
cento. Cosi ebbe circa se^ci milioni e mezzo di 
ducati (i). 

i8. Ferdinando I pubblicò una legge (ai di- 
ciassette di ottobre) per facilitare le istituzioni 
dei maggiorascbi colla quale dispose » la rendita 
» imponibile dei medesimi non fosse maggiore di 
M trenta mik, né minore di due mila ducati. Po- 
s» tessero sottoporsi a tal yincolo ancbe le inserì- 
n zioni sul gran libro del debito pubblico (a). 

19. Da quanto ho in quest'anno narrato ri- 
sulta che P Italia non era punto tranquilla. Ma 
nel tempo stesso erano nella medesima situazione 
altre nazioni. In Germania ed in Polonia i Gover- 
ni eraho inquieti per ayenri scoperte Sette estesis- 
sime propense alla liberta ed alla unità naziona- 
le (3). In Francia alle varie Seftte che tì erano da 
molti anni^ nel mille ottocento e venti si erano 
aggiunti i Carbonari, i quali in quest'anno ordi- 
rono congiure militari contro il Governo. Esse fu- 



(0 Decreto del 40 fettembre 4822. 

BUnchioi. Storia delle fiùanse del Regno di Napoli Voi. Ili, 
p»g. 657. 

(2) CoUeiione della leggi ec. 4822 num. <i35. 

(3) Aumiaiie hÌBt,4822^ pare. 2, cbap. l, pag. 272-276. 



i^Sta 1195 

rono represse, ma tì rimase la corruzione che 1 
Settarj yi aye^ano prodotto (i). In Ispagna dopo 
il ristabilimento della costituzione erano continue 
discordie, agitazioni e taholta guerre civili (2). Il 
Portogallo non era meno sconvolto, ed intanto fra 
gli intemi sconcerti perdette il Brasile che « di- 
chiarò indipendente, acclamando Imperatore Pie- 
tro I figlio primogenito del Re Giovanni YI (3). 
20. I Greci che nelF anno precedente si erano 
sollevati contro i Turchi, in questo dìchiararonsi 
indipendenti (4) e promulgarono una costituzione 
temporanea (5). Continuavano intanto la guerra 
con alterna fortuna, e sempre con tutti gli orrori 
delle discordie civili, e del fanatismo. Funestato 
specialmente fu quest^anno dall^ esterminio di Ghio. 
Quest' Isola deliziosa, opulenta ed abitata da circa 
settanta mila uomini fu in gran parte sollevata 
dagli altri Greci nel giorno ventidue di marzo. 
Agli undici di aprile però il Capitano Pascià vi 
sbarcò un corpo di Ottomanni che tutto distrus- 
sero coir eccidio e colla schiavitù della maggior 
parte degli abitanti (6). 



(0 An. hi»t. 4822, part. I, chap. I el XIII, p. 2-4, 2i<.- 
24€.-77e..802. 

(2) Uì, p«rt. II, chap. X.-XI. 

(3) Ivi, part. II, cbap. XII.' 

(4) Martei». Recneil. Sappi XI, pag. 444. 

(5) Anniiaire hÌ8t.4822. App. pag. 675. 
(€) Ivi, chap. V et VI. 



H^ ANNALI I»' ITALIA 

ii.TaK erano le cireostanse /leir Èoropa al- 
lorquando secondo il concerto fiilto nelP anno pre^ 
cedenle in Lubiana, si radano un altro congresso. 
Il laogo fu stabìlilo in Verona, Nel mese di ot- 
tobre si recarono pertanto colà gP Imperatori di 
Austria e di Russia, il Re di Prussia ed i So- 
vrani Italiani, tolto 41 Papa. I Plenipotenziar) delle 
^grandi Potente furono per P Austria Metternicli 
e Lebteltem; per la Francia Montmorencj (Mat- 
teo) e Chateaubriand; per l'Inghilterra Wellington 
e Slrangtord-Gannig; per la Prussia Hardemberg 
e Bemstor^ e per la Russia Nesselrode, Lieven, 
Poiso di Borgo e Taticfaef (i). Il Papa ti mandò 
il Cardinale Spina; il Re del Regno delle due Si- 
cilie aveva con se il Principe Alvaro Ruffo, e col 
Re di Sardegna eravi il Conte della Torre. 

12. Le questioni principali messe in discussio- 
ne in quel consesso furono lo sgombramento del 
Piemonte e del Regno delle due Sicilie dalle trup- 
pe austrìache; aumento di rigore contro la tratta 
dei Morì; le bgnauKe reciproche fra la Porta e la 
Russia, e la rivoluzione greca; Piiklipendenza delle 
Colonie spagnuole, e il modo di reprìmere le pi- 
raterìe nei mari di America : i perìcoli della rivo- 
luzione di Spagna relativamente air Europa, e spe- 
cialmente alla Francia (2). 



(0 ADDuaire hist. 4822, part. Il, chap. Vili. 

(2) Chateaubriand. Gongrèf de Verone Tom. I, chap. XIU. 



18S2 297 

a3« Io quanto al Piemonte i Plenipotensiarj 
di Austria^ di Pniasia e di Russia sottoscrissero 
con quello del Re di Sardegna una convenzione 
( ai quattordici di dicembre ) nella quale in so- 
atansa fii stabilito » che le parti contraenti es- 
» sendosi occupate della questione, se nello stato 
» attuale delle cose del Piemonte si dovesse prò* 
w lungare o no P occupazione di una linea mili- 
» tare di truppe ausiliarie, ed avendo riconosciuto 
n che le sollecitudini del Re di Sard^pa ed i 
» progressi nelF ordinamento del proprio regno 
9» somministravano sufiScienti mallevadorie per la 
» conservazione della tranquilliti, si lera convenuto 
99 di comune accordo di ritirare il Corpo ausi- 
9 Ilario e di fissarne il modo ed il tempo della 
» ritirata. Stabilirsi pertanto che nello stesso mese 
» di dicembre gli Austriaci sgombrassero Yercelli, 
s» Yigevano e tutti i punti militari esistenti lungo la 
9 sinistra del Po. Partissero in tal epoca quattro 
» mila uomini Per il primo di aprile del pros- 
9 simo anno il Corpo ausiliario si diminuisse di 
9 altri tre mila uomini. A tal effetto fossero sgom- 
9 brate le piazze di Casale, di Voghera, di Tor- 
9 tona e di Castelnuovo, e tutti i luoghi occu- 
9 pati sulla destra del Po per motivo delle co- 
9 municazioni militari. I cinque mila ^uomini che 
9 a quell^ epoca sarebbero rimasti, fossero con- 
9 centrati nelle piazze di Alessandria e di Yalen- 
9 za, e la consta di queste coU^ intiero sgom- 



298 ANNALI b' ITALIA 

99 brartieoto del Piemonte 'dalle troppe austriache 
99 avesse laogo iimanu al primo di ottobre del 
99 mille ottocento e ventitre (1). 

24. n Regno delle due Sicilie non offrita an- 
cora garanzie sufficienti da permetterne un intiero 
sgombramente^ quindi il Re limitossi a proporre 
una diminuzione nel numero ddle truppe aunliarie, 
e fa stabilito che ne partissero diciassette mila (2). 

25. La persecuaione dei Turchi contro i Greci 
stabiliti nel loro impero che accennai nell^ anno 
precedente, aveva eccitato lo sd^[no di tutti i Cri- 
stiani, e specialmente dei Russi che avevano co- 
muni con quelli i prìncipj religiosi. Quindi essi 
accolsero e soccorsero generosamente coloro che 
si erano rifuggiti nei loro Stati, ed invocarono al- 
tamente la guerra per vendicare la religione ol- 
traggiata. L' Imperatore Alessandro fisso nei prìn- 
cipj della legittimità disapprovava la ribellione dei 
Greci, ma d^ altronde, secondando Io spirito pub- 
blico, faceva forti rimostranze alla Porta sugli ec- 
cessivi rigori che si erano esercitati contrari alla 
umanità ed ai trattati vigenti. Lagnavasi inoltre 
che contro i trattati medesimi si fossero mandate 
e stanziate truppe ottomanne nei Principati di 
Yallacchia e di Moldavia. Air opposto la Porta 



(0 Martens. Recaeil. Suppl. Tom. IX, pag. 663. 

Traiiés pub.de la Maison de Sayoye Tom.lV« pag.526. 

(2) Martent. RecoeU. Sappi. Tom. X, pag. 496. 



1822 299 

sosienéra cbe gli atti di rigore esercitati dal Gk^ 
Temo erano legittimi, e se yi era stato qualche 
eccesso dotevasi soltaato attribuire alla feccia del 
popolo* Essa poi chiedeta la consegna dei suoi 
sudditi ribelli rifuggiti in Russia e lo sgombra- 
mento di alcune sue regioni delPAsia occupate 
dai Moscoviti. Da tutto ciò questioni e talvolta 
miaaccie di guerra (i). 

a6. 1 Greci alF annunzio del Congresso di Ve- 
rona spedirono al medesimo Deputati a rammen- 
tare che 9f due tolte ayevano di già domandato ai 
» Cristiani di Europa soccorsi o almeno una stret- 
9» ta neutralità. Allora poi dichiarare che nello sta- 
» to attuale delle cose era impossibile che depo- 
si nessero le armi fintantoché non avessero otte* 
» nuta una esistenza nazionale e indipendente, e 
9» garanzie sufficienti per sostenerla. Se V Europa 
9» nel trattare colla Porta yoleta comprendere là 
9» Nazione greca, essi dichiaravano dì non accet- 
9» tare alcun trattato prima che i loro Deputati 
n non fossero ammessi a difendere i loro diritti. 
» Che se poi ciò fosse a loro n^ato, allora pro- 
si testavano alF Europa intiera ed alla grande fa- 
» miglia della cristianità che deboli ed abbando- 
9» nati, avrebbero continuato a combattere per mo- 
9» rire liberi e cristiani, come avevano vinto fino 

O 

V 

(4) Annuaire hiat. 4S24, part. II, duip.Il, et App. pag.652, 
664. — 1822 part. II, cliap. IV.-YI. ec.App. pag. 668-674. 



500 ANNAU b' ITALIA 

9» allina eoUa sola fona àeì Redentore, e per la 
» sola poisaoza divina (i). 

^7- Ma le grandi Potense di Europa non era* 
no ancora disposte a riconoscere la naaionalità 
greca* D* altronde V Aostria, la Francia, V Inghil-- 
terra e la Prusm temevano ehe la Russia a^ in- 
grandisse alteriormente in una nuova guerra colk 
Turchia. Quindi limitaronsi a temperare le ire ed 
a raddolcire gli animL Da ciò ne venne che il 
Congresso procurando di conciliare i diritti ddla 
legittimità e della umanità, si limitò a dichiarare 
che 99 la questione greca apparteneva * agli a£G3iri 
» interni della Porta e come tale doveva esaere 
» diffinita eachisivaniente dalla medesima. Per con- 
» aeguenu non tì doveva intervenire alcun altra 
» Potenta^ e se mai alcuna di esse intervenisse, 
» tutte le altre avrebbero agito seccmdo i prin* 
» cipj del diritto delie genti (a) ». Intanto disap- 
provando la sollevasione stabilirono d^ interporre 
per umanità i loro ufficj in fiivore ddle vittime 
della stessa (3). 

a8. Il principale e costante oggetto della po- 
litica deir Inghilterra era sempre la proibiaione 
della tratta dei Mori delP Africa per trasportarli in 
America. Quindi Wellington trasmise ( ai veoti^ 

(0 Martelli, ^ecaeil. Sappi. Tom. X, piig. 333. 

(2) Ann.hUt.4827. Apppag. 400. 

(3) Ann. biit. 4822. App.pi«. 708-709. 



1822 3oi 

quattro di do^enibre ) ai pleoipoleiiuarj delle gran-^ 
di Poteose ana noia circolare nella quale osser* 
Tata che » non ostante il difieto delle Potente 
» europee ( tolto il Portogallo ), questo infiioìe 
9 commercio continuata. Dttitti dal mese di lu- 
» glio del mille ottocento e tenti all' ottobre del- 
9» V annb seguente, essersene trasportati circa cen*- 
9* to settanta sei mila* Quindi essere necessarj suo- 
99 ti messi di rigore ( che indicò ) per imp^dir- 
» lo 99. Quei plenipotenziari però non crederono 
di contenine in tutti i messi proposti dalF Inghil- 
terra. Perciò limitaronsì a dichiarare ( ai ventotto 
dello stesso mese ) che » persistetaoo ìntariabil- 
9» mente nei principj e nei sensi che i loro so- 
99 trani atetano manifestati nella diehiarasione ( del 
9 Congresso di Yienna ) d^li otto di febbrajo del 
99 mille ottocento e quindieituon etere mai ces- 
n sato e mai cesserebbero di considerare il com- 
9» marcio d& Mori qual flagello che eteta trop- 
» pò «lungo tempo desolata T Africa, degradata 
99 r Europa ed afflitta la umanitè, té esser pron* 
99 ti a concorrere a tutto ciò che potesse assicu- 
» rare ed accelerare Y abolisione totale e diffini- 
9» tìta di tale commercio (i). 

29^ Accennai che le colonie spagnole di Ame- 
rica nel mille ottocento dieci atetano incomincia- 



(0 Ann. hist. i 822. App. pag. 700-706. 
ClMiUaufciriMid»CoDgrè« òe Verone Tom.I^ chap. XJV-XV. 



3oa ANNALI d' ITAUA 

to a soHeYarsi coatro la madre patria. Buenos kj" 
rea, V Uraguai, la Nuora Granata, Yenezaela ( col 
titolo di Colombia ) eransi di già coatitmte in Re- 
pubbliche indipendenti. Tutte le altre provincie 
erano in armi o in fermento, e P autorità spagno- 
la era ridotta quasi al nulla. Quindi molti assas- 
sini, pirati e tutti i mali delle guerre civili e tal- 
volta quelli peggiori delP anarchia^ e da tutto ciò 
diminuzione e quasi distruzione del commarcio. 
L^ Inghilterra alla quale molto « premeva il com- 
merciare con quelli Stati, riconobbe la loro esisten- 
za di fatto, ed aprì i suoi porti alle loro bandie- 
re. Quindi Wellmgton trasmise al Congresso di 
Verona ( nel di quattordici di novembre ) una me- 
moria la quale in sostanza conteneva che » le cor- 
« relazioni esistenti fra gl'Inglesi. e gli America- 
9». ni avevano collocato il suo Sovrano nella ne- 
» cessila di riconoscere desistenze di &tto dei Go- 
» verni formati in quelle diverse provincie, per 
» quanto bastava a trattare con quelli. Dover esso 
' 9» venire a qualche nuovo atto di tale ricognizio- 
9» ne. Desiderare perciò la cooperazione comune ». 
L'Austria rispose che « non avrebbe mai rìcono- 
9» scinto la indipendenza di quelle colonie fintan- 
9» tochè il Re di Spagna non avesse Uberamente e 
9» formalmente rinunziato ai suoi diritti di sovra- 
99 nità sulle medesime 99. Simile dichiarazione fece 
la Prussia. La Russia non volle per allora mani- 
festare* alcuna determinazione. La Francia palesò 



1822 3o3 

il desiderio di troyare aa meszo che conciliasie 
i diritti della legittimità colla necessità della po- 
litica» Questo mezzo poi secondo il plenipotenzia- 
rio Chateaubriand consisteva nel Ibnnare di quel- 
li Stati Tane monarchie indipendenti e costituzior 
nali, sotto lo scettro d^ Infanti di Spagna. Intanto 
fra quei diversi pareri nulla fii stabilito (i). 

3o. Del resto la questione principale del Con- 
gresso di Verona era quella di Spagna. La rivo- 
luzione essendo colà in gran bollore, Luigi XYIII 
( seguendo i consigli e gV impulsi di coloro che 
erano nemici di qualunque costituzione ) temeva 
che quelle idee esaltate^ represse in Francia dal 
dispotismo di Napoleone, vi ripullulassero in tan- 
ta vicinanza ed in tanto contatto. Quindi risolvete 
te di combatterle come T Austria aveva represse 
quelle dì Napoli e del Piemonte. Yoleva però co- 
noscere in^ qual modo . gli altri grandi Sovrani 
avrebbero considerata una guerra in Ispagna. Quin- 
di li fece interpellare in Yerona a manifestare 
» se, ed in qual modo avrebbero appoggiata la 
» Francia nel caso che richiamasse il suo Mini- 
» stro da Madrid, e fosse venuto in guerra colla 
» Spagna 9» La Russia dichiarò apertamente che 
avrebbe prestato tutto T appoggio morale e ma- 
teriale. L^ Austria e la Prussia gelose della consi- 



(0 Chateaubriand. Congrès de Véroue Tom. I, diap. XVI.- 
XVU, et Tom. Il, chap. IX.-XIII, et XVII. 



3o4 ANNAU P' ITAUA 

derasione che la Franok aYfddbe «cqnistaito in 
tele iatrspresa erano oontrarie aUa guemu Ifon- 
dmeoo dìchiararooo di dare V appc^gio morale 
ed occorrendo, io eertì casi e con alcune condì- 
sioni, avere il materiale. L^ Inghilterra dichiarò che 
» il riproTaregli affiiri interni di uno Stato in- 
» dipendente, a meno «he i medesimi non riguar- 
9 dassero gli interessi essenziali dei proprj sud- 
s» ifiti, era incompatibile coi principj che aTera sem- 
9 pre s^[uito nelle questioni relatiTe agli aftri 
» intemi delle altre nazioni. Gli Spagnoli are- 
n re una particolare avrersione dP intervento atra- 
» nierot Perciò essere di parere che quella rivo- 
n lozione si lasciasse consumare nel proprio era- 
» tere ». Essa offir) eziandio la sua mediazione^ 
ma la Francia la • ricosò. La risoloùone lu che 
r Austria, la Prussia e la Russia mandarono ai lo- 
ro Rappresentanti in Madrid dispacci comunicaduli 
coi quali disapprovaTano quella rivoluzione e con- 
sigtiavano moderazione; nel caso poi che i loro 
consigli non fossero intesi, dnedeasero i passa- 
porti (i). 

3i. Sul fine del congresso V Austria^ la Prus- 
sia e la Russia diressero alle rispettive loro Ina- 
zioni presso le altre Corti una dichiarasione cir- 
ci) Blartens. Récueil. Suppl. Tom. X, pag. 174-494. 
ClutetabrUad. CoDgrèi de Verone Tom. I, cbap. XIX, XXTIll 
tìt LVII. 



1822 3o5 

colare ( in data dei quattordici di dicembre ) in- 
torno ai principali risoltamenti del medesimo. In- 
cominciarono coir accennare quanta si era stabili- 
to sulla partenza delle truppe ausiliarie dal Pie- 
monte e del Regno delle due Sicilie, quindi sog- 
giunsero 99 COSÌ per quanto gli aTtenimenti ave- 
» Tano corrisposto ai loro voti essersi effettuata 
n la dichiarazione fetta al termine del Congresso 
n di Laybach » <£ non voler promulgare oltre i 
limiti di una rigorosa necessità il loro interrento 
nelle cose d^ Italia 9» così svanire i vani timori, 
4> le ostili interpretazioni, le sinistre profezie, che 
n r ignoranza e la mala fede* ayetano sparso per 
" r Europa, per trarre in errore la opinione dei 
n popoli sulle intenzioni sincere e leali dei mo- 
n narchi. Nessuna segreta vista, nessun calcolo am- 
» bizioso, o interessato avere avuto parte alle ri- 
9» soluzioni che una imperiosa necessità aveva lo- 
9» ro dettate nelF anno precedente. Resistere alla 
» rivoluzione, prevenire i disordini^ i delitti; le ca- 
si lamità infinite ch^ essa chiamava sulP intiera Ila- 
» lia; stabilirvi T ordine e la pace; dare ai Go- 
9» verni legittimi i soccorsi che avevano il diritto 
» di chiedere, esser V unico oggetto dei loro pen- 
ti sieri e dei loro sforzi. Di mano in mano che 
9» quest' oggetto si compiva, èglino ritiravano, ed 
« avrebbero continuato a ritirare i soccorsi che 
» una necessità troppo vera aveva solo potuto 
t provocare e giustificare. Felici di poter lascia- 
T. VII. ao 



3o6 ANNALI h* ITAUA 

I re al Principi che dalla provvidenza ne erano 
stati incaricati la cura di vegliare alla sicuree- 

' za ed alla tranqaillità d^ loro popoli, e di to- 
gliere in questo modo al mal talento fino V ai- 
timo pretesto di cui avesse potuto far uso per 
spargere dei dubbj sulla indipendenza dei So- 
vrani d^ Italia. 

3 a. 9 Colle risoluzioni prese a sollievo del- 
r Italia, sarebbe stato consc^ito lo scopo del 
Congresso di Yerona, quale era stato indicato 
da un impegno positivo^ ma i Sovrani ed ì ga- 
binetti riuniti don aver potuto a meno di non 
rivolgere i loro sguardi a due gravi complica- 
zioni, il cui sviluppo li aveva senza posa tenu- 
ti occupati dopo il Congresso di Lajl^ch. Sul 
finire di quella ragunanza essere accaduto un av- 
venimento della più alta importanza. Quello che 
il genio della rivoluzione aveva incominciato nel- 
la penisola occidentale e tentato in Italia, V ave- 
va consumato all'estremità orientale delFEuro- 
pa. Nel momento stesso in cui le rivoluzioni di 
Napoli e di Torino cedevano all'approssimarsi, 
di una forza regolare, la face della rivolta essere 
stata lanciata io mezzo all'Impero ottomano. 
L^ epoca contemporanea degli avvenimenti non 
lasciare alcun dubbio sulla identità della loro 
orìgine. Lo stesso male che li riproduceva in 
tanti e cosi diversi punti sempre con forme e 
linguaggi analoghi, quantunque sotto pretesti di-*. 



1812 3o7 

n Tersi, palesare troppo evidentemente V officina 
» comune ond* era uscito. Gli uomini che areva* 
n no diretto a quelle mosse essersi lusingati di 
» trame partito per seminare la dxsanìa nei con- 
n sigli deUe Potenze e per infievolire le forze che 
n nuovi pericoli poteyano chiamare in altri luo- 
» ghi delU Europa. Tana essere stata tale lusinga. 
n Risoluti di respingere il principio delle rìvolu- 
» zioni in qualunque luogo e sotto qualsivoglia 
n forma avesse osato dì comparire, essere essi sta* 
n ti solleciti nel riprovarlo. Occupati assiduamen- 
» te del grande oggetto delle loro comuni sol- 
» lecitudini, aver saputo resistere a qualunque con* 
9t siderazione che avesse potuto iàrli traviare, ma 
9 dando ascolto nel tempo stesso alle voci della 
» loro coscienza, e ad un sacro davere, avere irat- 
n tato la causa della umanità in livore delle vittime 
» di una intrapresa quanto male ponderata, altret- 
» tanto colpevole. Le molte comunicazioni confi- 
» denziali che avevano avuto luogo fra le cinque 
9 Corti in quest' epoca^ aver posto la questione 
n intomo all^ Oriente sopra basi di unanime ac- 
» cordo intieramente soddisfiicenti, e la loro unio- 
» ne a Verona non aver avuto che a consacra- 
» re ed a confermare tali risultamenti. 

33^ f» Altri avvenimenti meritevoli di tutta la 
» loro sollecitudine aver fissato i loro sguardi sul- 
» la situazione deplorabile della penisola occiden- 
n tale di Europa. La Spagna soggiacere al desti- 



3o8 ANNAlA^' ITALIA 

99 no rìserboto a quei paesi che a?eTano avuto 
M la mala sorte di cercare la prosperiti su quelle 
9 ?ie che non possono condurvi. Percorrere essa 
» il circolo filiale ddla sua riTolosioDe che uomini 
99* traviati o perversi avevano preteso di rappresen- 
99 tare come un beneficio, anzi quel trionfo di un 
I» secolo di lami. Il potere legittimo essere quivi in- 
99 catenato, e servire esso medesimo d^ istromento 
«9 per rovesciare ogni diritto e tutte le liberti legali. 
99 II regno essere in preda ad ogni specie di con- 
99 vubioni e di disordini, la guerra civile conso- 
99 mare le ultime proprietà dello Stato. L* anione 
99 di tanti elementi di disordine e di confusione 
99 inqfnrare giuste inquietudini ai paesi che erano 
•9 in immediato contatto colla penisola. I Sovrani 
99 non poter contemplare con indifferenza tanti 
99 mali sopra un paese accompagnati da tanti pe- 
99 rìcoli per gli altri. Quindi le loro ambascerìe 
99 aver ricevuto V ordine di abbandonare la peni- 
99 sola. Da tutto ciò pertanto conoscersi che i piìn- 
99 cip) i quali avevano a loro servito di goida co* 
99 stante nelle importanti questioni d^ ordine e di 
99 conservauone, alle quali i reeenti avvenimenti 
99 avevano dato cosi alta importama, non erano 
99 stati smen^ nelle ultime loro transazioni. Con* 
99 fidare essi che avrebbero trovato altri e tanti 
99 collegati in tutti coloro die erano rivestiti del 
9» \ supremo potere, e lusingarsi che le loro paro- 
99 le sarebbero considerate come im nuovo pe^ 



1822 3o9 

» gno della loro risoluzione ferma ed immutabi- 
» le di consacrare alla prosperità delP Europa tut- 
» ti i mezzi che la Provtidenza aveta messo a 
» loro disposizione (i) ».I1 Congresso si disciolse 
nella meta di dicembre. 

34. Il Re di Prussia durante quel Congresso 
fece un viaggio per Tltalia meridionale, e giun- 
se sino a Napoli. Ferdinando I sul fine di dicem- 
bre recossi a Yienna, e tì si trattenne sino alla 
state delPanno seguente (2). 4 

35. Cessò di ?ivere in quest^anno Antonio 
Canota insigne scultore. Egli era nato in Possa- 
ffno, terra della provincia di Treviso, nel di primo 
di novembre del mille settecento cinquantasette. 
Visse in Roma. Morì casualmente in Yenezia ai tre- 
dici di ottobre (3). 



(4) nLurteii8.RecueU.Snppl.Toin.X, pag.l95. 

(2) Memorie particoUrì. 

(3) Mitsirini. Della Viu di Antonio Canova. 



18 2 5 



SOMMARIO 



Jiisposta del Governo spagnuolo alla dichiarazione 

del Congresso di Verona §. A 

Questioni fra la Spagna e la S.Sede . . . ■ 2 

/ Francesi invadono la Spagna e Ferdinando VII 

riassume il potere^ w 3 

H Principe di Carignano si reca a guerreggiare in 

Ispagna e ritoma a Torino « 4 

Pretensione del Re del Regno delle due Sicilie alla 

Reggenza di Spagna m 5 

Ristabilimento del potere assoluto in Portogallo n 6 

Gli Austriaci sgombrano il Piemonte . . . ■ 7 

Dotazione deW Accademia delle Scienze di Torino. 
Riaprimento delle Università di Torino e di Ge- 

nova • 8 

Ì)on!ifenMon/e fra V Austria e la Sardegna per la 

consegna dei disertori w 9 

Trattato di amicizia e di commercio fra la Sarde» 

■gna e la Porta Ottomana n iO 

L' Imperatore d* Austria conchiude un trattato col 
Duca di Modena per il libero trasporto delle so- 
stanze fra' rispettivi sudditi * .ii 

Altro simile ne sottoscrive nel Ducato di Parma n 42 

Introduzione del sistema monetario austriaco nel 

Regno Lombardo Veneto ■ 43 

Incendio della Basilica di San Paolo nella via 

Ostiense ■ 44 

Mone di Pio VII. Cenni biografici . . . ■ 45 

Elezione di Leone XII i 46 



3l2 

Diminuùone dell* esereùo au$triuco tul Regno delle 
dite Sicilie, e nuot^ ordinamento dell' esercito na- 
politano §. 47 

Condanna di Settarj in Napoli e nella Terra di 

Lavoro -....■ 

Sevizie e condanna di De Matteit Intendente di 

Cosenza n 

Condanna di Settarj in Palermo ■ 

Terremoto in Palermo. Inondazione in Messina * 
Funesto accidente in Malta ■ 



1 


t 


49 


20 


24 


22 



m %mt 



1 8 S 3 



I. JLja dicbiarazione del Googreaso di Vien- 
na non fa punto sufficenle a moderare la ri?olii« 
zione di Spagna. Quel GoTemo rispose » la soa 
M costituzione promulgata nel mille ottocento e 
1» dodici, rovesciata dalla violenza do|^ due anni, 
s» e ripristinata nel mille ottocento e venti, esse- 
9 re nazionale. La Spagna non essersi mai inge» 
» rita nelle leggi interne di altra nazione, quindi 
» non riconoscere in verun^ altra il diritto dMn- 
» tromettersi ne^ suoi affari, I mali che V affligge- 
» vano non derivare punto dalla costituzione. £s<- 
» sere i medesimi inseparabili dalla rivoluzione, 
s» Del resto alla Spagna sola spettare il porvi ri- 
» medio. Il Governo spagnolo non si sarebbe mai 
9 allontanato dalla linea che gli indicarono i suoi 
9 doveri,^ P onore nazionale ed il suo attaccamene 
9» to al codice fondamentale giurato nel mille ot- 
s» tocento e dodici ». Ricevute tali risposte i Rap- 
presentanti di Austria, di Francia, di Prussia e di 
Russia nel mese di ^ennajo partirono da Madrid (i). 

z. Partì eziandio il Nunzio pontificio; ma m 
ciò conviene accennare che quel Governo volen- 

(0 Arch.diploin.Tom.m, pag. 428-475. 
Marteos. Recucil. Suppl. Tom. X, pag. 474-232. 
Annoaire hist. 4822, part.lJ, chap. V. 



3l4 ANNALI h ITALIA 

do dimmuire la iafluenza ecclesiastica, sino dal 
mille ottocento e Tenti afeva soppresso la Inqui- 
sizione, i Gesoiti, e circa trecento monasteri o con- 
venti di altri Ordbi religiosi (i). NelPanno s^uen- 
te aye?a disposto che cessasse qualunque paga- 
mento a Boma per bolle, dispense e qualsivoglia 
altro titolo ecclesiastico, soggiungendo che » essen- 
» do conforme alla pietà ed alle generosità della 
« nazione spagnola il contribuire al decoro ed al- 
n lo Splendore della Sede Apostolica, come anche 
n alle spese necessarie per il Governo univer- 
n sale della Chiesa, assegnava per allora al Santo 
s» Padre un^ o£Perta volontaria di novemila scadi 
ff annuali, oltre le somme indicate nei precedenti 
fi concordati (2) ». Nel mese di settembre del mil- 
le ottocento e ventidue nominò Hinlstro plenipo- 
tenziario in Rx)ma il Canonico Villanuova il qua- 
le nelle Corti aveva manifestato sentimenti contrarj 
alle massime della Santa Sede, ed aveva poc** an- 
zi pubblicata un^ opera che era stata proibita dal- 
la Congregazione delP Indice. Da tutto ciò ne ven- 
ne che il Papa disgustato dai principj e dalla pro- 
pensione della rivoluzione spagnola, ricusò di ri- 
cevere quel Bappresentante. Allora il Governo di 
Madrid scacciò dalla Spagna ( nel mese di gen- 
najo di quest^ anno ) il Nunzio pontificio Giaco- 



0) Arch.dipl. Vol.UI, p. 452, 490, 204, 2S6, MS, 337, 339. 
(2) Wi, pag.440.4H. 



1823 3i5 

mo GiustiDÌani) e richiamò un Incaricato di aflh- 
ri che ateya in Roma (i). 

3. Del resto il Grovemo Francese temeva sem^ 
pre pia la influensa dei principj esaltati vigenti 
in bpagna. Era inoltre molestato dalle trame di 
alcani suoi fiiorusciti i quali aTevano colà alzata 
una bandiera ih nome di Napoleone IL I parti- 
giani delP antico dispotismo esageravano tali timo- 
ri, ed infine la Corte decise di venire alla guerra. 
Invano vari nomini di Stato ( tra\ quali Tallej- 
rand ) si opposero sostenendo » esser vani quei 
n timori, ingiusta, pericolosa, inutile quella guer- 
« ra 9». Lo spirito di parte prevalse alla politica, 
e si corse alle armi (a). Sul principio di aprile 
circa cento venti mila Francesi capitanati dal Du- 
ca di Angoulemme entrarono in' Ispagna per di- 
struggere la costituzione. Gli Spagnoli rovinati nel- 
le finanze^ e divisi dalle parti non poterono resi- 
stere a tale ferza ordinata. Quindi i Francesi oc- 
cuparono fiicilmente Saragozza e Burgds neUo stes- 
so mese, Madrid ai ventidue di maggio e Siviglia 
ai diciannove di giugno. Le Corti ed i Ministri 
conducendo seco il Re ( che nel di undici di giu- 
gno sospesero dall'esercizio del sovrano potere) 

(4) Documenti reUtiYi alU queitione colla Spagna nel Sappi, 
al Diario di Roma dei 22 febbraio 4823, n. 45. 

Arch.dìplom.Yol.in, pag.470, 474, 483, 540. 

(2) Ann. hitt. 4823, part. I^ chap. I, et IV, pag. 40-23, et 
pag. 446-464. 



3l6 ANNAU 1>' ITAUA 

con tutta la sua fiiiniglia, u ritirarono a Cadice; 
ma finalmente dorettero cedere, e ani fine di set- 
tembre lasciarono al Sofrano la libertà di passa- 
re al Campo francese. T principali Liberali si ri* 
fiiggirono per la maggior parte in Inghiltemu Fer^ 
dinando YII riassunse P assoluto potere, e inco- 
minciò subito a perseguitare quelli che erano ri- 
masti nei suoi dominj (i). iicune truppe firancesi 
rimasero poscia in Ispagna al miUe ottocento e 
ventotto per rassodarvi l'autorità soTrana {%). 

4. n Principe di Carignano partito da Firen- 
ze sul fine di aprile recossi a combattere nell' eser- 
cito francese in Ispagna. Giunto al quartiere ge- 
nerale ai sedici di maggio, nel giorno seguente eb* 
be in Bnitrago il comando di una brigata di 
dragoni. Marciando colla vanguardia si trovò nel 
di otto di giugno ad un combattimento seguito 
ad Elviso, ed ai trentuno di agosto intervenne firai 
granatieri all' assalto ed alla presa del Trocadero 
presso Cadice. Ritornò poscia a Torino sul prin- 
cipio di febbraio dell'anno seguente (3). 

5. Allorquando i Francesi preparavano la spe* 
diaione di Spagna, consideravasi generalmente Fer- 
dinan4o YII quasi prigione fira* proprj sudditi. In 

(4) Ann. lùt 4823, partU, ctuip.VI-lX. 
Ghateanbrìaad. Coogrte de Verone Tom. II, chep. U, IV, Vili, 
IX, et XVI. 

(2) Aiin«kut4S28, pert.n, chap.Vai, im«.507.508. 

(3) Memorie purticoUri. 



1823 3i7 

tele circostanza Ferdinando I Re del Regno delie 
due Sicilie, quale chiamato ad etentaale succes- 
sione, propose che a se ( o pure ad un suo Rap- 
presentante ) fesse affidata la Reggenza di quella 
monarchia sino alla liberazione del Sovrano. L'Au- 
stria appoggiava tale proposizione^ ma la Francia 
la rigettò, non volendo che altre Potenze s' inge- 
rissero nelle cose di Spagna (i). ^ 

6. Gli avvenimenti di Spagna influirono na- 
turalmente sul Portogallo. Quivi sul principio di 
giugno i) Sovrano riprese il potere assoluto; ma 
per una rivoluzione intema e senza intervento di 
armi straniere (a). 

7. Secondo la convenzione di Verona deiran- 
no precedente le truppe austriache sul fine di set- 
tembre ^ombrarono intieramente dal Piemonte. 
Le spese per il loro ntisntenimento sommarono a 
diciotto milioni e mezzo di lire. Il Re non volendo 
aggravare lo Stato di tale peso straordinario, vi 
supplì con risparmj fatti nel proprio esercito, man- 
tenendo truppe di meno dell'usato durante la oc- 
cupazione straniera (3). 

8. Carlo Felice fissò in quest' anno (con de- 
creto dei sette di febbrajo)la dotazione dell'Ac- 
cademia delle scienze di Torino e la determinò 

(1) QuteanbrUiid. Gongrèt de Verone Tom. I, ebap. XIV, 
XVUI, etTom.U.chap.!. 

(2) Ann. kitt. 4823, part«,ll, chap.X. 

(3) Memorie particolari. 



3l8 ANHAU h ITAUA 

in anDue lire ireotamUa e ottocento (i). Nel mese 
di noTembre poi fece riaprire le Uniyersità £ To- 
rino e di GrenoTa che erano state chiuse nelle 
turbolente del mille ottocento e yentuno (a). 

9. La conyenuone stabilita fra il He di Sar- 
dina e P Imperatore di Austria nel mille otto-» 
cento e diciassette per la reciproca consegna dei 
disertori, era spirata nel mille ottocento e Tenti- 
due. Fu allora prorogata temporaneamente (3). 
Frattanto si trattò per rinnovarla con aggiungervi 
ciò che l'esperienza aveva fatto riconoscere ne- 
cessario per renderla piò vantaggiosa. La nuova 
convenzione fu dipoi sottoscritta nel di undici di 
luglio di quest'anno, e si stabili che » continuasse 
9» .ad essere in osservanza di cinque in cinque an- 
» ni, senza che alla scadenza di tal termine fi>sse 
» necessario che venisse espressamente rinnovata^ 
» fino a dichiarazione contraria di una delle due 
n Potenze contraenti (4) ». Le ratificazioni furono 
cambiate nel mille ottocento e ventisei ed allora 
soltanto la convenzione fu pubblicata. 

IO. Sino a quest'epoca la Gasa di Savoja non 
aveva avuta alcuna correlazione diretta colla Porta 
Ottomana, né la sua bandiera era riconosciuta da 

0) Raccolta di EditU Voi.XIX, P'g''^^- 

(2) Ui, V0I.XX, |Mig.434. 
Memorie particolari. 

(3) Traités publiq.de U Maiaon de Sa^oye Tora.iy, p..530. 

(4) Baccolta di £ditti Voi. XXVI, pag. 47-48» 



1823 3j9 

qaella Potenza. Quindi i Sardi che commerciavano 
in Oriente erano costretti di mettersi sotto la pro- 
tezione di bandiere straniere. Dopo la unione del 
Genoyesatp Vittorio Emanuele erasi immediata- 
mente adoperato per istabilire direttamente cor- 
relazioni diplomatiche colla Porta, ma aveva in- 
contrato forte opposizione per parte della Francia 
gelosa del commercio genovese in Levante. Final- 
mente colla mediazione deir Inghilterra si superò 
qualunque ostacolo e nel giorno venticinque di 
ottobre di quest^anno fu sottoscritto in Costanti- 
nopoli un trattato di amicizia fra la Sardegna e. 
la Porta. Le relazioni commerciali furono stabilite 
sulla base in cui erano fra la Porta e la Gran 
Brettagna. Il Re di Sardegna mandò poscia un 
Ministro plenipotenziario a risiedere in Costanti- 
nopoli, e consoli nei principali porti ottomani, e fu- 
rono presi gli opportuni provvedimenti affinchè i 
Sardi potessero fare un più libero commercio nel- 
r Arcipelago e nel Mare Nero (i). 

II. iieì giorno dodici di agosto fra^ plenipo- 
tenziari dell^ Imperatore di Austria e del Duca di 
Modena fu sottoscritto in Milano un trattato col 
quale fu reciprocamente stabilito fra. gli Stati dei 
due Sovrani il libero trasporto delle sostanze, del- 
r eretta e delle successioni, restando abolita qua- 
lunque tassa per causa di esportazione. Il trattato 

« 

(0 TraitéB pubi, de la .Maìton de Savoye T.IV, p. 538-550. 



3aO ANNALI b' ITALIA 

fu dipoi messo in TÌgore ai sei dì li^rajo del 
oulle ottocento e Yenlisei giorno in cui furono com- 
binate le ratificazioni (i). 

ift. Altro simile accordo f Imperatore France- 
sco I stabili colla Duchessa di Parma. Quin^ am- 
bedue i Governi pubblicarono (ai tentisei di ago- 
sto) notificazioni uniformi colle quali annunziarono 
che " i sudditi degli Stati di Austria e di Parma 
9f erano ammessi al reciproco godimento dei di- 
fi ritti civili per acquistare e possedere beni sta- 

n bili (2). 

1 3. Accennerò eziandio che con patente del di 
primo di novembre Francesco I eslese al Regno 
Lombardo Veneto il sistema monetario ch^era in os- 
servanza negli altri Stati dell'Impero austriaco (3). 
r4* Grran disastro accadde in quest^anno a Ro- 
ma. La basilica di S. Paolo *nella via Ostiense fon- 
data da Costantino Magno^ e riedificata dagli Im- 
peratori Teodosio ed Onorio con preziosi marmi 
e soffitto di legno, ristaurata ed ornata da vaq 
sommi Pontefici, nella sera dei quindici di luglio 
fu rovinata da causale incendio. La fbr^a del fuoco 
dutnisse il tetto e cinquanta magnifiche colonne 
di marmo, fia le quali ventiquattro di frigio (pao- 
nazzetto) di un valore inestimabile. Grave ed uni- 
ci) Trattato nella Gazzetta di Milano del 4826> num. 4 47. 

(2) Raecolta degli Atti del regno Lombardo Veneto del i 823«. 
part. JI, num. 46. 

(3) Itì^ num. 24 . 



1823 321 

Tarsale fa il dolore per la perdita di un tanto mo- 
namento. Solo il Papa non lo conobbe, perchè es- 
sendo infermo, i famigliari glielo celarono per non 
cagionarli un inutile dispiacere (i). 

i5* L' infermità di Pio YII proveniva da una 
caduta fatta ai sei di luglio, nella quale si era rot- 
to il collo del femore sinistro. La gravità del ma- 
le fu accresciuta dalP età avanzata, e qe derivò 
un invincibile languore, al quale finalmente nel 
giorno venti di agosto dovette soccombere* Era 
nato in Cesena ai quattordici di agosto del mille 
settecento e quarantadue nella famiglia dei Chia- 
ramoDti, nobile ma non doviziosa; ed al battesimo 
fu chiamato Barnaba Luigi. NeiUetà di anni se> 
dici entrò fra^ monaci Gasinesi, ed allora nomossi 
Gregorio Barnaba. Pio TI di cui era parente^ nel 
mille settecento ed ottanta due gli conferi il Te* 
scovato di Tivoli, tre anni dopo la trasferì a qnel* 
lo d^ Imola, e lo creò Cardinale. Esaltato al Pon- 
tificato ai quattordici di marzo del mille e otto- 
cento governò la Chiesa anni venti tre, cinque 
mesi e sei giorni. Visse anno ottantuno e giorni 
sei. Fu divoto, man^eto ed umile. Largo coi pò- 
Terr^ fu parco coi suoi parenti ai quali non per- 
mise mai che venissero a Roma. Diede a loro te- 
nui assegnamenti e regali finché visse e lasciò in 
morte un patrimonio che appena ascendeva al va- 

m 

(4) Mtmorìe particolari. 

T. VII. »i 



3aa ANNAU D* ITALIA 

lore di circa cento e cinquanta mila scodi prore'» 
nienti dai risparmi del suo appannaggio e dai re- 
gali ricevutL Molte cose, come narrai, operò nella 
Chiesa e nello Stato e nella maggior parte segai 
i consigli del Cardinale Consalvi suo Segretario 
di Stato. Alle cose raccontate aggiungerò che pro- 
mosse specialmente gli studj archeologici, facendo 
scavamenti ed ampliando i musei del Vaticano e 
del Campidoglio. Formò eziandio una galleria ?a* 
tìcana unendo nella medesima rarj quadri dei pri- 
marj. autori, che un tempo sparsi in rarj luoghi, 
nel mille settecento e novanta sette erano stati 
trasportati in Francia, ed erano stati ricuperati nel 
mille ottocento e qiùndici. La sua memoria rima- 
se in Tenerazione. 

i6. Ai due di settembre trenta sette Cardina- 
li entrarono nel conciate che fu ragunato nel pa- 
lano del Quirinale. Ne sopraggiunserp di poi al- 
tri dodici, così che in tutto furono quarantanote. 
Molli erano zelanti esclusivamente delle cose an- 
tiche, e fra questi segnalavansi Gregorio, Falsacap- 
pa, Testaferrata, e Pallotta. I moderati ( detti yoU 
garmente diplomatici ) non erano che diciassette 
ed i principali erano Consalvi, Spina, Arezzo, e Ta- 
brìzio Ruffo; ve n^ erano poi diversi indifferenti a 
qualunque parte. I diplomatici diedero alcuni vo- 
ti ad Arezzo, ma più a Castiglioni il quale dai di« 
ciassette di settembre* in poi ebbe sempre quin- 
dici voti. Gli zelanti ne diedero a Gregorio, ma la 



1823 3^3 

maggior parte a Severoli. Questi di fatti nella mat- 
tina dei Tentano dello stesso mese n' ebbe venti- 
sette, e probabilmente nel prossimo scrutinio ne 
avrebbe avuto un numero sufficiente per es* 
sere eletto ( cioè i due terzi del totale \ ma nel- 
lo stesso giorno per mezzo del Cardinale Albani 
ebbe V esclusione dalla Corte di Vienna dove 
era stato Nunzio. Allora i principali zelanti invi- 
tarono esso medesimo ad indicare un Cardinale 
che credesse idoneo, ed egli propose Annibale del- 
la Genga. Di fatti questi dai ventidue di settem- 
bre incominciò ad avere dodici e più voti. Intan- 
to alcuni si adoprarono per esaltare il Cardinale 
della Somaglia Decano del Sacro Collegio il (juale 
era generalmente desiderato dai politici e dai let- 
terati, ma non poterono ragunare ( ai ventisei di 
settembre ) più di dodici voti. Prevalse la parte 
che favoriva il Della Genga, e si adoperarono spe- 
cialmente > per lui Pallotta molto attivo ed Ode- 
scalchi piissimo. Questi trassero a se gF indifferen- 
U, rivoltarono- Clermont-Tonnere e Naro che era- 
no fra i diplomatici, e nella mattina dei vent^ otto 
dello stesso mese di settembre il Della Genga eb- 
be trenta quattro voti, e perciò rimase eletto. De- 
gli altri quindici voti ne furono dati otto al Ca- 
stiglioni e sette a diversi filtri Cardinali. Il nuovo 
Pontefice assunse il nome di Leone XII in grata 
memoria di Leone X il quale aveva beneficato il 
pittore Girolamo Genga suo antenato. 



3a4 ANUTALl d' ITALIA 

17. A tenore di quanto si era stabilito nel 
congresso di Y^ona (i) sul principio delPanno 
diciassette mila austrìaci partirono dal Regno delle 
due Sicilie. In quanto poi al suo esercito Ferdi- 
nando I con decreto dei ventisette di giugno dis- 
pose che oltre la guardia e quattro reggimenti di 
STÌszeri, tì fossero otto reggimenti di fanteria di li- 
nea, quattro di caTalleria, quattro battaglioni di cac- 
ciatori, un corpo di giaodarmerìa ed altro di arti- 
glierìa (2). Circa la marìna con altro decreto pre- 
scrìsse che vi fossero due vascelli, sei fregate, una 
corvetta, sessanta cannoniere o bombardiere ed al- 
trì ventinove legni minori (3). 

i8. In Napoli e nella terra di Lavoro la po- 
lizia scoprì che alcuni miserabili univansi in- so- 
cietà scerete denominate nuova riforma di Fran- 
cia^ Ordoni di Napoli ed Escamisados collo scopo 
di uccidere Sovrani e stabilire Repubbliche. Ne 
furono arrestati diversi, ed i tribunali ne condan- 
narono sei alia morte, e diciotlo ai ferri (4). 

19. Nella Calabria citerìore alcuni imbroglio- 
ni denunziarono sul fine del mille ottocento e ven- 
tuno essersi istituita una nuova setta denominata 
dei Cavalierì Tebani o Cavalierì europei rìforma- 

(4) 4812 §. *i4. ' 

(2) ColletioDe delle leggi del 1823^ noiii.659. 
(a) Iti, nam. 8l2. 

(4) Santo delle seoteuxe nel giornale del Regno delle due Si> 
cilie 4823, nam. 284, 290, 299. 



1823 3a5 

ti, diretta similroeote ad aramauare i regnanti e 
distruggere le monarchie. Un Giambattista De Gat- 
tis provinciale prepotente ed avido di vendicarsi 
contro alcuni abitanti della terra di S. Mango, coi 
quali aveva una lite, aggravò nelP anno seguente 
h denunzia sostenendo esservi una congiura per« 
manente in tutta la Calabria. £ra Intendente in 
Cosenza ( Capitale della Calabria citeriore ) Fran- 
cesco Nicola De Hattheis fiiutore del dispotismo, 
altero ed ambizioso. Egli colse pertanto volentie- 
ri una tale occasione per procacciarsi fama ed ono- 
re, e forse acquistarsi un posto fra' Segretarj di 
Stato. Chiese pd ottenne la facoltà di compilare 
esso solo il processo contro i cospiratori di tutte 
tre le provincie di Calabria. Fece quindi arresta- 
re molti individui e nulla omise per provare la 
congiura. Adoprando contro sette rei e quaranta 
testimonj battiture, ceppi, ^ioUari di ferro inchiodati 
al muro, l^ature strette e congiunzioni di pollici 
delle mani con quelli dei piedi, dbbe le prove 
che bramava. Fatta quindi nominare una Gommes- 
slone militare in Catanzaro, consegnò alla, medesi- 
ma diciassette rei. Di- questi eranvene dieci di San 
Mango e fra essi il Parroco con altri due sacer- 
doti. La Commessione nel dì ventiquattro di marzo 
del mille ottocento e ventitre ne condannò tre 
alla morte, e dieci ( tra i quali nove di S. Mango ) 
ai ferri. Eseguita la capitale sentenza s' innalzaro- 
no molte grida contro la irregolarità e la ìogiu- 



5a6 ANNALI b' ITAtU 

stìzìa della medesima, e sul fine del mille ottocen- 
to e feotiqaatlro il Re commise la cogaizione del- 
ia cosa alla Corte suprema di giustisia. Questa fe- 
ce arrestare il De Mattlieis coi suoi prìocipali com- 
'pliciedopo un lungo e strepitoso processo, T ay- 
Tocato generale lo accusò di calunnia contro le 
popolazioni di Calabria che suppose cospiratri- 
ci, di falsità nel processo, in cui tre individui fu- 
rono condannati a morte e di abuso di autorità 
facendo tormentare rei e testìmonj. Chiese pertanto 
la pena di morte tanto contro di Ini quanto con- 
tro De Gattis suo cooperatore, e d^ Alessandro uo- 
mo di legge alla Commessione militare. La Corte 
suprema proferì la sua sentenza nel di sedici di 
luglio del mille ottocento e trenta. Di sedici giu- 
dici otto votarono per la morie del De Mattheis, 
ed altri e tanti furono di parere che non costas- 
se abbastanza del delitto di calunnia e di falsità. 
Quindi in parità di voti prevalse la sentenza più 
mite, lyutti però Io giudicarono reo di sevizie per 
abuso di potere e lo condannarono a dieci anni 
di relegazione. Per D^ Alessandro e De Grattis la 
Corte ordinò ulteriore istruzione (i). Declamarono 
allora i (autori delle antiche cose » non doversi 
» permettere che i Liberali si rallegrassero della 

(i) ColenUDO. CoDcliuìoni nelU caoM contro De Maktheit ed 
altri. 

Decisione della Corte suprema di Ginstitia di Napoli dei 40 
Inglio 4830. 



1823 Sa; 

»' condanna di uno dei più divoti al trono (i) » 
e tanto insistettero che il Be ai Tentinore di no* 
Tembre dello stesso anno per clemensa decretò 
» essere condonata la pena di dieci anni di re- 
» legazione inflitta al De Mattheis, Non si proce* 
99 desse ulteriormente sul conto del D^AIessan- 
99 dro e del De Gattis^ essere condonata la pe- 
si na che rimaneTano a subire sei dei giudicati 
» dalla Commessione militare di Catanzaro {2). 

20. Anche in Palermo la polizia scopri che 
alcuni antichi setSarj, uomini oscurìssimi« raguna- 
Yansi nuovamente in società segreta che ayerano 
denominata de^ Carbonari di nuova riforma. Ne ar- 
restò alcuni, uno prese T impunità e rivelò il tutto. 
Una Commessione militare, nominata in quest^ an- 
no per giudicarli, nel prossimo ne condannò due 
a morte e sei ai ferri (3). 

21. Due gravi disastri accaddero in quest'an- 
no in Sicilia. Ai cinque di marzo il terremoto dan* 
neggiò molti edificj in Palermo e sotto le rovi- 
ne perirono diciannove persone. Nella notte se- 
guente u quattordici di novembre un impetuoso 
uragano scoppiato sopra Messina ed i vicini* vil- 
laggi cagionò inondazioni le quali devastarono cam- 

(4) Memorie partieoleri. 

(2) decreto nel gioite, dei Regno delle dae Sicilie del 4830^ 
nmn. 278. 

(3) Senteoa della CommeMione militare di Palermo dei 30 
aprile 4624. 



3a8 ANNALI D*^ ITALIA 

pagne, rovinaroDo edifizj, affogarono armeoli e ceo- 
to e sedici nomini (i). 

22. Un funesto accidente aTTenne in Malta. 
Nel giorao undici di febbrajo, oltiaìo del carneya* 
le, furono ragunati, secondo un antico costume, 
molti fanciulli del basso popolo in un convento 
di Minori OsserranCi per distoglierli dal chiasso, e 
ricrearli con alcuni cibi Passando per un corrido- 
ro oscuro, all' estremità del quale vi era una sca- 
la si affollarono, i primi caddero per i gradini, mol- 
li altri vi si ammucchiarono sopra, e circa cento 
rimasero il tal guisa miserabilmente soffocati (2). 



(4) Memorie ptrtieuliiri. 

(2) Nòtìfieatioiie del Goveruo di Malto dei 42 febbre jo 4823. 



18 2 1^ 



SOMMARIO 



^nguitie commerciali in Italia §. 

Dimùmzione di tassa fondiaria in Piemonte 
Estensione deW oMisùone dell' albinaggiofia Im 

Sardegna e V Austria 

Morte di Vittorio Emanuele le della Duchessa del 

Chiahlese 

— di Ferdinando III Granduca di Toscana^ a cui 
succede Leopoldo li 

-— di Maria Luigia Duchessa di Lucca a cui sue- 
' cede Carlo Lodovico 

— del Cardinale Consalvi 

Leone XII promulga un nuotH) Motu^proprio 2e- 

gislatipo 

— promulga una costituzione sul metodo degli studj 
~- sopprime la Commessione di vaccimaione 

— suoi rigori 

— fa una nuot^a drcoscrisùone delle parrocchie di 

Roma 

— pubblica una bolla sui vescot^ati eUlTAnnoifer 

— Sue sollecitMtdini per le cose di Francia . . 
Impostura e condanna di Chasciur .... 
ConiMnaùoneffra le corti di Napoli e di Vienna sul 

corpo ausiliario austriaco ... 
Nuovo debito di Napoli di quindici milioni di 

ducati 

Leggi promulgate in SieUia sulla costnmone delle 

strade / . i 



4 
2 

3 

4 

5^ 

6 

7 

8 

9 

40 

44 

42 

43 

' 44 

45 

46 

47 

48 



33o 

Leggi mlU mggiogOMom §. 19 

IntrodusUane ddla tuud^Miont m vapcrt . . ■ 20^ 
Moru di Eugenio Beauhamaii e di Luigi XFIII 

Re di Francia ■ 21 



i S ^ k 



i. £i 



ira in questi tempi Tllalia angustiata 
nel commercio essendo aTvilite le sue produzio- 
ni ed arretrata la sua industria. Frumento^ olio, 
lana, seta, canape e lino erano i principali articoli di 
esportazióne. Ma i popoli cbe anticamente compra- 
Tano if^nostro fru|nento avevano migliorata la lo- 
ro agricoltura. D^ altronde dopo che la Russia sul 
fine del precedente secolo aveva conquistata la Cri- 
mea (i) ed aveva aperto colà sbocchi alP interno 
del suo vasto impero, da quei porli si trasporta- 
vano nel mediterraneo grani, il costo de^ quali era 
molto inferiore a quelli d' Italia. Quindi avvilimen- 
to di prezzi nei nostri. La chimica avendo inven- 
tato diversi succedanei alP olio, anche in quest'ar- 
ticolo ne derivò diminuzione di valore e di espor- 
tazione. La lana, il liqo, la canape, ed in molti luo- 
ghi la seta, si asportavano grezze. La meccanica 
aveva somministrato in Francia ed anche più in 
Inghilterra molte macchine per agevolare manifat-. 
ture^ la chimica vi aveva di poi aggiunto il va- 
__pore per accelerarne il moto, ed i Governi colla 
loro grandezza fiivorivano tali invenzioni. AlP op- 
posto gV Italiani coi loro tenui mezzi erano ri- 

(0 ^788, Bum. 6. 



33a AHNAU d' ITAUA 

masti Io ciò arretrttì. Qaiodi panni, drappi, tele, 
tessuti di cotone, cuoj, laTorì di bronzo e di ac- 
ciajo, porcellane, cristalli, e tante altre manifiitlure 
straniere introdotte in Italia. Immensa poi era spe- 
cialmente la quantità degli ornamenti femminili, 
detti volgarmente di moda, che proveniTano dalla 
Francia. Aggiungevasi il consumq molto aumenta- 
to dello zuccaro e del cafie, de' Tini di Francia e 
di Spagna e tanti altri oggetti di lusso, e da tut- 
to ciò ne deriyaTa un rovinoso sbilancio fra la 
importazione e la esportazione. Per rimediare tem- 
poraneamente ad un tanto male, i GoTemi Italia- 
ni applicaronsi generalmente a stabilire nuoTe ta- 
riffis di dogane, per escludere quanto più (osse 
possibile merci straniere. Il Re del Regno delle due 
Sicilie procurò inoltre di favorire la marineria mer- 
cantile coir accordare rilascj ( dal dieci al qua- 
ranta per cento ) sul dazio delle merci importa- 
te ed esportate con bastimenti di sua bandiera (i). 
A. Intanto il Re di Sardegna per recare qual- 
che sollievo ai Possidenti angustiati dal basso prez- 
zo d^i grani, diminuì per quest' anno la contribu* 



(1) Decreto del Re di Sardegmi dei 30 aprile 4834. 

Raceolu di editti del Regno LomlMrdo-yeDeto 4824, ii.3l. 

Notificasioni del Tea. pontificio dei 47 gennajo 4725, 30 no- 
▼embfe 4826, e 20 giugno 4827. 

Golleùooe delle leggi del Regno delle due Sicilie (823, 
nam.884. 4824, num, 4 483 e 4437. 



1824 S3S 

siooe fondiaria di un dodicesimo (i) cioè di cìr^ 
ca on milione di lire. 

3. Fin dal mille settecento sessanta tre la Sar* 
degna e PAustrìa, come narrai (a), avevano conchia* 
so nha convenzione per abolire fra^ rispettivi sad- 
diti il diritto di albinaggio. In quest^ anno poi ne 
sottoscrissero un^ altra ( ai diciannove di novembre ) 
per estenderla ai paesi posteriormente uniti alle 
due monarchie (3). 

4* Dopo lunga e varia malattia nel giorno die- 
ci di febbrajo cessò di vivere in Honcalieri il Be 
Tittorio Emanuele. Era nato ai ventiquattro di 
luglio del mille settecento e cinquanta nove del 
Re Yiltorio Amadeo III e della Regina Maria An- 
tonietta de^Rorboni di Spagna. Probo e moderato, 
fu amato dai sudditi finché fu siil trono, e vene- 
rato da tutti dopo che dignitosamente ne disce- 
se. Oltre le figlie maritate col Duca di Modena 
e col Duca di Lucca, lasciò colla superstite Re- 
gina altre due fanciulle. Agli undici di ottobre mo- 
rì eziandio la Piìocipessa Marianna di Savoja Du- 
chessa del Ohiablese. 

5. Ai diciotto di giugno dopo breve malattia 
reumatica terminò similmente i suoi giorni Fer- 
dinando III Granduca di Toscana. Eira nato ai sei 



(1) Patemi dei 21 giugno 1S24. 

(2) 4763 §.3. 

(3) Traités pubi, de la Maisoa de Savoye Tom. IV, p. 554. 



334 AIIVfAU b' itaua 

di inag§;io del mille settecento e sessanta nove. 
Governando uno Stato bene ordinato e trancjQil* 
lo non somministrò molta materia agli annali. Ha 
colto ed aflfabile, fu amato dal popolo in vita e 
compianto in morte. Gli successe il figlio col no- 
me di Leopoldo II. 

6. Morì eziandio in quest^anno Maria Luigia 
Duchessa di Lucca. Soccombette ad idropisia di 
petto in Boma ( dove suoleva dimorare nelP ki- 

^ Terno ) ai tredici di marzo, mentre era nelP anno 
quarantesimo secondo deir età sua. Le successe il 
figlio Carlo Lodovico. 

7. Fra^ morti illustri in qnest^ anno si deve 
anche fare menzione del Cardinale Ercole Consal- 
vi celebre per la influenza esercitata nel pontifi- 
cato di Pio TII. Morì ai ventiquattro di gennaio 
neir età di anni sessanta sette. Fu zelante del pub- 
blico bene e facile conciliatore fira le antiche e 
moderne ideej corteggiatore degli stranieri potenti 
ed imperioso sui sudditi pontificj^ fatigatore inde- 
fesso^ ma senza alcun ordine, e fra^ grandi aflbri 
intento spesso ai più minuti^ regolò con opportu- 
ni concordfiti le correlazioni della Santa Sede con 
varie Potenze ^adoperandosi per ordinare lo Sta- 
to incominciò molte cose, ne stabili alcune, e ne 
lasciò varie imperfette. Fra queste ultime il codi- 
ce^ il catasto, ed il fondo per V aAimortizzazione 
del debito pubblico. 



1824 335 

8J Leone XII aTTerso alle noTikà civiK del 
Gonsalfì, e tenace degli antichi usi aristocratici in- 
traprese immediatamente a riformare Io Stato. Pub- 
blicò pertanto che » dopo le orribili calamità Pio 
9» TII aTeya messo mano coraggiosamente alF in- 
9» nalzamento di un edificio di pubblica ammini- 
» strazione. ÀTCTa veduto però quel Pontefice che 
9» tali nobili istituzioni avrebbero potuto rettifi- 
9» carsi e migliorarsi, come realmente areTa fatto 
9t con tante provvidenze posteriori distaccate e 
99 male interpretate. Essere adunque necessario di 
«9 ricomporre quel vasto edifizio; quindi col pa- 
99 rere di una Commissione di giureconsulti, e di 
» una Congregazione di Cardinali aveva innova- 
«9 to varie disposizioni del motu-proprio del mil- 
9 le ottocento e sedici. Avere restituito alla ITo- 
9» bilia quella distinzione di coi gode in tutti gli 
99 Stati civilizzati) ed avere accordato ai proprie- 
tà larj una più estesa e più libera disposizione del- 
99 le loro sostanze ». Promulgò di fatti un altro 
molu-proprio col quale molle cose nuove dispo- 
se e fra le altre soppresse quattro piccole pro- 
vincie unendole alle vicine. Restrinse le Congrega- 
uoni governative (consigli presso i Capi/delle Pro- 
vincie ) cangiò in parte le leggi di successione fi 
quelle di procedere civile. Ai tribunali collegiali di 
prima istanza surrogò giudici singolari. Ampliò la 
giurisdizione dei Vescovi nei giudizj civili. Con- 
cesse la fiicoltà d^ istituire fedecommessi e primo- 



536 ANNAU b' ITALIA 

geniture in perpetuo e per qualuoqse piccola <{uaii- 
tità di beni stabili. Prescrìsse che le femmioe con- 
gruamente dotate fossero escluse dalle successioni 
degli ascendenti e dei discendenti, e soggiunse che 
si aTesse p^ congrua la dote, quando ton essa la 
femmina era stata collocata in matrìmonip con per- 
sona di pan conditone (i). 

9. Fra gli atti principiati e non ultimati nd 
precedente pontificato erayi un nuovo ordinamen- 
to degli studj in tutto Io Stato ecclesiastico. Leo* 
ne XII lo fece terminare, e pubblicò una costitu- 
zione colla quale prescrìsse f> il metodo da osaer- 
9» Tarsi sugli studj uniti colia pietà ». Rammentò 
la proposisiooe di Sisto Y che 9» le città ed i 
9^ regni sono ottimamente amministrati ^allorquan- 
» do i sapienti e gli intelligenti ne sono al go- 
9 verno » quindi stabili che » una Congregatio* 
» ne di Cardinali [Nresiedesse agli studj di tutto 
» Io Stato ecclesiastico; vi fossero due Uoivecsità 
» primarie una» in Roma e V altra in Rologna^ e 
ff cinque secondarie in Ferrara, Perugia, Cameri- 
» no, Macerata, e Fermo. A quella di Roma pre* 
9f siedesse ( come per Io innanzi ) il Cardinale 
9* Camarlengo, le altre fossero sotto la diretione 
*• degli Arcivescovi, o Vescovi locali; le altre seno- 
9» le pubbliche di tutti i paesi dello Stalo fossero 
» simihnenbe sotto la vigilansa dei Vescovi e di 

(1) Mota-proprio dì L«oiie XU dei 6 ottobre 1824 j 



1824 337 

» ecclesiastici da loro dipendenti «. Prescrìsse po- 
scia regolamenti in tatti i rami del pubblico in- 
segnamento (i). In tale circostanza aamentò gli sti- 
pendi ai professori della Uniyersità di Roma ( det^ 
ta della Sapienza ) che dianzi erano tenuissimi. Nel 
Collegio Romano -vi ristabiB i Gesuiti 

10. EraTi in Roma ( come in altre Captali ) 
una Commessione per promooTere la yaccinazio- 
Ae. Ma Leone XII era particolarmente ayyerso a 
lale preseryamento e perciò la soppresse. Quindi 
nuoye stragi del yajolo arabo nel basso popolo 
che non ayeya mezzi da premunirsi priyatamente 
contro una pestilenza così micidiale (z). 

11. Per zelo di pietà cristiana Leone XII 
, avrebbe yoloto impedire qualunque male morale. 

Quindi istituì uno spionaggio suo particolare ed 
estesissimo, e lo diresse specialmente contro le col- 
pe che tra maschj e femmine sono pur troppo 
coorani. Egli giunse persino a condannare senza 
sentenza di giudice, e con suo rescritto, una del- 
le guardie nobili alla degradazione ed al rinchiu- 
dimento per sette anni in un castello, per essere 
slata sorpresa in adulterio con una donna di fa- 
ma cattiya. Dopo alcuni mesi le restituì la liber- 
tà, ma non gli onori della milizia. 



(•1) Gontt. Leonis XII. Quoà divina Sapientia. V\ Kal. Sepl. 
MDCCCXXrV. 

(2) Memorie particolari. 

T. TU. aa 



538 ANNALI d' ITALIA 

1 2. Id quanto agli affiuri ecclesbstici accennerò 
che. da tempi antichissimi eranvi in Roma parec- 
chie ottantona^ delle quali alcune molto taste ed 
altre ristrettissime; non pochi parrochi mancavano 
di rendite sufficienti ad una mediocre sussistenza. 
Leone XII ne fece una nuoTa circoscrisione, le 
ridusse a quaranta quattro, ed accrebbe le con- 
grue a molti parrochi (i). 

i3. Terminò le negosiazioni principiate da Pio 
YII per ordinare le correlazioni dei cattolid nel 
Regno di Anno?er. Concertandosi per tal efletto 
con un Incaricato di quel Sovrano, pubblicò una 
Bolla ( in data dei ventisei di marzo ) colla quale 
stabili in quello Stato due Vescovati, uno in Hil- 
desheim, e V altro in Osnabruk con quanto occor- 
re per la retta amministrazione delle due chiese (z). 

i4* Gravi sollecitudini intanto cagionavano al- 
lo zelante Sommo Pontefice le cose di Francia. 
Quel Clero avrebbe desiderato di ricuperare mag- 
giori vantaggi dopo la ristorazione dei BorbonL 
Air opposto il Governo temeva che aspirasse ad 
eccessiva influenza. Quindi il Ministro deirintemo, 
con circolare dei diciotto marzo, e dei venti mag- 
gio, chiese ai professori ed ai superiori dei semi- 

(i) Btdia LeoQÌs Xìk Super Unttfersam lY. Kilend. NoTem. 
MDCCCXXIV. 

(2) Balla Leonia PF. XH. Impensa. VII. Kaleod. Aprii 
MDCCCXXIV. 

Marteos. Sappi. Tom. X, pag. 421. 



1824 339 

uarj r adesione alla -dichiarazione del mille seicen- 
to oUantadae sulle quattro proposizioni gallicane. 
Alcuni ecclesiastici fra' quali il Cardinale Glermont- 
Tonnere ArcivescòTO di Tolosa si opposero aper- 
tamente a quella disposizione ^ quindi inquietezze e 
disgusti. In tali circostanze Leone XII scrisse (nel 
dì quattro di giugno) una lettera a Luigi XYIII 
che in sostanza conteneTa n II Clero dovergli qual- 
» che miglioramento sulla sua sorte^ma non^^ssere 
9» sufficientemente protetto dalle leggi, né abba- 
9» stanza sostenuto dai magistrati. Sussistere ancora 
» una legislazione che offendeva la religione in 
» molti modi. Chiunque poter pensare e credere 
» come gli piaceva. I professori delle scienze sa* 
n ere essere costretti con giuramento ad insegna- 
» re dottrine appartenenti alla classe di opinioni 
» che avevano di già cagionato mali gravissimi, 
9» ed avevano somministrato ai nemici della reli- 
99 gioAe armi potenti per combatterla, ed insul- 
99 tarla. Il concordato del mille ottocento diciasset- 
99 te non essere ancora eseguito^ Meditarsi di apri- 
9» re nuove piaghe nel seno della chiesa. Non aver- 
9» si molta premura di &r cangiamenti in una le- 
99 gislazione che conteneva ancora massime degli 
9» infelici tempi della, rivoluzione e della usurpa- 
99 zione. Tutto essere ridotto ad un timore ed a 
99 riguardi per i Liberali ed i Protestanti. L^ Ente 
99 Supremo avere operato prodigj in favore della 
99 Francia e della dinastia dei Borboni, ne avreb- 



34o ANNALI d' ITAUA 

f9 be fatti altri, ma in compenso esigere testino- 
w DÌanze di una pietà sincera. Scegliesse a coUa- 
f» boiatorì nomini sperimentati tanto per i loro 
» talenti politici, quanto per la loro pietà. Sì ram- 
» mentasse che i Princìpi cattolici sono i protei- 
f> tori e non i dominatori della clùesa, che Ge- 
n si\ Cristo fondò libera col presso del suo sangue, 
9» e che sono anche figli di questa madre comune ». 
Il Re di Fnocia ai Tenti di loglio, in somma, gli 
rispose 9 Conoscere la necessità di dissipare le 
« sue inquietecae sulla situazione della chiesa. Atc- 
» re procurato come i Re suoi predecessori di 
99 dilatarla e di consolidarla coli* appoggio delle 
» leggi e delle istituaioni, col concorso e lo zelo 
9» dei magistrati, col faTore accordato alP insegna- 
n mento delle sane dottrine. Manifestargli perciò 
9» là sua sorpresa sulla non esattezca dei rapporti 
9» che serabraTa avere rìceruto da Francia, e che 
99 dettati da uno aelo imprudente e poco illumi- 
99 nato, aTe?ano potuto ingannare la di lui crie- 
99 denza sul vero stato delle cose. Si compiaces- 
99 se di riferirsi alla sua esperienza ed allo selo 
9» che in lui riconosceva pel bene della chiesa. 
99 Saprebbe conciliare i diritti ^di essa con quelli 
9» della sua corona, e badare* a ciò che gli con* 
99 veniva di fare per mantenere la unione e ìa 
99 concordia tra* suoi sudditi (i) 99. In tale circo- 

(O Artaud. Hist. da Pape" Leon XII. Tom. I, chap. XVIi, 
XX, et XXIII. 



1824 ^i 

stanza Leone XII incUnaTa a dichiarare che la 
Santa Sede non si oppone punto aDa prima delle 
quidiro proposizioni gallicane, nella quale ai so* 
stiene che » al Yicano di Cristo non eoanpete al* 
n cun diritto sui domìnio temporale dei Prìaci* 
a» pi 9», Ma poi se ne astenne riflettendo . che i 
difensori delle medesime si sarebbero rallegrati 
per la «Uchiafasione pontificia relatiTamente alla 
prima, e non a?rebbeffo ponto desistito dal soste- 
nere le altre (i). 

i5. Le amareixe che queste cose recavano a 
Lieone XII furono poco dopo aumeotate da una 
deplorabile istpostura. &aoo giunte 'm Homa let- 
tere di Mdiemet Ali Pascià ài Egitto dirette alla 
Propaganda ed allo stesso Pontefice, colle quali 
si chiedef a in Arcivescovo Copto di Menfi ( do- 
ve dianzi eravene uno eretico ) un certo Abramo 
Ghasciur alunno nel CoH^ìo di Propaganda. Si 
fiicevano da ciò sperare beni immensi alla chiesa 
in quelle parti. Sul voto della congregazbne car- 
dinalizia di Propaganda il Pape vi aceonsentì, seb- 
l>ene il Ghasciur non avesse che ventidue anni. 
Per maggiore solennità della cosa e^li stesso vol- 
le consacrarlo. Somministrogli poscia qoMito oc- 
correva per le sacri suppellettili e per il viaggio, 
e nel mese di agosto lo avviò verso F Egitto. Po- 
co dopo però scuoprissi essere false le lettere del 

(4) Memorie parkicoUri . 



54^ ANNAU d' ITALIA 

Pascià ed altro non esservi stata che ana tene* 
brosa e sacrilega impostara del Ghasciur ajutato 
da. qualche altro imbroglione. Quindi qnelT impo* 
store essendo stato spinto da una burrasca sulle 
coste di Calabria, alle richieste del Papa fii arre- 
stato e consegnato a Roma. Il Tribunale della In- 
quisizione lo condannò al carcere perpetuo (i). 

16. Spirava in quest^anno il triennio prefisso 
nel mille ottocento e ventuno alla occupazione mi- 
litare austriaca nel regno delle due Sicilie (2). Le 
corti interessate però credettero opportuno di pro- 
rogare un tale termine. Quindi ai trentuno di ago- 
sto si sottoscrìsse una nuova convenzione nella 
quale fu stabilito che la occupazione durasse sino 
al fine di maggio del mille ottocento e ventisei. 
Si determinò che la forza del corpo austrìaco fos- 
se di trentacinque mila e cinquecento uomini (3). 

1 7. Intanto colla continuazione delF occupazio- 
ne austriaca proseguivano le spese straordinarìe, 
ed in quest^ anno fuvvi nelP erarìo del r^no del- 
le due Sicilie una mancanza di sei milioni duecen- 
to e settanta mila ducati (4). Per supplirvi il Go- 
verno creò un nuovo debito con Rothschild nel- 
la somma di due milioni e mezzo di lire sterline 



(1) Memorie particolarì. 

(2) 4821 §. h 65. 

(3) Martem. Recneil. Suppl. Tom. X, pag. 762. 

(4) Coilesione delle leggi nam. H3(. 



1824 343 

ossia di quindici, milioni di dncati. Secondo il so- 
lito si fissò P interesse al cinque per cento, ed il 
fondo di ammortizzazione alF uno per cento aU 
r anno per estinguerlo in trentasei anni (i ). Il sag- 
gio però del capitale fu calcolato alP ottanta quat- 
tro per cento. Quindi invece di quindici milioni 
di ducati se ne ebbero soltanto dodici milioni e 
seicento mila (2). 

18. Leggi utilissime furono promulgate per la 
Sicilia. Era quesf isola priva di strade carrozzabi- 
li, non essendovene che alcuni tratti presso le cit- 
ta principali e senza alcuna comunicazione tra lo- 
ro. Il Re decretò che se ne terminassero due che 
erano principiate da Palermo verso Tropari e ver- 
so Messina. Nel corso di quest'ultima poi se ne 
diramassero altre tre per Girgenti, Siracusa, e Ca- 
tania^ per la spesa si prese a prestito dal banchie- 
re napolitano Falconet un milione di ducati al- 
l' interesse del cinque e tre quarti per cento, da 
restituirsi nello spazio di anni venti. Per ammor- 
tizzare un tal debito fu aumentata la tassa' fondia- 
ria di uno e mezzo per cento per lo spazio di 
anni dieci (3). 



(4) Manifesto nel giornale del Regno delle due Sicilie 4824, 
lyiRi. 225. 

(2) Bianchini. Storia delle Finanze dei Regno di Napoli^ Vo- 
lume IU> pag.678. 

(3) Collesione delle leggi 4824, num 4444 e 4 445. 



344 ANNALI O' ITAUA 

19. I grandi Possidenti di Sicilia erano per 
la maggior parte gravati da ddnti che dùamaTa- 
no soggiogasionL Non potendo anticamente per i 
tìbooU feudali e fedecommissari alienare fondi, dal 
secolo decimo quinto, per soddis&re ai bisogni 
straordinarj, incominciarono ad imporvì censi pas- 
sivi, lochè chiamavano sc^giogare. Prevalse an-- 
che la consuetudbe che per le vite milizie ai cadetti 
e le doti alle femmine non davano beni stabili o 
somme in danaro, ma constituivano un' annua ren- 
dita sopra r intiero patrimonio. Da tutto ciò^ne 
venne che a poco a poco si gravarono di tanti 
debiti aventi ipoteca generale, che spesso assor- 
bivano la metà ed anche più della rendita. Bu- 
tera pagi|va per soggiogazioni annue onze qua- 
ranta mila di frutti. Paterno trenta quattro mila, 
Terranova ( ossia Montelcore ) ventidue mila, Tra- 
bia undici mila, e sette in otto mila ne pagavano 
Tillafinsnca, Castiglione e Talgrarnera. Questi de- 
biti poi erano divisi e suddivìsi in piccole partite 
che solevansi pagare due volte alP anno, e perciò 
ne derivava un' amministrazione imbrogliata e di- 
spendiosissima. Quindi tutti i mali delle grandi 
possidenze, senza V utile dei ricchi proprietarj. 
L^ abolizione dei feudi e dei fedecommessi non 
recò a questo sconcerto alcun rimedio, poiché ri- 
maneva sopra i fondi V ipoteca generale che in- 
ceppava estremamente e rendeva quasi impossibili 
le vendite parziali per soddisfare a^ debiti. Si av- 



/ 

1824 345 

▼ilirono intailU) i presù dei fromenti ( che co^M- 
taivano la rendila principale \ ed i Possidenti non 
poterono più soddis&re ai loro pesi. Quindi scon- 
certi generali in tutta V Isola. Soccorse finalmente 
ad on tanto male il He, e con legge dm dieci di 
febbrajo autorizzò i Possidenti a soddisfiure il ca*" 
pitale ed i fratti arretrali delle soggiogazioni col- 
rassegnare tanti beni in pagamento. Prescrisse che 
il Talore dei fondi si calcolasse sulla base della 
loro rendita dal mille settecento e ottantasei al 
mille ottocento e sei, e diede diverse altre prov* 
^de ed energiche disposizioni per la esecuzione 
di una tanta operazione (i). Quasi tutti i Possi- 
denti approfittarono di questa legge e cosi pre« 
parossi utile dif isione, libera contrattazione, e mi- 
glioramento dei fendi. 

%o. La forza motrice del vapore dell* acqua fu 
nota agli antichi. L' accennarono Erone Alessan- 
chrino, cento anni prima delP era volgare (a), e 
Titruvio a* tempi dei primi Cesari (3). Molti ( fra i 
quali Branca Italiano) ne trattarono nel secolo de- 
cimo settimo. Finalmente sul cadere del decimot- 
tavo Watt Inglese P applicò alla meccanica. Woulff 
e Trevitich sul principio del secolo presente per- 
fezionarono tale operazione, ed in pochi anni V In- 



(4) GoUeùone delle leggi i824^ num.974 e 972. 

(2) Vet. Mathem. Opera. 

(3) Lib.I, cap.VI. 



346 AITNAU d' ITALIA 

ghilterra costnisse tante macchÌDe da risparmiare 
nelle manifatture P opera di Tarj milioni di uomini. 
Folton Americano nel mille ottocento e sette ap* 
plico negli Stati Uniti il yapore alla naTigaziooe. 
L^ Inghilterra ne imitò P esempio nel mille otto- 
cento e docUci, e la Francia nel mille ottocento 
e sedici (i). In Italia Luigi Porro Lambertenghì, 
Federigo G>n&lonieri ed Alessandro Visconti nel 
mille ottocento e venti fecero costruire nel Regno 
Lombardo Veneto un battello a vapore p«r navi- 
gare sul Po, e sui fiumi ad esso tributai] (2). In 
Napoli una Società ne aveva fiitto costruire uno nel 
mille ottocento e diciotto, e questo esegui un viag- 
gio fino a Marsiglia, e fu il primo che solcasse il 
Mediterraneo; ma la costruzione non essendo stata 
felice, fu distrutto. Formossi però poco dopo ndla 
stessa Capitale altra Società animata specialmente 
da Giorgio Widding Principe di fiuterà, la quale 
comprò un battello in Inghilterra, ed in quest^ an- 
no stabili la navigazione a vapore sulle coste d^ Ita- 
lia (3). Varj altri battelli furono poscia costrutti 
dai Napolitani, dai Toscani e dai Grenovesi. 



(0 Madcìdì. Memoria iotomo Giovaoai Branca. 

(2) Baccolu degli atti del Regno Lombardo -Veneto iB2S, 
part. II, num. 40. 

Memorie particolari* 

(3) Saggio politico su la popolaiione del Regno delle dae 
Sicilie, part. II, S- ^VII, pag.479. 



1824 347 

21. Osso in quest^anno di TÌvere Eugenio 
Beauharnais già Tice Re di Napoleone nel Re- 
gno d' Italia. Era nato in Francia nella Provincia 
di Brettagna ai tre di settembre del mille sette- 
cento e ottanta dal Visconte Alessandro Beauhar- 
nais e da Giuseppina Tascher de la Pagerie. Ri- 
tiratosi dopo la caduta del Regno Italico in Ba- 
viera, ebbe da quel Re suo suocero il titolo di 
Duca di Leuchtenberg. Un colpo apopletico gli 
tolse la vita ai rentuno di febbrajo. ài sedici 
di settembre morì eziandio Luigi XYIII Re di 
Francia, e gli successe il suo fratello col nome 
di Carlo X (i). 



(I) Memorie parkicoUri. 



4 8 2 S 



M M A R I 



JVlarina sarda g. 

Trattato di amieiùa e di commercio fra la Sarde- 
gna e Marocco 

Spedizione sarda contro Tripoli ..... 

Contenzione della Sardegna colla Sassonia pei 
l'abolizione dell' Minaggio, e colla Toscana per 
la consegna dei disertori 

Piaggio dell' Imperatore di Austria nel Regno 
Lombardo- Veneto 

Ponti std Taro e sulla Trebbia . . . 

Compenso ai feudatari nel modanese . 

Debito pubblico di Roma 

Cassa di ammortizzazione 

Omicidj settarj nelle Legazioni, Sentenza del Car^ 
dinaie Rit^arola 

Carbonari in Roma 

Assassini in alcune protnncie romane e napolitane 

La Francia garantisce la bandiera pontificia contro 
i Barbareschi 

GiuhiUo in Roma • 

Moru di Ferdinando I, a cui succede Francesco I 

Viaggio dei Sovrani del Regno delle due Sicilie 
per l* Italia 

CoM^enzione fra le Corti di Napoli e di Vienna 
sullo sgombramento delle truppe austriache . 

Truppe straniere al soldo napolitano . . i 

Finanze di Sicilia 



5 

6 
7 
S 
9 

40 
44 
42 

43 
44 
45 

46 

47 

iS ^ 
49 



35o 

Leggi per lo adbglimetUa dei diriui pronUsctU in 

queW Itola §. 20 

Morte di Santa Rosa e di Lucohesini . . . v 21 
Morte di Alt$umdro I Imperatore di Rtusia, So- 
cietà tegreta in qàeW Impero v 22 



! » •♦<»•■■ 



1 8 i 5 



L. 



la Gisa di SaVoja dopo la unione del 
genovesato- ai suoi aBtichi domÌDJ ave^a natural- 
mente atteso a promuovere la marina mercantile 
ed a stabilirne una militare per prot^gerla. Di fatti 
la mercantile aTe?a in questi tempi due mila ot- 
tocento e ventiquattro bastimenti, sui quali vi era- 
no trentuno mila e duecento marinar), ed aveva* 
no la capacità di cento quarantaquattro mila ed 
ottocento tonnellate. Nella militare vi erano quat- 
tro vascelli rasi, due fregate, quattro corvette, due 
briachs, quattro golétte, e due mezte galere (i). 

a. Nuovo vantaggio recò in quest' anno il Re 
di Sardegna ai suoi sudditi negozianti^ conchiu- 
dendo ( ai trenta di giugno ) un trattato di ami- 
cizia][e di commercio coli' Imperatore di Marocco. 
Furono con esso regolate le correlaaioni fra' ri- 
spettivi sudditi in modo da prevenire per quanto 
fosse possibile, le avanie così &cili ad accadere ne- 
gli Stati Barbareschi. Si convenne specialmente 
che in caso di guerra e di preda di bastimenti gli 
uomini non si facessero schiavi, ma fossero sem- 
plicemente trattenuti prigionieri sino alla loro li- 
berazione (2). • 

(4) Memorie particolari. 

(2) Traiti pubi, de la Maiton de Satoye Tom. IV, pag. 555. 



352 ANNALI d' ITALIA 

3. Intanto con altra Potenza Barbaresca con- 
venne Tènire alle armi. Nel mille ottocento e se- 
dici erasi stabilito, come narrai (i), che il Re di 
Sardegna desse al Dej di Tripoli un regalo di 
quattro nula piastre di Spagna ogni qual volta 
mandasse cola un nuovo Console. Accadde che in 
quest'anno quel Console Sardo allootanossi per 
temporaneo congedo e poi vi ritornò. Pretese il 
Dej ohe fosse il caso del r^alo e commise qual« 
che vessazione ad alcuni sudditi sardi per averlo. 
Allora il Re per indurlo a desistere dalle sue ec- 
cessive pretensioni spedi a Tripoli una Divisione 
navale composta di due fregate, di una corvetta, 
e di un brick sotto gli ordmi di Sivori Capitano 
di vascello. Giunto questi avanti a quella citta nel 
giorno venticinque di settembre introdusse qual- 
che negoziato per accomodare le cose bnonarìa- 
mente; ma trovandosi deluso, appigliossi alla for- 
za. Quindi nella notte seguente ai ventisette inco- 
minciò ad inviare Mamelli Luogotenente di va- 
scello con nove lande o palischermi per distntg- . 
gere alcuni bastimenti tripolini che erano del por- 
to. Di fatti fra il fuoco delle batterie barbaresche 
furono incendiate due golette ed un brick; pre- 
parossi poscia a bersagliare la città. Allora il Dey 
cedette; interpose il Console inglese, e colla di lui 
mediazione nel giorno ventinove conchiuse un ac* 

(0 «846 g. 44. 



1825 353 

c(Nrdo col <piale riniuttiò alla pretensione che ave- 
va suscitato, e promise di osservare il trattato esi- 
stente (i). 

4. Carlo Fdice sottoscrisse una convenzione 
col Re di Sassonia con la quale fu abolito fra^ ri- 
spettivi sudditi il diritto di albinaggio (1). Altra 
ne coDchiuse col Granduca di Toscana per la re- 
ciproca consegna dei disertori: si stabili che aves- 
se fona per anni cinque^ e s^ intendesse sens&^ al- 
tro rinnovata di quinquomio in quinquennio, si* 
no a dichìarasione contraria di uno dei due Go- 
verni (3). 

5.' L' Imperatore ^Austria nelh primavera re- 
cossi nel Regno Lombardo Veneto, e ne visitò le 
citti principali Fu euandio a Genova, a Parma 
ed a Modena, e sul princìpio di settembre ritor- 
nò in Germania. 

6. lljfaria Luigia Duchessa di Parma col dise- 
gno deir Architetto Goooncelli fece costruire due 
magnifici ponti di pietra sul Taro e sulla Treb- 
bia, fiumi o piuttosto torrenti impetuosi che talvol- 
ta interrompevano le comunicaaioni della Yia Emi- 
lia. Il primo fii innalzato dal mille ottocento e se- 
dici al miDe ottocento e Tenti colla spesa di un 



(4) Rapporto ndU gau«tta piemontese iSlS', mim. i2B. 
Memorie particolari. 

(2) Traiti» pubi, de la Maison de SaToye Tom. IV, pag. 56S. 
(3)lTÌ, pag.56«. 

T. VII. a3 



354 ANNAU b' ITAUA 

milione novecento e quarantacinque mila lire ita- 
liane. Il secondo nel quinquennio seguente spenr 
dendone un milione (i). Tali opere grandi in se 
stesse, sono tanto più ragguardevoli per essere sta- 
te es^uite in uno Stato che appena aveva una 
rendita di sette milioni di lire (2). 

7. Il Duca di Modena pubblicò in queift^ an- 
no un decreto per compensare le fiimiglie nobili 
le quali investite di feudi erano state nella rivolu- 
zione spogliate delle onorificenze e dei diritti^ che 
a loro erano stati conferiti dal Sovrano in bene- 
merenza dei prestati servigj, o in correspettività di 
somme che in circostanza di ppbblici bisogni era- 
no state da esse sborsate. Dispose che i feudatarj 
domiciliati nello Stato avessero tanti fondi sta- 
bili quanti corrispondevano al capitale del rispet- 
tivo loro cretiUto calcolato fruttifero nella misura 
del tre per cento. I feudatarj domiciliati in domi- 
nio straniero avessero simile compenso in cartel- 
le di credito sul debito pubblico (3). 

8. L^ antico debito pubblico di Roma nell^ epo- 
ca del governo francese era stato in parte annul- 
lato colla soppressione dei corpi religiosi che n^era- 
no creditori. Il restante era stato soddisfatto con 



/ 

(0 OocoucelU. Dascriùone dei ponti sai Taro e suiU Trebbia. 

(2) Seria tori. Statiitica d* Italia , Parmaj pag. 34. 

(3) Decreto di Francesco IV Daca di Modena in dau dei 3 
ottobre 4825. 



182S 355 

beni deraanialì diaiiù ecclesiastici, del calore di 
sessant^ uno milioni di franchi (i). Pio TU nel 
mille ottocento e quattordici ristabib ne' suoi do- 
min] gli ordini religiosi^ e due anni dopo pre- 
scrisse che le residuali azioni del debito pubblico 
( dette luoghi di monte ) fossero liquidate alla ra- 
gione del quarto del loro valore originario (&). 
Cosi risorse un nuoTO ddiito di annui quattro- 
cento sessantasei mila e settecento scudi. Compen- 
sò in parte coloro ai quali erano stati venduti i 
beni (3) e con ciò accrebbe il debito di altri an- 
nui scudi cento e sessanta quattro mila. Colla quo- 
ta del Monte Napoleone fu il medesimo aumen- 
tato di altri annuì trecento e vent' otto mila scu- 
di. Altra partita di scudi cinquant' un mila fu ag- 
giunta con una convenzione sottoscrìtta in Pari- 
gi. Quindi si ebbe un nuovo debito pubblico per- 
petuo dell' annua somma ( al cinque per cento ) 
di un milione e novemila scudi. Bravi inoltre il vi- 
talizio proveniente in parte da pensioni ad impie- 
gati e militari del Regno Italico, ridotto in que- 
st' anno a scudi duecento e quarantamila. Aggiun- 
gendosi a questo le pensioni ordinarie in scudi 
duecento e sessantamila^ si aveva in tutto un an- 
nuo debito di un milione e mezzo di scudi (4^. 

0) 4810 §. 9. 
(2)<846S.4. 

(3) Mota-proprio dei 6 loglio 482(6> ^ 225-237. 

(4) Memorie particolari. 



356 ANNAU d' ITAU4 

9. Nel poDtìficsto precedente si era annomia- 
U una cassa di aannortìuasme^ ohi poi non si 
era stabilita (i). Leone XII la fondò ed appli-» 
corri fondi stabili ddh rendita di acudi dnqoan* 
tacinqne mila. Yi aggianae altre rendite e fra que- 
ste le somme che Terario avrebbe risparmiato per 
la morte dfi penmoati italici (1). Quindi col tem- 
po si avrebbe iSTsto on fondo oospicoo da estin- 
guere il debito pnbbiieo perpetuo in podu anni, 
ka la esecosione non corrispose aD* istitoaione. Il 
Pontefice lasciò Pamnmustra&one dei fondi al Te- 
smere. Questi incominciò dal non cons^inare alla 
cassa tutti gli stabili assegnati. In due anni acqui- 
stò per conto della medesima rendite consolidate 
neHa tenue somma di scudi traitaseite mila di ca- 
pitali. Poscia non si fecero interiori operazioni, e 
tutte le indicate di^Nmioni si ridussero ad inu- 
tili calcoli di ragionieri (3). 

10. Nel mille ottocento e nore si era stabiB* 
ta in Lugo una SocietA segreta detU dei Fedisti, 
la quale { come altre di simile sorte ) STOTa per 
principio di uccidere i suoi traditori <o persecutori. 
Di fittti ndl^anno seguente aveva commesso mi 
omicidio settario. Il Governo allon la scuoprì, e 
la corte speciale di Bologna nd miUe ottocento 

(0 4816 S* 4-5. 4824 $. 7. 

(2) Notiflcaiiom del T«oriei« dei 2t a^to 4824 e 24 «cn- 
najo 4825. 

(3) Memorie particolari. 



I88S 357 

e ondici ne condannò tre soej alla galera (i). Nel 
mille ottocento e quattordici fii introdotta, come 
narrai, tanto nelle Legaaioni, che nelle Harche la 
setta dei Carbonari {%). Nelle Marche fii alquan- 
to repressa ( ma non estinta ) nel mille ottocento 
e diciassette; ma nelle Legasioni continoò a dik« 
tarsi e ne rimasero Tittima circa trenta individui 
che furono acciai proditoriamente come persecu* 
tori della medesima. Furono fra questi Manaoni 
Gonfaloniere di Fori)^ Bandi GonCiloniere di Ce* 
sena, Gratiadei e Hatteucci Direttori di poliaia di 
RaTenna. Leone XII irolendo rimediare ad un tan* 
to male, nel mese di maggio del mille ottocento 
e ventiquattro spedi il Cardinale Bivarola Lega* 
to a Ravenna con giurisdiuone sopni le altre Le- 
gazioni e sulle Provincie di Pesaro e di Urbino. 
Diede al medesimo &coItà amplissime ( dette Leo- 
nme ) e fra le altre di stabilire una Commessio- 
ne consultiva per giudicare economicamente le cau- 
se e specialmente quelle di poliua (3). Il Rivarola 
pubblicò varj ordini per prevenire i delitti (4). 
Fece carcerare molti indivìdui di ogni condisione 
ed inteso il parere di quattro giudici da lui scel- 
ti, con una sola sentenza ne* giudicò somroairi^ 



(4) Sentenxa della corle spec.di BologiM dei 27 roano 48H. 

(2) 48<7 S.7: 

(3) Bi«?e dei 4 maggio 4824. 

(4) Editto dei i9 maggio 4824. 



3S8 ANNALI d' ITALIA 

mente in quest'anno cinquecento e quattordici. 
Fra questi sette fiirono condannati a morte ( tra 
essi il Conte Giacomo Laderchi di Faenza, già 
y ice Prefetto del Regno Italico ) settant^ uno al 
carcere, cinquantaquattro alla galera, e cento e set- 
tanta quattro furono assoggettati alla vigilanza della 
polizia^ quarantuno carcerati furono liberati, cento 
e ventuno esiliati o profughi furono abilitati a 
rientrare nello Stato. Dei condannati var] erano 
contumaci; ad alcuni dei carcerati lo stesso Car- 
dinale L^to diminuì la pena, e nessuno suln 
r estremo supplizio (i). In un processo sommario 
cosi vasto e di tante persone accaddero natural- 
mente molti equivoci. Quindi tale sentenza forse 
giusta e mite nel punire ì settar), eccitò malcon- 
tento in molti buoni. 

II. Dalle Marche la setta dei Carbonari fu 
introdotta in Roma per opera di un certo Tar- 
ghini ( figlio del cuoco di Pio YII ) giovinastro 
perdutissimo. Egli cercò socj fra^ suoi pari, e pro- 
curò di adescarli collo specioso scopo di unire 
r Italia in un solo e costituzionale governo. In di- 
versi tempi ne ascrisse circa sessanta. Non vi fu 
però mai alcuna ragunanza formale, e poche vol- 
te si poterono unire in qualche bettola o altro si- 
mUe ridotto cinque o sei socj. Quasi tutti si al- 
ci) Sentensa pronunuata dal Cardia. Rivarola nel giorno 34 
agosto 4825 tagli afiari polilici. 



1825 359 

lontanarono dalk combriccola poco dopo di es** 
sersi ascrìtti. Adirato il Targhini per tali abban- 
doni stabili di trattare i disertori secondo i prin- 
cipj della setta. Ragonati pertanto alcuni dei più 
fidi, concertò con loro di ucciderne due nella sera 
dei quattro di giugno di quest^ anno. L^ operato- 
ne per altro in gran parte mancò, poiché uno solo 
rimase ferito. Intanto questo somminbtrò lumi al- 
la polizia, e furono arrestati dieci socj. Il Targhi- 
* ni ed un certo Montanari furono condannati a mor- 
te. Quattro furono mandati alla galera, e gli altri 
furono disprezzati (ij. Ed il GoTemo poteva tra- 
scurarli senta alcun pericolo^ imperciocché gli abi- 
tanti di Roma e delle . vicine provincie sono 'ge- 
neralmente aliehi* dalle società segrete, e pochi in 
ogni tempo vi si ascrissero. 

la. Le Provincie però prossime a Roma fu- 
rono per molti anni tormentate dagli assassini ( det- 
ti volgarmente briganti ), male comune colle vici- 
ne napolitane degli Abruzzi, della Terra di Lavoro 
e della Puglia. Nelle sollevazioni di molte popo- 
lazioni contro i Francesi, allorcpando essi occu- 
pavano queste regioni, non pochi erano corsi alle 
armi più per amore della rapina che della patria. 
Alcuni si assuefecero in tal guisa al lodroneccio 
e vi persistettero anche dopo terminati j popolari 
tumulti. Formati cos) diversi nocchj di ladri, che 

(4) Euratto èeì Proceuo. 



Z6o ANNAU Jd' ITALIA 

scorre? ano arm^ per le campa(;iie, recavami -ad 
unirvisi xQoIti di coloro che avevano la sleaat per* 
versa inclinazione, o che per commessi delìtli dive- 
nivano fuggiaschi. Si resero por troppo celdii nelle 
Provincie romane De Cesarìs e Gaaparrone, e nel- 
le napolitane Furia ed i Yandarelli. Le montagne 
nella slate^ le deserte campagne marittime iiell^ in- 
verno, ed i vasti boschi somministravano a loro 
molti rifugi, nei quali potevano facilmente deludere 
la vigilama e la fcnrza dei GrovernL Uniti in bande 
costringevano i contadini ed i pastori a sommini- 
strargli il vitto. Violavano le femmine che poteva- 
no raggiungere. Assaltavano i doviziosi, e non con- 
tenti di rapirgli quanto portavano, li condneevano 
sulle montagne e gli imponevano enormi taglie 
pel riscatto. Se non ricevevano il chiesto denaro li 
trucidavano frai più orribili tormenti. Presero fra 
gli altri ( nel mille ottocento e ventuno ) e taglieg- 
giarono i Camaldolesi delP Eremo che è presao il 
Tuscolo ed un collegio di fanciulli esistente alle 
porte di Terracina. Rovinarono m<Ale ftmiglie e 
recarono danni gravissimi air interno commercio, 
air agricoltura e sopra tutto alla pastorisia. I Go- 
verni adoprarono mezzi straordinarj per distrug- 
gere tali ribaldi, talvolta proposero premj a chiun- 
que li uccidesse. Altre volte di^erando di raggiun- 
gerli colla forza, li richiamarono alla società col 
concedergli perdono e pensioni. Nella provincia 
romana di Campagna rimase celebre una strepi- 



182S 36i 

tofa legaziofie eseguita nel mille ottocento e Ten- 
ti quattro del Cardinale PaDotta^ il quale arbitra- 
riamente soonTobe ogni cosa senza rimediare al- 
con male. Finalmente dopo esserne stati nccist o 
giustisiati motte centinaia, in quest^ anno si ridos- 
sero ad una banda di Tenti indiTidni. Qaesti nel 
mese di settembre troTandosi presso Sonnino nella 
proTincia di Campagna, fbrono circondati dalle for- 
ze poi^fide e naf^olitan^. D^ altronde erano ora- 
mai ristucchi di TiTere più Ad uso di fiere che di 
uomini In tali angustie iuTOcarono la mediasione 
di alcuni ecclesiastici, e colP opera loro quindici si 
arresero a discrezione del GoTemo pontificio, e 
furono mandati a terminare i loro giorni nella For- 
tezza di Qrita Yecchia. Gnque si resero alle for- 
ze napolitano (i). 

i3. Leone XII adoprossi per garantire i suoi 
sudditi anche dai corsari. Mancando però totalmen- 
te di forze marittime ricorse al Re di Francia, ed 
ottenne che quel potente monarca intimasse al 
Dey di Algeri, ai Bey di Tripoli e di Tunisi, ed 
air Imperatore di Marocco che prenderà la ban- 
diera pontificia sotto la sua protezione; promet- 
tessero perciò di rispettarla come la francese. Co- 
sì di fiitti quei Barbareschi promisero (z). 



(4) Memorie particolari. 

(2) Diario di Roma 4826> nam 32 e 33. 

Monitavr. i830. 20 avril. 



SGa AllliALI h^ ITALIA 

14. n Papa celebrò m cjaest* anno il Giobileo 
che da cinqaant^ anm non ti era stato. Concorse- 
ro in tale occasione a Roma orca quattrocento 
mik peilegrioi. La maggior parte però ibrono dd- 
prossime provineie dello Stato pontificio e dei con* 
finanti Abruzzi. NoTantasei mila e quattrocento (u* 
rono mantenuti per tre giorni dalPArciconfrater- 
nita della Santissima Trinità de^ Pellegrini colla spe- 
sa di sessanta quattro i^ila e seicento scudi (i). 

1 5. Nella mattina dei quattro di gennajo cessò 
improvisam^te di mere Ferdinando I.Re del 
Regno delle due Sicilie. Era nato in Napoli ai do- 
dici di gennajo del mille settecento e cinquantuno. 
Fu nominato Re (come narrai) ndretà di anni no- 
ve, e divenne maggiore agli anni sedici (a). Robusto 
di complessione fra' piaceri della gioventù concepì 
una speciale passione per la caccia che conservò 
sino alla vecchiaja. Negli affari dello Stato lasciò alla 
Regina una influenza preponderante^ morta però 
quella, segui i consigli dei Ministri. Gli successe 
il figlio primogenito col nome di Francesco T. 
AI principe Leopoldo secondo genito la^ò un 
maggiorasco di annui ducati cento e cinquanta mila, 
e di più altri ducati tKntamila vitalizj, e sessanta 
mila in commende (3). 

. (i) Memorie particolari. 

(2) 4759 J. 2. 

(3) Coli, della leggi deljlegoo delle due Sicilie 1825, n. 407. 
Bianchioi. Principi del credito pabbl. part.I, cap.UI^ieat.n. 



1825 363 

i6.'Il nuovo Monarca fu graziosamente invi- 
tato dair Imperatore d'Austria a recarsi a lElano 
per poterlo rivedere, ed insieme conferire^ e vi ac- 
consentì. Partito colla Consorte da Napoli alla metà 
£ aprile passò per Roma, Firenze, Bologna, Mo- 
dena e Parma, e giunse a Milano alla metà di mag^ 
gio. Yi si trattenne sino aUa fine; quindi passando 
per Torino, Genova e Lucca, imbarcossi a Livorno^ 
e nella metà di luglio ritornò a Napoli. 

1 7. Mentre i Sovrani di Austria e delle due 
Sicilie erano in Milano conchiusero ( ai ventotto 
di maggio) una nuova convenzione nella quale in 
sostanza stabilirono t colP ultimo accordo essersi 
» fissata a trentacinque mila e cinquecento la forza 
» del corpo ausiliario delle truppe austriache stan- 
n ziate nel Regno delle due Sicilie. Essersi pure 
9» stabilito che quella convenzione durasse sino al 
99 fine di maggio del mille ottocento e ventisei. 
» Considerare per altro il Re che a quell'epoca 
« la forza numerica della sua armata ed il grado 
« di ammaestramento a cui fosse pervenuta, po- 
ff tevano lasciar desiderare la presenza e Pappog- 
» gio delle truppe straniere anche dopo spirata 
n quella convenzione. Riflettere d'altronde che il 
9» consolidamento della tranquillità pubblica non 
9 lasciando più alcun dubbio, si poteva prendere 
9» in considerazione una diminuzione di truppe 
» ausiliarie. Convenirsi pertanto cl]« l'esercito au- 
9» siriaco continuasse a rimanere a disposizione del 



364 ANNAU d' ITAUA 

n Re sino alla fine di mano del mille ottocento 
• e ventiaette. Siccome però lo stato delie finanze 
» ad Regno non permetterà una spesa maggiore 
n di quella preTentivamente fissata per la occu* 
» pauone militare stabilita sino al fine di maggio 
« del mille ottocento e Tentisei, il numero delle 
» troppe anstriacbe terrebbe proporsionatamenle 
» diminuito in modo cbe i risparmj i quali ne sa^ 
» rebbero derivati rendessero possibile la proroga 
» ddl^occupatione senza eccedere le spese stabi- 
9 Ute (t) f». In fersa di tale convenzione partiro- 
no poco dopo dal Regno dieci mila e quattro- 
cento Austriaci. 

i8. Accennai che nd mille ottocento e ven- 
tano il Governo napolitano aveva stabilito di pren- 
dere al suo soldo tre reggimenti stranieri (2). De- 
terminò posteriormente di assoldarne quattro della 
forza di mille quattrocento e cinquanta due uomini 
Pono. Li prese dai Cantoni Svizzeri con capito- 
lazioni onerose da durare per lo spazio di trent' an- 
ni (3). La spesa di primo stabilimeoto fti di un 
milioiie settecento e novantadue mila ducati, e 
Pannna di cbqne cento e sessanta sei mila (4). 



(0 Marteni.fiecaeìl. Suppl Tom. X, ptg. 762. 

(2) 4821 §. 24. 

(3) CapitolaùoDe dei 7 ottobre 4825. 

(4) BUnchioi. Storia delle tinaose del Regno di Napoli. Yo- 
lume Iti, pag. 795. 



1825 365 

19* Nel mille ottocento e diciassette si proca- 
rò, come narrai, di ordinare le finanze di Sicilia (i). 
Ciò non di meno in quest'anno si calcolò che le 
spese ascendcTano ad un milione settecento e cin- 
quanta quattro mila onxe, mentre gP introiti erano 
soltanto di un milione trecento e sessanta cinque 
mila. Quindi una mancanza di trecento ed ottanta 
nove mila. Si stabili di rimedianri con aumento dì 
dazj e risparmi di spese (2). 

%o. Narrai che sino dal mille ottocento e dieci 
erano state prese in Sicilia alcune disposizioni per 
r abolizione delle reciproche servitù dei fondi (3). 
Altre n' erano state date nel mille ottocento e 
dodici (4) ma nulla si era mai eseguito. Nel mille 
ottocento e diciassette il He aveva eziandio ordi* 
nato che « le promiscuità de' dritti esistenti nei 
» fondi comunali fossero subito sciolte, e si as- 
ti segnasse in proprietà assoluta a ciascuno degli 
n interessati quella porzione di terra che corri- 
9i .spendeva al valore de' suoi diritti (5) )»^ ma ne 
anche di ciò nulla allora si fece. Finalmente però 
jper la esecuzione di tal l^ge il Re in quest'anno 
(nel giorno undici di settembre) decretò che y* i 

(O 4847 S- <0. 

(2) Stato dÌBCUMO nel gionale ufficiale cti Palermo del 4825, 
num. 405. 

(3) 4840 S- 22. 

(4) 4842 %. 29. 

(5) GoUesione delle leggi 1847, diiio.932, g. 498-200. 



ir 

366 ANNALI d' ITALIA 

9 fondi in Sicilia soggetti a diritti promiacui (09- 
n sero ?alatati nello stato attuale come se fossero 
99 liberi di senritò) e quindi come a quelle sog- 
n getti* La differenta delle due reiasioni per o^\ 
9 fondo particolare, costituisse il Tslore della ser- 
» ?itù. Questo Talore poi venbse compensato col- 
9» Passegnauone di tanta quantità di terra del mer 
n desimo fondo secondo lo stato attuale. Nei capi 
n luoghi di ciascuna provincia venisse istituita una 
« Commessione di tre individui per la esecuzione 
n dì questa legge. Cadendo questioni sulPeserci- 
» zio delle servitù, le Commession! dovessero guar- 
ii dare il solo possessorio, e vi dovessero mantenere 
» chi lo godeva, senza entrare nell'esame dei ti- 
lt toli,che restava riservato ai magistrati ordina- 
si rj (i) ». Furono poscia stabilite alcune norme 
per valutare tali diritti (2). Con queste disposizioni 
nel decorso di varj anni si ottenne finalmente la 
libertà di molti fondi (3). 

21. Il Santa Rosa che nel mille ottocento e ven- 
tuno erasi segnalato nella rivoluzione di Piemonte, 
recossi in quest^ anno con altri profughi suoi socj 
a combattere per la indipendenza e la libertà della 
Grecia, e nel giorno otto di maggio cadde morto 
pugnando coraggiosamente nell' Isola di Sphacte- 

(0 CoUesione delle leggi ec. 4625, noni. 286. 

(2) Decreto dei 20 dicembre 4827 nella collesione delle le|^- 
gì ec. 4827, num. 4688. 

(3) Oiicorto tuli' agricoltura di Sicilia §. 28-34. 



1825 367 

ria (i). Ai dicìanDove di ottobre cessò improvisa- 
mente di vivere in Firenze il Marchese Girolamo 
Locchesini. Era nato in Lucca ai sette di maggio 
del mille settecento e cinquantuno e si rese cele- 
bre nella Storia tanto per ^missioni diplomatiche 
eseguite pel Be di Prussia, quanto per un Ragio- 
namento su le cause e gli effetti della Confedera- 
zione Renana. 

aa. Nel giorno primo di dicembre morì in Tan- 
garock Alessandro 1. Imperatore di Russia. Non 
lasciò figli ^ Costantino maggiore ^ra^ fratelli super- 
stiti da tre anni addietro ave? a rinunziato alla suc- 
cessione, quindi ascese al trono Ricolò cheterà 
r altro fratello più prossimo. Frattanto alcuni uffi- 
ziali che avevano guerreggiato in Germania ed in 
Francia, sino dal mille ottocento e sedici avevano 
introdotto in Russia (e specialmente nell'esercito) 
una società segreta diretta a cangiare in modi li- 
berali il sistema dbpotico dell'impero. Essi appro- 
fittarono della mutazione del Principe per tentare 
di giungere al loro scopo, e nel dì ventisei di di- 
cembre fecero scoppiare in Pietroburgo una ri- 
volta militare. Questa però fu sull'istante soppres- 
sa, ed i principali rei subirono la pena del loro 
delitto (2). 

(4) I^ecchìo. Relas. degli STvenimenti della Grecia nel 4825. 
Cap.VI. 

(2) Rapporta della Gommessione d' inchiesta fatta ali' Impe- 
ratore Nicolò ai 30 maggio (H giugno } 4826. 



1 8^ 6 



SOMMARIO 



Aui del Re di Saidegna §. | 

Divisione di Cospajajra Roma e la Totcana . m 2 

Barche romane predale dai Barbereschi . . . n 3 
Pagamento dei debiti delle Comunità ttello Stato 

pontificio u 4 

Ordinamenti otaitatitn in Roma u 5 

Leone XII diminuisce dazj u 6 

— istituisce una Congregatone di mgilanza su- 
gi' Impiegati Il 7 

Rovina e lavori in Tivoli u .8 

Attentato alla vita del Cardinale Rivarola , . a 9 

Condanna di settarj nelle^ Legazioni . . . . u iO 

Vicende dell' Ordine Gerosolimitano . . . . n ii 

Settarj in Napoli ed in Catania h 42 

Gli Austriaci sgombrano la Sicilia e diminuiscono 

le loro forze in Napoli if 13 

Angustie delle Jinante in Napoli. Risparmi . n 14 

Ajffitto di dazj nel Regno delle due Sicilie . . n 15 

Morte della Duchessa di Floridia . . . . n 16 

— di Paradisi, di Aldini, di Pino, e di Piazzi n 47 



T. VII. a4 



18 3 



I. Ma Re di Sardegna sottoscrisse ia quest'ao* 
Bo convenzioni col Duca di Lucca (i) e col Re 
di Wurtemberg (a) per P abolizione delFalbìnaggio 
fira^ rispettivi sudditi Altra ne conchiuse col Duca 
di Modena per regolare alcuni punti di confine 
che erano controversi (3). Ottenne dal Papa che si 
estendessero al Ducato di Grenova le disposizioni 
relative allMmninnita ecclesbstica che erano in vi- 
gore negli altri suoi Stati di terra ferma (4). 

a. Pendeva da molto tempo fra il Governo 
Pontificio e quello di Toscana una questione sulla 
pertinenza della villa e del territorio di Gospaja 
esistente fira Città di Castello e Borgo S. Sepol- 
era Essa fii accomodata in quest^anno colla di* 
visione della cosa controversa. Il villaggio (di circa 
trecento abitanti) fu nella porzione toccata allo 
Stato pontificio (5). 



(0 Traittt. pub. de U Maison de Savoje tom. IV, p.574. 

(2) Ivi p.603. 

(3) Ivi p. 578. 

(4) Ivi p. 58S-6U2. 

(5) Istromento rogato sai coniioe per gli atti dell' lUumiaati 
NoLdi Città di Castello e del Pochi Noi. di S.Sepolci-o U 41 
febbraio 4826. 



Sjtl ANNALI d' ITAUA 

3. Non ostante U protezione accordata nell^anno 
precedente dal Re dì Francia alla bandiera Pontifi- 
cia (i) i Trìpolbì^e gli Algerini predarono alcone 
barche Romane. Carlo X. non mancò di spedire 
bastimenti da guerra per chiedere a quei Barbare- 
schi la doTuta soddisfaaùone. La ottenne intiera dal 
Bey di Tripoli (»). Il Dej di Algeri liberò gli equi- 
paggi, ma ricusò costantemente di restituire le bar- 
che ed i loro carichi (3). 

4* N^ mille ottocento e uno Pio VII aveva 
dichiarato appartenenti allo Stato tanto i beni che 
i debiit delle Comunità (4). Una porzione di tali 
debiti fa di poi estinta; ma ne rimanevano ancora 
(escluse le Comunità delle Legazioni) per la som- 
ma di due * mitioni ed ottantuno mila scudi Leo- 
ne XII prescrìsse in quest^anno che si dessero in 
pagamento ai creditori altri e tanti beni delle Co- 
munità medesime (5). Per la esecuzione nominò una 
Commessione speciale, la quale mise i beni all'asta, 
e terminò la operazione in un biennio. Soprav- 
vanzò una parte di beni, e questi furono restituiti 
alle Comunità che dianzi li possedevano (6). 



(0 4826. §. 43. 

(2) Diario dì Ronu 4826, p. 32-33. 

(3) Id.n.73.e 96. 
Mooiteor 20. Avr. 4830. 

(4) 4804. §,27. 

(5) fidino del Segr.di Suto degli 4 4 apitfe 4826. 

(6) Memori« particolari. 



1826 373 

5. Leone XII rivolse in quest^anno una spe- 
ciale attenzione agli Stabilimenti oaritatìt i di Roma. 
Diede nuovi regolamenti agli Ospedali (i) ed ai 
Gonservatorj (a). Creò una Gommessioae di sus- 
sid] e dispose che, provveduti i poveri di lavoro 
e di vitto, fosse vietato in Roma V accattare (3). 
Questa Commessione ebbe nelP anno seguente a 
sua disposiaione trecento e trenta cinque mila scu- 
di. Di questi ne somministrò sei mila air Elemosi- 
niere segreto del Papa, settanta due mila agli Ospe- 
dali, trenta cinque mila ad una Gasa d'indmtria, 
dov'erano stati raccolti circa novecento poveri; 
soccorse tremila e settecento famiglie (4) (ve n'era- 
no allora in Roma trentun mila e settecento), ma 
con tutto ciò continuarono ad esservi per le strade 
di Roma molti mendici. 

6. Fra' progetti di riforma dello Stato che vol- 
geva in mente Leone SII vi era quello di ribassare 
i dazj dell' annua somma di un milione di scudi, 
cioè di circa la settima parte. Sino dal principio 
del suo Pontificato aveva incominciato a toglierne 
o diminuirne alcuni fira' nìinori. In quest'anno poi 
ribassò di un quarto la tassa fondiaria. Avvertì in 



(0 MotB*proprio àtì 3 gemiftjo iB16. 

(2) Mota«proprìo dei 44 noTembre l826. 

(3) Ghirogrtfo dei 22 febbnjo e Mota-proprio dei' 46 di- 
cembre 4826. 

(4) Bilancio della Gommeisione de' iiusidj per Vanno 4827. 



374 ANNALI d' ITAUA 

tale occasione che faceva qaesla notabile diraina- 
zione (di circa quattrocento e cinquanta mila scudi 
all^anno) approfittando specialmente v dei raeszi 
» che fossero per risultare dalle diverse riforme 
» del gigantesco impianto (fiitto nel precedente 
s» Pontificato) sproporzionato allo Stato ed alle 
fi circostanze (i). 

7. Procurò di&tti di restringere il numero de- 
^^ Impiegati, e di obbligare gli altri ad una esatta 
osservanza dei loro doveri. Pubblicò per tal effetto 
un motu*proprio nel quale premise che » Dal prin- 
" cipio del suo Governo aveva ricevuto frequenti 
» reclami contro la condotta di alcuni pubblici 
» Impiegati, molti dei quali erano stati da lui ve- 
» rificati con grande rammarico delP animo suo « 
perciò » istituiva una Gongr^azione di vigilanza 
9> la quale vegliasse n« modi e coi mezzi che se- 
lf condo le circostanze credesse più espedienti ed 
9 efficaci sulla condotta di tutti gP Impiegati nel- 
n r ordine governativo, giudiziario ed ammini- 
9» strativo, e procedesse in tutte le sue operazioni 
» col più stretto segreto. Si occupasse essa della 
» imparziale e segreta verificazione di tutti i ri- 
» corsi che gli avrebbe rimesso o direttamente gli 
>» sarebbero giunti da pubbliche e private perso- 
fi ne contro gl'Impiegati. Proponesse il numero 



(4) Notifionione del Tesoriere pootificio dei 4^ noTcmlnre 
1825.. 



1826 375 

fi degr Impiegati che credesse bastanti in ciascun 
» ufficio per sopprimerne i superflui (i) ». Con 
tali disposizioni si esegni forse qualche utile ri- 
forma. Certamente però aumentossi lo spionaggio 
con tutte le sue funeste conseguenze. 

8. La celebrità di Tivoli nelP Archeologia e 
nelle Belle Arti rese iamoso un afTenimento che 
del resto apparterrebbe più ad una storia munici- 
pale, che air universale d^ Italia. Nel fiume Aniene 
che scorre presso quella città eravi una chiusa la 
quale ne innalzava le iicque e le dirigeva a inno* 
v^re quarant^otto opificj ed a formare pittoresche 
cascate. Nel giorno sedici di novembre il fiume si 
apri un nuovo letto fra la chiusa e la destra spon- 
da, ed in tal guisa abbassandosi al naturale livello 
lasciò gli edifizj^ inoperosi e le deliziose cascate 
sparirono. Franò nel tempo stesso un tratto della 
sinistra sponda e rovinarono venti case. Nei se- 
guenti anni fu di poi ristabilita la chiusa, si sca- 
varono due cunicoli nel prossimo monte Catillo 
per jGeir cadere il fiume lungi dalla città, e se ne 
adornarono con viafi le sponde. Si spesero in quei 
lavori (che durarono fino al mille ottocento e tren- 
tacinque ) cento e settanta sei mila scudi (a). Di 



{i) Mota -proprio di Leone XII dei 27 febbrajo «826. 
(2) Massimo. ReUiione storica del traforo del monte Catillo 
in Tivoli. 



Zj6 ABINALI d' ITALIA 

queste spese aa quii^ fu a carico deUa Gomooità 
di Tivoli, il rimanente fu si^portato dallo Staio (i). 
9. Era troppo probabile che i sellar] di Ro- 
magna, i quali avevano tolto dì meuo a tradi- 
mento vari loro nemici, insidiassero alia vita del 
Cardinale Legato Rivarola che sfonavasi dì di*^ 
struggerli. Di filiti un corto Domenico Zaulì di 
Faenaa ( garaone di osteria ) aveva stabilito dì uc- 
ciderlo in Porli, ma non potè eseguire il suo di- 
segno. In Ravenna cospirarono formalmente con- 
tro di lui cinque individui delP infima classe del 
popolo. Uno di essi che era fattore fomajo tentò di 
avvelenarlo col pane, ma non gli rìescL Un certo 
Raulli portiere di wà giudice nella sera dei ven- 
titré dì luglio gli sparò un colpo di pistola, ma 
sbagliò, ed invece feri gravemente un canomco che 
gli sedeva accanto in carrozsa» Allora il Papa spe- 
di nelle Legaùoni una Gommessione speciale per 
punire un tanto attentato e gli altri delitti setla- 
rj. A tale annunaio il Cardinale Legato ultimò som- 
mariamente tutti i processi criminali pendenti, e le 
carceri di Forti rimasero per alcuni giorni aper- 
te. Diminoi la pena a diversi di quelli che aveva 
condannato nel precedente anno, qnmdi parti alla 
volta di Genova. La Gommessione speciale col pro- 
mettere un premio di scudi diecimila, e la impu- 
nità al primo denunziante, pervenne a scuoprire i 

(0 NotifictBÌODe del Tesorien pontiiicio dèi 48 «gotto 4827. 



1826 377 

rei dell^ attentato alla tifa éiA Legato, e con sen- 
taoKa dei Tentisei aprile del mille ottocento e 
yent^ otto ne condannò tre aiP ultimò sopplìsìp (i). 

io« La steasa Gommessione speciale nei due se- 
gaentì anni fece arrestare molti indiridai per de- 
litti relativi alle aette, e ne condanni Tai] a di- 
verse pene (a); ma con tutto ciò non furono di- 
sciolte tutte le società segrete, né m rìstabili quel- 
la calma che i popoli so^ono godere nei tempi 
tranquilli. 

ii.L^ Ordine Gerosolimitano dopo di avere 
perduta V isola di Malta (3) aveva stabilita la sede 
del suo Governo, che chiamano Convento, in Mes- 
sine, e poi in Catania. lotttito aveva perduto le 
commende in quasi tutti gli Stati, e n^ erano rima- 
ste soltanto in Boemia, nello Stato pontificio e nel^ 
Regno delle due Sicilie. Quivi pcnrò il Re nel pre- 
cedente anno aveva fatto partecipare al Convento 
di Catania che » avendo avuto presente quanto 
» si era praticalo in quasi tutti gli Stati di Euro- 
» pa dopo che la Religione Grerosoliniitana aveva 
» perduto il dominio delF isola di Malta, si era 
» confermato nelF opinione che la slessa dovesse 
9» considerarsi come non più esistente. Quindi nel 
99 Consiglio di Stato aveva determinato che si prò- 

(1) Memorie pftrticolari. 

(2) Sentenia della CommeMÌone speciale di Romagna profe- 
rita nel 4827 e 4828. 

(3) 4798. S. 3-5. 



378 ANNALI d' «ITALIA 

1» cedesse al sequestro delle coramende, secondo 
» che le stesse andassero tacando. Il Concento poi 
>» si astenesse assolotamente di &r GaTalieri di qna- 
» lonque sorta sensa il reale permessole d'ismu- 
n tire ( trasferire ) commende senza la saa intel- 
» ligenza (1) *». Il Convento non ToUe assogget* 
tarsi a tali Tincoli, e chiese al Papa Capo supre- 
mo deir Ordine una sede nello Stato pontificio. 
Leone XII gli assegnò un chiostro in Ferranu^e 
quiTi di fatti esso trasferì in quest^ anno la sua re- 
sidenza (a). Nel mille ottocento e trenta quattro 
passò di poi in Roma. 

1%. Alcuni Carbonari napolitani dei più for- 
sennati ed oscuri ragunaronsi nuovamente in so- 
cietà segreta che denominarono dei pellegrini bian- 
chi. La polizia non tardò a scuoprirli ed una 
Commessione militare nel di ventisette gennajo ne 
condannò due alla morte e cinque ai ferri. Il Re 
per altro diminuì a tutti la pena (3). Anche in Ca- 
tania furono perseguitati alcuni artieri sospetti di 
appartenere alla medesima setta, e di avere cor- 
rispondenza con ahri socj di Siracusa (4). 



(4) Dispaccio del Ministro degli ftfTftri esteri al Laogoteneote 
di. Sicilia in daU dei 40 settembre 4825. 

(3) Breve di Leone XII dei 42 maggio 4826 e decreto del 
Consiglio dell'Ordine GerosolimiUno degli 44 luglio 4826. 

(3) Sentenia della Commessione militare e decreto reale nel 
giornale delle dae Sicilie 4826 n.82. 

(4) Memorie particolari. 



1886 379 

i3. Del resto questi piccioli tentatiti £ pò- 
chi e miserabili settarj non impedirono punto che 
nella primavera gli Austrìaci diminuissero ulterior- 
mente il loro esercito di occupasione nei dominj 
al di qua del Faro, rìducendolo a dieci mila uo- 
mini. Sgombrarono eziandio la Sicilia. In cinque 
anni essi perdettero colà circa sei mila uommi per 
i yizj e specialmente per V abuso di quei fini (i).^ 
' i4« Non ostante questa diminuzione di trup« 
pe straniere, le spese per i dominj al di qua del 
Faro erano state in quest' anno calcolate in ven- 
tisei milioni cinquecento e sei mila ducati, e per 
tale somma vi era una mancanza di due milioni 
duecento e settantatre mila ducati (i). Si supplì 
col ritenere il decimo sui soldi degP Impiegati, sul- 
le pensioni, e su tutti gli altri esiti dello Stato, non 
esclusi gli assegnamenti della Gasa Reale ^ col ri- 
tenere, similmente ai nuovi Impiegati ed ai pro- 
mossi il soldo de^ primi sei mesi. Si procurarono 
risparmi in tutte le pubbliche spese e migliora- 
menti nei prodotti delle esazioni. Si ebbe il resto 
dai residui dei prestiti già contratti, e che si do- 
vevano apcora esigere (3). 



(f) Memorie particolari. 

(2) Collesione delle leggi del Regno delle dae Sicilie del 4825 
■.754. 

(3) Collezioiie delle l«ggi del Regno delle due Sicilie. 4825 
n. 398. 675. 



38o ANN4LI d' ITALIA 

1 5. Per dimiiiaire il contrabbando 3 Kinistro 
di Finanie del Regno delle doe Sicilie mise nei 
daq dì conaomo e nelle dogane una Regk inle- 
retaata. Si stabilirono le basi che fl GoTemo aves- 
se una somma fissa, e quanto si sar^be esatto di 
più ai dividesse fra il Governo medesimo,'! Re- 
gissori e gV Impiegati. Kei dominj al di qua del 
Faro questi due rami di pubblica rendita per lo 
innanzi fruttarono alF erario quattro milioni^ nove- 
cento, e setlant'otto mila ducati Furono affittati 
per r annua corrisposta fissa di cinque milioni, 
quattro cento e dodici mila ducati. Posteriormen- 
te V utile fu anche maggiore, ed in qualche anno 
ascese ad ottocento mila ducati (i). Anche le do- 
gane di Sicilia furono appaltate nello stesso mo- 
do e la corrisposta fissa fu stabilita da principio 
in ducati settecento e novantasa mila {%). 

i6. Vd di ventisei di aprile cessò di. vivere 
in Nf poli Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia. 
Era nata ai diciotto di geunajo del mille sette- 
cento e settanta belle Terra di Floridia ( feudo di 
sua fitmiglia ) presso Siracusa. Nel mille settecento 



(4) Doenmeiiti nel giornaU del Regno delle dne Sicilie iS25 
n.26i e 4826» n. 52, 

Seggio politico talli popoUtione del Regno delle due Sicilie, 
perle 11,$. Vili. 

(2) Docamenti nel giornale del Regno delle due Sicilie lS25 
n. 90. htromento per gli etti del Mcasìna e Selemi Notajo pa- 
lermitano dei 29 maggio 1826. 



1826 38i 

e ottaotuno a?eTa sposato Benedetto Grifeo Prìn- 
cipe di Partanna, dal quale ebbe diversi figli. Ri- 
mase Tedova nel mille ottocento e dodici. Ai ven- 
tisette di novembre del mille ottocento e quattor- 
dici il Re Ferdbando la prese in moglie di co- 
scienza (i). Cara costantemente al consorte ebbe 
dal medesimo doni cospicui ( ma non esorbitanti ) 
e mezzi da favorire coloro che dianzi in qualche 
modo gli appartenevano. Moderata però e pruden- 
te^ non abusò punto dell' influenza che aveva sul- 
r animo del Re per intrigarsi negli affari dello 
Stato (2). 

1 7. Morirono eziandio in quest' anno tre per- 
sonaggi che erano stati famosi nel Regno d' Ita- 
lia, cioè Giovanni Paradisi Presidente ordinario 
del Senato, Antonio Aldini Ministro Segretario di 
Stato, e Domenico Pino Generale di Divisione. 
Terminò parimente i suoi giorni Giuseppe Piazzi 
insigne Astronomo e Direttore generale dei reali 
osservatorj di Napoli e di Palermo (3). 



(1) V.48H.S.77. 

(2) Memorie particolari. 

(3) Memorie particolari. 



I 8 2 7 

SOMMARIO 



(Jodioe neW isola di Sardegna • §. i 

AtU diplomatioi degli Stati sardi . . . . n 2 
Convetaione fra Roma e la Toscana per la conse- 
gna dei disertori e dei delinquenti . . . n 3 
Leone OCII procura d* incoraggiare le mamf alture m 4 
«- promulga olirò motU'proprio legislatiiH) , . n 5 
Popolazione dello Staio pontificio .... « 6 
Leone XII pubblica una Bolla sulla elesione di al- 

cu/li Vescovi di Germania .' u 7 

«— altra su quella dei Vesoovi dei Paesi Bassi n 8 
— Protfpede ai Feseotfoii delle Bepuiòliche Ame- 

rieane u 9 

Gli Austriaci sgombrano il territorio napolitano. 

Avifertimenio del Got^emo ...... u 40 

Spese napolitano per truppe straniere . . . . n H 

Aumento d'imposizioni in Napoli . . . . m 42 

Introiti ed esiti del 4827 v 4 3 

Debito pubblico, Anunortizzazione . . . . n 44 

Lavori pubblici a 45 

Convenzione di navigazione fra il Regno delle due 

Sicilie e la Porta Ottomana n 46 

Cenno sulla sollevazione dei Greci .... « 47 

Protocollo dei ^ luglio » ^ 48 

Battaglia di Navarino .... . . . ■ 49 

Partenza da Costantinopoli dei Rappresentanti di 

Francia, d* InghiUtrra e di Russia . . . v 20 



18 4 7 



..L', 



boia di Sardegna passata sotto il do- 
miiiìo della Gasa di Savoja nel mille settecento e 
ifeàtì dTeta consertato le sue antiche leggi par- 
ticolari sparse in molti Tolami. A queste i nnoTi 
Sotrani ne aggiaosero altre. Quindi confiisione e 
Mcessiti efidente di unirle tutte in un sol corpo. 
Tale open fa di fatti incominciata da Vittorio Ama- 
deo III9 proseguita da Yittorìo Emanuele, e final- 
nente eompinta da Carlo Felice. Questi con de- 
creto dei sedici di gennajo di cjaesf^anno samionò 
9 nuovo codice delle leggi mili e criminali di 
qudl^ Isola raccolte e compendiate in doe mila tre- 
cento e sessanf'otto artìeolf (i). ' 

a. In quanto alle cose estèrne del Re di Sàr- 
df^pua accennerò che Carlo FeKce conchiuse con 
Tari Cantoni della Stisnsera contensioni per rego- 
lare alcuni diritti degli abitanti dei propr) Stati, che 
passassero ad abitare in quelli dell* altra parte con- 
traente (a). Si pubMicarono eziandio dichiarazioni 
retatff e alP abolizione di qualunque diritto di al- 



(0 ^Sgì ci^i^ crimÌDali del Regno di Sardegna raccolte 
e pubblicate per ordine di S. M. il He Q^rlo Felice. 

(2) Traités pubi, de Im Maison de Savoie T. tV, p. 607, 620. 

T. Vn. a5 



386 ANNALI d' ITAUA 

binaggìo fra' sudditi sardi, e gli abitaDti della città 
libera di Amburgo (i). 

3. I GoTemi di Roma e di Toscana conchiu- 
sero una conTenxione per la reciproca consegna 
dei disartori e dei rei di alcuni determinati delitti. 
Si stabili che avesse forca per cinque anni e si 
avesse per rìnnoTata di cpiinquennio in quinquennio 
sino a dichiarazione in contrario di uno dei due 
Gofemi (2). 

4* Leone XII diede alcune disposizioni per in- 
coraggiare nello Stato pontificio le manifatture di 
lana, di seta e di lino che erano inferiori a molte 
straniere (3). ITel tempo stesso pubblicò » II Clero 
n essere autoreTolmenti^ eccitato a non (are di pia 
n uso di tessuti ^ lana esteri, e prendendo nor- 
» ma dal suo esecnpio, si prevalesse di prodotti 
» delle fabbriche dello Stato. I pubblici Impiegati 
9» si riconoscessero eccitati ad uniformarsi piena- 
m mente allo stesso consiglio. I più zeùnti a corri- 
» spondere a tale eccitamento avrebbero acquistato 
19 un diritto alla Sovrana considerazione. Sebbene 
n poi queste considerazioni fossero precisamente 
n dirette agli ecclesiastici ed agli Impiegati, pure 
«I non dubitare che non sarebbero mancati in ogni 
« altra classe de* suoi amatissimi sudditi molti i 



(0 Traités pubi, de la MaiioD de Sayoye Tom. IV, p.606. 

(2) GouTenùone di Boòòa dei A 5 febbrajo 1827. 

(3) Notificaùoae del Card. Camarlengo dei 5 settembre 4827. 



1827 387 

» quali si sarebbero recati a gloria d* imitare il 
n SUO esempio e di contribuire alla prosperità 
» deir industria nazionale (i) 9». Ma disgraziata- 
mente r esempio del SoTrano non impose ai sud* 
diti, né yì era fra essi tanto spirito pubblico da se- 
condare tali insinuazioni. Quella notificazione fu su- 
bito trascurata e poi dimenticata. 

5. Narrai che Leone XII nel mille ottocento e 
ventiquattro areva promu|gato un motu-proprio 
soir amministrazione dello Stato (2). In quest' anno 
ne pubblicò un altro col quale riforma varie cose 
del precedente. Accennerò specialmente che sop- 
presse affatto i Consigli presso i Capi delle prò- 
vincie, e prescrisse varie norme per ordinare le 
classi dei nobili e dei cittadini (3). A tale propo- 
sito rammentò espressamente che » la nobiltà pre- 
99 cipuamente influisce al decoro del principato (4). 

6, Nel preparare quel motu-proprio egli fece 
numerare la popolazione dello Stato. Nel mille ot- 
tocento e sedici era di due milioni, quattro cento 
e venticinquemila (5). In quest^ anno fu trovata di 
due milioni cinque cento e novanta due mila (6). 
Quindi un aumento di cento e sessantasette mila. 

Qi) Notificazione del Card. SegreUrio di Suto dei 30 ago- 
sto 4827. 

(2) 4 824. §.8. 

(3) Molu- proprio di Leone XII dei 27 dicembre f827< 

(4) Ivi, S. 213. 

(5) Moto-proprio di Pio VII dei 6 luglio 4846. 

(6) Moto-proprio di Leone XII dei 27 dicembre 4827. 



588 ANNALI n ITALIA 

7. Accennti nel mille ottocento e Teotano che 
fra la Snota Sede e varie piociole Potensc prote- 
stanti di Genaania pendevano negosiati per la no- 
mina dei Vescovi a cinque diocesi^ fra le qnali 
Pio yn aveva diviso il loro territorio (iX In <pw- 
st' anno ai venne finalmente alF accordo e si sta- 
bilì che il Capitolo di ciascuna diocesi fra un me- 
se dalla vacansa presentasse al Prìncipe territo- 
riale la nota di coloro che credeva idonei ad es- 
sere eletti Se fira questi candidati ve ne fosse al- 
cuno che al* Sovrano non fosse gradito, 3 Capito- 
lo lo ti^Iiesae dall' elenco^ e quindi procedesse ad 
eleggere fra gli altri rionasti (%), 

8. Coi Re de' Paesi Bassi protestante e che 
aveva moli sud<£ti cattolici erasi da mollo tempa 
trattato inutilmente il concordalo. Findbsente in 
qqest^ anno si conchiuse e si convenne che quello 
fatto nel miUe ottocento e uno colla Francia e 
v^nte nelle provincia meridionab di quel Regno 
( cioè nel Belgio ) losse applicato aiUe provìncie 
settentrionaE Ogni diòcesi avesse il suo Capitolo 
ed il suo seminario. Vacando una Sede Vescovi- 
le il ciqpitolo indicasse al Re coloro che credeva 
idonei ad essere eletti. Il Sovrano avesse il dirit- 
to di escludere quelli che gli fossero meno accet- 

(0 «321 S.S4. 

(2) Balla Leonis Papa XII jid Dbminiei Gre^t,UX id.apr: 
MDCCCXXVB. 
Martens.RMiiML8up|il.Toin.Xl, 4S4. 



1827 389 

ti. Fra i retiduali il Capitolo eleggesse il noovo 
Vescovo (i). 

9. Nelle regioni dell^ America che dal mille 
ottocento e dieci si erano sottratte dal dominio 
spagnolo (2)^81 erano formate tarie Repubbliche 
ed b alcune di esse vacavano Sedi Yeacovili. Quei 
nuovi Governi avevano spedito Incaricati a Ro* 
ma a chiedere al Papa i Vescovi; ma il Re di 
Spagna vi si opponeva. Finalmente Leone XII mise 
in non cale qualunque considerazione politica^ ed 
in un concistoro tenuto ai ventano di maggio prov- 
vide agli Arcivescovati di Santa Fede e di Ca* 
raccas, ed ai ^Vescovati di Santa Marta, di Quilo 
e di Guenca (3). 

10. Nel mese di febbrajo le truppe austrìache 
sgombrarono iotieranieote il territorio napolitano, 
e ritornarono nel Regno Lombardo Veneto. Esse 
furono per altro collocate sulla linea dd Po in 
modo da formare un corpo che in bretissimo tem* 
pò potesse marciare, se mai le circostanase lo aveS'^ 
sero riebìesto. Francesco I fece annumtare tale di- 
sposinone ai suoi sudditi avvertendo che » con 
n questa misura di prudenza e di antivedimento 



(0 Bulla UoMt XII Qaadjamdiu. XVI. Katev. septembr. 
MDCCCXXVII. 
Manetta. RecutfìL Sappi. Tom. X, pag 242. 

(2) 1840, H.4822^ 29. 

(3) Atti del Concistoro ed allocusione di Leone XO dei 21 
maggio 4827. 



3^0 ANNALI d' ITALIA 

M TeDiTa chiuso V adito ad ogni qualunque crimi* 
M uosa speranza, laddove i pochi faziosi^ se pure ye 
n liberano, osassero concepirla. Imperciocché fermi 
99 nei prìacipj sanzionati nei congressi di Lubiana 
» e di Yerona, gnmperatorì di Austria e di Russia 
n avrebbero continuato sempre colla stessa ener- 
f» già e sollecitudine a provvedere che il genio di 
91 novità non esercitasse nessuna influensa a dan- 
f» no della tranquillità e deila pace generale di 
9» Europa (i). 

II. Le spese per il mantenimento dell^ eser- 
cito austriaco ascesero a settantaquattro milioni di 
ducati: qual somma essendosi presa a prestito, lo 
Stato rimase perciò oppresso dai pubblici debi- 
ti (a). Si calcolò che dal mille ottocento e uno il 
Regno di Napoli pagò per mantenimento di trup- 
pe straniere V enorme somma di circa cento e cin- 
quanta sette milioni di ducati (3), cosa deplorabile 
che tanto danaro non sia stato impioto in aumen- 
to deUa prosperità nazionale. 

I a. Del resto colla partenza degli Austriaci ces- 
sando le spese straordinarie, si pensò ad ordinare 



(4) Articolo d'i officio nel giornale del Regno delle due Si* 
cilie 4827, iium.64. 

(2) Bianchini. Storia delle fioanse del Regno di Napoli Voi. 
ni,pag.794. 

(3) Iti, pag.795, 799, 800. 
'▼i> pa8.735^ 755^ 800. ' 



1827 39J 

diffinitamente le finanze. Per tal effetto con decre- 
to dei Tentotto di maggio de! precedente anno il 
Re aTCTa annunziato e disposto n la situazione 
9» della tesoreria generale dei dombj al di qua 
n d^l Faro nel principio del mille ottocento e 
9» Tenti essere stata la più felice. Gol mezzo di una 
» saggia economia èsser scomparso il disquilibrio 
» di tutti gli esiti straordinari cagionati dallo svi- 
n luppo delle passate circostanze della occupazio- 
» ne militare (cioè della invasione francese)^ es- 
99 sersi abolite non poche gravezze, e a tutte le 
9 altre essersi portata una sensibile moderazione. 
» GV introiti e gli esiti essere giunti al sospirato 
n livello. Non lievi rìsparmj essere già accumulati 
n pei fondi di estinzione del debito pubblico; e 
M vie più riordinato il sistema delle pubbliche am- 
» ministrazioni, essersi nel caso di portare nei due 
n seguenti anni i più sensibili alleviamenti alle or- 
» dinarìe imposte che si trovavano stabilite. Gli 
9» avvenimenti disgraziati del mille ottocento e ven- 
» ti aver fatto scomparire queste liete speranze, 
99 aver dissipato i rìsparmj consagrati ai fondi di 
» ammortizzazione; e pel ritorno e per la conser- 
9> vazione della calma essere forti bisogni che non 
9» si potevano altrimenti soddisfare che col mezzo 
» ddle straordinarie risorte dei prestiti. Un tale 
99 espediente che poteva solo consigliare Timpe- 
9* ro di una circostanza passeggiera, divenire fu- 
» nesto colla sua progressione, e convenendo di ar- 



3^^ ANNAU d' ITALIA 

9> restarne il corso^ le sue prime soUecitodini essere 
» state rirolte a tàr cessare il bisogjoo dei dispeni^ 
» stracMrdinari, e portare imo stabile riordioainento 
n al sbtema delle fioanae con un esatto equilìbrio 
9 Degli introiti e negli esiti straondinarj dello. Sta- 
sato. I ouoyì pnestiti aver partorito due bisogni) 
n quello cioè di aumentare i fondi di ammortiz- 
» iasione da serrire alla loro estinzione, e Paltro 
n di soddis&re le annualità. A mal grado di tali 
» pesi le fioanie aver doluto Care generali sa- 
» grificj pel bene dalla pubblica economia e del 
n commercio j essersi con vari mezzi proT?eduto 
« airesecisio delPanno mille ottocento e Tenti- 
9» sei (i), ma dal mille ottocento e Tentisette es- 
» sersi veduta la necessità di doversi ricorrere al 
9» mezzo di nuove imposizioni onde non far pro- 
» gredire le conseguenze sommamente dannose di 
» ulteriori pillatiti, e porre così termine ad un ma- 
n le che non si sarebbe diffinitamente potuto in 
9» altra guisa troncare. Riconosciutosi questo indi- 
9» spensabi/e bisogno^ essersi cercato di ripartire i 
» nuovi pesi nel modo il più equo e tollerabile pei 
w sudditi onde non recare il miiumo pregiudizio 
n alla prosperità delle industrie, delle mani&tture 
n e della ricchezza pubblica.Decretare pertanto che 
9* dal principio del mille ottocento e ventisette 
M continuasse la ritenuta del dieci per cento sui 



^ 1827 393 

li pagamenti dello tesorerìa e aui primi ró mtaì 
» di soldo dei iìuotì Impiegali e dei promossi. 
n Quali rispermf ai talotaTanp di poter dare una 
fp economia annuale di circa noveeemlo mila dn^ 
91 cali. Si riscuotesse un dazio di eonsmno ( oltre 
jf il regio ) su tutti i generi coloniali e sui pesci 
9 salati di estera produzione che si consumaTano 
^ nella città di Napoli. Questo introito calookrn 
n a circa duecento e cmquanta mila ducati Yi 
-n fosse una imposizione di grana sei a tumolo sul* 
» la macinazione del firnmento e del grano d^ In- 
» dia, la quale si TalutaTa poter dare circa «un mi- 
f» lione trecento e Tenti mila ducati. Fmalmente 
n si riseuotesae una tassa suU' esercizio di alcune 
« determinate profibssioni, arti e mestieri che non 
3* erano diretti a far prosperare il commercio e 
99 r interne produzioni. L^ importo calcolarsi a quat- 
n Irocento mila ducati (i) «.In tutto adunque le 
imposiùoni furono aumentate di due milioni otto- 
cento e settanta mila ducati. 

1 3. Pubblicò poscia il Re che in quest' anno 
le spese nei domioj al di qua del Faro ascende* 
▼ano a Tentisei milioni seicento e cinqnantadue mila 
ducati^ mentre gV introiti erano soltanto di tentisei 
milioni duecento e settanta quattro mila. Quindi 
una maneanaa di trecento e settantotto mila, Sog- 



(4) Collezione delle leggi del Regno delle dae Sicilie 4826, 
Bum. 676. 



394 ANNALI d' ITALIA 

£101186 per altro che sarebbe stata toha col mag- 
giore inittato che si era nella speransa di con- 
seguire da Tari cespiti di rendite date a regìe, ov- 
vero con operasioni finanziere le più proficue agK 
interessi del regio erario da proporsi dal Mini- 
stro delle finanze (i). 

x4* Premesse queste disposizioni si pensò ad 
ordinare V ammortizzazione del debito pubblico ed 
il Re (con decreto dei quindici di decembre del 
mille ottocento e Tentisei ) stabili » il rapportò 
» del Ministro delle finanze tàr vedere clie il de- 
» bito. pubblico si elevava ad annui ducati cinque 
^1» milioni cento novanta mila ottocento cinquanta 
9» di rendita^ cioè un milione quattrocento e ven- 
n timila delP antico debito esistente in giugno del 
n mille ottocento e venti, ed i rimanenti tre mi- 
» lioni settecento settanta mila ottocento e cin- 
» quanta di nuove rendite create nel tempo della 
99 rivoluzione, e dopo che fu estinta in marzo del 
» mille ottocento e ventuno, per ripararne le due 
9 dolorose conseguenze. Volere riportare per quan- 
n to era possibile le finanze in quello stesso sta- 
» to di floridezza in cui erano prima del mille 
» ottocento e venti ^ ma intanto gli anUchi fondi 
99 assegnati alla cassa di ammortizzazione essere 
99 divenuti insufficienti per Paccrescimento del de- 
)» bito, e vie più per la tlistrazione fatta in tem- 

0) CoHesione delle leggi 4826, num. H28. 



1827 395 

pò della rÌToIu^ione della somma di annui du- 
cati quattrocento e (juaranta sette mila. Decre- 
tare pertanto che dal primo di gennajo di que- 
sta anoo rimanesse fissato il fondo ordinario di 
ammortizzasione del debito pubblico dei 'domi- 
nj al di qua del Faro alP un per cento, ossia 
ad un ducato di capitale per ogni cinque di 
rendita. In conseguenza essere fissato ad annui 
ducati un milione trentotto mila cento settanta, 
somma corrispondente alP un per cento sulla 
totalità del debito pubblico in annuì ducati cin- 
que milioni cento noTanta mila ottocento cin- 
quanta. Le rendite che sarebbero state ammor- 
tizzate formerebbero un fondo di aumento al 
fondo ordinario. Riputando poi essere utile di 
conservare una diadreta quantità di rendite iscrit- 
te per le cauzioni dei contabili dello Stato, pei 
' maggiorati, e pei luoghi pii e pubblici stabilimen- 
» ti, r ammortizzazione si estendesse sino alla som- 
* ma degli annui ducati tre milioni settecento set- 

> tanta mila ottocènto e cinquanta, di modo che 

> questa massa di debiti contratta in conseguen- 

> za della rivoluzione del mille ottocento e Tenti 

> fosse estinta fra anni trentuno. In tutti i giorni 
I -di borsa Hi comprasse per conto ddla cassa di 
» ammortizzazione una quantità di rendita corri- 

> spondente alla rata dei fondi annuali assegnati 
» per r ammortizzazione. Quindi ai trenta di giù- 
» gno ed ai trentuno di dicembre di ogni anno 



S^fi ANNAU 0'irAUA 

» un» Gomimwioiie presiedala dal Milittlro delle 
» finanse, e eompoeta del Direttore Geàetale del- 
» la easia di amnoriieaaziaiie) del Direltore Gre* 
n aerale del gran libro^dei- Controllore generale, 
» e da due pubblici aegocianti deatioati dalla Ga- 
li mera consiiltiYa di conamereio di Napoli, si re<> 
I» casse presso rammiiiistraaioDe generale del gran 
m libro, Tmficasse la quanlili ddla rèndita acqui- 
» stata nel corso del semestre^ la £ebiarasse estio- 
» ta, ne facesse quindi dedosione della totaUtè deU 
» la rendita iscritta sul gran Kbro, e ne indicasse 
9» il residuo (i). 

1 5. Intanto fra gli enormi straordinari diapen- 
dj e tanto aumento del debito pubblico si costrus- 
se in Napoli un Tasto palatfto per uninri tutti i 
ministeri e segreterie di Stato* Si prosega) la co- 
strusìone della strada di Calabria, ai asciugò il pe- 
stifero lago di San Giorgio presso Taranto e si 
fecero Tari altri laTori di utilità pubblica (a). 

i6. Nel giorno sedici di ottobre fu sottoscrit- 
ta in Costantinopoli una con? enaione fra il Be del 
Ac^o. ddle due Sicilie e la Porta Ottomana. Si 
atabilì » accordare la Porta che i bastimenti del Re- 
n gno potessero passare colla reale bandiera dal 
» mar bianco nel mar nero con caribhi di prò- 



(0 CoUesioDe delle leggi 4826, nam.4 447. 
.(2) AlfiiQ de Rìverm. R«pporto generale sulla utoasione delle 
•irad«, nilU ba^tiifloMÌMii ec.der ddminj al di qua dèi Faro. 



1827 397 

n dasioni del Rcgncs e di altri Slslì, e cfae iodi 
• potessero ritornale dal mare nefo net bianco 
9» con carichi di pfodusiom della Russia (i)^ 

j j. Debbo ÌD quest'anno dare nnoTamente un 
oenno degB afifari dì Grecia* La solleTaxìoae con« 
tro i Torelli inoomineìata nel mille ottocento e Teo* 
tono (a) era continuata ne) Peloponeso, neir Attica 
ed in alcune prossime proTÌaciO) come anche in 
varie isole delT Arcipelag[o eoo mia guerra sangui- 
nosa e dìstruttÌTa, senta cbe però ti fosse stato 
un risultamento decisivo. I Greci non avevano for- 
se snflBcienti da venire a battaglie campali^ ma il 
terreno &voriva per loro k picciola guerra* Da 
questa frattanto ne derivò una molestissima para* 
tcria. Mdiemet Ali Pascià di Egitto quasi iddipen** 
dente, aveva unito poderose forze di terrai e di 
mare a quelle della Porta. Alcuni privati da varn 
parti di Europa si erano recati a combattere per 
la libertà di ipicUa terra sì celebre per le anticbe 
memorie. Moki (anche dagli Stati orati delP Ame- 
rica) inviarono ai Greci soccorsi di danaro. Crene^ 
nlmenie poi formossi nelP Europa una parte este<* 
sissima die faceva voti per la indipendensa e la 
libertà della Grecia. I sovrani però (e specialmente 
quello dì Austria) riguardando sempve i Greci quai 
ribelli, si astennero dal favorirli. Consideravano 



(0 Golteùone déU hggi tc^SS?, nnm. 4C79. 
(2) 4824 S.45S, • 4822 S*30, 26, 27. 



398 ANNALI d' ITAUA 

d* altronde eMere cosa pericolosa lo stabUimenta 
di un goTerno repobblicano in qoella regione dalla 
«joale lo spirito di libertà si sarebbe (adlmente po- 
tuto coromunicare ad altri paesi e spedalmeate 
air Italia; aia Del tempo stesso rincresceTa ad alcani 
di essi che la pirateria danneggiasse il commercio 
de^ loro sudditi, e li costringesse a mantenere forze 
naTali nei mari di Levante per proteggerlo. Non 
era poi né anche da dispressarsi totalmente il TOto 
che tanti fàcetano ptf la indipendenza di quella 
classica terra. 

i8. In tali circostance i Greci nel mille otto- 
cento e venticincpie si misero sotto la protenone 
dell* Inghilterra (i) e questa nelP anno seguente 
concertò colla Russia dMnterporsi per un pacifi- 
camento sulla base di formare della Grecia uno . 
Stato tributario della Porta, ma governato da Ha-, 
gistrati nasionali. Stabilirono esiandio \e due Po- 
tenze d'invitare le Corti di Vienna, di Berlino e 
di Parigi a garantire queir accordo (a). L* Austria 
e^ la Prussia non vollero prendervi parte. Ti ac- 
consenti però la Francia, e nel ^omo sei di luglio 
le tre Potenze sottoscrissero in Londra un proto- 
collo sulle indicate basi. Aggiunsero dMntimare alle 
due parti combattenti di desistere immediatamen- 
te dalle ostilità (3). Gommunicato questo atto alla 

(4 ) Martens. Recueil. ec. Sappi. Tom. X, pag. 784 . 

(2) AnnuAtre liift.4827v Doc. hist. piig. 96. 

(3) MaiteM.Reca«iLSoppl.Tom.XI, pag. 282. 



1827 399 

Porta neUa metà di agosto, 3 Saltano rìooaò in- 
flessibOmente di aderir?! rispondendo che n mo- 
9» tiyi religiosi, politici, e dMntema amministrazione 
» gli YietaTano di ammettere qualunque interren- 
9» to straniero (i). 

19. 1 Collegati per appoggiare le loro propo- 
sizioni inviarono in Levante poderose forze nava« 
li. Nella metà di ottobre unironsi sulle coste del 
Peloponeso una squadri . inglese commandata da 
Godrington, upa francese sotto gli ordini di Bigny 
ed una russa capitanata]da Heydbn. Stabilirono que- 
sti comandanti di entrare nel porto di Navarino 
dov' era ancorata la flotta turca ed egizia a di* 
spozione di Ibrahim (figlio del Pascià di Egitto) 
il quale con un esercito di Egizj, Turchi, ed Arabi 
devastava le vicine regioni. Era loro intenzione 
dMntimargli di desistere da quella guerra stermi- 
natrice. Adunque nel giorno venti di ottobre en- 
trarono in quel porto undici bastimenti inglesi, otto 
russi e sette firancesi. I Turchi ed Egizj avevano 
colà, tre vascelli, diciannove fregate, e venftsei cor- 
vette, e più di altri e tanti legni minori. Essi con- 
siderarono il movimento dei Collegati quale atto 
ostile, e gli spararono contro alcuni colpi di fuoco. 
Questi vi risposero, ed in quattro ore distrussero 
quasi tutti quei bastimenti colla morte circa di sa 



(4) Amnuire hìst.48Ì7y part. 11^ chap. lY et V^ et Append. 
pag. 97-144. 



OO ANNAU D ITAUA 

mUa Qoannì. I Collegati oon perdettero arkim le* 
goo^ toktfDto 1^ d>bero atcìmi damqggntì ed rf>- 
bcro {Miche cenlioflja di molti o feriti (i). 

so. La Porta Ottomma adirala per tale ster^ 
minio, ma impotente a vendicarsi, ekieae debolmen- 
te soddiifàaioDe e pòi disaimolò. Rimase per altro 
ancora ferma nel proponlò di non teiere accel* 
tare k offerì* mediasioDe pel paciftcamenlo, ed al- 
lora i Rappresentanti delle PoCetixe <x>Hegate par- 
tirono da Goilantioopoli {%). 



(2) AnnuAÌre bist. 4827^ pari. Il, cbap.IV, iMg.352.360, et 
AppMdf.|Mg. 107^45. 

(0 Ivi, pag. 364 -370, et Appeiia.pag. 447*422. 



18 2 8 



SOMMARIO 



nel 

•s- 



Uwiùone di beai eooUtiaatioi in Piemonte e 

^ Genoi^sato 

Bonijìoazione della Maremma senese . . . . to 

Leone XII pubÒUca leggi -sulVamministf azione del- 
legnante 

Sua idea di rioabilire la feudalità . . 

SoUet^azione nella fnwincia di Salerno . 

Castigo dei sollevati 

Questioni y guerra ed aocomodamento fra il Re del 
Regno delle due Sieilie ed il Bey di Tripoli 

La Russia s' ingrandisce uerso la Persia 

DiMara la guerra alla Porta 

Protocolli rehUrì alla Grecia, Spedizione francese 
nel Peloponeso 

(Jenni sugU asfyenimenti del Portogallo • . . 

àfone del Marchese di San Marsano, e del Con- 
te Zurlo • 



i 
2 

3 

4 
5-6 
7-8 

9-43 
io 
44 

45 

46 

47 



T. yn 



%s 



18 2 8 



..Ali 



L.IlorqaaDdo il Goterno francese occo- 
paya il .Piemonte ed il Genoyesato aveva sop- 
presso gli Ordini religiosi ed erasi impadronito dei 
loro beni (i). Ne aveva quindi venduti alcuni^ e 
gli altri, ascendenti al valore di circa quaranta mi- 
lioni di lire, erano rimasti nel demanio. Il Re Yit- 
torio Emanuele appena ritornato in Torino fece 
immediat^amente partecipare al Papa, essère sua in- 
tenzione di restituire quei beni alla chiesa. Intan- 
to colla di lui approvazione li fece amministrare 
da una Gommessione particolare denominata £co« 
nomato, applicandone temporaneamente i frutti ad 
usi pii (2). Nel mille ottocento e quindici ottenne 
eziandio da Pio VII di venderne per la somma 
di dieci milioni, colla clausola però di surrogarvi 
tante azioni di debito pubblico (3). Decorsi vari 
anni Leone XII esortò vivamente Carlo Felice a 
restituire quei beni alla chiesa. Allora il Re ne fe- 
ce formare un progetto di divisione fra diversi 
stabilimenti pii, e sul fine del precedente anno Io 



0) 4802 §. 44. 
Memorie particolari. 

(2) Traitéfl puBl. de la Maison de Sayoye Tom. IV, pag. 24. 

(3) Ki, pag.62 et 469. 



4o4 AllNAU d' ITikLIA 

spedi a Roma per memo del Gataliere Filiberto 
ÀYOgadro di GoUobiano, che munì di sue creden- 
ziali quale Incaricalo di una missione straordina- 
ria. Il Papa lo fece esaminare da ona Congrega- 
zione di Cardinali e lo approtò con breye dei 
quattordici di maggio (i). 

%. La Maremma senese della estensione di no- 
vecento e novanta miglia quadrate una volta po- 
polata e florida divenne col tempo deserta e per 
la maggior parte incolta. I paduli ne occuparono 
uno spazio di cinquantasetie miglia quadrate, e con- 
tribuirono ad accrescere la infesione dell^ aria ge- 
neralmente malsana sulla spiaggia occidentale della 
media e della bassa Italia. In sì vasta regione non 
eranvi che ventisette mila uomini nélP inverno, e 
quindici mila nell* estate. Leopoldo I Granduca 
di Toscana aveva fatto^ come narrai, alcuni tenta- 
tivi per migliorarla (a). Leopoldo II determinò ii 
fere ogni sforzo per ottenerne una bonificazione 
compiuta. Yiatò pertanto personalmente i luoghi, 
raccolse quanti lumi emergevano dalla storia, dal- 
ia teoria e dalP esperienza, e si convinse^ che la 
operazione era possibile. Messa pertanto mano al- . 
r opera colla direzione di Alessandro Maneltì Ar- 



(0 Brere Leonis XII. grain$nnuB XIV Haii MDGQGXXVIU. . 
Tnitét piikl.de la MaiaoD de Sayoye Tom. V> lMg.374. 
Memorie particolari. 
(2) <789, 49. 



1828 4o5 

chitelto idraulico riordinò alvei di fiumi, aprì emis- 
sarj, scavò canali di essiccazione e diTersivi, costrus- 
se ai^ni e formò colmate. Così nelle spazio di 
dieci anni bonificò notabilmente molti luoghi e 
fira gli altri i paduli di Alberese, di Scarlino, di 
Castiglione della Pescaja di Piombino, ed i laghi 
di Rimigliano e di Bernardo. Nel tempo stesso co- 
strusse nuove strade e diede varj provvedimenti 
per incoraggbre la fabbrica d^Ue case, la divisio- 
ne dei latifondi, e lo stabilimento di agricoltori fis- 
si. Le spese fino al mille ottocento e trenta sette 
«scesero ad otto milioni e duecento mila lire. Qua- 
le somma potè impiegare senza imporre alcun nuo- 
vo aggravio ai sudditi (i). In tale decennio la po- 
polazione non aumentò che di circa un quarto; 
ma ora che sono tolti tanti ostacoli potrà aumen- 
tarsi notabilmente colla costruzione di nuovi vil- 
laggi Gesseranno allora i funesti effetti delP aria 
cattiva, imperciocché i paesi malsani diveiftano sa- 
ni per una moltitudine di uomini che ad un trat- 
to gli occupi. 

3. Leone XII pubblicò in quest' anno un mo- 
ta-proprio sulP amministrazione della truppa (a) 
ed altro sulle giubilazioni (3). Avrebbe poi desi- 



(4) Motn*propTÌo dì Leopoldo II dei 24 novembre 4828. 
Tartini. Memorie fui boniflcameiito delle Maremme tofome. 

(2) MotD-proprìo di Leone XII. dei 47 marco 4828. 

(3) Id. del 4 . maggio 4828. 



4o6^ ANNALI b' ITALIA 

derato di riformare il modo di tenere i conti del- 
le finanze che dianzi era molto confìiso. YoUe per 
tal eflfetto conoscere il metodo che si osservava 
su di ciò in Piemonte, e ne fu realmente infor- 
mato da Tosti suo Incaricato di affari in Torino. 
Anzi bramata di avere per qualche tempo in Ro- 
ma il Marchese Carlo Brignole già Ministro di 
Finanze del Re di Sardegna, ma esso non vi ac- 
consenti. Fu allora invitato a comunicare i suoi lu- 
mi sopra diversi punti di finanza, e li diede^ ma 
inutilmente poiché in Roma non furono curati (i). 
Finalmente Leone XII affidò la riforma di ({ue- 
sto ramo al Cardinale Guerrieri suo antico ami- 
co, e coi di lui consigli pubblicò nuovi regola- 
menti 9» sul metodo da tenersi dai Chierici di Ca- 
vi mera nella revisione de' conti, e negli affinri di 
99 pubblica amministrazione {%). 

4« Fra le idee predilette di Leone XII vi era 
quella .idi innalzare il più che fosse possibile la 
i^obilU. Quindi sin dal principio del suo pontifi- 
cato aveva suggerito a varj patrizj romani di chie- 
dergli il ristabilimento delle giurisdizioni barona- 
li. Diceva 99 non esservi altro mezzo per ristabi- 
9» lire il lustro della nobiltà romana 9». Rinnovò 
le premure sul principio di quesf anno, e fece cir- 



(i) Memorie pi^rticolarì. 

0) Moto-proprio e regolamento analogo di Leone XII dei li 
dicembre 4828. 



1828 4^7 ' 

colare un progetto, secondo il quale si sarebbero 
ristabilite, ed anche aumentate ai Baroni le lor^ 
antiche giurisdizioni civili e criminali. Si dava inol- 
tre ad essi la facoltà di armare nei feudi truppa 
particolare ed occorrendo la) guardia nazionale col- 
le divise di famiglia, ed a spese del pubblico era- 
rio, compensandosene V importo nel pagamento 
della tassa fondiaria. Aderirono alla proposizione 
Bolognetti Cenci, Buoncompagni, Colonna di Sciar- 
re e Massimo. AlP opposto si mostrarono centra- - 
rj Altieri, Barberini, Borghese, Chigi, Colonna di 
Palliano, Doria e Rospigliosi. Rifletterono questi 
» non essere più tali istituzioni analoghe allo spi- 
» rito del secolo 9». Il Papa stesso poi si penti di 
essersi mostrato tanto condiscendente ed avrebbe 
desiderato che gli stessi Baroni avessero supplito 
alle spese colle stesse rendite feudali. Da tutto ciò 
ne Tenne che il progetto restò sospeso e quasi 
dimenticato (i). 

5. Nel Regno delle due Sicilie i mezzi ado- 
prati per ristabilire e mantenere il potere assolu- 
to avevano accresciuto ( come narrai ) immensa- 
mente il debito pubblico. Quindi aumento di da- 
zj (2) e per conseguenza di malcontenti. Il tutto 
per altro . riducevasi a lagnanze ed a vani deside- 
ri; poiché le forze austriache sempre pronte sul Po 



(4) Memorie particolari. 
(2) 4827 §. 4 2. 



* 4^ ANNAU d' ITAUA 

iaceTano compreodere anche ai mei^o prudeoti la 
matìlità ed il danno di qoalanqae tentatilo. Ac- 
cadde però che sul principio di qnest** anno in 
Francia tì fa nn cangiamento di Uinistri, e ad 
alconi amanti del dispotismo ne fiirono sarrogati 
altri moderati o liberali (i). Allora per la solila 
influenza francese in Europa incorag^ronsi do- 
Tunque i Liberali, quasi fossero sicuri di ayere 
un appoggio in que* nuovi Ministri. In Napoli poi 
e nelle vicine provincie di Salerno, e di Ayellino 
alcuni uomini torbidi si. abbagliarono cotanto che 
non dubitarono di ordire una congiura diretta a 
promulgare la -costituzione fcaocese. Furono fra i 
principali un Antonio Migliorati negoziante, An- 
tonio Gallotti antico settario e cospiratore, Vin- 
cenzo Riola legale, Teodoro De Domimcis Avvo- 
cato, e Francesco Antonio^ Diotajuti Sacerdote. 
Senibra che ne fossero eziandio complici o fau- 
tori Antonio De Luca Canonico e Deputato al 
Parlamento nel mille ottocento e venti, e Garlp 
da Celle di lui nepote e guardiano de^ Cappuc- 
cini in Maratea. Non eravi però fra essi alcun per- 
sonaggio atto ad imporre al popolo ed a trarlo 
a se colla sua fama, .cosa indispensabUe affinchè le 
rivoluzioni riescano. Nel mese di maggio il Cral- 
lotfti dal villagio di Scafati mandò avviso al Rio- 
la dimorante in Montefiisco che n il tutto era in 

(4) Annuaire h»t. 4828j pan. I, cbap. 4. et 2. 



18S8 4o9 

K pronto m \ ma invece di affidare tal oommessio- 
ne ad un complice^ come supponera, per equiio- 
co la confidò ad un individuo che noUa ne ta- 
peva. Questi svelò alla «polizia quanto aveva inte- 
so, ed allora furono arrestati il Riola^ il Migliorati 
«d alcuni altri complici. 

6. n Gallotti accortosi dello sbaglb sul prin- 
cipio di giugno recossi nel distretto di Vallo ( del- 
la provincia di Salerno) e si unì ad una banda di 
masnadieri diretta da certi Gaponoli che erano 
tre fratelli una volta proprìetarj e poi falliti, e da 
varj anni profughi per i boschi e le montagne» 
£gli scrisse di avere concertato coi de Luca ed 
altri Liberali d^ innalzare la bandiera costituzionar- 
io nel di vent^ otto di giugno. Che che ne sia^ in 
quel giorno con una turba di armati sorprese il 
picciolo Forte di Palinuro,uni a se i pochi sol- 
dati che colà vi erano, e quindi recossi a Gama- 
rotà sventolando la bandiera tricolore e promul- 
gando la costituzione francese. Nei cinque giorni 
seguenti percorse Licosati, San Giovanni a Piro, 
Bosco, Montano, Guccaro ed altri circonvicini vil- 
laggi. Alla vista di quella bandiera sollevaronsi ai- 
cani proprìetarj e trassero seco varie centinaja di 
fanatici e di disperati inermi o male armati. Pre- 
sto però tutti si accorsero ohe la rivoluzione non 
diveniva generale in tutto il Regno come alcuni 
M erano immaginato. 



4lO ANNALI d' ITALIA 

7. Il Governo di Napoli inteso tale movimeo- 
to, spedi subito in quelle partì Del Garretto Ma- 
resciallo di Campo con forti distaccamenti di trup- 
pa e pieni poteri per provvedere alla tranquUUtà 
pubblica. Air avvicinarsi della truppa la turba 
de' sediziosi si disciolse e la sollevazione termi- 
nò sei giorni dopo che era incominciata. Il Del 
Garretto fece poscia distruggere la terra di Bosco 
nella quale erano statì accoltì più favorevolmente 
i ribelli, fece arrestare molti individui per la mag- 
gior parte fra' principali dei villaggi, e pubblicò 
amnistia per coloro che si fossero presentati spon- 
taneamente. Sfornino quindi una Commessionè mi- 
litare la quale con tre sentenze ne condannò ven- 
tisette alla morte e cinquant' otto all' ergastolo, ai 
ferri ed al carcere. Fra' condannati all'estremo sup- 
plizio vi fu il De Luca, il Guardiano de' Cappuc- 
cini suo nepote e De Dominicis suo Avvocato. 
Altri ottanta cinque che erano stati arrestati in 
Napoli e nelle vicinanze furono di poi giudicati 
nel principio dell' anno seguente da una Commes- 
sionè suprema, pei reati di Stato, residente in quel- 
la capitale. Di questi ne iìirono condannati sette 
a morte, e trentanove a pene minori. 

8. Il Gallotti ed i Capozzoli errarono per qual- 
che tempo per i boschi, e finalmente sul fine di 
agosto s' imbarcarono con altri tre compagni pres- 
so Pesto, e con tortuoso tragitto pervennero a ri- 



1828 4^1 

luggiarsi in Corsica. Qoivi però nel seguente an- 
no Gallottì fu arrestato dal Goiemo francese e 
consegnato a qoello di Napoli. Allora i Gapozzoli 
temendo una simile sorte ritornarono- nella pro- 
vincia di Sajerno doye si lusingayano di continua- 
re la loro vita errante per i boschi. Ma presto fu- 
rono raggiunti dalla forza e giustiziati. Il Gallotti 
fu eziandio condannato a morte, ma attesi i cla- 
mori dei Liberali di Francia per la di lui conse- 
gna al Governo napolitano,^ la sentenza fu dal Re 
commutata in dieci anni di relegazione in un^ isola. 
Neir autunno poi del mille ottocento e trenta fu 
qumdi ricondotto libero in Corsica (i). 

9. Lieto il Goyemo di Ifapoli per la rivolu- 
zione sedata, era frattanto molestato dalla Reggen- 
za di Tripoli. Eransi colla medesima, come narrai, 
stabilite nel mille ottocento sedici correlazioni pa- 
cifiche e non altro regalo erasi convenuto che 
quello di quattro mila piastre alla rinnovazione di 
ogni Console (2). Quel Bey però adducendo lo 
strano principio che i trattati obblighmo soltanto 
durante la vita dei contraenti, dopo la morte del 
Re Ferdinando I chiese a Francesco I un rega- 



(i) Alti del GoTemo del Giornale del Regno delie due Si- 
cilie iSB, 167, 475^ 484, 482, 246, 497, 226, 233 e 234 del 
4828. 77, 444 e 449 del 4829. 

Mémoires de Gallotti. 

Memorie particolari. 

0) <8<6 8- «• y 



4 1 2 ANNAU d' ITAUA 

lo di centomila piastre per la rìonoranoDe della 
ccHiTensioDe, Gii si dimostrò P irrauonabilità di 
ooa tale pretensione e per allora ti rinunziò. Ha 
in cpiest*anno rinooTÒ la soa richiestale prefisse 
arrogiantementeon temune di due mesi alla risposta. 
IO. Allora il He spedì una Dirisiooe della sua 
nuirina per firenare la straraganaa di quel Bey. La 
spedizione fu composta di Tentitre I^dì dei quali 
tre freghete, un brick, una goletta, due pacchetti, do* 
dici cannoniere) e quattro bombardiere. Sozj Gara& 
Capitano di Yascellfi» n* ebbe il comando e sciolse 
le Tele da Napoli ai quattordici di agosto. Il nu- 
mero dei bastimenti era certamente ragguarderolej 
ma i grossi, che chiamano quadri, non erano atti 
alla spiaggia tripolina che è sottile. Grli ufficiali 
poi erano per la maggior parte inesperti, e gli 
artiglieri erano quasi tutte reclute. H Sozj giunse 
aTanti Tripoli ai Tentìdue di agosto è dopo al- 
cuni inutili negoziati per indurre quel Bej alP os- 
sertanza dei trattati, incomiciò le ostilità. Il Bej 
però che si attendeTa tal guerra, ti si era prepa- 
rato. ÀTeva pertanto aumentato le batterie costrut- 
te sulle coste^ ed aTeTa schierato aTanti al porto 
una flottiglia di un brigantino, di una polacca, di 
tre golette, di quattro golettìpe e di undici can- 
noniere. Non ostante questi mezzi di difesa il So- 
zj nel giorno Tentitre ordinò P attacco colle sue 
quattro bombardiere senza impiegare gli altri le- 
gni che poteTano' agire. QuelP attacco fioi perciò 



1828 4^3 

di leggieri respinto. Ed ifttanlo soiìando un forte 
greco che spingeTa i l^i Terso la ^osta, le bom- 
bardiere non poterono ritirarsi che con molto sten- 
to e con graYi perdite. Nei due seguenti giorni 
lo stesso Tento ed il mare grosso impedirono di 
continuare T, attacco. Esso fu beusi ripetuto per 
tre giorni dai Tentisei ai Tentotto dello stesso me- 
se, ma sempre indamo. Si consumarono cosi tut* 
te le munizioni senza recare alcun danno alF ini- 
mico; In tali circostanze il Sozj fece vela per Mes- 
sina senza lasciare alcun bastimento a bloccare Trì- 
poli e perciò uscirono in mare diversi di que^ cor- 
sari e predarono Tarj bastimenti del Regno del- 
le due Sicilie. 

1 1. n Re fece quindi sottoporre il Sozj e gli 
altri ufliziali comandanti di quella spedizione ad ' 
un Consiglio di guerra e questo dichiarò ( nel me- 
se di settembre del seguente anno ) che il Sozj 
atera mancato di previdenza nel giorno ventitré 
agosto, non impiegando tutte le sue forze. Aveva 
poi mancato di prudenza non lasciando una cro- 
ciera avanti Tripoli. Non esservi però nelle leggi, 
^e erano in vigore, alcuna pena corrispondente 
per tali mancanze. H Commessario Regio appellò 
da tale sentenza all^Alta Corte militare, ma II Re 
volendo metter fine a tale dispiacevole affare or- 
dinò ( ai ventinove di settembre delP anno se- 
guente) che il Commessario ritirasse P appellazio- 
ne, il Sozj e gU altri accusati fossero rimessi in 



4 1 4 ANNALI d' ITAUA 

liberta, e i membri del Consiglio militare avendo 
trasgredito le leggi finsero sospesi dal sermio atti- 
vo. Poco tempo dopo però li ripristinò ne^Ioro posti. 

la. Del resto colla mediazione del Console 
Generale di Francia in Tripoli e del Comandan- 
te di un Brìch francese, nel giorno ventotto di 
ottobre fu sottoscritta in Tripoli la pace fra qud- 
la Reggenza ed il Regno delle dae Sicilie. II Re 
pagò ottanta mila colonnati, e furono ristabilite le 
correlazioni come per Io innanzi (i). 

i3. In quanto agli affiori generali non sarà fuor 
di proposito r accennare cbe la Russia dopo di 
avere combattuto nei due precedenti anni contro 
la Persia, sol principio di questo V bdusse a 
sottoscrivere ( in Tourkmantschai ) un trattato di 
pace col quale si fece cedere due provincie con 
imporlantissimi punti di difesa, e pagare un^ indén- 
nizzazione di venti milioni di rubli di argento (a). 

i4. Essa era poi sempre in atto minaccievole 
verso la Porta Ottomana, colla quale oltre la que« 
stione greca ne aveva diverse altre dipendenti dal- 
l'esecuzione del trattato di Bucfaarest conchiuso nel 
mille ottocento e dodici. Queste tanto crebbero che 
sul fine del precedente anno il Sultano non dubitò 



(4) Memorie ptrtÈcoUrì.. 

(2) Ann.hisL 4826, ptrt. 11^ chap. UI. 4827, part. II, chap. III. 
4828, ptrt. II, chap. III, et App.pag.72. 
Martelli. Recoeil. Sappi. Tom. XI, pag. 564. 



1828 4^5 

di pubblicare che » la Russia da cinquanfc' anni 
ff ^ tenderà alla distruzione delP Islamismo e special- 
» mente dell' Impero Ottomano, quindi se le tre 
n Potenze collegate non desistevano dairinterven- 
» to a favore de' Greci, dovevasi intraprendere 
f una guerra religiosa e nazionale (i) ». A tale 
annunzio F Imperatore Nicolò I rispose colla di- 
chiarazione di guerra. I Russi varcarono il Pruth 
ai sette di maggio, il Danubio agli otto di giugno 
e nel corso della campagna presero Issahtcha, Brai- 
low, e Yama* S' impadronirono eziandio di Anapa 
e di Poti jpiazze importanti che la Porta conserr 
vava ancora sulla spiaggia settentrionale del mar 
nero. All' oriente poi di questo mare altro eserci- 
to russo che era capitanato da Paskev^itz ed ave- , 
va poc' anzi debellato i Persiani, entrò nell' Arme- 
nia^ prese di assalto Kars creduta inespugnabile, 
e si avvicinò ad Erzerum ed a Trebisonda. Nel 
tempo stesso una squadra che era nelP Arcipela- 
go dichiarò i Dardanelli in istato di blocco. 

i5. La guerra della Russia fu naturalmente 
una diversione fitvorevolissima per i Greci. D' al- 
tronde le tre Potenze coUeg^te nel giorno dician- 
nove di luglio sottoscrissero in Londra un pro- 
tocollo col quale stabilirono che » la Francia spe- 
9» disse un corpo di truppe per scacciare dal Pe- 



(4 ) Annnaire hist. 4 B2B, ptrt. 11, cbap. lU-V, et App. pag. 76, 
a 432. 



4l6 ANNALI d' ITALIA 

» loponneio i Turchi e gli Egìa i qoili anoor» 
» in parte P occopaTano ». Di fiitti qaattoi^ mi- 
la fiancesi capitanati dai Generale BEaisoo sbar- 
carono in quella penisola, e nel mese di settem- 
bre costrinsero fiicilmente tutte le truppe infedéli 
a sgombrarla. Ciò eseguito i medesimi Collegati 
sottoscrissero in Londra altro protocoOo ( ai se- 
dici di novembre ) in forto del quale dichiararo- 
no alla Porta che prenderano sotto la loro tempo- 
ranea garamoa il Pdoponneso e le isole Gicladi (i)* 
i6. Le correlaaioni di Roma richieggono che 
in quesf anno si dia un cenno anche degli afiari 
di Portogallo. Nel mille ottocento e yentisei era 
morto il Re Giovanni TI lasciando due figli, Pie- 
tro {urifflogenito che da quattro anni era Impera- 
tore del Brasile dichiaratori indipendente (2),. e 
Michele secondogenito pretendente al trono di Por- 
togallo, dal quale supponeva decaduto il fratello 
mag^^iore come Sovrano di altro Stato. Pietro in« 
tesa la morte del genitore rinunziò la corona di 
Portogallo alla sua figlia Maria da Gloria infante 
di sette anni, ed in tale circostanza diede ai Por- 
toghesi una costituzione liberale. Nello stesso an» 
no si contrassero gU sponsali tra la fanciulla Re- 
gina e lo zio Michele (3). Questi però non volle 



0) Aim.hist.4S29, puri. Il, cluip.yi, et App.pag. 432-449. 

(2) AM.liirt.4822, pwt.I, cliap.XU. 

(3) ADn.l1i1t.4a26, p«rt.II, chap. Vin. 



1828 4i7 

aspettare a sedere sul trono (juando fosse accan- 
to alla consorte, ma in quest^ anno si fece procla- 
mare Re e distrasse la costituzione promulgata 
dal fratello (i). Allora le Potenze europee consi- 
derandolo, qual usurpatore richiamarono da Li- 
sbona i loro Rappresentanti. Il Nunzio pontificio 
( Alessandro Giustiniani ) ebbe anch' esso Y istru- 
zione di partire lasciapdo le facoltà ecclesiastiche 
al suo ucUtore. H CroTemo portoghese però non 
volle riconoscere questo subalterno ed il Nunzio 
rimase fino a nuove istruzioni. Poco dopo ripre- 
se le sue correlazioni diplomatiche (2). 

17. Ai quindici di luglio cessò di vivere in 
Torino Filippo Asinari Marchese di S. Marsano^ 
fllustre per gli esercitati uflBz] di Stato. Era nato 
nella stessa città ai. dodici di novembre del mille 
settecento e sessanta sette. Ai dieci di novembre 
terminò similmente i suoi giorni, in Napoli sua pa- 
tria, il Conte Giuseppe Zurlo varie volte Mini- 
stro. Era neir età di anni sessantanove (3). 



(i) ADii.hMt.4828« part.l, cbap.Vli; 

(2) Memorie ptrtioolari. 

(3) Id. 

T. yn. »7 



i 8 2 9 



SOMMARIO 



AhoUsùonB dsl tUritto di detrazione tra la Sarde- 
gna e la Bttisia §. 

Convenzione fra l'uiustria e la Toscana per la eon- 
tegna dei disertori e dei delinquenti . . , i 
Morte di Maria Beairioe di Este .... « 
Morie di Leone Xli. Cenni biografici . . . ■ 

Elettone di Pio FUI ■ 

Adunaniut. e condanna di Carbonari in Roma . ■ 

Turbolenze in Cesena ■ 

Emancipazione dei Cattolici nella Gran- Brettagna i 
Atti di Franceeoo I B» del Regno delle due Sici- 
lie. Matrimonio di Maria Cristina sua figlia 
con Ferdinando VII Be di Spagna 
Stato deUe finanze di Sicilia . . 
Protocollo sai cotoni della Grecia 
Fìttone dei Bussi contro i Turchi 
Negoziati per la pace .... 
Trattato di AdriantMoli 
Morte di Gioja e di Neipperg . 



9 
40 
44 
il 
43 
44 
45 



18 2 9 



I. Il 



Re di Sardegna e F Imperatore di Ras- 
sia eoa dìchiara«iooi scambiale fra I reapettivi rm- 
Distri li TenticÌDqtie stano, e ventiquattro aprile 
di questo anno, abcrfiroDo il diritto di detranone 
già esercitato a profitto della corona sulla espor- 
tazione e trasmissione delP eredità, e degli altri 
beni appartenenti ai respettivi sudditi (i). 

a. L' Austria- e la Toscana nel giorno dodici 
di ottobre sottoscrìssero in Firenze due conven- 
zioni. Una per la recìproca conse^a dei disertori^ 
e V alttra per quella dei delinquenti. Si dichiarò die 
fossero in osservanza quaranta giorni dopo il cam-* 
bio «ielle ratificazioni, e si stàbili che avessero for- 
za per asiiù cinque^ e poi s* intendessera rinnov»* 
te di quinquennio in quinquennio sino a didiia-* 
razione contraria di uno dei due Governi. Le ra- 
tificazioni fbrono cambiate ai sei di agosto del mtt* 
le ottocento e trentacpaltro (2)^ 

3. Ai quattordici di novembre morì in Vien- 
na r Areìdochessa Maria Beatrice di Esle Duches- 
sa di Massa e di Carrara. Era nata ai sette di 
aprile del mille settecento e cinquanta da Ercole 



0) Gass. Piem. 1842, nnm. 5. 

(2) Gonvensioni dei 42 ott.4829 fra l'Aiiftria e k Toieana. 



4^2 ANNALI d' ITAUA 

Rbaldo III di Este Duca di Modena e da Ih- 
rìa Teresa Cibo Malaspina erede del Dacato di 
Massa e di Carrara. Essendo figlia unica, col suo 
matrioionio con PArciduca Ferdinando (morto nel 
mille ottocento e sei ) portò gli Stati aviti nella 
Gasa di Austria. Ebbe tre maschj ed una femmi- 
na, n primogenito che di già era in possesso del 
Ducato di Modena gli successe in quello di Mas- 
sa e di Carrara. Tutti poi ebbero la loro porzio- 
ne nel pingue patrimonio che lasciò in beni sta- 
bili^ mibili, gioje e danaro che Tolgarmoite si va- 
lutò venti milioni di fiorini (i). 

4. Leone XII da molti anni aveva gli umori 
aiterati che gli producevano pericolosi gonfiamenti 
emoroidali..Ai cinque di febbraio n^ ebbe un ac- 
cesso cosi violento che gli cagionò iscuria con feb* 
bre e convulsioni. Ai nove ricevette i sacramenti 
dei moribondi e nella mattina dei dieci spirò. Vis- 
se anni sessantotto, mesi sette e giorni otto. Re- 
gnò dnque anni, quattro mesi e giorni tredici. Eri 
nato ai due di luglio del mille settecento e ses- 
santa in Genga piccolo villaggio ( ndla Marca ) che 
allora la sua famiglia in comune con altre, posse- 
deva con titolo feudale. Studiò in Roma nel Colle- 
gio dementino, e poi nelP Accademia Ecclesiastica. 
Nel mille settecento e novanta Pio TI ( sulla pro- 
posizione di Zaccaria professore di storia eccie- 

(I) Memorie perticpUri. 



1829 4^3 

siastica in cjuel convitto ) lo scelse a recitare nel- 
la cappella Pontificia V orazione funebre per V Im- 
peratore Giuseppe 11^ ed in tale occasione lo creò 
cameriere segreto. Nell^ anno seguente gli conferì 
un canonicato di S. Pietro con altri benefizj, e poi 
nel mille settecento e novanta quattro lo spedi 
, Nunzio in Colonia. La guerra che allora si faceva 
sul Reno gV impedi di recarsi al suo destino^ e si 
trattenne in Germania dove trattò diversi affiuri 
ecclesiastici presso varj Principi. Nd mille otto* 
cento e sette fu spedito a Parigi (i) e colà ri- 
mase sino alla caduta del Gt> verno pontificio. Ri- 
tornato allora in Italia rìtirossi nella Marca. Pio 
yU nel mille ottocento e quattordici Io spedi nuo- 
vamente a Parigi a congratularsi da sua parte con 
Luigi XYIII per il di lui ristabilimento sul tro- 
no, e quindi nel mille ottocento e sedici lo creò 
Cardinale. Gli conferi nel tempo stesso il Vesco- 
vato di Sinigallìa ( al quale però non recossi mai ) 
e nel mille ottocento e venti lo nominò suo Yi- 
cario in Roma. Esaltato al pontificato provvide op- 
portunamente a molti afiEBiri ecclesiastici. Nelle co- 
se dello Stato incorse la sorte cke sogliono ave- 
re i riformatori i quali agiscono contro lo spirito 
del secolo. Cessarono nel suo regno le acclama- 
zioni colle quali il popolo romano suoleva spes- 

0) <803, 8. 4807, 27, 28. 



4^4 ANNALI II' ITALU 

SO accogliere il Papa, e dopo la morie fu straor- 
diDaria la quantità delle satire contro di lui sca- 
gliate. La sua eredità, purgata dai debiti, fii dt cir- 
ca quaranta mila scudi^ e dopo alcune quistioni fii 
divisa fra^suoi fratelli e nipoti. 

&. Ai Tcntiqoattro di f ebbrajo trentasette Gar« 
dinali entrarono in Conclave. Ne sopraggìunsero 
poscia altri, ed in tutto furono cinquanta. Dai prì« 
mi scnitinj si conobbe che quattro potevano con- 
siderarsi i candidati al pontificato. Pacca il quale 
ebbe subito dieci voti ed ai venti di marzo giun- 
se ad averne diciannove. Gappellarì n^ ebbe im* 
mediatamente sette ed ai venticinque di marco, 
secondo, alcune trattative che si erano fàtte^ awrébt 
he dovuto averne trentacinque ( mentre sdtanto 
trentatre erano in tal giorno sufficienti alla ele- 
aione ) ma n' ebbe solamente ventidue. Di Grego*» 
rio nel primo giorno n^ ebbe sette. Ai sei di mar- 
zo giunse ad averne ventiquattro. Continuò quin- 
di ad averne costantemente circa sedici, ed a tren- 
ta di mano n^ ebbe ventitre. Era questi favorito 
specialmente dai Cardinali Bemetti, Gamberini, 
Fakacappa e Morozzo. Ma i Cardinali napolitani 
dicbiararono che egli non sarebbe stato gradito d, 
loro Sovrano, il quale sospettava che avesse uno 
zelo indiscreto. D' altronde il Cardinale Albani 3 
quale era plenipotenziario austriaco, ed aveva avu- 
to con lui alcuni dissapori, protestava che occor- 



1829 4^5 

rendo gli aTrebbe data V esclusione della Corte di 
Tienna. Esso Albani poi iaTorìva la esaltazione 
di Castiglioni il quale da principio ebbe subito 
undici voti, ed alla metà di marco n^ ebbe quasi 
sempre più di Tenti. Finalmente nello scrutinio 
della mattina dei trentuno di marzo n' ebbe ven-: 
totto, e neir accesso trentacinque, cioè uno di più 
dd necessari per la elezione. Fatta però la veri- 
ficazione delle schedole si troTÒ che ve n' era una 
difettosa ilei motto. Rimanevano bensì trentaquat* 
tro Toti eh^ erano sufficienti. Nondimeno si credet- 
te di venire sdNto ad un nuovo scrutinio, ed allora 
Di Gregorio ebbe due voti^ uno fu dato al Fransoni 
e quarantasette furono per Gastiglioni che in tal 
guisa rimase eletto. S' impose nome Pio YIII. Egli 
scelse a Segretario di Stato il Cardinale Albani 
e soppresse immadietamente la Congregazione di 
vigilanza, e lo spionaggio cotanto dilatato dal suo 
predecessore. 

6. Sin dair estate del precedente anno un cer- 
to Picilli Sacerdote napolitano aveva istituita in 
Roma un^ adunanza di Carbonari^ alla quale si era- 
no ascritti varj uomini oscurissimi. Morto if Papa 
alcuni di essi manifestarono leggiermente speran- 
ze di suscitare turbolenze. Da ciò ne venne che 
la polizia li scuoprì, e processe alP arresto di ven- 
tisei individui. Il Picilli fu condannato a morte.. 
Gli fu di poi commutata la pena colla rilegazio- 
ne m vita nel Forte di S. Leo. Quattordici furò- 



4a6 ANIIAU t'iTAUA 

no condaniMli «Ila rOogatione per diferso tanp«% 
ed undici furono assoluti (i). 

7* Anobe in Cesena ?i furono alcuni che nel 
tempo delta Sede Tscante ave?ano tentato di su* 
scitare lurbolenie. Erano inche perrenuti a pian* 
tare di notte tempo un albero della libertà^ ma un 
tale atto eseguito nascostamente non produsse al* 
cuna soUeTeeione. Furono quindi arrecati trenta* 
no di qoe^ malcontenti, e per la maggior parte 
condannali al carcere per diTerso tempo (a). 

8. Nei tempi di mesao i Papi aTCTano acqui* 
stata molta iofluenxa in Inghilterra. PercepiTano 
da^ ogni diocesi una piccola somma ( sul princi- 
pio del secolo decimoterso en di circa duecen* 
to lire sterline ) detta Tolgarmente danaro di San 
Pietro (3). Innocenao III nel mille duecento e do- 
dici dichiarò il Re Giovanni Senza Terra decadu- 
to dal trono, e nelPanno seguente quel Monarca 
per ricuperare la grazia del romano Pontefice si 
costituì Vassallo della Santa Sede, colTobbligo di 
pagare annualmente un tributo di mille marche 
di sterlioi, oltre il danaro di S. Pietro (4). Nel se- 
colo decimo sesto la maggior parte degli Inglesi 

(i) Senteou di aiM CommcMÌoiM speciale dei 26 Mit.4a29. 

(2) Blemorie partioolara. 

(3) Lingard. Stòria dell' Inghilterra Ton. I, eapilelo 111, e 
Tom.niy capìtolo I. 

(4) Raynald. Ami. Eccl. 4242, §. 36, et 4213, %, 73-90. 
Lingiid. Storia dell* In^iltem Tom. Ili, aditolo I. 



1829 4^7 

^sseodosi separati daUa chiesa romai») Paolo III 
dichiarò decaduto dal trono Arrigo YIII autore 
principale di qqello scisma (i) e lo stesso fece 
poscia Pio y relatifamente alla Regina Elisabet- 
ta (a). Da ciò ne derif arono yarìe leggi contro ì 
cattolici, e fra le altre alcune che prescrìvevano 
certi giuramenti coi quali essi erano iodirettwneno* 
te esclusi dal Parlamento, e da tutti i pubblici of- 
fici (3). Rimasero non di meno nd Regno Unito 
tanti cattolici che componevano circa la quarta 
parte della popolazione (4). Sul principio di que- 
sto secalo r indiffe»BB|ismo fece cessare qudlo spi^ 
rito di persecuaione, ed ineominoiossi a* formare 
un' opinbne pubblica propensa a restituire a lo^ 
ro i diritti civili. Se ne propose varie Tolle da 
particolari la legge in Parlamento e perorarono in 
favore della medesima Fox, Pitt, Sberìdan, Canning 
( fautore di libertà civile e religiósa in tutto T Uni- 
verso ) ed altri primari oratori di quello JStaUK 
Per mollo tempo però ineontroasi un ostacolo for<- 
tìssimo nella Camera dei Pari; ma tale resistenza 
comprometteva ormia la tranquillità pubUica.Quin- 



(1) Const. Ejut qui immohilit tertio Kal. sept. MDXXXV. 
Bttl. Ton. Vfy pavt. I, |pag. 425. 

(2) Comi. RBgnaru in Excetm, Quinto Kal. mirtu MDLXX. 
BbLTmi.IV» fftn.lll» pug.^. 

(3) Liogna. Stor. dall' Inghiltanm Tom. Villi cap. I. Tom. iX, 
c^. I. Tom. Xlly flap. I. 

(4) Balbi. Compendio di Geografia §. Inghilterra. 



4^8 ANNALI b' ITALIA 

di il GoTerno medesimo propose in quest^anno 
la legge al Parlamento ed essa fu adottata e pro- 
mulgata con alcune modificazioni (i). 

9. Francesco I Re del Regno delle due Si- 
cilie godeva di essere divenuto padre di tredici 
figli ( sei maschj, e sette femmine ) ma nel tem- 
po stesso temeva che alcuni corrompendosi dal- 
r opulenza e dalP ozio potess^t) disonorare se stes- 
si e la fiimìglia con indegne asioni. Quindi pro- 
curò di rimediarvi per quanto gli fosse possibile 
pubblicando un atto col quale dispose » essere 
n conveniente nella sua monarchia ereditaria che 
n il capo della fiimiglia esercitasse sopra gì' indi- 
n tidui deUa medesima quell* autorità che era oe- 
I» cessaria per conservare nella sua purità lo splen- 
» dorè del trono. Quindi ordinare che avessero 
» bisogno del precedente sovrano beneplaàto per 
n contrarre matrimomo, qualunque fosse la loro 
n- età. Il difetto di tale assenso rendesse il matri- 
» monio non produttivo di effetti politici e civi- 
n li. Inoltre i maschj di qualunque età e le fem- 
n mine finché non fossero maritate avessero po- 
li re bisogno dello stesso beneplacito per aliena- 
li re o ipotecare gli immobili non acqiustati col- 
li la propria industria (a) n. Intanto collocò Ma- 

(i) Ann. hitt. iB27, part. U, diftp. JX. IS2S, part lì, ^ap. GK. 
I829y p«rt.Uy cap.XI, et Append. p«g. 122. 

(2) Decreto dei 7 aprile 4829. CoUesioae delle leggi 4S29, 
uam. 2362. 



1829 4^9 

ria Cristina sua terza figlia con Ferdinaiido YII 
Re di Spagna* In tale cìrcoftanta recoasi coUa Re» 
^a sua consorte a Madrid* Egli istituì in que- 
sta anno nn nnoTO Ordine caTalleresco colla deno^- 
minauooe di Francesco I e lo destmò al com* 
penso del merito civile (i). 

10. Si stabilì Io stato delle finanze di Sicilia 
per un decennio da quest'anno al mille. ottocen- 
to e trentanoTe. La somma degli introiti e degli 
esiti fu determinata in un milione novecento e cin- 
quanta cinque mila onse. Negli introiti si calcolaro- 
no la fondiaria in onze quattrocento e settanta mi- 
la, il dazio sul macino dnquecento e Tenticinque 
mila, le dogane duecento e sessantacinque mila, il 
registro sessanta mila, ed il lotto cento e no? e mi- 
la. Rolla parte passiva ottocento e cinquanta tre 
mila onze furono applicate alle spese generali del 
Regno, e cento e settanta tre mila alPass^namento 
per la Casa reale (»). In tale circostanza si calcolò 
che vi arano debiti arretrati nella somma di un 
milione novecento e novanta tre mila onze, e si die- 
dero diverse disposizioni per soddis&rli (3). 

1 1. In quanto agli aflPari generali accennerò che 
i Plenipotenziari francesi, inglesi, e russi nel di ven- 



(i) Deci«to dei 29 setlembre 4829. 

(2) Decreto dei Bi liigl.4tf2S sullo lUto diieaaio in Sieìlia. 

(3) GoUeaioni delle leggi i82B, num. 4983-4988. 
Memorie particolari. 



43o ANNAU b' ITAUA 

lidoe di oiàrBO sottoscrosero io Loadn un pro- 
tooollo/col qiute detenttinarono i confini delh Gre- 
OMU Furono questi indicati dal Golfo di Yolo a 
^pielio di Ambrakia, passando per la sommità del 
monte Othrìx presso il Pindo. Premesso quest^ at- 
to gli Ambasciadori di Francia e d^ Inghilterra che 
erand partiti da Ck>stantinopoli sai principio del- 
Panno .precedente) yi ritornarono nel mese di gin* 
gnodi questo per mdnrre la Porta ad accettar* 
lo. Ma gli sforai della diplomazia continuarono ad 
essere Tani, fintantoché la questione non fii deci« 
sa dalle armi della Russia (i). 

ia« L^ Imperatore Nicolò sul principia delP an- 
no diede il comando del suo esercito sul Danu- 
bio al Generale Didutsch. Questi nel mese di gin ^ 
gno vinse una. battaglia a Kulewtscha e prese Si- 
Jislrìa. Nel luglio passò il Balkan, ed vai Venti £ 
agosto entrò in Adrianopoli. Sul principio di set- 
tembre estese la sua sinistra a Yiaa presso il mar 
nero e la destra ad Enos sulla spiaggia àeìV Arci- 
pelago. In tal guisa minacciava Costantinopoli alla 
distanza di circa cento miglia. Intanto Paskewitsch 
coU^ esercito del Caucaso ai nove di luglio aveva 
preso Eraerum e minacciava Trel»sonda (a). 



) Anu. hift. i S79, pwt. U, chap. VI, VII et Append. pairt If, 
(0 Iti, partii, chap.V, Vi, et App.part.U, pag. 62-94. 



1829 4^1 

i3. Tanti Tantaggi però della Russia dispia- 
ceTano ai grandi Sovrani di Europa. Essi li ave- 
vano in genere preveduti, e perciò sin dair an- 
no precedente avevano incominciato a meditare 
sai mezzi d^ impedire che quella Potenza di già 
formidabile aumentasse ulteriormente la sua gran- 
dezza sulU rovine delP Impero Ottomano. Ed in 
ciò adoperavasi specialmente V Imperatore di Au- 
stria, il quale cercava di collegarsi coi Re di Fran- 
cia e d^ Inghilterra (i). Il Re di Prussia poi vo- 
lendo conciliare i suoi interessi coi riguardi par- 
licoUrì verso V Imperatore di Russia, spedì a Go^ 
stantinopoli il Generale Muffling per procurare dì 
aprire negoziati di pace. Le premure di quesf In- 
caricato speciale unite alle istanze dei Rappresen- 
tanti di Francia e d' Inghilterra ed i minaccievoli 
progressi dei Russi indussero finalmente il Sulta- 
no a spedire nella metà di agosto plenipotenzìarj 
per manifestare a Diebitsch s» essere pronto a con- 
« chiudere la pace secondo le condizioni brama- 
» te dair Imperatore di Russia (2). 

1^. Il trattato ne fu di&tti sottoscrìtto in Adria- 
nopoli ai quattordici di settembre. La Porta ce- 
dette alla Russia alcune Fortezze ed importanti 
punti strategici in Asia. Abbandonò varie Fortez- 
ze «he ancora aveva sulla riva sinistra del Danu- 



(4) -Portafoglio Tom. I, nam. 3, pag. 46. 
(2) ABii:h»t. 1S29, part.ll, chap. VI. 



43^ AHIIAU p^ ITAUA 

faiaHinunsiòaUa maggior parie dei doitti che con» 
serraYa ani prinoipati di Valaodiia, e òi HoUtTÌa 
i quali pasaaroQO sotlo la polenle ioflaenza ddk 
Eosaia. Accordò o coofemiò prìvil^ particoUri 
alla Serria, promiie di oon mettere alcun ostaco- 
lo al libero passaggio p^ il canale di Goslanti* 
nopoU, e per i Dardanelfi u bastimenti mercanti- 
li delie Fotenxe coUe quali non fesse in guerra 
dichiarata. Promise ài pagare alla Rusna un mi- 
lione e messo di seochini di Olanda per danni 
sofferti da^ suoi negosianti e di più una somma da 
stabilirsi per indennità ddle spese della guerra. 
Dichiarò di aderire intieramente ai protocolli sot* 
toscritti in Londra relativamente alla Grecia ai sei 
di loglio del mille ottocento Tentiselte, ed tt Ten* 
tìdue di mano dd mille ottocento e tenUnoTe (i). 
L* indennità per la guerra fu poscia stabilita in 
dieci milioni di xeccbioi di Olanda, colla condizio- 
ne che la Hnssia tenesse in ano potere Silistrìa 
sino al pagamento. Quella somma fii quindi ri- 
bassata in Tarj tempi e la Fortessa fu restknita 
alla Porta nel mille ottocento e trenta aei (a). 

i5. Ai due di gennap mori ìq Milano Mel- 
chiorre Gioja scrittore di pubUica economia. Era 
nato in Piacensa ai Tenti di settembre del mille 
settecento e sessanta sette. Ai rentidne di febbraio 



(0 Martenf. BeouiL Sappi. Tona. XII, pag. U3-455. 
(2) AnD.hitt.4836, ptg. 336. 



1829 433 

cessò di yìyete in Parma il Conte Alberto Ada- 
mo dì Neipperg Tenente Maresciallo nelle trup- 
pe austriache, Cavaliere di onore e da Tarj anni 
marito delP Arciduchessa Maria Luigia Sovrana di 
Parma. Con tale qualità egP era in sostanza il ve- 
ro amminbtratore dello Sato. Allora la Duchessa 
diede la direzione suprema degli affari risguardan- 
ii r amministrazione e le relazioni estere al Co- 
lonnello austriaco WerUein, che dianzi era suo 
Segretario intimo di Gabinetto, ed in tale circo- 
stanza innalzò alla carica di S^etario di Stato (i). 



(4) Memorie particolari.- 



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